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Le scarpe da ginnastica in vetrina sembrano tutte quasi uguali: quelle griffate però costano anche 80 franchi in più. Qual è la ragione e come potete spiegarlo ai vostri figli?
La pubblicità e il marketing dell’industria della moda non influenzano solo gli adulti, ma anche bambini e adolescenti. E non è una sorpresa se si considera quanto i giovani tra i 12 e i 19 anni utilizzino i media (in tedesco) e che le app più popolari tra gli adolescenti siano Instagram e TikTok, social media con una forte presenza di pubblicità. Un problema di questo fenomeno è che il marketing spesso crea un’immagine distorta del valore e del prezzo. Una parte dei costi non è destinata al prodotto, ma al nome e al marchio dietro.
A un certo punto si paga semplicemente il nome, e questo è difficile da capire per i bambini, se a casa non ricevono un’educazione su questo tema.
I vostri figli desiderano assolutamente le scarpe da ginnastica più costose con un logo invece del modello più economico senza marca? Approfittatene per spiegare come si compone il prezzo di un prodotto.
Secondo questo esempio di SRF (in tedesco) i costi per un paio di scarpe da 160 franchi possono essere ripartiti in questo modo:
L’esempio chiarisce bene che la maggior parte dei nostri soldi va al gruppo del marchio e alla vendita al dettaglio e solo una percentuale minore è destinata a materiale, produzione e salari.
Le strategie di marketing dei marchi di moda e sport includono, ad esempio, campagne pubblicitarie elaborate, pubblicità sui social media, eventi sponsorizzati o l’utilizzo da parte di personaggi noti. I prodotti senza un marchio noto non sono quindi necessariamente di qualità inferiore, ma spesso includono meno spese di marketing.
Parlate con i vostri figli di questi meccanismi di marketing, in modo che possano capire gli effetti della pubblicità, delle immagini e dei loghi sul prezzo finale e sui nostri desideri di acquisto. Questo li aiuterà a contestualizzare la pubblicità, a capire quanto costa realmente il prodotto e quanto si paga per il suo nome: un requisito importante per riconoscere l’hype.
Di norma, i bambini a partire dalle medie, quindi tra i 9 e gli 11 anni, sono sensibili a ciò. Affrontate il tutto sotto forma di gioco, ad esempio con piccoli test alla cieca a casa: che sapore ha ogni cioccolatino? Sono tutti uguali o si nota una differenza? Oppure, confrontate in negozio se le scarpe da ginnastica di marca sono diverse rispetto a quelle senza brand più economiche. Così i vostri bambini riusciranno a capire se la qualità è così diversa da giustificare il divario tra i prezzi.
Dal liceo, quindi dai 12 ai 14 anni circa, si può entrare nel dettaglio. Potete, ad esempio, parlare della catena del valore. Tali informazioni aiutano i giovani a consumare in modo più consapevole e oggettivo.
A volte però anche prezzi più alti possono essere giustificati, ad esempio quando un marchio si distingue particolarmente per qualità e affidabilità. Probabilmente preferireste acquistare un trapano di un marchio affermato, sinonimo di durevolezza, piuttosto che un modello senza nome, di cui non è possibile valutare la qualità.
Spiegate ai vostri figli perché per alcuni prodotti, come gli attrezzi, l’attrezzatura da trekking o gli alimenti biologici, prestate attenzione al marchio e fino a che livello di spesa siete disposti a spingervi. In questo modo, impareranno che un prodotto di marca può certamente avere un valore aggiunto, se c’è un buon rapporto tra qualità e prezzo.
È importante che bambini e adolescenti comprendano il concetto di prezzo e qualità, anche perché sono esposti quotidianamente alla pubblicità: sui social media, nei videogiochi, in televisione o in giro.
Non lasciate che i vostri figli affrontino queste situazioni da soli, ma cercate di parlarne. Un buon punto di partenza è la domanda: «Dove vedi la pubblicità?» In questo modo, i vostri figli possono fare esempi come manifesti, annunci online o pubblicità tramite account di influencer. Basandosi su questo, potete riflettere insieme: com’è rappresentata la vita «perfetta» nella pubblicità e quanto è realistica? Qual è il vero obiettivo della pubblicità? Così i vostri figli impareranno a non prendere troppo sul serio tutto ciò che appare sullo schermo e sui manifesti.
Influencer, social media o pubblicità televisiva influenzano tutti, anche gli adulti. Tuttavia, i bambini hanno bisogno di adulti che li aiutino a contestualizzare.
Un conto è come si affronta la questione dei marchi a casa, un altro è ciò che i vostri figli vivono nel cortile della scuola o in altre situazioni con i coetanei. Lì giocano un ruolo importante l’identificazione, il confronto con gli altri e soprattutto la pressione del gruppo. Bambini e adolescenti non vogliono sentirsi diversi, soprattutto quando si tratta di aspetto fisico. Così col passare del tempo molti comprano le stesse cose, hanno acconciature simili o indossano gli stessi marchi. I loghi diventano status symbol che hanno un peso rilevante nella vita scolastica di tutti i giorni.
In quanto genitori o tutori non potete (completamente) impedire questa pressione di gruppo. Potete però sostenere emotivamente i vostri figli supportandoli e ascoltandoli riguardo ai loro pregi e interessi. Così aumenterete la fiducia in loro stessi e dimostrerete che la personalità e il comportamento sono più importanti di un logo su una maglietta per sentirsi parte di qualcosa.
I bambini devono imparare che il senso di appartenenza non dipende dai marchi
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