Pianificazione urbana Il quartiere residenziale del futuro

Il consulente di fama mondiale, architetto e professore del PF Kees Christiaanse studia soluzioni abitative sostenibili.

di Edith Arnold 14 set 2016

Il celebre architetto Kees Christiaanse fa la spola tra Singapore (foto) e la Svizzera. Foto: iStock

Cos’è una smart home?
Una casa che gestisce autonomamente alcune funzioni. Se riconosce la persona che si avvicina all’abitazione, apre automaticamente la porta d’ingresso. A seconda di chi è presente, l’elettronica configura poi l’assetto delle stanze. Attualmente ci sono innumerevoli possibilità per ammodernare un edificio. Ma le tecnologie cambiano continuamente. Ritengo che l’architettura e l’urbanistica abbiano un ruolo quasi più importante.

Come mai?
Prima si pensava che in futuro non si sarebbe più potuto utilizzare in modo efficiente le vecchie case. Allora ci si è messi a cercare delle soluzioni. Grazie al loro spessore, i muri delle vecchie case svolgono una funzione di termoregolazione: in inverno si raffreddano più lentamente, in estate si scaldano meno velocemente. Invece che con il carbone, ora le vecchie case possono essere riscaldate anche con le pompe di calore. E a volte gli appartamenti sono stati convertiti in loft. Quando l’edilizia, la trasformazione e i nuovi utilizzi non procedono in modo sincronico, un luogo si sviluppa in modo più naturale.

Cioè?
La capacità di resistenza è maggiore rispetto a quando i cambiamenti sono repentini. In Svizzera predominano i piccoli lotti e la proprietà privata, il che preserva ulteriormente il tessuto urbano dai cambiamenti rapidi. In aree con disponibilità illimitata di terra, come ad esempio i polder olandesi, possono sorgere quartieri periferici monofunzionali. Non li definirei però dei modelli positivi.

Lei come vive?
Vivo a Zurigo, nei pressi della funicolare Rigiblick. Da lì posso scendere a piedi alla stazione o salire nel bosco. In mezz’ora di bicicletta potrei arrivare addirittura all’aeroporto. L’automobile non mi serve. Le brevi distanze consentono stili di vita sostenibili.

Niente auto, ma l’aereo sì?
Vorrei che anche l’aviazione fosse più sostenibile. Non arriverà mai un momento in cui la gente vorrà viaggiare di meno. Operare, interagire e muoversi in un’economia globale interconnessa fa parte dell’umanità e del suo progresso.

Lei comunque si occupa di sostenibilità in città lontane.
Questo chiaramente è un paradosso: si lavora a una razionalizzazione sostenibile e per farlo si passa da un volo all’altro. Gli aerei, tuttavia, producono molte meno emissioni degli edifici esistenti.

Per tutti quelli che non viaggiano così spesso: dove ha visto il futuro?
Ci sono futuri assai diversi. Il grande pregio dell’Europa è che nel raggio di 1000 per 1000 chilometri si trovano circa 500 città compatte di medie dimensioni. Negli spazi rimanenti prospera un paesaggio culturale relativamente intatto, vario ed ecocompatibile. La maggior parte delle località è collegata da mezzi pubblici. È un modello fantastico! Nel sud-est asiatico, invece, la distanza media tra le città è cinque volte maggiore e il numero degli abitanti è di cinque-dieci volte superiore. Gli edifici crescono sia in larghezza che in altezza. Dato che i collegamenti con mezzi pubblici tra le città sono sottosviluppati e ostacolati da barriere geografiche non indifferenti, qui il traffico aereo è ancora più importante.

Quali sono le tecnologie più all’avanguardia in cui si è imbattuto?
Trovo abbastanza singolare il modo in cui cambiano i finestrini delle metropolitane di Singapore. Quando si passa molto vicino alle zone residenziali, i vetri assumono un colore lattiginoso; una volta superate, si torna invece a vedere gli alberi. Molto interessanti sono a mio giudizio gli esperimenti con le facciate e i tetti idroponici: le piante crescono su strutture verticali e vengono irrigate dalla pioggia e da sistemi computerizzati. Le stratificazioni vegetali proteggono dal sole, fungono da riserve idriche e consentono di produrre alimenti. Quando l’acqua evapora, inoltre, contribuiscono al raffrescamento.

Queste piante sono commestibili?
Molti credono che l’urban farming sia in grado di contribuire in modo significativo all’alimentazione. In realtà sugli edifici crescono soltanto verdure a foglia, erbe aromatiche e alcuni frutti. È però positivo che questi sistemi, così come il calore prodotto da computer, elettrodomestici e abitanti, possano confluire in modo complementare nel bilancio energetico. Al giorno d’oggi una casa ben isolata non ha quasi più bisogno di energia esterna. Il raffrescamento diventerà sicuramente più importante del riscaldamento.

Dove risiede del potenziale aggiuntivo?
Attualmente la sfida principale è essere smart a livello di città e quartiere. Conosciamo già il teleriscaldamento proveniente da inceneritori di rifiuti. Esiste un enorme potenziale per collegare reciprocamente i flussi energetici e di smaltimento. Di sera, terminato l’orario di lavoro, l’energia residua di un edificio ospitante uffici potrebbe essere convogliata a un edificio residenziale attiguo. Con un’infrastruttura adeguata, l’energia può essere fatta circolare in modo ottimale. Indipendentemente dall’utilizzo finale.

Qual è la tecnologia più smart della sua casa?
Nessuna a dire il vero, siamo ancora totalmente analogici; non abbiamo né un televisore né un allarme.

Secondo il professor Kees Christiaanse del PF, è auspicabile trasformare le città in modo molto graduale.

Semplicemente smart

Una casa è davvero smart se risponde a esigenze concrete, come l’efficienza energetica e la sicurezza. Le funzioni dovrebbero esser il più user-friendly possibile. Un solo modulo collegato a un’app è in grado di creare eccellenti effetti luminosi o sorvegliare gli ambienti. Per tenere lontani gli ospiti indesiderati, basta programmare in modo diversificato l’illuminazione e la musica – generalmente non serve acquistare sofisticati dispositivi di sorveglianza. Ma il concetto di smart va ben oltre le applicazioni domestiche. Kees Christiaanse, professore di architettura e urbanistica, individua un grande potenziale nel «collegamento reciproco di flussi energetici e di smaltimento». Un connubio che prende forma già con la riflessione teorica.