Nobel Perspectives: il mondo dopo il COVID-19

In questo webinar, il Premio Nobel Michael Spence analizza le implicazioni del COVID-19 su argomenti che includono la globalizzazione, la tecnologia e le disuguaglianze.

03 nov 2020

Nell’ambito del progetto UBS Nobel Perspectives, siamo lieti di presentarvi una serie di webinar grazie ai quali potrete porre le vostre domande direttamente ai Premi Nobel per l’Economia che hanno aderito alla nostra iniziativa.

UBS Nobel Perspectives affronta le questioni che definiscono la nostra realtà evitando ogni rumore di fondo e propone la più grande raccolta di contenuti tratti da interviste a Premi Nobel.

Insignito del Premio Nobel nel 2001 per i suoi studi nel campo dell’economia dell’informazione, il professor Michael Spence è Philip H. Knight Professor Emeritus of Management presso la Graduate School of Business della Stanford University, Senior Fellow della Hoover Institution di Stanford e Distinguished Visiting Fellow del Council on Foreign Relations, nonché Professore aggiunto presso l’Università Bocconi di Milano e Honorary Fellow del Magdalen College all’Università di Oxford. Insieme a Donna Kwok, Head of Asia Pacific Strategy di UBS Asset Management, ha delineato in questo webinar le conseguenze della pandemia di COVID-19 su temi quali la globalizzazione, la tecnologia e le disuguaglianze.


Messaggi chiave del webinar

  • La pandemia rappresenta un forte shock globale per la distribuzione del reddito
  • La povertà è aumentata ovunque. Le economie ricche e potenti dovrebbero fornire assistenza medica e finanziaria a quelle più vulnerabili
  • Pur rappresentando una minaccia per determinati ruoli e settori, l’intelligenza artificiale offre anche una serie di efficaci strumenti di inclusione per le popolazioni con un limitato accesso alle risorse
  • È essenziale trovare il giusto equilibrio tra inclusività modulabile e perdita della privacy, o controllo sui propri dati personali, per ottimizzare la crescita e ridurre le disuguaglianze
  • Il COVID-19 ha accelerato il ritmo della trasformazione tecnologica e della digital adoption, creando una serie di vincitori nell’ambito dei prodotti e servizi intangibili (digitali).
  • La diversificazione conta: gli eventi eccezionali altamente dirompenti, i cosiddetti “cigni neri”, sono destinati a diventare sempre più frequenti. Gli asset prevalentemente intangibili e digitali sembrano offrire la migliore copertura contro eventi futuri imprevedibili
  • Il mondo dovrà ricostruire una versione più complessa della globalizzazione, viste le enormi aree di cooperazione reciprocamente proficua
  • L’impatto della scoperta, produzione e distribuzione di un vaccino efficace sarà differenziato a livello mondiale
  • In futuro gli investitori dovranno prestare maggiore attenzione all’adozione di politiche molto aggressive

Il mondo nella morsa del COVID-19

Il miglior modo per tracciare il rapporto tra il virus e l’economia è utilizzare i dati real-time o i dati sulla mobilità disponibili a livello globale e le stime relative all’attività economica. Quasi tutte le economie hanno sperimentato un drastico calo dell’attività, seguito dall’avvio di una rapida ripresa, e poi un evidente rallentamento. Mentre l’Asia è riuscita a contenere il virus in modo assai efficace, oltre i confini asiatici stiamo in realtà tornando indietro con nuovi focolai. Ci aspettiamo quindi che la strada verso la ripresa sarà lunga e difficile.

La pandemia ha rappresentato un forte shock per la distribuzione del reddito a livello nazionale e internazionale. A causa dell’accelerazione digitale, chi lavora in ruoli legati alla conoscenza e alle informazioni, che possono essere svolti a distanza, ha evidenziato una maggiore resilienza, mentre molti lavoratori si sono trovati in ruoli pericolosi oppure senza lavoro, con conseguenti difficoltà per chi occupa il margine inferiore della distribuzione del reddito. Non si tratta solo di un arretramento macroeconomico, bensì anche di un evidente passo indietro sul fronte delle disuguaglianze di reddito.

Anche prima della pandemia, sui mercati pubblici il valore era creato sempre più spesso dagli asset intangibili – asset che non hanno una natura fisica, come ad esempio i servizi digitali. Durante la pandemia, le valutazioni di mercato di tali asset sono esplose a causa dell’accelerazione digitale. Gli asset intangibili sono creati in settori dove ci sono pochi lavoratori e proprietari di aziende, il che accelera lo sviluppo, peraltro già in corso, di disuguaglianze nella ricchezza.

Vi sono ragionevoli probabilità di arrivare a un vaccino sicuro ed efficace entro il primo semestre del prossimo anno, ma la produzione e la distribuzione su scala globale avverrebbero comunque in seguito. Sarà necessario affrontare questioni come la durata della copertura vaccinale e l’eventuale necessità di vaccini multipli. Potremmo inoltre osservare divergenze tra le varie economie in termini di distribuzione del vaccino. L’Asia è in assoluto la più vicina a una ripresa a V.

Penso che Singapore, Vietnam e Hong Kong siano riusciti a controllare il virus. Taiwan ha seguito un percorso simile a quello della Cina continentale. In generale, i Paesi asiatici hanno adottato misure di contenimento più aggressive e le hanno rispettate meglio. La regione ha beneficiato delle competenze e delle conoscenze già sviluppate sulle pandemie, mentre Europa e Stati Uniti hanno accumulato ritardi nel controllo del virus dovendo partire da zero con le misure di contenimento.

Dipende dalle singole economie. Il Brasile versava in gravi difficoltà economiche prima della pandemia ma è riuscito in parte a contenerla, tuttavia non penso che il virus modificherà la sua traiettoria di crescita. In alcuni Paesi ci sarà una sorta di “reset” e vedremo emergere un nuovo modello di crescita, anche perché determinati settori sperimenteranno una ripresa molto rapida. Quando si riuscirà a contenere il virus, la nuova normalità sarà all’insegna dell’energia rinnovabile e dell’impegno verso la crescita verde e i relativi investimenti, un processo che potrebbe avere conseguenze positive in molti Paesi.

I temi chiave del secolo

I governi hanno ritenuto prioritario ammortizzare lo shock economico e gestire le finanze pubbliche attraverso programmi fiscali. In generale questa strategia ha funzionato bene, ma i programmi sono eccessivamente focalizzati sulle economie interne. I livelli di povertà sono aumentati ovunque perché un maggior numero di persone è sceso sotto la linea di povertà. I governi devono quindi ripristinare l’occupazione riportando gli individui all’interno della forza lavoro, specialmente i giovani che cercano di entrare in un mercato del lavoro dove ci sono meno posti disponibili. Alcuni Paesi vulnerabili hanno un problema di capacità, devono assumere prestiti in valuta forte, non nella propria valuta, e ciò comporta una serie di rischi. 

Questi Paesi hanno bisogno di prestiti a condizioni agevolate e aiuti da parte delle grandi economie più potenti che devono fornire il supporto medico e finanziario necessario.

Con un’amministrazione Biden, le tensioni tra Stati Uniti e Cina rimarranno al centro della scena politica. Gli Stati Uniti devono affrontare la sfida interna delle disuguaglianze di reddito e ricchezza: per quanto si possa considerare un tipo di nazionalismo, questa sfida deve rimanere uno dei principali punti di attenzione di qualsiasi amministrazione. Con un’amministrazione Biden gli Stati Uniti rientrerebbero nell’Accordo di Parigi per coordinare il cambiamento climatico a livello globale.

Anche l’approccio verso i rapporti internazionali sarebbe decisamente meno aggressivo e verrebbe promossa la cooperazione multilaterale su questioni complesse come l’era della tecnologia digitale: problematiche relative alla sicurezza e all’archiviazione dei dati, i contenuti internet ecc. Penso che una vittoria di Biden porterebbe a un approccio più costruttivo nelle relazioni internazionali realmente importanti.

L’intelligenza artificiale offre incredibili opportunità, specialmente in Cina dove settori quali i sistemi di pagamento mobile, l’e-commerce e la finanza stanno sperimentando un rapido processo di digitalizzazione che può essere adattato e replicato in tutto il mondo per produrre modelli di crescita inclusiva.

Professor Michael Spence, Nobel Laureate

Nello spazio digitale assisteremo a una certa frammentazione, indipendentemente da chi sia al potere in un Paese o nell’altro. Pensiamo per esempio alle preoccupazioni di sicurezza nazionale relative al duplice uso di molte di queste tecnologie. Sebbene vi siano differenze tra le due nazioni in termini di struttura di governance e valori, sono molte le aree in cui Stati Uniti e Cina possono collaborare con successo, per esempio nel settore medico, nelle scienze, in alcuni settori tecnologici e nella riduzione della povertà. Abbiamo visto il nazionalismo, il populismo e il rifiuto della globalizzazione, ma credo sia possibile ricostruire una nuova struttura di globalizzazione, più attenta alle questioni ambientali o all’idea di distribuzione. La Cina prevede inoltre di portare avanti l’apertura del settore finanziario.

Anzitutto dobbiamo dire che le potenzialità dell’IA sono elevatissime e uno dei suoi effetti più potenti riguarda la possibilità di rendere i robot più intelligenti. I robot industriali cominceranno a essere molto diffusi nei centri di distribuzione, ma ciò non rappresenta necessariamente una minaccia per la forza lavoro nelle economie avanzate. Sarà necessaria una transizione, dovremo iniziare a lavorare insieme ai robot, il che significa imparare nuove abilità e dimostrare capacità di adattamento. Per quanto riguarda le economie in via di sviluppo, l’Asia ha sfruttato il mercato globale grazie al proprio vantaggio relativo (ciò che vende all’economica globale) nelle attività di produzione, lavorazione e assemblaggio ad alta intensità di lavoro, che adesso potrebbero essere tutte a rischio.

Le tecnologie digitali hanno la caratteristica di avere costi fissi elevati a fronte di bassi costi marginali e ciò significa che un software può essere replicato a costo zero. Questo alimenta gli interrogativi sui futuri modelli di crescita nei Paesi in via di sviluppo e porta a chiedersi fino a che punto saranno ancora connessi con l’economia globale.

In secondo luogo, vi sono incredibili opportunità, specialmente in Cina dove settori quali i sistemi di pagamento mobile, l’e-commerce e la finanza stanno sperimentando un rapido processo di digitalizzazione che può essere adattato e replicato in tutto il mondo per produrre modelli di crescita inclusiva.

L’IA viene infine utilizzata su scala globale per ridurre le disuguaglianze in numerosi settori, per esempio in ambito sanitario dove si stanno affermando la telemedicina e i partner di intelligenza artificiale che possono scansionare tutti i testi medici per proporre la lettura dei più rilevanti. Anche se la capacità di sfruttare appieno il progresso su scala globale è per ora solo in fase iniziale, il comportamento responsabile, la regolamentazione, la definizione dei diritti e la trasparenza potrebbero fornire le basi per beneficiare pienamente di questi servizi resi possibili dalla digitalizzazione e alimentati dall’IA.

È necessario stare attenti alle aziende e ai settori dove non c’è digitalizzazione, perché l’accelerazione digitale a cui abbiamo assistito ha scosso molti settori che erano troppo lenti (ad adattarsi).

Gli investitori possono inoltre considerare l’idea di selezionare società con performance positive in tutti i contesti di mercato, che non siano eccessivamente indebitate e di conseguenza dimostrino resilienza in tempi di crisi. Le questioni ambientali, d’altro canto, creano importanti rischi macroeconomici. L’investimento sostenibile non è più un optional e deve essere preso in considerazione nell’ambito delle decisioni di investimento.

Qualsiasi Paese o settore che non riconosca l’importanza delle tecnologie digitali non rappresenta probabilmente un buon investimento. L’accelerazione digitale è un fenomeno reale e ha scosso molti settori che erano troppo lenti (ad adattarsi).

Professor Michael Spence, Premio Nobel per l’Economia

Sì, possono ancora prosperare. Il capitale digitale, per esempio i dati, aggiunge indubbiamente valore agli asset intangibili quali motori di raccomandazione, motori di ricerca o servizi specificamente legati all’ubicazione, ma questo non vuol dire che le società ben gestite, che creano valore soprattutto attraverso asset tangibili ad alta intensità di lavoro, non realizzeranno buoni risultati. Durante la pandemia hanno sofferto, ma si è trattato di un evento eccezionale. Mi preoccupa invece che il possesso di attivi sia concentrato nelle mani di pochi, perché questo potrebbe esacerbare i problemi relativi alla distribuzione del reddito. Alcuni settori non potranno fare a meno di abbracciare la trasformazione digitale.

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