L’essenziale in breve:

  • Proprietarie e proprietari di PMI possono versarsi sia un salario che un dividendo.
  • I dividendi sono spesso considerati vantaggiosi perché, a determinate condizioni, sono imponibili solo parzialmente come reddito (tra il 50% e l’80% a seconda del luogo di residenza).
  • Per evitare rischi legali e non trascurare la previdenza per la vecchiaia, le proprietarie e i proprietari di PMI dovrebbero valutare attentamente le opzioni.

Dividendi oggetto di imposizione parziale

Proprietarie e proprietari di una SA o una Sagl che lavorano nella propria azienda e che sono anche impiegati come lavoratrici e lavoratori salariati (ad esempio, direttrice o direttore) possono versarsi un salario e/o una distribuzione degli utili.

Per attenuare la doppia imposizione economica, in cui gli utili sono imposti in capo alla ditta e poi alla proprietaria o al proprietario, vale quanto segue: i ricavi da partecipazioni, noti anche come dividendi, sono sempre oggetto di imposizione parziale. Il prerequisito è una partecipazione di almeno il 10% al capitale sociale o al capitale azionario di una SA o di una Sagl.

Per questo, molte imprenditrici e molti imprenditori si limitano a versarsi un salario basso, ma con un dividendo più elevato alla fine dell’anno. Tuttavia, prendendo in considerazione il quadro generale, questo approccio non è sempre ottimale.

AVS e 1° pilastro

I dividendi sono generalmente considerati ricavi di capitale e non sono pertanto soggetti a contributi AVS. Per evitare abusi, le casse di compensazione verificano il rapporto tra l’attività e il salario versato. L’obiettivo è evitare che le proprietarie e i proprietari di aziende si versino dividendi elevati per risparmiare sui contributi AVS. In casi estremi, i dividendi possono essere dichiarati successivamente come salari e su di essi possono essere prelevati i contributi AVS in un secondo momento.

Implicazioni sul 2° pilastro

Chi percepisce un salario basso, versa anche meno contributi alla cassa pensione, il che riduce la rendita futura. Con un salario elevato, i contributi sono significativamente più alti, a vantaggio della previdenza per la vecchiaia.

È anche possibile effettuare riscatti nella cassa pensione. I versamenti possono colmare le lacune previdenziali esistenti e sono interessanti dal punto di vista fiscale, in quanto possono essere dedotti dal reddito imponibile. Tuttavia, occorre notare che i contributi sono generalmente nuovamente disponibili per un prelievo sotto forma di capitale solo dopo un periodo di blocco (di solito tre anni). Se i dirigenti si versano prevalentemente dividendi anziché un salario, decade la base salariale necessaria per calcolare le lacune previdenziali. In questo modo le lacune possono passare inosservate o non essere colmate.

Condizioni quadro fiscali

L’onere fiscale complessivo risulta dall’imposta sull’utile della sede legale dell’azienda e dall’imposta sul reddito del luogo di residenza. Gli utili di una società di capitali sono imponibili prima a livello di azienda e poi di nuovo a livello di azionista quando vengono distribuiti i dividendi: è qui che entra in gioco la procedura di imposizione parziale.

Per evitare un’imposizione svantaggiosa o perdite a livello di previdenza per la vecchiaia, il rapporto tra salario e dividendi dovrebbe essere scelto con attenzione, nonché in modo da corrispondere alle rispettive condizioni cantonali.

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Consigli pratici

A causa delle diverse opportunità e dei diversi rischi, nonché delle differenze regionali a livello di imposizione degli utili e del reddito, la strategia dei salari e dei dividendi deve essere pianificata con attenzione. Non va trascurato l’impatto sull’assicurazione sociale e sulla previdenza per la vecchiaia. Per evitare la doppia imposizione, è consigliabile richiedere una consulenza fiscale.

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