Teresa Gioffreda
Investment Strategist, UBS Asset Management
  • Francesco Billari, professore e rettore dell’Università Bocconi di Milano, ci svela che l’Italia si posiziona al 3° posto al mondo come Paese con una quota di popolazione al di sopra dei 65 anni, preceduto al 2° posto dal Giappone e al 1° posto dal Principato di Monaco.
  • In tutto il mondo la quota di persone che superano i 65 anni di età sta aumentando: il problema è che l’Italia ha già raggiunto il 25% di questa quota, mentre il resto del mondo è ancora al 10%. Il progressivo invecchiamento della popolazione indica che sì l’umanità è diventata più longeva, ma anche che purtroppo il tasso di natalità è in rallentamento.
  • Negli ultimi cento anni in Italia la durata media della vita è aumentata di circa 34 anni. La situazione di un 65enne di oggi è radicalmente diversa di quella di un 65enne di cento anni fa e ci pone di fronte a nuovi bisogni, nuove modalità di consumo, nuovi settori e pertanto di fronte a una nuova economia.
  • Chiaramente tutti vogliamo invecchiare meglio. I policy makers si interrogano su come gestire questi cambiamenti, soprattutto in Paesi in cui il fenomeno avviene più rapidamente. Ogni Paese ha velocità diverse di evoluzione della popolazione. L’Italia ha una rapidità maggiore rispetto ad altri: nel 2022 l’Italia ha avuto circa 400.000 nati in meno, mentre i decessi sono stati intorno a 700.000. Viviamo nel momento storico con il minor numero di nascite della storia. Allo stesso tempo a livello globale abbiamo un numero di bambini e giovani che è il più alto della storia dell’umanità. Si stima che il 2012 sia l’anno con più nati della storia dell’umanità: 144 milioni in un anno.
  • In Italia il calo demografico comporta due implicazioni. Avendo l’Italia una popolazione che invecchia più rapidamente e poche nascite, si troverà ad affrontare prima degli altri Paesi la sfida all’invecchiamento, il che la porterà ad affrontare prima di altri le nuove sfide dei mercati e dell’economia legate a questo fenomeno; il secondo aspetto è lo spopolamento più rapido in alcune aree del Paese, soprattutto al Sud.
  • La popolazione più giovane è storicamente quella che ha avuto un capitale umano più sviluppato e in crescita. Quello che finora si è osservato è che avere un maggior numero di lavoratori e di persone istruite porta a un PIL maggiore e contribuisce alla crescita di lungo periodo. L’Italia su questo ha un problema, in quanto ha meno laureati rispetto agli altri Paesi OCSE: se prendiamo i giovani tra i 18-34 anni, l’Italia ha circa il 30% dei laureati ed è tra i fanalini di coda in Europa, ma anche tra tutti i Paesi OCSE. La Corea del Sud, che sta affrontando un calo demografico simile all’Italia, ha al contrario circa il 70% di giovani laureati.
  • Una delle conseguenze di un Paese che invecchia, è un welfare più debole. Il sistema di welfare italiano è sbilanciato verso la spesa pensionistica, il che rende l’Italia il Paese OCSE con la spesa pensionistica pubblica più alta. La demografia influisce sia sul lato della spesa pubblica, in quanto in un determinato momento può aumentare sia il numero di pensionati che il numero di persone che vanno in pensione, ma può influire anche dal lato dei contributi: se in un Paese sono presenti pochi lavoratori, il numero di contribuenti si riduce, il che comporta inevitabilmente anche una riduzione dei contributi e di conseguenza a un indebolimento del welfare.

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