Otto motivi per rimanere investiti in Asia e in Cina

Investire in Cina è ancora un'opportunità troppo grande per essere ignorata? Osserviamo il ritmo della ripresa in Asia e nei mercati emergenti (EM) e vediamo se questa ripresa rappresenta un piano d'azione per l'Occidente.


Geoffrey Wong

Head of Emerging Markets and Asia-Pacific Equities


Mentre l'attenzione rivolta alla pandemia COVID-19 si allontana dalla Cina, le aziende stanno lentamente recuperando ma la domanda che rimane è "la Cina e i Paesi emergenti continueranno ad essere punti focali per la crescita globale? Gli investimenti in Cina sono ancora un'opportunità troppo grande da poter essere ignorata?" In questo articolo proponiamo una riflessione sul ritmo che caratterizzerà la ripresa dei mercati emergenti e analizziamo se la ripresa economica sarà la prossima tappa per l'Occidente.

Alcuni specialisti possono tracciare parallelismi tra COVID-19 e SARS ma l'attuale pandemia è molto più significativa a causa della sua intensità e della sua diffusione geografica, quest'ultima favorita dal fatto che oggi il mondo è molto più interconnesso. A ciò si aggiunge che la Cina è attualmente una delle maggiori potenze economiche su scala globale, ruolo che in passato non poteva vantare.

Siamo consci del fatto che mentre scriviamo questo articolo è difficile prevedere la forma che la ripresa post COVID-19 assumerà poiché essa è determinata sia dalla futura evoluzione della pandemia, sia dal progresso in campo medico per il trattamento, le cure e la prevenzione di COVID-19. E' infatti probabile che questi fattori di incertezza caratterizzeranno non solo il 2020 ma anche l'anno seguente.

Ad oggi le notizie a livello globale si focalizzarono sul numero di nuovi contagi, sugli sviluppi della ricerca per un trattamento efficace e sulle politiche attuate per contrastare l'epidemia. E' perciò fondamentale che gli investitori con orizzonti di medio e lungo periodo siano informati e preparati su questi temi. Considerato ciò, di seguito vengono proposti otto takeaway sulla nostra visione attuale e sulle prospettive future per il comparto azionario dei mercati emergenti.

Alcuni specialisti possono tracciare parallelismi tra COVID-19 e SARS ma l'attuale pandemia è molto più significativa a causa della sua diffusione geografica.

Nel corso degli anni, la composizione dei mercati emergenti si è spostata verso settori domestici quali il consumo, l'e-commerce e i servizi finanziari e si è allontanata da settori più globali quali quello energetico e dei materiali. Ciò ha portato i mercati emergenti ad essere meno esposti ad una recessione globale rispetto a quanto lo fossero durante la crisi finanziaria globale o lo scoppio dell'epidemia da SARS.

Tuttavia questa volta la crisi ha una connotazione ancora più globale e le sue ripercussioni sono molto più estese.

Figura 1: Cambiamenti tra il 2008 e il 2019 nei gruppi dell'MSCI Industry

la ponderazione del benchmark MSCI EM è cambiata tra il 2008 e il 2019 e i settori di consumo sono diventati molto più grandi

Nel complesso i bilanci delle società dei mercati emergenti sono più solidi quando confrontati al loro status nel periodo della crisi finanziaria asiatica del 1997/1998 e appaiono più difensivi se paragonati a quelli di aziende degli Stati Uniti e dell'Europa. Considerato ciò, nei prossimi mesi si potrà assistere ad un incremento della leva finanziaria dettato dalla necessità delle aziende di condurre il loro business durante un periodo di crisi.

Figura 2: Debito/capitale netto, 1996-2019

le società dei mercati emergenti hanno livelli di debito molto più bassi rispetto alle altre regioni globali

I governi di tutti i mercati emergenti hanno intensificato ad ampio spettro il loro sostegno.

Sul fronte di politica monetaria, le banche centrale di undici Paesi emergenti (Cina, India, Sudafrica, Russia, Messico, Polonia, Turchia, Filippine, Perù, Colombia e Pakistan) hanno tagliato ad aprile i tassi di interesse. Ciò è stato possibile perché la maggior parte dei Paesi dell'area emergente ha finora seguito un prudente mix di politiche rispetto al livello dei loro tassi reali, che hanno quindi mantenuto spazi di manovra per un loro taglio.

Sul fronte fiscale, l'azione dei governi si sta intensificando. La Russia, per esempio, ha dichiarato la volontà del governo di allocare risorse pari a circa il 3% del suo PIL per combattere l'epidemia.

La volontà di ridurre l'esposizione globale ai meccanismi di approvvigionamento dalla Cina era sorta ancora prima lo scoppio dell'epidemia di COVID-19. Ciò era stato determinato da tre principali fattori: l'aumento dei costi in Cina unito all' intensificazione nell'utilizzo dell'automazione che aveva portato ad un assottigliamento del differenziale tra i costi del lavoro tra Cina e gli altri Paesi; le tensioni commerciali; il desiderio generale di diversificare il rischio cinese.

COVID-19 fornisce un ulteriore impulso alla diversificazione delle catene di approvvigionamento dalla Cina.

Molte aziende stanno tuttavia esaminando la strategia "Cina più uno", che quindi fa presupporre che la Cina continuerà ad essere sia un'importante Paese di produzione che un importante mercato finale per le aziende. Il Sud-est asiatico e l'India sono beneficiari potenziali della strategia "più uno" e probabilmente assisteremo a più reshoring in Nord America, Corea o Giappone.

I cambiamenti comportamentali indotti da COVID-19 hanno accelerato la transizione da servizi offline a servizi offline, a beneficio di aziende attive nel tutoraggio post-scolastico, nei servizi finanziari e nella diagnosi medica.

Le aziende stanno inoltre intensificando gli investimenti nella ricerca. nello sviluppo e nella innovazione e ciò è accompagnato da una domanda crescente per soluzioni automatizzate.

L'esplosione della pandemia di COVID-19 sta anche portando sia in Cina che negli altri Paesi emergenti ad un consolidamento di alcuni settori.

Durate la stesura di questo documento, il comparto azionario cinese1 ha sovra-performato da inizio anno quello americano2 ed europeo3. Riteniamo che ciò sia da attribuire a tre ragioni: in primo luogo la Cina ha risposto in modo decisivo e di successo nel controllo dell'epidemia e ciò ha dato fiducia agli investitori; in secondo luogo la Cina si è mossa rapidamente e ha mostrato una forte capacità di stimolare e sostenere l'economia e, infine, le azioni statunitensi hanno iniziato l'anno su livelli di quotazione più costose rispetto a quelle cinesi.

Infine, la crisi portata dalla pandemia di COVID-19 è stata un'ottima prova per testare la tesi dell'autonomia della Cina. Il mercato azionario cinese rimane sottorappresentato negli indici azionari globali. Inoltre la correlazione tra il mercato locale cinese e gli altri mercati azionari rimane bassa e questo è stato nuovamente confermato durante la crisi.

Il COVID-19 ha certamente portato a numerosi e radicali cambiamenti nella vita quotidiana di tutti noi ma riteniamo che le sue ripercussioni sui driver che guidano i mercato emergenti sul lungo periodo siano molto modeste o del tutto inesistenti.

Le tendenze demografiche che caratterizzano i Paesi emergenti non cambieranno a seguito della pandemia; la popolazione in età lavorativa dovrebbe continuare a crescere ad un tasso medio dello 0,81% all'anno tra il 2020 e il 2050 mentre i tasso di crescita sarà negativo nei Paesi sviluppati, dove si attende una decrescita dello 0,3% l'anno.

Questo trend fa capire che la nuova popolazione attiva nel mondo del lavoro e i nuovi consumatori proverranno dai Paesi emergenti e supporteranno così la crescita della domanda interna. Con l'aumento del livello dei redditi nei Paesi emergenti, i consumatori stanno spostando la loro quota di portafoglio verso consumi discrezionali e beni e servizi di qualità maggiore.

I mercati emergenti sono entrati in questa fase di crisi con valutazioni economiche e ad oggi sono scambiati a livelli che si aggirano attorno all'1,5 price/book – valore molto inferiore rispetto alla media storica dell'1,8 – le valute dei mercati emergenti sono vicine ai minimi storici considerando i tassi di cambio effettivo reale.

I livelli attuali delle valutazioni possono rappresentare una interessante opportunità di ingresso per investitori con un orizzonte temporale di lunga durata.

Analizzando gli ultimi venti anni, il mercato azionario emergente ha solitamente intrapreso trend di ripresa rapidi dopo periodi di deflusso, tra i quali si ricorda il periodo di epidemia da SARS nel 2002 e la crisi finanziaria globale del 2008/2009.

I livelli attuali delle valutazioni possono rappresentare una interessante opportunità di ingresso per investitori con un orizzonte temporale di lunga durata.

Pertanto, sebbene sia difficile prevedere la probabilità di una seconda ondata di contagi da COVID-19, concentriamo la nostra attenzione su società in grado di resistere per un orizzonte temporale di almeno 12 mesi ad una condizione difficile in termini di bilancio e di cassa.

Per quanto concerne le modifiche al nostro portafoglio abbiamo ridotto l'esposizione alle banche centrali di numerosi Paesi. Questo settore viene da noi valorizzato strutturalmente ma in questo situazione di incertezza le banche centrali sono fortemente impattate dal peso del rallentamento globale ed è quindi preferibile ridurne l'esposizione.

Abbiamo ampliato le posizioni nei settori dell'e-commerce e della connettività (internet), prendendo esposizione fuori dall'Asia. Le nostre maggiori esposizioni sono sui settori dell'IT e dei consumi sia in termini assoluti che relativi rispetto all'indice. Tendiamo ad essere completamente investiti ma continuiamo a ricercare opportunità per prendere posizione su asset vincenti nel lungo periodo, caratterizzati anche da valutazioni appropriate.

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