Opportunità obbligazionarie dopo il COVID-19

La crisi causata dalla pandemia è finita e si iniziano a vedere primi segnali di ripresa. Kevin Zhao, Head of Global Sovereign and Currency, Fixed Income, ci illustra le opportunità di investimento nel contesto attuale.

10 lug 2020

Kevin Zhao, Head of Global Sovereign and Currency, Fixed Income

Kevin Zhao, Lead Portfolio Manager delle strategie attive Global Sovereign, Flexible Fixed Income e Active Currency Management, è responsabile di tutte le decisioni di investimento assunte e attuate da queste strategie. In UBS Asset Management dal 2011, Zhao è un membro del Fixed Income Investment Forum.

Sui mercati finanziari iniziano ad affacciarsi i primi segnali di ripresa economica. Per quali segmenti obbligazionari si può prevedere un ulteriore rialzo delle quotazioni e com’è posizionata la strategia per trarne vantaggio?

Grazie alle politiche di sostegno massicce e tempestive, i mercati finanziari hanno effettivamente recuperato buona parte delle perdite subite a marzo. Il danno economico derivante dal lockdown imposto dai governi a livello mondiale è stato senza dubbio rilevante, e probabilmente continueremo a vederne le conseguenze per anni, ma la storia ci insegna che i mercati finanziari sono stati spesso molto rapidi nel prevedere le riprese economiche reagendo a risposte politiche tempestive. Naturalmente, l’esuberanza dei mercati potrebbe avere vita breve in caso di un secondo lockdown, o se i governi e le banche centrali dovessero ritirare prematuramente i piani di sostegno nei mesi e negli anni a venire.

Noi favoriamo le obbligazioni societarie di elevata qualità, specialmente quelle di emittenti al di fuori dei settori ospitalità, viaggi e intrattenimento.

Ci aspettiamo inoltre risultati molto positivi dalle obbligazioni dei mercati emergenti emesse da Paesi con bassi livelli di debito esterno e un’inflazione sottotono, in quanto le banche centrali delle maggiori economie dovrebbero mantenere tassi di interesse bassissimi per un periodo di tempo prolungato.

La strategia UBS Global Dynamic Bond segue un approccio di investimento molto flessibile. Se durante l’anno ci sarà una seconda ondata di contagi, in che modo si adatterà per evitare rischi di ribasso in un simile scenario?

Uno dei principali vantaggi offerti dalla nostra strategia Global Dynamic Bond è la flessibilità: puntiamo a individuare le migliori opportunità di investimento a livello mondiale e tra le asset class dell’intero spettro obbligazionario con un orizzonte di medio periodo, offrendo al contempo una qualità investment grade media, i benefici della diversificazione e una buona liquidità.

Negli ultimi anni abbiamo posizionato la strategia UBS Global Dynamic Bond, e altre strategie obbligazionarie flessibili da noi gestite, adottando una duration lunga negli Stati Uniti, in Nuova Zelanda e in Canada e una duration breve nei mercati obbligazionari di Giappone e Germania, dove i rendimenti hanno sostanzialmente raggiunto il vincolo effettivo inferiore (effective lower bound, ELB).

Nel Regno Unito abbiamo attualmente una duration breve e un bias verso l’irripidimento della curva dei rendimenti perché i rendimenti obbligazionari hanno sostanzialmente raggiunto l’ELB appena sopra lo zero, inoltre si prevede che i deficit di bilancio si gonfieranno in quanto lo stock di debito del Paese ha di recente superato il 100% del PIL. Il forte livello di indebitamento si tradurrà probabilmente in un elevato premio al rischio più in là lungo la curva dei rendimenti. E questo nonostante la Bank of England manterrà probabilmente l’attuale tasso ufficiale di interesse dello 0,1% per i prossimi anni, dato che il Regno Unito dipende dagli investitori stranieri per finanziare i suoi deficit gemelli.

Manteniamo invece consistenti esposizioni con duration lunga verso Cina, India e Messico, dove le banche centrali dispongono di ampio spazio di manovra per tagliare i tassi di riferimento nei prossimi uno o due anni, soprattutto se ci sarà una seconda ondata di infezioni.

Gli investimenti in obbligazioni sovrane e societarie di elevata qualità non sono molto remunerativi in questo momento. Quali sono le vostre aspettative per i tassi di interesse dei mercati sviluppati nel secondo semestre 2020?

È vero, e a complicare ulteriormente le cose c’è la concreta possibilità che gli investitori in obbligazioni sovrane di elevata qualità risultino esposti al rischio di coda di importanti perdite di capitale, in caso di un’imprevista impennata dell’inflazione dovuta ai massicci stimoli monetari e fiscali e all’interruzione delle catene di approvvigionamento.

Ci aspettiamo che i rendimenti obbligazionari dei mercati sviluppati rimangano confinati in un range di oscillazione piuttosto ristretto, a causa delle politiche di tassi di interesse a zero o negativi delle banche centrali e dei continui acquisti di attivi su larga scala. Questo nonostante le previsioni di ingenti emissioni obbligazionarie per finanziare le misure di supporto fiscale stanziate dai governi. Di conseguenza prevediamo di sottopesare le obbligazioni governative dove i rendimenti sono molto vicini all’ELB e di mantenere un paniere diversificato di obbligazioni di elevata qualità nei segmenti corporate, titoli cartolarizzati e mercati emergenti. Intendiamo inoltre assumere parziali coperture rispetto ai rischi di coda a fronte delle opportunità tattiche e di relative value che ricerchiamo nei mercati obbligazionari sviluppati a basso rendimento.

Secondo la nostra view, un’altra interessante opportunità di mercato è rappresentata dalle obbligazioni indicizzate all’inflazione negli Stati Uniti e in Nuova Zelanda. Questo per due ragioni: primo, entrambe le economie per i prossimi dieci anni avranno un’inflazione di pareggio assai inferiore al target di inflazione del 2% della rispettiva banca centrale. Secondo, l’inflazione realizzata in entrambi i Paesi è stata nettamente inferiore alle medie storiche. Riteniamo che le banche centrali di Stati Uniti e Nuova Zelanda si stiano impegnando per raggiungere i rispettivi obiettivi di inflazione a medio termine, inoltre vantano entrambe una straordinaria storia di successi in termini di obiettivi di inflazione raggiunti negli ultimi vent’anni. Per contro, altre banche centrali come la Banca Centrale Europea, la Swiss National Bank, la Reserve Bank of Australia e la Banca Centrale Svedese hanno costantemente fallito nel raggiungere i propri obiettivi di inflazione.

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