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Svuotare la lavastoviglie o pulire le finestre: i bambini dovrebbero guadagnare qualcosa per i lavori domestici? Consigli e raccomandazioni per genitori e tutori sul tema del denaro e dei lavoretti domestici.

Come sempre, nessuno raccoglie la carta, in camera regna il disordine e ai genitori tocca ancora una volta svuotare la lavastoviglie. Il piano dei lavoretti della famiglia funziona a rilento, quando funziona. Il problema si risolverebbe se i bambini ricevessero una paghetta in cambio dell’aiuto nei lavoretti domestici?
La tentazione di collegare la paghetta a doveri e lavoretti domestici per garantirsi l’aiuto in casa è grande. Tuttavia, è consigliabile agire con cautela: le esperte e gli esperti di pedagogia raccomandano di dare regolarmente la paghetta, senza che questa debba essere richiesta dai figli e senza condizioni. Dovrebbe essere intesa come strumento di apprendimento per l’educazione finanziaria e non come una punizione.
D’altra parte, le attività domestiche di tutti i giorni, come riordinare la propria stanza o fare il bucato, non dovrebbero essere pagate. Questo perché fanno parte del «dovere» e servono a rafforzare il senso di responsabilità dei bambini all’interno della famiglia.
La paghetta è uno strumento di apprendimento e non una ricompensa per i lavoretti domestici. Il bambino deve capire che sta aiutando per il bene della famiglia, non per i soldi.
Se il bambino aiuta al di fuori del proprio nucleo familiare, ad esempio a casa della nonna, in determinate circostanze questo lavoro aggiuntivo può essere retribuito.
A seconda di quanto concordato e di quanto la famiglia può permettersi, è possibile definire un pagamento anche per compiti aggiuntivi che vanno oltre la quotidianità: ad esempio, lavare l’auto o pitturare la recinzione del giardino.
È importante che i bambini capiscano che non tutti gli aiuti in casa vengono ricompensati con denaro. Altrimenti, la motivazione sarà guidata solo da incentivi monetari.
Se vostra figlia o vostro figlio ha un grande desiderio, ma voi genitori volete far capire che non tutto è gratis, questo è un buon modo per spiegare che, per ottenere i propri soldi, bisogna lavorare.
È possibile utilizzare questo desiderio come strumento di apprendimento: concordate quanto vostro figlio deve contribuire e quale lavoro aggiuntivo potrebbe fare per guadagnare qualche soldino in più. Discutendo del «salario», il bambino impara anche il valore del lavoro. Si tratta di una buona opportunità per favorire la comprensione delle dinamiche economiche fin da piccoli.
Lasciamo la parola a Marc (art director, 45 anni) e sua figlia Samira (alunna, 13 anni).
Marc: «Pare che ci siano famiglie che danno la paghetta in cambio di qualche lavoretto domestico. Ma pensi davvero che casa nostra sarebbe più ordinata se tu e tua sorella riceveste dei soldi per fare i lavoretti?»
Samira: «Assolutamente! Papà, ascolta, se potessi arrotondare la mia paghetta con 2 franchi per svuotare il compost o 5 franchi per passare l’aspirapolvere, ne beneficeremmo entrambi: io sarei motivata a fare le faccende e tu non avresti più lo stress di dovermelo ricordare continuamente. Tu stesso hai detto che a volte metterti a discutere con noi ti costa più energia che fare da solo.»
Marc: «Il discorso fila alla perfezione (ride). Ma vedo un piccolo problema: io e la mamma non veniamo pagati per i lavori domestici che facciamo. Nella nostra famiglia ognuno ha un compito e così contribuisce alla vita insieme. O vuoi pagarci con la tua paghetta se ti accompagniamo all’allenamento?»
Samira: «E se facessi dei lavoretti extra? Per esempio, potrei pulire le finestre o tagliare il prato per 20 franchi all’ora. Dopo tutto, sono io a fare di più, la mia sorellina fa solo il minimo.»
Se si decide di pagare i bambini con una piccola somma per i compiti aggiuntivi, si può adottare il seguente modello: si definisce un importo di base per la paghetta o per il salario giovanile, che viene versato regolarmente, senza che debba essere richiesto e senza impegni. Può anche essere previsto un bonus per i compiti che non rientrano negli obblighi quotidiani.
Marc: «Beh, probabilmente per 20 franchi all’ora lo farebbe anche tua sorella. Ora immagina il dilemma: a chi affidare il lavoro? E cosa succederebbe dopo? Quando inizierai l’apprendistato, non avrai più bisogno di fare questi lavoretti. Smetterai di dare una mano in casa? In più, non voglio che la nostra relazione si basi sul denaro. In casa, dovremmo sostenerci volontariamente.»
Samira: «Continuo a pensare che noi figli aiuteremmo di più se fossimo pagati per alcuni lavoretti di casa.»
Per evitare che vostra figlia o vostro figlio sviluppi valori sbagliati, discutetene prima apertamente. Questo aiuterà a capire la differenza tra i doveri familiari quotidiani e i compiti aggiuntivi. Definite quindi per quali compiti e a quali condizioni verrà corrisposto un bonus, indipendentemente dalla paghetta fissa. Questo rende il modello comprensibile e coerente per il bambino e contribuisce all’educazione finanziaria.
Ricordate, tuttavia, che se ad esempio vostro figlio riceve 20 franchi al mese come paghetta e 100 franchi per aver pitturato una volta la recinzione del giardino, è facile che si crei un falso incentivo.
Per evitare una distorsione dei valori, il rapporto tra la paghetta regolare e i compiti aggiuntivi deve essere equilibrato.
Non voler pagare i figli per l’aiuto dato in casa è assolutamente legittimo. Se ve lo chiedono, spiegate le ragioni della vostra scelta. Anche questa è un’opportunità: impareranno ad accettare i vostri principi e a motivarsi da soli.
Anche mostrare apprezzamento può avere un effetto positivo sulla motivazione. Un «Bravo, guarda cosa sei riuscito a fare!» promuove anche l’autoefficacia.
Se volete comunque offrire un piccolo incentivo aggiuntivo, esistono alternative al pagamento, come ad esempio:
Marc: «Perché invece non facciamo così? Puliamo tutti insieme le finestre due volte l’anno e io metto un bel gruzzolo nel nostro fondo di famiglia. Così, come ricompensa comune, potremo permetterci una gita al parco divertimenti. Affare fatto?»
Samira: «Mmm ... Al parco divertimenti non posso comprarmi uno skateboard, ma andare sulle montagne russe mi piace. Quindi, se posso scegliere anche il pranzo, ci sto. Affare fatto!»
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