
Sintesi
Sintesi
Il mercato degli ETF attivi rappresenta un’evoluzione significativa nel modo in cui gli asset owner europei accedono alla gestione attiva. Sulla base di una ricerca condotta da NMG Consulting su 40 investitori istituzionali e retail gatekeeper, che complessivamente gestiscono 3.000 miliardi di euro tra Regno Unito, Germania, Italia e Svizzera, questo report esamina lo stato attuale dell’adozione degli ETF attivi, i fattori che ne guidano la crescita, gli ostacoli che ne frenano una diffusione più ampia e le modalità con cui gli investitori stanno cogliendo questa opportunità.
Gli ETF attivi colmano il divario tra la gestione attiva tradizionale e l’efficienza operativa tipica della struttura ETF, offrendo il potenziale di generare alfa con maggiore trasparenza, costi più contenuti e una migliore liquidità. Lo studio evidenzia un forte slancio di mercato, ma anche alcune sfide che sarà necessario affrontare affinché il settore possa maturare pienamente.
Risultati chiave:
- Adozione in accelerazione: il 48% degli asset owner utilizza già ETF attivi, mentre un ulteriore 30% sta valutando seriamente di introdurli nei portafogli.
- Ampio potenziale di crescita trasversale alle asset class: le strategie attive azionarie registrano il maggiore interesse (94%), mentre il reddito fisso (89%) evidenzia il divario più ampio tra interesse e utilizzo effettivo, segnalando una domanda ancora largamente inespressa.
- Generazione di alfa: il 58% degli investitori indica la possibilità di generare alfa come principale fattore di attrattiva, riconoscendo negli ETF attivi uno strumento efficiente per accedere alla gestione attiva.
- Preferenza per un approccio ibrido: il 47% manifesta interesse sia per strategie di indicizzazione avanzata sia per soluzioni attive prive di vincoli, a conferma di una domanda che copre l’intero spettro delle strategie attive.
- Barriere ancora rilevanti: l’offerta di prodotti rimane limitata (88% degli investitori istituzionali e 70% degli operatori wholesale), i track record risultano ancora troppo brevi (65–80%) e persistono preoccupazioni legate alla trasparenza (76–60%), fattori che rallentano una più ampia adozione.
Metodologia
Metodologia
Per questo studio sono state condotte approfondite interviste qualitative che hanno coinvolto 40 decisori senior nei quattro principali mercati europei, con una rappresentanza equa del 25% ciascuno tra Regno Unito, Germania, Italia e Svizzera. La ricerca, svolta nei mesi di luglio e agosto 2025, ha raccolto le opinioni di asset owner con un patrimonio complessivo in gestione pari a 3.000 miliardi di euro.
A tutti gli intervistati è stato richiesto di utilizzare gli ETF almeno in parte, così da garantire prospettive concrete e rilevanti sull’adozione e l’implementazione degli ETF attivi. Nel presente report distinguiamo tra investitori “istituzionali” (fondi pensione, assicurazioni, fondazioni) e investitori “wholesale” (banche private e wealth manager), al fine di evidenziare differenze significative nelle loro esigenze, nelle preferenze e nei criteri di selezione.
1. Il panorama di adozione degli ETF attivi
1. Il panorama di adozione degli ETF attivi
Risultati chiave:
- Quasi la metà (48%) degli asset owner europei utilizza già ETF attivi, con una diffusione particolarmente elevata tra i clienti wholesale (57%)
- Le strategie azionarie attive registrano il maggiore interesse complessivo (94%), con il 46% già investito; il reddito fisso (89%) registra un interesse altrettanto elevato, ma solo l'11% lo utilizza attualmente
- Gli investitori considerano gli ETF attivi un meccanismo efficiente per accedere alla generazione di alfa, con le considerazioni sui costi che fanno parte di una valutazione di valore più ampia piuttosto che essere il fattore determinante principale
Livelli di adozione attuali
L'adozione degli ETF attivi ha raggiunto un punto di svolta critico nei mercati europei. Quasi la metà (48%) degli asset owner intervistati sta già allocando risorse in ETF attivi, dimostrando che questi prodotti hanno superato la fase degli early adopter, raggiungendo una presenza significativa nel mercato. Un ulteriore 30% sta valutando attivamente l'implementazione, mentre solo il 22% dichiara di non avere alcun interesse al momento (Grafico 1).
I clienti wholesale registrano un utilizzo notevolmente più elevato, pari al 57%, rispetto al 37% degli investitori istituzionali. Questo ribalta il modello tipico in cui sono gli investitori istituzionali a guidare l'adozione dei prodotti, evidenziando che i vantaggi operativi degli ETF attivi riscuotono particolare successo tra i wealth manager alla ricerca di soluzioni efficienti per i portafogli dei clienti.
Per alcuni investitori, gli ETF attivi rappresentano già una componente rilevante delle allocazioni. Come ha osservato un wealth manager in Italia: "Utilizziamo ampiamente gli ETF attivi sia nel settore azionario che in quello obbligazionario: ci offrono la flessibilità di cui abbiamo bisogno per i portafogli dei nostri clienti". Per altri, invece, l’adozione resta subordinata alla disponibilità di evidenze più solide. Una banca privata in Svizzera ha spiegato: "Stiamo osservando attentamente il settore, ma desideriamo vedere risultati più consolidati prima di impegnare asset significativi".
Questo divario tra gli early adopter più entusiasti e gli osservatori più cauti riflette la situazione attuale del mercato: sufficientemente consolidato da attrarre capitali importanti, ma ancora troppo acerbo perché molti investitori non desiderino vedere un andamento più a lungo raggio prima di impegnarsi.
Grafico 1: Utilizzo di ETF attivi, % di citazioni
Preferenze relative al tipo di strategia
L'adozione e l'interesse variano anche a seconda dell'asset class e della strategia, rivelando traiettorie di crescita distinte. Le strategie azionarie attive suscitano il maggiore interesse con il 94%, e il 46% degli intervistati ha già investito in questo settore (Grafico 2). Questa combinazione riflette il fatto che gli ETF azionari attivi sono la categoria più consolidata, anche se il divario di 48 punti percentuali tra interesse e utilizzo attuale indica un notevole margine di crescita continua.
Le strategie attive a reddito fisso suscitano l'interesse dell'89% degli investitori, avvicinandosi ai livelli del segmento azionario. uttavia, solo l’11% ha già allocato capitale in questo ambito, evidenziando un divario significativo di 78 punti percentuali tra interesse e utilizzo effettivo. Un wealth manager in Italia ha spiegato: "Le strategie attive sul reddito fisso sono particolarmente interessanti: è qui che vediamo una chiara opportunità per i wealth manager di aggiungere valore oltre a quello offerto dagli indici".
Un assicuratore in Germania ha aggiunto: "I mercati del reddito fisso sono meno efficienti rispetto a quelli azionari, il che crea maggiori opportunità per una gestione attiva. La struttura dell'ETF può rendere tutto questo più accessibile a costi ragionevoli".
Le strategie quantitative e sistematiche suscitano l’interesse del 60% degli intervistati, mentre solo l’11% vi ha già allocato capitale. Il rappresentante di un fondo pensione a prestazione definita del Regno Unito ha commentato: "Siamo interessati ad approcci sistematici attivi in formato ETF, ovvero indicizzazione avanzata con un basso tracking error. Per una gestione completamente attiva, continueremmo comunque a ricorrere tipicamente a un gestore fondamentale in un fondo comune o in un mandato separato".
Le strategie alternative richiamano l’attenzione del 54% degli intervistati, anche se attualmente non vengono utilizzate. Un wealth manager in Svizzera ha osservato: "Le strategie alternative attive in strutture ETF sono concettualmente interessanti, ma abbiamo ancora dei dubbi sulla reale compatibilità della liquidità giornaliera con queste asset class".
Grafico 2: Asset class e strategie di interesse nell'ambito degli ETF attivi, % di citazioni
Cosa sta suscitando più interesse?
L'alfa emerge come fattore chiave di interesse per gli ETF attivi, con il 58% che cita l'opportunità di valore aggiunto rispetto all'indicizzazione passiva (Grafico 3). Tuttavia, la situazione richiede un'attenta interpretazione. Mentre il 16% dà la priorità alla riduzione dei costi e il 26% considera sia l'alfa che i costi ugualmente importanti, gli investitori sono generalmente alla ricerca di un meccanismo più efficiente per accedere alla gestione attiva. Una banca privata in Svizzera ha spiegato: "Non stiamo cercando l'opzione più economica in assoluto, siamo disposti a pagare commissioni ragionevoli per una gestione attiva e trasparente. Ma gli ETF attivi devono dimostrare di poter offrire un valore aggiunto rispetto a quello che si può ottenere da altri strumenti attivi".
I vantaggi strutturali rispetto ai fondi comuni rappresentano una motivazione secondaria ma importante. Un wealth manager nel Regno Unito ha sottolineato: "La struttura degli ETF ci consente di investire in modo molto più semplice nei fondi attivi che sono di nostro gradimento: i fondi comuni di investimento richiedono settimane per il completamento delle sottoscrizioni, mentre gli ETF possono essere scambiati subito".
Un assicuratore in Italia ha evidenziato vantaggi in termini di liquidità: "Durante le fasi di tensione di mercato, abbiamo osservato che gli ETF sono in grado di offrire una liquidità migliore rispetto ai fondi comuni, grazie al meccanismo di creazione-rimborso. Per le strategie attive, questo è estremamente importante".
Grafico 3: Fattori di interesse per gli ETF attivi, % di citazioni
Attivi potenziati e attivi senza vincoli
Lo studio ha rivelato che gli investitori hanno preferenze diverse per quanto riguarda i tipi di gestione attiva che ricercano negli ETF attivi. Quasi la metà (47%) desidera avere accesso sia a strategie di indicizzazione avanzata che a strategie attive senza vincoli, a seconda della asset class e del contesto strategico. Tra coloro che hanno espresso una preferenza, il 28% è favorevole a un'indicizzazione avanzata, mentre il 25% preferisce approcci attivi completamente liberi da vincoli (Grafico 4).
Le prospettive degli investitori istituzionali tendono leggermente verso un approccio attivo senza vincoli. Il rappresentante di un fondo pensione a prestazione definita del Regno Unito ha spiegato: "Avrei detto che era più simile a una struttura ETF che a un'indicizzazione avanzata. Abbiamo già accesso a strategie passive a costi molto bassi, quindi affinché gli ETF attivi siano interessanti devono offrire un potenziale alfa reale, non solo modeste inclinazioni".
Le preferenze dei clienti wholesale propendono per un'indicizzazione avanzata. Un wealth manager nel Regno Unito ha dichiarato: "Preferiamo l'approccio di indicizzazione avanzata: basso tracking error con un modesto potenziale di sovraperformance. I nostri clienti cercano rendimenti corretti per il rischio migliori rispetto a quelli offerti dalle strategie puramente passive, ma non si sentono a proprio agio con la volatilità derivante dalle scommesse di investimenti attivi ad alta convinzione".
Il contesto resta un elemento determinante. Una fondazione in Italia ha spiegato: "Per le azioni dei mercati sviluppati, dove i mercati sono altamente efficienti, l'indicizzazione avanzata ha probabilmente più senso. Ma nel reddito fisso, in particolare nei mercati del credito o in quelli emergenti, saremmo più interessati ad approcci genuinamente attivi, perché ci sono più opportunità per i gestori qualificati di aggiungere valore".
Grafico 4: Approccio preferito per gli ETF attivi, % di citazioni
2. Considerazioni sull'attuazione e ostacoli
2. Considerazioni sull'attuazione e ostacoli
Risultati chiave:
- La metodologia di investimento emerge come il principale criterio di selezione (94% degli investitori istituzionali, 89% di quelli wholesale). Gli investitori richiedono una spiegazione chiara e trasparente del modo in cui le strategie puntano a generare alfa.
- La disponibilità limitata di prodotti rappresenta la barriera primaria all'adozione (88% degli investitori istituzionali, 70% di quelli wholesale).
- La mancanza di track record sufficienti costituisce il secondo ostacolo più significativo (65% degli investitori istituzionali, 80% di quelli wholesale), con gli investitori che richiedono prove di performance in condizioni di mercato diverse.
Priorità di selezione
Nella scelta di un ETF attivo, la metodologia di investimento è il fattore più importante, citato dal 94% degli investitori istituzionali e dall'89% dei clienti wholesale (Grafico 5). Il rappresentante di un fondo pensione a prestazione definita del Regno Unito ha sottolineato: "La decisione più importante sarebbe l'approccio di investimento specifico: in che modo il gestore cerca esattamente di generare alfa? Qual è il loro vantaggio? Poi guarderemmo ai costi e alla liquidità e, cosa fondamentale, vorremmo vedere un track record reale piuttosto che solo risultati testati in passato".
Il costo rispetto ai fondi attivi tradizionali è un fattore significativo, citato dal 71% degli investitori istituzionali e dall'84% dei clienti wholesale. Un assicuratore in Germania ha osservato: "Attualmente paghiamo 75-100 punti base per le strategie attive a reddito fisso sotto forma di fondo comune. Se gli ETF attivi sono in grado di offrire prestazioni comparabili a 40-60 punti base, è un'opportunità interessante".
Il track record del team di gestione è altamente valorizzato dagli investitori, soprattutto da quelli istituzionali (71%), rispetto ai clienti wholesale (63%). Una fondazione in Italia ha spiegato: "Esamineremmo con molta attenzione chi gestisce effettivamente la strategia: la loro esperienza, la loro permanenza insieme come team, le loro strutture di incentivazione. La gestione attiva riguarda in ultima analisi le persone, quindi anche in termini di ETF il team riveste un'importanza fondamentale".
Il volume degli scambi e la liquidità sono importanti per il 71% degli investitori istituzionali e il 53% dei clienti wholesale. Un assicuratore in Italia ha osservato: "Abbiamo bisogno della certezza di poter uscire da una posizione di dimensioni significative senza influenzare fortemente il mercato".
Il tema della trasparenza rimane particolarmente rilevante: è considerato prioritario dal 59% degli investitori istituzionali e dal 53% dei clienti wholesale. Pur offrendo aggiornamenti quotidiani sulle posizioni in portafoglio, gli ETF attivi devono garantire una chiara comprensione della strategia e del processo di investimento sottostante, aspetti che gli investitori ritengono essenziali.
Un wealth manager in Svizzera ha espresso questa esigenza: "La trasparenza è l'elemento più importante per noi: non investiremmo mai in qualcosa di cui non conosciamo il contenuto. I nostri clienti si aspettano di capire ciò che possiedono". Questo va oltre la semplice visione delle partecipazioni attuali e comprende la comprensione delle motivazioni dell'investimento, del quadro decisionale e di come la strategia potrebbe evolversi.
Grafico 5: Considerazioni prioritarie in fase di selezione degli ETF attivi, % di citazioni
Ostacoli all'adozione
Nonostante l'evidente entusiasmo per gli ETF attivi, gli investitori hanno individuato diversi ostacoli importanti che attualmente ne limitano l'adozione. La disponibilità limitata dei prodotti è la preoccupazione principale, citata dall'88% degli investitori istituzionali e dal 70% dei clienti wholesale (Grafico 6). Il rappresentante di un fondo pensione a prestazione definita in Germania ha spiegato: "Saremmo interessati ad ampliare il nostro utilizzo di ETF attivi, ma la gamma di prodotti è semplicemente troppo limitata al momento. Abbiamo bisogno di più opzioni nei settori del reddito fisso, di una maggiore copertura geografica e di una maggiore diversificazione degli stili all'interno dei titoli azionari".
Anche l'esperienza limitata rappresenta un ostacolo, segnalato dal 65% degli investitori istituzionali e dall’80% dei clienti wholesale. Il rappresentante di un fondo pensione a contribuzione definita del Regno Unito ha sottolineato: "Abbiamo bisogno di almeno tre anni di track record, preferibilmente cinque, prima di impegnare risorse significative in un ETF attivo. I risultati dei test retrospettivi sono interessanti ma non sufficienti".
Alcuni intervistati hanno suggerito che i track record paralleli delle corrispondenti strategie in formato fondo comune potrebbero costituire un utile riferimento aggiuntivo. Un assicuratore in Germania ha osservato: "Se una strategia consolidata di fondi comuni di investimento attivi viene resa disponibile in formato ETF con lo stesso team e lo stesso processo, saremmo disposti a considerare tale track record come prova rilevante".
La trasparenza nella strategia di investimento è fonte di preoccupazione per il 76% degli investitori istituzionali e per il 60% dei clienti wholesale. Il rappresentante di un fondo pensione a prestazione definita in Svizzera ha spiegato: "Abbiamo bisogno di sufficiente trasparenza per comprendere l'approccio e monitorare il rischio. Le strategie attive si basano in ultima analisi sul giudizio e sulla convinzione del gestore, che sono più difficili da valutare rispetto a una metodologia basata su regole".
I costi più elevati rispetto agli ETF passivi preoccupano il 41% degli investitori istituzionali e il 35% dei clienti wholesale. Un wealth manager nel Regno Unito ha spiegato: "Se un ETF azionario passivo costa 5-10 punti base e un ETF azionario attivo costa 60-80 punti base, si tratta di un ostacolo difficile da superare. La strategia attiva deve costantemente sovraperformare almeno della differenza di commissione, preferibilmente di un importo nettamente superiore".
Grafico 6: Preoccupazioni per l'uso di ETF attivi, % di citazioni
3. Opportunità di crescita in tutte le asset class
3. Opportunità di crescita in tutte le asset class
Risultati chiave:
- Gli ETF azionari attivi beneficiano della maturità del mercato con track record consolidati, sostenendo la continua espansione verso strategie sistematiche e approcci tematici
- Le inefficienze strutturali dei mercati del reddito fisso e i casi d'uso tattici li rendono particolarmente interessanti per la gestione attiva
- Le esposizioni alternative tramite ETF stanno suscitando un interesse crescente, con la domanda trainata in particolare dalle strategie legate al credito privato, alle materie prime e agli hedge fund.
Strategie azionarie attive: sfruttare lo slancio esistente
Come illustrato nel Grafico 2, le strategie azionarie attive suscitano il maggiore interesse complessivo (94%), con il 46% degli intervistati che ha già investito in questo settore: un divario di 48 punti percentuali che indica un notevole margine di crescita continua.
La continua espansione è sostenuta da diversi fattori. La base utenti esistente fornisce una prova di fattibilità e contribuisce a risolvere i dubbi relativi ai risultati ottenuti in passato dalle strategie più recenti. Un wealth manager nel Regno Unito ha osservato: "Abbiamo avuto esperienze positive con i nostri ETF azionari attivi, il che ci rende più disponibili a prendere in considerazione nuove offerte in questo settore".
Le strategie sistematiche e fattoriali rappresentano un segmento particolarmente promettente. Il rappresentante di un fondo pensione a prestazione definita del Regno Unito ha spiegato: "Gli approcci attivi sistematici funzionano bene nel formato ETF: la natura basata su regole garantisce che la trasparenza non comprometta la strategia. Saremmo interessati a vedere più opzioni in questo ambito, in particolare strategie che combinano più fattori o adattano l'esposizione ai fattori in base alle condizioni di mercato".
Anche le strategie azionarie tematiche riscuotono crescente interesse, poiché consentono di cogliere le principali tendenze secolari preservando al contempo i vantaggi operativi della struttura ETF. Inoltre, la diversificazione geografica apre ulteriori spazi di sviluppo: gli intervistati evidenziano infatti alcune lacune nelle strategie azionarie attive europee, negli approcci ai mercati emergenti e nelle specializzazioni regionali. Un assicuratore in Germania ha osservato: "Possiamo essere interessati a strategie azionarie europee attive in grado di districarsi nelle complessità dei diversi mercati e contesti normativi della regione".
Reddito fisso: l'opportunità in primo piano
Le strategie attive a reddito fisso sono nel mirino dell'89% degli investitori, ma solo l'11% ha attualmente investito in questo settore, con un divario di 78 punti percentuali (Grafico 2).
Diversi fattori strutturali spiegano sia l'elevato interesse che il notevole margine di crescita. A differenza dei mercati azionari sviluppati, i mercati obbligazionari presentano ancora notevoli inefficienze. Un assicuratore tedesco ha spiegato: "I mercati obbligazionari, in particolare quelli del credito, sono meno efficienti rispetto ai mercati azionari. C'è un reale margine di manovra per i gestori che comprendono i fondamenti del credito per aggiungere valore attraverso la selezione dei titoli e l'allocazione settoriale".
Il posizionamento tattico lungo la curva della duration è emerso come un caso d’uso particolarmente rilevante. Un wealth manager nel Regno Unito ha spiegato: "Gli ETF sono un ottimo strumento nel settore del reddito fisso per effettuare operazioni di duration e adeguare rapidamente le posizioni, cosa più difficile con le obbligazioni dirette. Gli ETF a reddito fisso attivo ci forniscono gli strumenti per attuare queste opinioni in modo efficiente".
Le opportunità più interessanti si distribuiscono su diversi segmenti. Nel credito corporate, gli investitori rilevano un’elevata dispersione in termini di qualità e spread, un contesto in cui i gestori più esperti possono generare valore aggiunto. Anche il segmento high yield continua ad attirare l’interesse di chi è alla ricerca di rendimenti superiori, pur mantenendo un adeguato livello di liquidità. Una fondazione in Germania ha osservato: "Nel segmento high yield, evitare i default è importante tanto quanto selezionare i titoli migliori. Siamo interessati a ETF attivi in grado di dimostrare una selezione creditizia e una gestione del rischio disciplinate".
Il debito dei mercati emergenti offre opportunità interessanti sia nelle strategie in valuta forte sia in quelle denominate in valuta locale. Un assicuratore svizzero ha spiegato: "Il debito dei mercati emergenti è talmente complesso che riteniamo che una gestione attiva possa realmente aggiungere valore, ma non disponiamo delle competenze interne necessarie per gestirlo autonomamente. Gli ETF attivi potrebbero fornire un punto di accesso efficiente".
I settori specializzati, tra cui il credito cartolarizzato e i prestiti bancari, rappresentano ulteriori aree ambiti in cui gli investitori intravedono un significativo potenziale per strategie attive. Un wealth manager nel Regno Unito ha osservato: "Esistono segmenti del mercato del reddito fisso a cui è difficile accedere in modo efficiente attraverso strategie passive o partecipazioni dirette".
Esposizioni alternative: attive per natura
L'esposizione ad asset class alternative tramite ETF rappresenta un'opportunità in rapida evoluzione, con il 54% degli investitori che ha espresso interesse nonostante l’assenza di un utilizzo effettivo tra gli intervistati (Grafico 2).
Sebbene materie prime e alcune attività digitali consentano già un’esposizione indicizzata, la maggior parte delle strategie alternative richiede per definizione una gestione attiva: non esistono infatti indici investibili per il credito privato, gli hedge fund o il settore immobiliare, ad esempio. Questo rende le alternative una naturale estensione potenziale dell'opportunità offerta dagli ETF attivi.
Le preferenze degli investitori delineano priorità molto nette. Il credito privato guida la domanda degli investitori istituzionali con l'82%, mentre il 50% dei clienti wholesale manifesta interesse (Grafico 7). Il rappresentante di un fondo pensione a prestazione definita del Regno Unito ha osservato: "Gli ETF sul credito privato sono sicuramente interessanti e qualcosa che vorremmo esplorare". Una banca privata italiana ha aggiunto: "Il credito privato può essere interessante: oggi l'accesso è limitato e gli ETF potrebbero renderlo più investibile".
Questo slancio riflette sia i rendimenti attraenti associati al credito privato sia la complessità operativa che caratterizza l’accesso a questa asset class tramite strumenti tradizionali.
Le materie prime rappresentano un altro polo di interesse, citate dal 36% degli investitori istituzionali e dal 63% dei clienti wholesale. Pur essendo una delle poche alternative accessibili anche tramite esposizioni passive, la gestione attiva può comunque aggiungere valore attraverso scelte di timing e selezione. Anche le strategie hedge fund attirano un interesse relativamente equilibrato (45% degli istituzionali e 50% del retail), mentre le strategie legate alla volatilità/VIX risultano particolarmente rilevanti per il 55% degli investitori istituzionali e il 44% dei clienti retail.
Gli ostacoli all’adozione delle alternative, tuttavia, restano più pronunciati rispetto alle asset class tradizionali. Gli investitori evidenziano soprattutto la tensione strutturale tra la liquidità giornaliera dello strumento ETF e la natura intrinsecamente illiquida di molte asset class alternative. Un wealth manager in Svizzera ha colto il dilemma: "Le strategie alternative nelle strutture ETF sono concettualmente interessanti, ma nutriamo dei dubbi sulla compatibilità della liquidità giornaliera con la maggior parte delle asset class alternative. Questi veicoli hanno attualmente un track record limitato, quindi restiamo cauti".
La disponibilità dei prodotti rappresenta una sfida ancora più ardua nel settore degli strumenti alternativi rispetto a quello dei titoli a reddito fisso. Il mercato attuale rimane poco sviluppato, con una diversificazione limitata in termini di strategie, aree geografiche e stili di gestione. Tuttavia, il forte interesse, in particolare nel credito privato, suggerisce significative opportunità per soluzioni ben strutturate in grado di affrontare in modo credibile la questione della liquidità, fornendo al contempo un'esposizione reale ai premi di rischio alternativi.
Grafico 7: Asset class alternative attualmente accessibili o che si desidera rendere accessibili tramite ETF, % di citazioni
Gestione attiva alle nuove condizioni
Gestione attiva alle nuove condizioni
Per decenni, accedere alla gestione attiva significava spesso accettare dei compromessi: i gestori più qualificati operavano entro i vincoli strutturali dei fondi comuni o richiedevano soglie minime elevate nei mandati separati.
Gli investitori, di conseguenza, erano spesso costretti a scegliere tra soluzioni operative semplici ma poco flessibili oppure mandati personalizzati che comportavano impegni significativi in termini di capitale e complessità. Gli ETF attivi stanno superando questa dicotomia, offrendo accesso alla gestione attiva attraverso un veicolo che combina liquidità giornaliera, trasparenza delle partecipazioni e integrazione efficiente nel portafoglio.
La ricerca mostra chiaramente come gli investitori stiano accogliendo questo cambiamento, pur mantenendo criteri di selezione rigorosi: continuano infatti a richiedere metodologie d’investimento chiare, track record credibili e strategie autenticamente attive, così come avviene per qualunque altro strumento di gestione.
Il divario osservato tra interesse e utilizzo attuale non deriva da scetticismo verso il modello, ma piuttosto da una gamma di prodotti ancora limitata e da track record relativamente brevi. Con la progressiva riduzione di queste barriere, è plausibile che la domanda latente si traduca in un’adozione più ampia.
Ciò che rende questo momento così interessante è l'ampiezza delle opportunità offerte dall'intero spettro attivo. Gli ETF azionari attivi hanno dimostrato che il modello può funzionare per alcuni investitori e continuano a espandersi in strategie sistematiche, approcci tematici e specializzazioni geografiche. Il reddito fisso rappresenta un potenziale inespresso significativo, dove le inefficienze di mercato sono considerate persistenti e il posizionamento tattico offre un chiaro valore aggiunto. Le strategie quantitative trovano la loro collocazione naturale in strutture trasparenti con approcci basati su regole. Anche gli strumenti alternativi, tradizionalmente associate a veicoli opachi e illiquidi, sono considerati potenzialmente in grado di adattarsi ai formati di negoziazione quotidiana.
Il mercato degli ETF attivi è quindi a un punto di svolta: gli investitori sono sempre meno disposti ad accettare che l’accesso a una gestione attiva di qualità debba avvenire a scapito dei vantaggi operativi tipici delle strutture moderne.
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