La Cina alla prese con rifiuti alimentari, carenza di cibo e cambiamenti climatici

Quanti rifiuti alimentari sono prodotti in Cina? Perché il cibo non basta? E in che modo la Cina può risolvere i problemi legati ai cambiamenti climatici con gli scarafaggi?

di Michael Baldinger, Head of Sustainable and Impact Investing 22 lug 2019
  • In Cina si producono fino a 18 milioni di tonnellate di rifiuti alimentari all’anno 
  • La Cina deve affrontare anche il problema di una produzione alimentare insufficiente a sfamare la propria popolazione, soprattutto dopo il passaggio a una dieta a maggior contenuto proteico
  • Secondo gli imprenditori cinesi, gli scarafaggi sarebbero una soluzione ai problemi dei rifiuti alimentari e dei mangimi
  • Sempre più spesso gli insetti sono visti come una fonte di “proteine sostenibili” e l’esempio degli scarafaggi dimostra quanto la Cina stia diventando una fonte di nuove e innovative idee in grado di cambiare il mondo in cui viviamo

Sono tre le sfide più urgenti a cui deve far fronte la Cina: gestire i rifiuti alimentari, sfamare i suoi 1,3 miliardi di abitanti e contrastare in maniera sostenibile i cambiamenti climatici. Pur trattandosi di sfide particolarmente impegnative, gli imprenditori cinesi più intraprendenti hanno trovato una soluzione scientificamente comprovata, anche se forse non gradita a tutti.

Cina: il problema dei 18 milioni di tonnellate di rifiuti alimentari

La Cina produce fino a 18 milioni di tonnellate1 di rifiuti alimentari all’anno – quanto basta per sfamare fino a 15 milioni di persone2, per un valore totale stimato di 32 miliardi di dollari USA3.

Come vengono gestiti questi rifiuti dalle autorità cinesi? Gli studi dimostrano in maniera allarmante che queste montagne di cibo sprecato solo raramente sono riciclate.

Pechino ricicla meno del 10% delle 13.500 tonnellate di rifiuti alimentari prodotte quotidianamente4, mentre il resto viene conferito in discarica o negli impianti di incenerimento, con effetti negativi sull’ambiente.  

La decomposizione dei rifiuti alimentari nelle discariche produce metano, uno dei più pericolosi gas a effetto serra (greenhouse gas, GHG) che, stando alle ricerche, sarebbe un inquinante 84 volte più potente di sostanze come la CO2.

Questa è una delle ragioni per cui la Cina è considerata uno dei maggiori produttori al mondo di GHG6: secondo le stime, il Paese avrebbe rilasciato nell’atmosfera circa 60 milioni di tonnellate di metano nel 2015, di cui all’incirca 8 sarebbero attribuibili ai soli rifiuti alimentari7.

La Cina produce fino a 18mln di tonnellate di rifiuti alimentari all’anno - quanto basta per sfamare 15 milioni di persone

Il metano è uno dei più pericolosi gas a effetto serra - 84 volte più potente della CO2  - e la Cina ne ha rilasciati 60mln di tonnellate nel 2015

Come se non bastasse, il problema dei rifiuti alimentari cinesi pare destinato, con tutta probabilità, ad aggravarsi.

La rapida urbanizzazione, per cui si stima che altri 120 milioni di persone si trasferiranno in città entro il 20258, eserciterà pressioni ancora maggiori sulla filiera e sullo smaltimento dei rifiuti alimentari cinesi che, stando ai dati delle ricerche, il Paese non è in grado di sostenere con le sue attuali risorse.

Sfamare 1,3 milioni di persone

Ma la lotta alimentare della Cina non si limita al trattamento dei rifiuti alimentari, bensì riguarda anche la produzione di una quantità di cibo sufficiente anzitutto a sfamare i suoi 1,3 milioni di abitanti, e a farlo in maniera sostenibile.

Una sfida che diventa sempre più impegnativa, soprattutto dato il cambiamento delle abitudini alimentari.

In media un cinese ha consumato 48,7 kg di carne all’anno nel 2015, il 62,3% in più della media del 1995; ma il dato dovrebbe crescere ancora, arrivando a 53,9 kg entro il 2025 (+10,6%)9.

In media un cinese consumerà 53,9 kg di carne nel 2025, il 10,6% in più rispetto al 2015


Consumo di carne annuo pro capite in Cina (kg), 1995-2025 (previsioni)

Questa tendenza graverà ancora di più sul settore dell’allevamento cinese e, scendendo lungo la catena alimentare, farà aumentare la domanda di mangimi.

Il fatto che la Cina ricorra in misura sempre maggiore alle importazioni per soddisfare i bisogni alimentari dei propri animali ne giustifica la forte domanda di soia, tanto da rendere il Paese il maggiore importatore al mondo di questo alimento10.

Cina: Importazioni di soia (miliardi di bushel), 1995-2018

A tal proposito la soia è un valido esempio. Il settore cinese della produzione di carne è specializzato in carne di maiale e la soia è considerata un mangime eccellente per i suini per il suo elevato potere nutrizionale e l’ottimo apporto proteico11.

Ma la crescente domanda di soia della Cina ha importanti effetti sull’ambiente per due motivi principali: 

  • La soia è una delle colture a utilizzo più intensivo di acqua: si stima che servano 900 litri di acqua per produrre un chilo di questo prodotto12
  • La crescente domanda di soia incide sul disboscamento: da quando la Cina è diventata un mercato enorme per i produttori di soia, Paesi come il Brasile hanno convertito gli spazi occupati dalle foreste in terreni arabili per coltivare la soia da esportare, con un conseguente disboscamento stimato di 21.000 km2 di terreni13.

Pertanto il progressivo aumento della domanda di carne della Cina incide in maniera sempre più aggressiva sull’ambiente globale, aggiungendo un'ulteriore dimensione alle sfide alimentari del Paese.

In un mondo ideale, gli scienziati potrebbero quindi ideare un processo efficiente per il trattamento dei rifiuti alimentari e predisporre un’offerta pronta all’uso e sostenibile di mangimi ricchi di nutrienti da somministrare agli animali.

Per di più, queste soluzioni potrebbero essere raggruppate in un pacchetto mirato.

La buona notizia è quindi che gli imprenditori cinesi più intraprendenti hanno trovato quella che a loro avviso potrebbe essere una soluzione al problema, l’allevamento di scarafaggi.


Scarafaggi: una panacea per le sfide alimentari cinesi?

Li Yanrong, fondatore di Shandong Qiaobin Agriculture Technology, con sede a Jinan nella provincia nordorientale cinese di Shandong, ha costruito un complesso a clima controllato per ospitare scarafaggi e affrontare in maniera sostenibile le sfide di approvvigionamento alimentare e trattamento dei rifiuti alimentari della Cina.

Questa soluzione prevede la raccolta dei rifiuti alimentari e il loro trattamento in una sostanza liquida che viene riversata in tubi e distribuita negli alloggiamenti degli scarafaggi, che se ne cibano per poi, a loro volta, diventare cibo per altri animali alla fine del loro ciclo vitale di un anno.

Secondo Yanrong, gli scarafaggi rappresentano una soluzione sostenibile al problema dei rifiuti alimentari.

Innanzitutto, gli scarafaggi sono consumatori di rifiuti estremamente efficienti, che possono “smaltire” enormi quantità di rifiuti in un periodo di tempo molto breve.

Ad esempio, il miliardo circa di scarafaggi allevato da Yanrong può masticare fino a 50 tonnellate di rifiuti alimentari al giorno – quanto pesano, per dare un’idea, sette elefanti adulti14.

In secondo luogo, gli scarafaggi non sono efficienti solo nello “smaltimento” dei rifiuti, ma anche e soprattutto nella trasformazione dei rifiuti in proteine alimentari15, un fattore essenziale nell’ottica di una produzione sostenibile di mangimi.

Infine, quando sono rinchiusi negli alloggiamenti a temperatura controllata, gli scarafaggi non richiedono particolari interventi, il che li rende una soluzione a bassa manutenzione per l’industria alimentare.

Perché gli scarafaggi sono una soluzione alle sfide per la produzione di mangimi?

Essendo molto nutrienti16, sono considerati una valida alternativa ai mangimi di natura vegetale, secondo numerosi studi sul tema nel campo della ricerca sui mangimi17.

Date le loro dimensioni e i minimi interventi richiesti, rappresentano un’alternativa interessante ai mangimi ottenuti con colture intensive, come quella della soia, ed esercitano minori pressioni sull’ambiente.

In Cina un miliardo di scarafaggi può consumare 50 tonnellate di cibo al giorno, secondo le stime


Scarafaggi: un vero e proprio business?

Intervistato da Reuters, Li Yanrong ha rivelato di avere in programma altri allevamenti di scarafaggi, stimando che i tre pianificati potrebbero “smaltire” circa un terzo dei rifiuti alimentari prodotti dalla città di Jinan.

Un limite alla diffusione di questa soluzione è dato dalla suddivisione dei rifiuti alimentari che, nella maggior parte dei casi, sono indifferenziati quando arrivano all’impianto di trattamento. L’automazione potrebbe risolvere questo problema mediante processi tecnologici per separare dai rifiuti inorganici quelli da dare in pasto agli scarafaggi.

Ricordiamo infine che l’utilizzo degli scarafaggi è un’idea relativamente nuova nell’industria alimentare, per cui non si dispone ancora di dati sufficienti in merito ai possibili rischi del loro inserimento nella catena alimentare come alternativa ai mangimi.

Tutto pronto per le “proteine sostenibili”

Le tendenze più generali del settore globale dei mangimi lasciano intendere che il caso della Cina potrebbe rientrare in un trend globale in crescita. I produttori di mangimi di tutto il mondo, tra cui Cargill, Wilbur-Elllis e Buhler Group, stanno investendo ingenti somme nelle fonti di “proteine sostenibili” come gli insetti, essendo alle prese con i cambiamenti delle abitudini alimentari e la crescente domanda di carne.

Ma la storia degli scarafaggi è anche un esempio importante di come le imprese stanno affrontando la sfida dei cambiamenti climatici e del fatto che la Cina sta diventando una fonte di idee e tecnologie nuove e innovative in grado di cambiare il mondo in cui viviamo.

E dato il crescente slancio verso la ricerca e lo sviluppo di soluzioni creative per la gestione dei cambiamenti climatici, siamo convinti che nei prossimi anni la Cina sarà una fonte preziosa di idee di investimento innovative nel campo degli investimenti sostenibili.


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