Azioni Dividendi per gola e spirito

Alcuni investitori vogliono utili derivanti dai corsi, ma anche cioccolato e birra. Quali azioni generano dividendi in natura?

di Marc Lustenberger 17 apr 2017

Negli ultimi 50 anni, Hermann Struchen ha assistito a circa 700 assemblee generali (AG) di società anonime svizzere. Sa nominare con grande precisione le assemblee dello scorso anno. «Sono state 21. Prima mi capitava di andare anche a due in un giorno», racconta il pensionato 86enne di Zurigo e aggiunge: «Partecipare alle AG è il mio hobby, così giro tutta la Svizzera.»

Relatore alle assemblee generali

Dalla Nestlé sul lago di Ginevra, alla Rieter di Winterthur oppure alla Georg Fischer di Sciaffusa: l’ex impiegato di commercio è un volto noto ovunque. Non si vergogna a prendere la parola, e quando ci vuole, a dire la sua ai consigli di amministrazione. Spesso l’argomento riguarda il pacchetto di dividendi, che per Hermann Struchen deve comprendere un appetitoso pasto, un allettante programma di contorno e una borsa di beni in natura.

Le aziende, infatti, non versano soltanto dividendi in denaro. Alcune, ancora oggi, puntano sui dividendi in natura. Ad esempio è famosa la valigetta di Lindt & Sprüngli, con quattro chili di cioccolato. Ma chi vuole godersi questo piacere deve mettere mano al portafogli: un’azione del colosso di Kilchberg costa infatti circa 60 000 franchi. Sono apprezzati anche i titoli del gruppo Swatch (circa 320 franchi). In occasione dell’AG, oltre al dividendo di 7.50 franchi ogni azionista riceve anche uno Swatch del valore di circa 100 franchi. Il birrificio Falken, invece, serve testina di vitello in insalata a volontà, da accompagnare con la birra. A seguire affettati e formaggi, verso mezzanotte würstel caldi e una confezione di birra da sei da portare a casa. Questo tipo di incentivi è in auge anche nelle società che gestiscono ferrovie di montagna e funivie e da istituzioni come lo zoo di Zurigo.

Mix di marketing

«Nella scelta di un investimento, il dividendo in natura non dovrebbe essere considerato una priorità», spiega Stefan R. Meyer, analista di UBS. Per i grandi azionisti che investono in fondi e casse pensioni non ha comunque rilevanza, mentre una sfaccettata politica dei dividendi rappresenta un valore aggiunto per i piccoli azionisti. «La classica assemblea generale è un prezioso strumento di marketing che contribuisce a entusiasmare gli azionisti che sono interessati all’evoluzione a lungo termine di un’azienda», spiega Meyer. Una volta le azioni con allettanti dividendi in natura erano più diffuse di oggi.

Meno vino

Hermann Struchen si rammarica che le assemblee generali perdano importanza. In alcune si viene liquidati all’uscita con una bibita analcolica e un panino. Il vino non è più una cosa scontata. «Mi irrita che Novartis non offra più l’aperitivo. L’ho anche detto forte e chiaro ai microfoni dell’AG», ricorda Struchen. Continua ad andare di tanto in tanto anche all’assemblea generale della EMS-Chemie che considera «sempre una festa grandiosa». È ancora di suo gusto anche l’appuntamento da Georg Fischer a Sciaffusa. Il viaggio alle cascate del Reno vale la pena anche solo per la «coscia di prosciutto servito caldo e la leggendaria torta di fragole». E alla fine tutti gli azionisti si portano a casa una borsa con le «squisite specialità di Sciaffusa».

Il principio delle uova

I beni in natura hanno il loro fascino, ma per l’investitore la regola d’oro è sempre quella: «non mettere tutte le uova nello stesso paniere.» Chi investe in mercati, settori e Paesi diversi riduce i rischi. Il modo più semplice è offerto dai fondi strategici di UBS, che costituiscono una solida base per un buon portafoglio.