UBS Nobel Perspectives: il mondo post COVID-19

Oliver Hart

14 lug 2020

Nell’ambito del progetto UBS Nobel Perspectives, siamo lieti di presentarvi una serie di webinar, grazie ai quali potrete porre le vostre domande, direttamente, a dei Premi Nobel per l’Economia.

UBS Nobel Perspectives affronta le questioni che definiscono la nostra realtà, andando dritto al punto, e offre la più grande biblioteca di contenuti delle interviste a Premi Nobel.

Il Professor Oliver Hart ha ricevuto il Premio Nobel per l’Economia nel 2016, insieme al finlandese Bengt Holmström. Attualmente insegna all’Università di Harvard. Noto per il suo lavoro nell’ambito della teoria dei contratti, nonché per essere un vero specialista delle diverse problematiche che interessano l’architettura contrattuale, ha dedicato la sua ultima ricerca al contributo delle imprese alla sostenibilità. Insieme a Michael Baldinger, Head of Sustainable and Impact Investing in UBS Asset Management, ha dettagliato in un webinar le conseguenze della pandemia e le sue implicazioni per gli investitori.

Il webinar in sintesi

  • Molti azionisti sono disposti ad accettare profitti più bassi se la strategia o l’approccio agli investimenti dell’azienda rispecchia i loro stessi valori. 
  • Le imprese dovrebbero consultare di più i propri azionisti riguardo all’adozione dei fattori ESG in rapporto ai profitti. 
  • La pandemia ha evidenziato l’importanza del capitale umano insieme al capitale fisico. 
  • Persiste l’ingiustizia sociale, in un contesto in cui i lavoratori qualificati hanno un potere contrattuale maggiore, in termini di condizioni lavorative, rispetto ai lavoratori non qualificati. 
  • Il COVID-19 ha insegnato molto sulla best practice in materia di governance. 
  • I governi dispongono di strumenti efficienti per affrontare il cambiamento climatico, tra cui i sussidi per l’energia pulita, gli investimenti in ricerca e sviluppo o l’introduzione di una carbon tax.

Michael Baldinger, Head of Sustainability and Impact Investing

Per questo webinar, nello specifico, abbiamo scelto di concentrare la nostra attenzione sull’importanza dei fattori ambientali, sociali e di governace (o ESG: Environmental, Social e Governance) in relazione alla situazione attuale. Gli investimenti sostenibili si trovano ad un punto di svolta? Ne discuteremo le difficoltà e l’esigenza di trovare soluzioni finanziarie massicce, sia nel settore pubblico che in quello privato, se si deciderà di affrontare il cambiamento climatico nel contesto odierno.

Il mondo nelle grinfie del COVID-19

Questa crisi è stata unica nel suo genere, in quanto non si è trattato di una recessione trainata dalla domanda e causata da fattori interni al sistema economico. La pandemia è stata provocata dal virus, al difuori del sistema economico, e ha richiesto una risposta differente. Due delle ragioni che hanno costretto le aziende a interrompere temporaneamente l’operatività sono state la sicurezza e l’efficienza. Non si sono fermate a causa dell’insufficienza di domanda.

Il ruolo prioritario del governo consiste nel contenere la diffusione del virus, anzitutto rispondendo in tempi rapidi alla crisi di salute pubblica e, in secondo luogo, proteggendo i singoli dalle ripercussioni economiche, soprattutto le fasce a basso reddito. Per queste ultime non si è fatto a sufficienza e invece sono state le imprese di grandi dimensioni a ricevere la maggior parte del supporto.

All’inizio della crisi, i leader di Regno Unito e Stati Uniti hanno ignorato i consigli degli esperti scientifici e ciò si è dimostrato controproducente. Succede che gli scienziati a volte siano in disaccordo tra loro, ma posseggono comunque le competenze necessarie per delle valutazioni nel loro ambito di competenza. Ad esempio, l’invito a indossare le mascherine in pubblico è arrivato troppo tardi ed è stato troppo vago. Al contempo, i governi avevano il compito di valutare correttamente le tempistiche e l’estensione delle libertà concesse, aspetto che incide sugli altri e sul rischio di trasmettere l’infezione. Stiamo ancora imparando; la best practice deve quindi essere appannaggio degli esperti scientifici.

Le aziende che dispongono di liquidità in eccesso sembrano godere di salute migliore, così come anche le imprese del settore tecnologico. Le aziende a corto di liquidità che non sono riuscite a superare la tempesta si sono viste costrette a dichiarare fallimento.

Trovo che conservare delle riserve o dei risparmi sia una strategia ragionevole, sia per i singoli che per le imprese, così da garantirsi un certo margine di sicurezza nel caso in cui dovesse verificarsi un altro evento disastroso. Oltre alla liquidità, anche detenere asset liquidi che possano essere trasformati in cash, come ad esempio le azioni di un’azienda, è un altro modo per prepararsi ad un evento di questo tipo.

Le aziende che hanno optato per operazioni di riacquisto di titoli azionari e hanno speso quella liquidità, oggi stanno peggio, ma ciò non significa che non potranno ripresentarsi nuovamente sui mercati in futuro.

Negli ultimi 18-36 mesi, si è verificata una forte trasformazione nel modo in cui i maggiori detentori di asset del mondo hanno deciso di allocare il capitale e nella loro attenzione alle questioni legate alla sostenibilità. I mercati del libero capitale sono il meccanismo di trasmissione più potente per promuovere la sostenibilità delle imprese.

Michael Baldinger

Gli investitori presteranno ora più attenzione al rischio di pandemie future, forse anche perché assisteremo ad un loro aumento. Il mondo è decisamente interconnesso e una crisi potrebbe verificarsi di nuovo in qualunque momento.
Oggi come non mai, i più grandi detentori di asset valutano i criteri ESG prima di prendere una qualunque decisione d’investimento. Le aziende dovranno considerare un’adeguata pianificazione per affrontare eventuali pandemie e valutare il proprio approccio ESG secondo le aspettative degli investitori, per poter attirare capitali al giusto costo.

Sbloccare la popolazione mondiale

Il capitale umano è diventato un argomento estremamente importante rispetto a quello fisico. Lo spettro delle qualifiche dei lavoratori svolge un ruolo determinante nel potere contrattuale delle persone all’interno di un’organizzazione.

Il modo in cui le aziende trattano i propri dipendenti durante una crisi può anche provocare un danno reputazionale al marchio e incidere sulle assunzioni future. Infatti, dal punto di vista del consumatore, la pubblicità negativa può intaccare l’immagine dell’azienda. Tuttavia, non so dire se questi indicatori siano sufficienti a rendere le questioni sociali una priorità. Tutto dipende dalle imprese: esclusivamente interessate al fatturato oppure con una maggiore sensibilità alle questioni sociali.

A mio avviso, molte aziende agiscono nell’interesse degli azionisti. Da sottolineare però che non tutti gli azionisti sono interessati esclusivamente al fatturato e ai profitti. Molti di loro sono disposti ad accettare profitti più bassi se la strategia o l’approccio agli investimenti dell’azienda rispecchiano i loro stessi valori. Una società dovrebbe chiedere agli azionisti quali sono i loro principali interessi e obiettivi. Bisogna distinguere tra gli azionisti che hanno interesse affinché la società sopravviva ai cambiamenti climatici per ragioni legate ai profitti e coloro che invece si occupano direttamente di questioni ambientali.

In alcuni casi, i profitti e le pratiche aziendali sostenibili non presentano situazioni di conflitto e, quindi, non si escludono a vicenda. Nei casi in cui invece il conflitto esiste, le aziende dovrebbero consultare gli azionisti per capirne la propensione ad orientarsi in un senso piuttosto che in un altro.

Non penso che la crisi sarà determinante nell’apportare dei cambiamenti in tal senso. C’è un movimento, già in atto, parzialmente attribuibile alla fascia di popolazione più giovane, come ad esempio gli azionisti più giovani, e mi auguro che la tendenza continui. Mi auguro di vedere sempre più “investitori attivisti” spingere le imprese a considerare i fattori ESG nell’ambito della propria strategia di business.

Sarebbe utile chiarire il significato dell’espressione “dovere fiduciario”. Gli interessi degli azionisti sono spesso più ampi rispetto al mero guadagno di profitti e, fino a quando il management aziendale realizzerà una missione più ampia, difficilmente assisteremo ad un cambiamento dei comportamenti.

La nuova normalità

L’idea di una carbon tax raccoglie il consenso pressoché unanime di tutti gli economisti. Stimolerebbe il settore privato a trovare delle alternative energetiche.

Oliver Hart

Dubito che la pandemia comporterà un reale cambiamento di forma mentis sul climate change. Inoltre, il problema del cambiamento climatico riguarda la sua natura futuristica e intangibile che porta gli individui a non prendere la tematica sufficientemente sul serio oggi.

Tra gli economisti l’accordo è pressoché unanime riguardo al fatto che l’introduzione di una carbon tax potrebbe contribuire ad affrontare il cambiamento climatico. Il cambiamento climatico è tra le esternalizzazioni più estreme, vale a dire che, se qualcuno emette CO2, questo impatta su tutti, ovunque nel mondo. Il modo più efficiente per considerare questo aspetto consiste nel tassare alla fonte laddove avviene l’emissione, anche se questo provvedimento non riscuote il favore dell’opinione pubblica. Gli economisti ritengono che una tassa generale sulle emissioni di carbonio potrebbe stimolare il settore privato a generare forme alternative di consumo energetico.

Nonostante la resistenza delle forze politiche e dell’opinione pubblica all’introduzione di una carbon tax, altre soluzioni potrebbero essere i sussidi governativi per l’energia pulita, gli investimenti in ricerca e sviluppo o la ridistribuzione delle entrate per incrementare il reddito individuale.

Q&A del pubblico

Sì, le aziende dovrebbero consultare gli azionisti nella valutazione di questi trade-off. Le aziende devono precorrere i governi. I governi dovrebbero agire sul cambiamento climatico assumendo il comando e coordinandosi con altri governi, ma ciò non sta accadendo, a mio avviso. I governi locali, così come le aziende, sono lasciati soli ad affrontare la questione. Idealmente, dovrebbe essere il Governo Federale ad agire. Poiché il sistema è tutto fuorché perfetto, i governi locali, le aziende e i singoli individui hanno a loro volta un ruolo da svolgere.

Il cambiamento climatico è un problema mondiale che deve essere affrontato su scala globale ma anche i singoli Paesi devono condividere le responsabilità. L’Accordo di Parigi rappresenta un grande passo in avanti, anche se il governo degli Stati Uniti si è ritirato dal programma nel 2017. In sostituzione all’azione dei governi, le grandi multinazionali dovrebbero svolgere un ruolo significativo nel progresso in tal senso, diffondendo una maggiore consapevolezza.

Politicamente, la crisi determinata dal COVID-19 potrebbe eclissare quella climatica. A livello aziendale, le imprese potrebbero invece rendersi conto che entrambe le crisi sono, in qualche modo, correlate. Quindi, una mancanza di preparazione a fronte di eventuali crisi future potrebbe essere costosa.

La governance di una realtà come questa sarebbe un problema, nessuno ha l’autorità per imporla. Il punteggio internazionale è una buona idea, tuttavia, poiché più parametri si hanno a disposizione, maggiore sarà la pressione che gli azionisti possono esercitare sulle aziende per fare meglio.

Le aziende dovrebbero pensare di adattare i loro modelli di business alla flessibilità; ad esempio, i ristorante dovrebbero essere pronti a fornire un servizio di consegna a domicilio durante la chiusura fisica del locale. Inoltre, come già menzionato, è utile disporre delle riserve necessarie per ammortizzare lo sforzo finanziario durante una pandemia.

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