GCC 2020 – I punti chiave

Il 13 e 14 gennaio 2020 si è svolta a Shanghai la UBS Greater China Conference: 57 sessioni di approfondimento sull’economia cinese, le opportunità per gli investitori e le prospettive economiche globali.

05 mar 2020

La GCC 2020 in 60 secondi

  • Attesa una crescita modesta per l’economia globale, ma con un basso rischio di recessione
  • Segnali di collaborazione tra Cina e Stati Uniti, ma le tensioni commerciali sono destinate a perdurare
  • Il conflitto commerciale non sta causando la fuga immediata delle industrie manifatturiere dalla Cina
  • La Cina diventa sempre più cinese e merita una posizione di rilievo nelle allocazioni di portafoglio
  • I mercati cinesi continuano a offrire enormi opportunità agli investitori attivi

Attesa una crescita modesta per l’economia globale, ma con un basso rischio di recessione

Il quadro di incertezza è alimentato in particolare dalle questioni commerciali (specialmente tra Stati Uniti e Cina) e dalle tensioni geopolitiche in Medio Oriente. Ad affermarlo è stato Raghuram Rajan, ex-governatore della Banca centrale indiana e Direttore di IMF Research, il quale vede alcuni segnali di aumento del rischio, per esempio nel debito governativo e societario, ma ritiene che in presenza di tassi di interesse ancora bassi il rischio di una calamità/recessione rimarrà comunque molto limitato. Nel panorama di crescita mondiale, Asia e Cina continueranno a distinguersi in positivo.

Nel panorama di crescita mondiale, Asia e Cina continueranno a distinguersi in positivo.

Segnali di collaborazione tra Cina e Stati Uniti, ma le tensioni commerciali sono destinate a perdurare

La fase uno dell’accordo commerciale rappresenta un fattore positivo per i mercati, ma diversi problemi rilevanti devono ancora trovare una soluzione e le tensioni nei rapporti tra Stati Uniti e Cina sono destinate a perdurare, ha dichiarato Fu Uing, ex vice-ministro degli Affari Esteri cinese.

Pur confermando nel complesso questa visione, Bin Shi, Head of China Equities di UBS AM, ritiene che in Cina vi siano opportunità legate ad alcuni driver domestici (domanda di consumi, invecchiamento della popolazione, ecc.) ora che il Paese sta passando da un sistema economico orientato al commercio a un modello improntato alla domanda interna.

Il conflitto commerciale non sta causando la fuga immediata delle industrie manifatturiere dalla Cina

Il processo era comunque già in atto; per quanto alcune industrie manifatturiere abbiano annunciato l’intenzione di trasferirsi, a causa dei costi e delle difficoltà a ricreare la rete di fornitori altrove saranno solo in pochi a lasciare effettivamente la Cina, ha spiegato Bert Hoffman della National University di Singapore.

L’impatto delle questioni commerciali sull’economia cinese è minimo, soprattutto perché la domanda interna è ormai il driver principale della domanda ed è proprio questo aspetto che gli investitori dovrebbero seguire con particolare attenzione.

La Cina diventa sempre più cinese e merita una posizione di rilievo nelle allocazioni di portafoglio

Jeongmin Seong, Partner di McKinsey Global Institute, sostiene che la crescita cinese sia sempre più trainata da fattori interni come la domanda dei consumatori.

Le forze che alimentano la domanda interna cinese hanno ancora ampie possibilità di crescita e proprio per questo motivo, secondo Geoffrey Rubin del Canada Public Pension Investment Board (CPPIB), la Cina merita senza dubbio un posto di rilievo nelle allocazioni di portafoglio. L’esposizione verso la Cina offre inoltre una serie di vantaggi in termini di diversificazione, tanto da giustificare un’allocazione su base standalone anziché nell’ambito di una generica strategia sui mercati emergenti.

I mercati cinesi continuano a offrire enormi opportunità agli investitori attivi

I mercati azionari onshore della Cina sono inefficienti, in particolare perché l’80% delle transazioni è riconducibile a investitori retail che hanno un periodo di detenzione medio dei titoli stimato pari a due giorni, ha ricordato Geoffrey Wong, Head of Emerging Markets e APAC Equities di UBS AM.

Questo significa che sono gli investitori retail a stabilire i prezzi dei titoli, creando inefficienze che possono essere sfruttate dagli investitori attivi, orientati ai fondamentali. Ecco perché le strategie attive cinesi che si avvalgono di un’approfondita ricerca sul campo rappresentano la soluzione ideale per cogliere le opportunità di alpha offerte dalla Cina.


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