Investire nel vino Un tesoro in cantina?

Chi 20 anni fa acquistò degli Château francesi ha guadagnato spesso di più che con le azioni. Vale la pena investire nel vino?

di Shirley Amberg 29 mar 2016

Le sottoscrizioni nel settore enologico sono per intenditori, ma possono rivelarsi anche interessanti dal punto di vista finanziario. Image: iStock


Con ogni bottiglia di vino pregiato aperta, l’offerta, in costante diminuzione, diventa sempre più cara. Pertanto, ogni giorno le case d’asta ricevono innumerevoli foto di bottiglie di vino impolverate con etichette ingiallite. E ci si chiede: la bottiglia può far diventare ricchi? O perlomeno è un po’ pregiata?

Nella maggior parte dei casi la risposta è no, poiché la grande maggioranza delle bottiglie davvero pregiate si trova già da tempo in mani sicure.

La probabilità di trovare nella cantina dello zio scomparso un tesoro in bottiglia è tanto bassa quanto quella di imbattersi nel Blue Penny delle Mauritius nella sua collezione di francobolli.

I vini redditizi sono rari

Sono poche le possibilità di guadagnare con il vino. Solo il 2 % circa di tutti i vini al mondo diventa un bene d’investimento. E la maggior parte proviene dalla regione di Bordeaux.

Poiché le rarità veramente redditizie vengono vendute rapidamente, una sottoscrizione può avere senso. Ogni anno, circa agli inizi di aprile, le diverse aziende vinicole del Bordeaux degustano con specialisti il frutto della vendemmia dell’autunno precedente. Tra maggio e luglio vengono resi noti i prezzi dei vini degustati. L’elenco dei vini nella sottoscrizione viene pubblicato verso fine giugno-inizio luglio e sulla sua base si possono prenotare dei vini.

Vale la pena prendere in considerazione i punteggi di Robert Parker, il più famoso critico enologico al mondo.

Gli effetti dei punteggi di Parker sono enormi. Il suo gusto ha determinato molti cambiamenti, in particolare per il lavoro dei viticoltori. I produttori reagiscono alle sue critiche e producono spesso secondo il suo gusto: vini corposi, scuri e dal sapore estremo. Per questo gli è stata addirittura conferita la Legion d’Onore dall’ex presidente Jacques Chirac, sebbene i suoi verdetti abbiano mandato in rovina produttori francesi di piccole dimensioni.

Capire bene i punti di Parker

Parker assegna i propri punteggi secondo il sistema americano dei voti scolastici. I punteggi vanno quindi da 50 a 100. Infatti Parker sostiene che gli attuali sistemi con 20 punti offrano una flessibilità troppo ridotta. Il suo principio: sottovalutare un vino piuttosto che sopravvalutarlo.

  • Da 50 a 69 punti: scarso-sotto la media
  • 70-79 punti: nella media
  • 80-89 punti: sopra la media-eccellente
  • 90-95 punti: ottimo
  • 96-100 punti: straordinario

Viene assegnato un più ai vini che, a detta di Parker, maturano meglio mentre vengono stoccati. Punto interrogativo invece per i vini delle cui condizioni Parker non è certo e che forse potrebbero maturare male.

La maggior parte dei critici del comparto enologico lavora con questa scala da 100 punti. Presso Mövenpick Wein, un partner di UBS KeyClub, oltre alle valutazioni di Parker ci sono anche quelle di James Suckling, Tim Atkin e di celebri riviste di settore come Falstaff e Wine Spectator.

Gli Asiatici prediligono il Bordeaux

Parker si è preso la briga di valutare circa 8000 vini. Nell’indice della borsa enologica Livex, all’incirca il 10 % dei vini ottiene oltre 97 punti. I più interessanti sono i vini di Bordeaux, che vantano 99 o anche 100 punti. E il prezzo della bottiglia è altrettanto alto.

Però ne vale sempre la pena: alla casa d’aste Sotheby’s, nel 2013 il prezzo medio per una bottiglia di Bordeaux si attestava a 490 USD. Le bottiglie erano state originariamente acquistate, mediamente, per 122 USD.

Vini di altre regioni famose, come una pregiata cuvée californiana, possono piacere di più e avere la stessa valutazione, ma restare di seconda scelta. Ciò, tra l’altro, è da ricondursi al fatto che gli Asiatici acquistano quasi esclusivamente vini delle antiche regioni tradizionali con i loro vigneti leggendari.

Qualche investitore che voleva vendere a Hong Kong, il più importante centro di smercio vinicolo in Asia, il vino spagnolo più rinomato, ossia il Pingus di Peter Sisseck, si è trovato di fronte a dei Cinesi che non sapevano nemmeno di cosa si stesse parlando. La Ribera del Duero, regione di provenienza dell’uva per il Pingus, è nota solo a pochissimi consumatori asiatici.

Buon fiuto e ampio respiro

Considerare il vino come semplice investimento di capitale dev’essere tanto frustrante quanto conservare un’opera d’arte che non ci piace.

Per investire nel vino ci vogliono buon fiuto e ampio respiro, poiché possono passare anche 10 anni prima che il valore salga. Pertanto si dovrebbe tenere conto della conservabilità: se non si otterrà il rendimento desiderato, il vino potrà sempre essere servito. Quindi non investire mai nel vino solo per via del rendimento!

 

L’autrice Shirley Amberg lavorava come bancaria prima di tramutare la propria passione in lavoro e intraprendere la formazione da sommelier.
 

5 consigli per gli investimenti liquidi

  1. Prudenza verso «i pezzi particolarmente economici»: nel frattempo bottiglie ed etichette vengono falsificate sistematicamente. Il vino caro dovrebbe provenire solo da rivenditori autorizzati ovvero da aste riconosciute.
  2. Nelle aste il vino viene venduto a casse. Si dovrebbe quindi avere quanta più cura possibile della cassa del vino.
  3. L’etichetta dovrebbe essere integra. Una danneggiata riduce sensibilmente il valore del vino.
  4. Sono altresì importanti le condizioni delle capsule e il fatto che la bottiglia sia piena.
  5. Non si può risparmiare sull’immagazzinaggio: per i vini occorrono costanza e passione.