Messaggi chiave

  • Dopo un primo semestre volatile, le azioni globali sono tornate ai massimi storici, proprio quando i dazi cominciano a indebolire l’economia.
  • Riteniamo che il mercato possa disinteressarsi di questo deterioramento, poiché i tagli dei tassi, gli stimoli fiscali e la maggiore produttività trainata dall’IA pongono le basi per un 2026 migliore.
  • Alla luce delle nostre previsioni, siamo sovrappesati sulle azioni, corti sullo USD e lunghi sul carry EM.
  • I titoli di Stato a breve termine rimangono la miglior copertura in caso di indebolimento del mercato del lavoro più marcato delle attese.

Il primo semestre è stato straordinario per i mercati. Dopo un calo di quasi il 20%, l’S&P 500 ha messo a segno il rimbalzo più rapido mai registrato dopo una flessione di oltre il 15% e ha chiuso su nuovi massimi poco prima della fine di giugno. Se gli investitori hanno provato la sensazione di un colpo di frusta, è comprensibile.

Nello specifico, la principale (anche se non certamente l’unica) fonte di volatilità, i dazi, sta iniziando solo ora a ripercuotersi sui dati economici reali. Ha senso che le azioni e il credito “si disinteressino” di un peggioramento dell’inflazione e dei risultati di crescita nei prossimi trimestri? La nostra risposta è sì.

Siamo già informati (del rallentamento)

L’aliquota effettiva dei dazi statunitensi è salita dal 2,5% di inizio 2025 al 15% circa di oggi. In questo momento, le imprese stanno decidendo in che misura riversarla sui consumatori o assorbirla nei margini. Entrambe le opzioni implicano un calo dei consumi, per la diminuzione dei redditi reali o il rallentamento dell’occupazione. Inoltre, un’immigrazione più lenta e tassi d’interesse ancora restrittivi saranno un ulteriore freno.

Eppure, il consensus rispecchia già questa battuta di arresto. Il consensus degli economisti stima la crescita del PIL statunitense per il 2025 all’1,4%, in calo rispetto al 2,3% di gennaio. Il Summary of Economic Projections pubblicato dalla Fed a giugno conferma questo dato e prevede un aumento della disoccupazione al 4,5%. Anche le stime sugli utili a breve termine sono state riviste al ribasso.

I mercati vanno avanti

I mercati, tuttavia, non si limitano a scontare i flussi di cassa dei sei mesi successivi. Una volta scongiurati gli scenari peggiori, la propensione al rischio sale prima ancora dei dati. Sono innumerevoli infatti i precedenti di mercati che “vanno avanti” nonostante il peggioramento dei risultati economici. Le azioni solitamente toccano il fondo quando le notizie sono pessime.

In genere, dopo un catalizzatore negativo, come il drastico aumento dei dazi da parte di Trump, i dati qualitativi (soft) come la fiducia dei consumatori e delle imprese peggiorano insieme alla performance dei mercati azionari. Tuttavia, quando la politica cambia e i dati soft toccano il fondo, le azioni iniziano a stabilizzarsi a loro volta, anche se i dati quantitativi continuano a peggiorare (Grafico 1). L’anno in corso ha seguito esattamente questo copione, con il presidente Trump che ha fatto marcia indietro rispetto agli scenari peggiori optando per politiche che, sebbene dolorose, probabilmente non segneranno la fine del ciclo.

Grafico 1: performance dell’indice S&P 500 dopo recessioni dovute a eventi specifici

Il grafico 1 illustra la performance dell’indice S&P 500 e i dati “soft” e “hard” dopo recessioni determinate da eventi specifici.
Fonte: Goldman Sachs. Dati aggiornati a giugno 2025.

Il grafico 1 mostra la relazione tra la performance dell’indice S&P 500 e i “dati soft” e i “dati hard” dopo recessioni determinate da eventi specifici.

Inoltre, questo “dolore” sta gettando le basi per una potenziale ripresa il prossimo anno. Con l’indebolimento del mercato del lavoro e il raffreddamento dell’inflazione dei servizi più rapido delle attese, la Fed dovrebbe tagliare i tassi nel secondo semestre. Le previsioni di calo dei tassi, unite all’indebolimento del dollaro statunitense, ora allentano le condizioni finanziarie, ma sosterranno poi l’economia con un certo ritardo nel 2026.

Nel frattempo, la probabile approvazione estiva del “Big Beautiful Bill” darà ulteriore impulso all’economia attraverso tagli fiscali graduali e sgravi alle imprese. A quanto pare, le entrate derivanti dai dazi compenseranno gran parte dell’aumento del deficit derivante dal provvedimento di legge: in altre parole, il dolore (aumenti di imposte) c’è ora, ma il sostegno economico (tagli fiscali) arriverà all’inizio del 2026. I mercati possono anticipare tutto ciò, oltre alla costruzione di misure di deregolamentazione da parte dell’amministrazione.

Infine, molte imprese stanno inserendo progressivamente l’IA nelle loro operazioni. Questa integrazione dovrebbe migliorare l’efficienza, alimentando potenzialmente gli utili societari. Pertanto, disinteressarci delle sfide a breve termine è un’opzione prudente, poiché potremmo trovarci alle soglie di significativi aumenti strutturali dei guadagni.

Due grandi rischi

Ci rendiamo conto che si tratta di una prospettiva ottimistica, soprattutto dopo il brusco rimbalzo dei mercati e la rinnovata esosità delle valutazioni. Di conseguenza, è importante identificare i rischi significativi per la nostra view: tra le incognite note vi è un rischio che riteniamo accettabile e uno che desta maggiore preoccupazione. Il primo rischio è che il presidente Trump, ora rinvigorito dalla forza dei mercati azionari e obbligazionari, decida di aumentare nuovamente in modo drastico i dazi alla scadenza del 9 luglio. Sebbene riteniamo che il Presidente possa aumentare i dazi su alcuni Paesi (anche se non ai livelli del Liberation Day) e prevediamo una certa volatilità, non siamo eccessivamente preoccupati dal fatto che ulteriori shock dei dazi possano determinare un calo duraturo del mercato.

In primo luogo, i mercati ora hanno visibilità sul processo alla base degli aumenti dei dazi e sui possibili scenari peggiori. Pertanto, riteniamo corretto pensare che le metriche dell’incertezza della politica commerciale rimarranno ben al di sotto dei massimi raggiunti. In breve, ora che ha familiarità con i rischi, il settore privato si adatta più facilmente. In secondo luogo, Trump ha mostrato di avere dei limiti da non oltrepassare, sia di mercato che economici (vedi Macro Monthly: Trump ha dei limiti). Lo schema che segue è alquanto semplice: annunciare un aumento significativo dei dazi, cercare di ottenere concessioni e poi, se possibile, concludere un accordo. Tuttavia, Trump ha mostrato di essere disposto a fare marcia indietro se i costi per l’economia o il mercato sembrano troppo elevati.

Il secondo rischio, che ci preoccupa maggiormente, è semplicemente che il mercato del lavoro non si pieghi, ma si spezzi. Finora il raffreddamento del mercato del lavoro è stato graduale, ma la storia è ricca di esempi in cui la debolezza arriva a un punto in cui accelera (regola di Sahm) e si dispiega prima che la Fed riesca a intervenire con sufficiente rapidità. Questo suggerisce di mantenere i titoli di Stato a copertura del portafoglio, nonostante i timori di persistente inflazione ed elevati livelli di indebitamento. Siamo fiduciosi che, in caso di recessione, le obbligazioni vadano al rialzo nonostante questi timori, soprattutto nel segmento a breve termine della curva.

Asset Allocation

Abbiamo incrementato la nostra esposizione azionaria all’inizio di giugno, quando è apparso chiaro che gli scenari peggiori sarebbero stati evitati e le revisioni dei titoli azionari sono diventate significativamente più positive. Nonostante i forti guadagni recenti, manteniamo il sovrappeso poiché riteniamo che, nel tempo, i mercati continueranno ad aspettarsi un 2026 migliore, anche in caso di maggior debolezza dei dati a breve termine.

Nel frattempo, un’economia “alla meno peggio” è solitamente positiva per le strategie pro-carry, compresi mercati emergenti e credito. Tra le valute dei mercati emergenti, prediligiamo il real brasiliano e la rupia indiana, che a nostro avviso possono beneficiare di un interessante carry corretto per la volatilità.

Tutte queste view sarebbero favorite da un indebolimento dello USD, che rimarrà un tema strutturale a nostro avviso, trainato in parte dalla riduzione del divario di crescita tra gli Stati Uniti e il resto del mondo. Gli investitori extra-USA rimangono incentivati a coprire il rischio valutario delle loro esposizioni in asset statunitensi a causa delle mutevoli dinamiche di correlazione e i previsti tagli dei tassi da parte della Fed renderanno questa operazione meno costosa.

View sulle asset class

Asset class

Asset class

Indicazione complessiva/relativa

Indicazione complessiva/relativa

View di UBS Asset Management

View di UBS Asset Management

Asset class

Azioni globali

Indicazione complessiva/relativa

Sovrappeso

View di UBS Asset Management

Siamo sovrappesati sulle azioni, poiché riteniamo che il mercato continui a guardare oltre le difficoltà economiche a breve termine, puntando sulle attese revisioni degli utili trainate dall’intelligenza artificiale e sul sostegno delle politiche. Prediligiamo gli Stati Uniti all’Europa e continuiamo a preferire titoli di alta qualità.

Asset class

USA

Indicazione complessiva/relativa

Sovrappeso

View di UBS Asset Management

Prevediamo che le azioni statunitensi registreranno una sovraperformance, poiché i titoli di qualità elevata continueranno a trainare utili solidi e l’indebolimento del dollaro USA offrirà sostegno. Le revisioni degli utili favoriscono gli Stati Uniti rispetto ad altre regioni e riteniamo che il sentiment/posizionamento non sia eccessivo malgrado i recenti guadagni.

Asset class

Europa

Indicazione complessiva/relativa

Sottopeso

View di UBS Asset Management

Dopo il forte rally registrato da inizio anno, le azioni europee hanno scontato molte notizie positive e ora le valutazioni sono meno favorevoli. Gli utili rimangono deboli rispetto ad altre regioni e la recente forza dell’euro costituirà un freno. Inoltre, la stagionalità delle azioni europee è storicamente la peggiore di tutte le regioni nei prossimi 3-4 mesi. All’interno dell’Europa, continuiamo a preferire le banche europee, che presentano ancora valutazioni convenienti e offrono una buona crescita degli utili.

Asset class

Giappone

Indicazione complessiva/relativa

Neutrale

View di UBS Asset Management

Il Giappone ha registrato miglioramenti in termini di crescita del PIL nominale, resilienza degli utili e corporate governance, tutti elementi favorevoli. La forza del JPY e il netto aumento dei rendimenti dei JGB a lungo termine ci portano a rimanere neutrali.

Asset class

Mercati emergenti

Indicazione complessiva/relativa

Sovrappeso

View di UBS Asset Management

La Cina continua a registrare progressi tecnologici nel campo dell’IA e gli utili dei mercati emergenti sono solidi in tutte le regioni. La de-escalation dei dazi crea una finestra di sovraperformance in un contesto di valutazioni convenienti.

Asset class

Titoli di Stato globali

Indicazione complessiva/relativa

Neutrale

View di UBS Asset Management

Siamo neutrali sulla duration poiché il rallentamento della crescita di quest’anno è controbilanciato da un aumento dell’offerta obbligazionaria a livello globale. Le obbligazioni a breve termine offrono un certo grado di protezione contro gli asset rischiosi qualora dovessero concretizzarsi i rischi di rallentamento della crescita.

 

Asset class

Titoli di Stato USA

Indicazione complessiva/relativa

Neutrale

View di UBS Asset Management

Siamo neutrali sulla duration statunitense poiché i Treasury sono esposti alla volatilità derivante dai cambiamenti politici. Il segmento a breve termine della curva protegge meglio da un mercato del lavoro più debole, poiché l’offerta globale di debito esercita una pressione al rialzo sul segmento a lungo termine.

Asset class

Bund

Indicazione complessiva/relativa

Neutrale

View di UBS Asset Management

Riteniamo che la parte iniziale della curva tedesca potrebbe registrare un balzo a causa dei rischi legati alla crescita esterna, ma in ultima analisi pensiamo che la curva rimarrà ripida, visti gli stimoli fiscali che attualmente si prevede arriveranno più tardi nell’anno.

Asset class

Gilt

Indicazione complessiva/relativa

Sovrappeso

View di UBS Asset Management

Siamo sovrappeso sui Gilt per le valutazioni interessanti e il rallentamento della crescita; prevediamo che il governo del Regno Unito eviterà un incremento disordinato del deficit.

Asset class

Japanese Government Bond

 

Indicazione complessiva/relativa

Neutrale

View di UBS Asset Management

I salari e l’inflazione sottostante accelerano, ma prevediamo che la BoJ attenderà di avere maggiore chiarezza sulla crescita esterna prima di alzare i tassi.

Asset class

Svizzera

Indicazione complessiva/relativa

Sottopeso

View di UBS Asset Management

Le valutazioni sono storicamente elevate e la BNS è già pronta a tagliare i tassi portandoli in territorio negativo.

Asset class

Credito globale

Indicazione complessiva/relativa

Neutrale

View di UBS Asset Management

Riteniamo che gli spread creditizi IG e HY abbiano scarso margine di compressione a questi livelli, ma rimangano esposti al rischio di un ampliamento significativo qualora le prospettive economiche dovessero deteriorarsi più del previsto. A livello regionale, l’HY asiatico offre il miglior rapporto rischio/rendimento.

 

Asset class

Credito Investment Grade

Indicazione complessiva/relativa

Neutrale

View di UBS Asset Management

Con spread superiori di meno di 15 punti base ai minimi locali registrati alla fine dello scorso anno, i rischi per gli spread sono asimmetrici al rialzo. I fondamentali societari e i rendimenti all-in rimangono comunque molto interessanti.

Asset class

Credito high yield

Indicazione complessiva/relativa

Neutrale

View di UBS Asset Management

Gli spread HY si sono già notevolmente contratti dal Liberation Day e sono poco scontati per i rischi di ribasso. Tuttavia, i rendimenti all-in e gli afflussi di investitori rimangono favorevoli.

Asset class

Debito dei mercati emergenti in valuta forte

Indicazione complessiva/relativa

Neutrale

View di UBS Asset Management

Riteniamo che l’HY asiatico offra il carry corretto per il rischio più interessante tra i segmenti del credito globale.

Asset class

Valute

Indicazione complessiva/relativa

N/A1

View di UBS Asset Management

N/A1

Asset class

USD

Indicazione complessiva/relativa

Sottopeso

View di UBS Asset Management

Siamo ribassisti sull’USD in quanto la crescita e i tassi statunitensi attraversano una fase di “catch-down” rispetto agli omologhi. Inoltre, sempre più segnali indicano che gli investitori esteri stanno comprendo maggiormente le loro esposizioni in USD.

Asset class

EUR

Indicazione complessiva/relativa

Sovrappeso

View di UBS Asset Management

Riteniamo che l’EUR sia il miglior riflesso della debolezza dell’USD, essendo l’alternativa più naturale alla valuta statunitense. Apprezziamo anche posizioni lunghe in EUR rispetto a GBP e CHF, considerando il probabile calo dei tassi nel Regno Unito e il rischio che i tassi svizzeri diventino negativi.

Asset class

JPY

Indicazione complessiva/relativa

Neutrale

View di UBS Asset Management

Siamo neutrali sul JPY, poiché la BoJ ha sospeso il ciclo di stretta monetaria e le posizioni lunghe sono costose.

Asset class

CHF

Indicazione complessiva/relativa

Sottopeso

View di UBS Asset Management

Siamo negativi sul CHF rispetto alle altre valute di riserva diverse dall’USD, poiché vediamo un aumento del rischio di ulteriori tagli da parte della BNS o di intervento sul mercato valutario.

Asset class

Valute Mercati emergenti

Indicazione complessiva/relativa

Sovrappeso

View di UBS Asset Management

Con il calo della volatilità e la tenuta dell’economia globale, il carry EM diventa più interessante. Privilegiamo BRL e INR.

Asset class

Materie prime

Indicazione complessiva/relativa

Neutrale

View di UBS Asset Management

Siamo costruttivi sull’argento e pensiamo che abbia margini per recuperare la forte performance dell’oro. Il petrolio è destinato a un eccesso di offerta, poiché è improbabile che i rischi in Medio Oriente si aggravino ulteriormente.

 

Fonte: team UBS Asset Management Investment Solutions Macro Asset Allocation Strategy, dati aggiornati al 30 giugno 2025. Le opinioni sono fornite sulla base di un orizzonte d’investimento di 3-12 mesi, non riflettono necessariamente l’effettivo posizionamento del portafoglio e sono soggette a variazioni.

1 NA è stato aggiunto a fini di accessibilità. Per quanto riguarda i cambi, la nostra opinione è illustrata in funzione delle rispettive valute (USD, EUR, JPY, CHF e Valute Mercati emergenti).

C-07/25 M-001566 M-001569

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