Coronavirus e mercati emergenti: teniamo gli occhi aperti

All’interno di questo documento, analizzeremo l'impatto di breve e lungo termine del COVID-19 nei principali settori (con un focus sulla Cina) e sul comportamento degli investitori.

di Emerging Markets e Asia Equity team 03 mar 2020

Messaggi chiave:

  • Gli effetti del coronavirus avranno un deciso impatto economico negativo nel breve termine in Cina e, più in generale, in tutta la regione asiatica;
  • La dimensione e la durata di tali effetti dipenderanno dal contenimento del virus in Asia e nel resto del mondo, nonché dall’intensità del sostegno da parte delle Banche Centrali. In tal senso, Cina, Singapore e Hong Kong hanno già messo in campo forti misure di sostegno alle proprie economie.
  • I mercati globali solo di recente hanno scontato gli effetti del coronavirus e potrebbero continuare ad essere volatili nel breve termine. Tuttavia, l'impatto di lungo periodo potrebbe non essere significativo.
  •  In Cina, gli effetti della propagazione del virus hanno accelerato una serie di trend di lungo periodo, tra cui:

Consolidamento dell'industria: le aziende più piccole, non riuscendo a far fronte all’attuale contesto di mercato, potrebbero essere spazzate via dai player più grandi (che guadagnerebbero così una maggiore quota di mercato).

Passaggio da off-line a on-line tra i diversi settori: più pronunciato in settori come il tutoraggio post-scolastico, le attività bancarie e le diagnosi sanitarie; è comunque probabile che le aziende offline non perderanno le proprie quote di mercato.
Investimenti in R&S e innovazione: guidati dalla crescente domanda di soluzioni automatizzate, tecnologia fondata sull'intelligenza artificiale, assistenza sanitaria di alta qualità, servizi di intrattenimento e comunicazione online;

Spostamento della catena di approvvigionamento: il coronavirus rappresenta un incentivo maggiore alla diversificazione della produzione globale dalla Cina, iniziata in tempi antecedenti al COVID-19, spostandosi verso il sudest asiatico (Vietnam in particolare) e India, o tramite il fenomeno di reinsediamento in Giappone, Corea del Sud e Stati Uniti.

  • Riteniamo che gli attuali cambiamenti dei mercati emergenti verranno consolidati nel lungo termine. Le nostre strategie sono posizionate su aziende di qualità che potrebbero beneficiare da tali cambiamenti.
  • I mercati non hanno scontato da subito gli effetti del coronavirus, mostrando una forte elasticità all’insorgere dell’epidemia. In tal senso, abbiamo adottato un approccio cauto, ritenendo che gli investitori fossero troppo ottimisti riguardo al reale impatto sull’economia e sugli utili. Tuttavia, siamo preparati a cambiamenti di portafoglio (in titoli di alta qualità) con il progressivo miglioramento del contesto economico.

Impatto a breve termine significativo, ma sono in arrivo misure di sostegno

Gli effetti di breve termine del coronavirus sull'economia cinese potrebbero essere importanti, in gran parte dovuti alle decise misure di contenimento, come restrizioni su viaggi e chiusura delle fabbriche.

Tuttavia, il numero di contagi nel territorio cinese sta diminuendo significativamente, mentre è in espansione nel resto del mondo.

Figura 1: Cina: nuovi casi di coronavirus, 22 gennaio 2020 - 02 marzo 2020

Fonte: John Hopkins CSSE, 2 marzo 2020

Figura 1: Cina: nuovi casi di coronavirus, 22 gennaio 2020 - 02 marzo 2020. Il picco di nuovi casi di coronavirus registrati in Cina è stato il 13 febbraio.

In Cina, le attività delle grandi compagnie pubbliche cinesi sono ripartite, mentre quelle delle aziende a minor capitalizzazione di mercato ancora non mostrano segni di ripresa. A seconda del settore e dell’intensità di propagazione del virus, riteniamo che le attività produttive saranno ostacolate per uno o al massimo due trimestri.

Pechino ha intrapreso forti misure correttive a sostegno della propria economia, quali tagli alle riserve obbligatorie (RRR) delle banche selezionate, sostegno alle piccole e medie imprese e allentamento delle restrizioni sull'acquisto di immobili in alcune aree della Cina.

In Asia, prevediamo che le esternalità negative generate dal COVID-19 danneggeranno principalmente quei paesi che dipendono maggiormente da turismo, esportazioni di materie prime e flussi commerciali. Ad esempio, i cittadini cinesi sono i principali contributori alla spesa turistica complessiva. In Tailandia, tale spesa rappresenta circa il 12% del PIL (di cui il 28% proviene da turisti cinesi). Anche Hong Kong, Singapore e Malesia sono particolarmente dipendenti dal turismo cinese

In ogni caso, iniziamo a vedere misure di sostegno in tutta la regione (in particolare in Cina, Singapore e Hong Kong). Inoltre, ulteriori riduzioni dei tassi di interesse sembrano sempre più probabili.

Figura 2: FY2020 Previsioni del PIL in tutta l'Asia: vecchio vs nuovo

Fonte: UBS, 20 dicembre 2019 e 28 febbraio 2020

Figura 2: FY2020 Previsioni del PIL in tutta l'Asia: vecchio vs nuovo. Le nuove stime del PIL in tutta l'Asia sono al ribasso.

Riattivazione della catena di approvvigionamento in corso; graduale trasferimento delle aziende al di fuori della Cina

A livello globale, le industrie, le cui catene di approvvigionamento dipendono in parte o totalmente dalla Cina, dovranno far fronte a delle restrizioni nel primo e probabilmente anche nel secondo trimestre. In media, la Cina rappresenta il 20% delle importazioni nella regione asiatica. La riattivazione delle catene logistiche è in corso. Ad esempio, le società di logistica che operavano con una capacità del 15% nel picco più basso dell’epidemia, hanno raggiunto ora una produttività dell'80%.

In Cina, le attività delle grandi compagnie pubbliche e private sono ripartite, mentre quelle delle aziende a minor capitalizzazione di mercato ancora non mostrano segni di ripresa. L'estrazione del carbone, dell’acciaio e l’industria alimentare sono tornate a regime, mentre viaggi, turismo e settore automobilistico ancora ne risentono, a causa dell’atteso calo della domanda.

Nel complesso, l'impatto di breve termine sembra attenuarsi in Cina e, più in generale, nella regione asiatica, sebbene permangano rischi al ribasso a causa della diffusione del virus a livello globale.

La diversificazione della produzione globale dal territorio cinese è iniziata in tempi antecedenti al coronavirus, a causa dell’aumento dei costi in Cina, dell’incremento dell’automazione (riduzione dei differenziali di costo del lavoro) e dell’effetto del conflitto sino-americano. Il COVID-19 costituisce un ulteriore impulso alla diversificazione. I paesi più ambiti per la delocalizzazione dalla Cina sono il sud-est asiatico (Vietnam in particolare) e India, o tramite il fenomeno di reinsediamento, in Giappone, Corea del Sud e Stati Uniti. In ogni caso, il processo di transizione sarà graduale. Pertanto, la Cina continuerà ad essere, almeno per il prossimo futuro, uno dei principali centri di produzione per le aziende.

La nostra view per settore

Beni di consumo: prevediamo un rallentamento non uniforme a livello settoriale

Prevediamo un rallentamento generale dei consumi, che si manifesterà con portata e tempistiche diverse nei vari sotto-segmenti. La sospensione obbligatoria di tutte le attività ha colpito maggiormente la ristorazione, l’abbigliamento e le bevande alcoliche. Ne sono un esempio Yum China1, che ha annunciato la riduzione del 30% delle proprie attività di ristorazione in Cina, e le catene Xiabu Xiabu e Haidilao, costrette alla chiusura temporanea dei propri punti vendita.

Per quanto riguarda il settore automobilistico, prevediamo un forte calo delle vendite e della produzione nel breve periodo. Ad oggi infatti solo il 20%-30% delle concessionarie è regolarmente operativo, mentre le catene di produzione operano al 30%-50% delle proprie capacità. In tal senso, riteniamo probabile un intervento da parte del governo cinese a loro sostegno, attraverso una riduzione delle imposte sugli acquisti e incentivi all’utilizzo di veicoli elettrici. Non prevediamo un impatto rilevante nel settore alimentare e dei beni essenziali nel medio-lungo termine. Tuttavia, i rivenditori al dettaglio che hanno integrato un servizio di acquisto online risentiranno meno degli effetti del COVID-19.

Beni di consumo: l’educazione online, le grandi catene di ristorazione e l’abbigliamento sportivo potrebbero essere i grandi vincitori in questa fase di mercato

La chiusura delle scuole ha beneficiato le aziende di tutoring online. Riteniamo probabile che queste guadagneranno quote di mercato. Analogamente, le grandi catene di ristorazione potranno consolidarsi nel settore qualora le realtà più piccole non riuscissero a far fronte all’attuale contesto di mercato.

Inoltre, prevediamo un crescente interesse da parte della popolazione cinese per l’attività fisica: i contagi hanno un’incidenza maggiore su individui con problemi di salute pregressi e ciò potrebbe rappresentare una motivazione generalizzata per l’adozione di uno stile di vita più sano. Le alte barriere all’ingresso che caratterizzano il mercato dell’abbigliamento sportivo ci inducono a prevedere un incremento delle vendite delle principali aziende che operano in questo settore, quali Nike, Adidas, Ling Ning e Anta.

Internet: aumento della domanda per i servizi della virtual economy

I siti di viaggi online hanno risentito delle restrizioni imposte su viaggi di piacere e di lavoro, mentre i servizi di consegna alimentare sono stati danneggiati dalla preoccupazione sul rispetto delle norme igieniche da parte dei ristoratori.

L’impatto sull’e-commerce e sulle pubblicità online è stato invece particolarmente contenuto: la riduzione delle vendite di abbigliamento ed elettrodomestici online è stata compensata dall’aumento della domanda di prodotti sanitari e alimentari, mentre i considerevoli investimenti pubblicitari da parte delle aziende di gaming e di educazione online hanno compensato l’azzeramento della spesa per la pubblicità di tutti gli altri inserzionisti.

Per contro, alcuni sotto-settori della virtual economy hanno registrato ottime performance. Il gaming online ha assistito ad un aumento del traffico degli utenti del 30%-50% durante il periodo del capodanno cinese. I fornitori di video social, ad esempio iQiyi, Bilibili, TikTok e Kuaishou, hanno visto un incremento del tempo medio di utilizzo da parte degli utenti delle loro piattaforme. Anche i siti di diagnosi online, tra cui Alihealth (di proprietà di Alibaba) e DXY (Ding Xian Yuan), hanno registrato un forte aumento della domanda dei loro servizi. Infine, le società di software-as-a-service (SAAS) hanno assistito ad un notevole cambiamento nella struttura della domanda. Tra le applicazioni più scaricate dall’iOS Store cinese troviamo infatti DingTalk (anch’essa di Alibaba), Zoom e Enterprise Weixin (di proprietà di Tencent), che offrono servizi di videoconference in ambito lavorativo. Dingtalk in particolare ha visto crescere esponenzialmente il numero di utenti giornalieri (+100 milioni al giorno, 300 milioni di iscritti), riuscendo anche ad entrare nei settori governativo, educativo e sanitario.

Sanità: ci aspettiamo grandi cambiamenti nel sistema sanitario cinese; quattro categorie principali probabilmente ne beneficeranno

Molti cittadini cinesi non si recano all’ospedale per timore di contrarre il virus. Ciò potrebbe riflettersi in un calo della domanda di medicinali. A livello settoriale, il picco dei contagi ha evidenziato le vulnerabilità delle principali istituzioni sanitarie cinesi. Prevediamo un intervento governativo volto a migliorare i servizi sanitari, che innescherebbe un aumento della domanda per le aziende che operano nei seguenti settori:

  • Apparecchiature medicali per i test: strumenti per la reaziona a catena della polimerasi (PCR) e tomografia computerizzata (CT) per l'imaging polmonare. A fine gennaio, la China's National Medical Products Administration (NPMA) ha approvato sette nuovi kit per i test.
  • Diagnosi: gli ospedali che utilizzano un modello multireparto (MDT) basato sulla cooperazione tra diversi dipartimenti sono stati in grado di ridurre il tasso dei casi di coronavirus più gravi nella Cina continentale. Riteniamo che questa possa diventare una best practice, stimolando di conseguenza gli investimenti nelle tecnologie che promuovono la cooperazione tra regioni.
  • Trattamenti: sviluppo di farmaci antivirali, miglioramento dell'autosufficienza del plasma sanguigno, creazione di farmaci mirati a curare i casi più critici e creazione di ulteriori unità di terapia intensiva (ICU). La domanda di strumenti medici per migliorare le ICU (come defibrillatori, ECG, purificatori del sangue e analizzatori biochimici) è elevata. Allo stato attuale, molti di questi dispositivi sono importati. Riteniamo che i maggiori operatori nazionali investiranno nello sviluppo di prodotti innovativi per soddisfare la crescente domanda domestica.
  • Prevenzione: sviluppo di nuovi vaccini.

Settore finanziario: rallentamento nel primo semestre del 2020; farà la differenza chi saprà offrire servizi digitali

Nel breve periodo, prevediamo un impatto maggiore su quelle attività lavorative che prevedono interazioni di persona (come il settore assicurativo e il wealth management). Inoltre, le restrizioni agli spostamenti e la chiusura delle attività commerciali hanno determinato un forte calo della domanda per i prestiti. La qualità dei titoli è sotto pressione, soprattutto a causa di flussi di cassa più deboli, ma ciò è in parte compensato dagli sforzi del governo per aumentare la liquidità e dalle misure bancarie volte a differire i termini di pagamento.

L’impatto nel resto dell’Asia è stato, finora, meno pronunciato: la diffusione del virus più contenuta ha infatti evitato l’imposizione di misure rigide come quelle adottate dalla Cina. Tuttavia, a causa della forte diminuzione del turismo, degli eventi pubblici e dei ritardi registrati nelle catene di produzione, l’attività economica ha iniziato a risentirne.

Prevediamo misure di sostegno da parte del governo, in termini di liquidità per le piccole e medie imprese, sussidi ed una maggiore flessibilità nella classificazione dei prestiti in sofferenza a garanzia delle linee di credito. Nonostante sembri ormai certo un rallentamento nel primo semestre del 2020, ci attendiamo un rimbalzo nel secondo nel caso in cui la diffusione del virus dovesse arrestarsi.

Ciò che è certo è che il coronavirus spingerà le maggiori istituzioni finanziare ad adottare servizi di digital banking, favorendone lo sviluppo e l’integrazione nelle proprie attività lavorative. Chi meglio saprà adattarsi riuscirà ad ottenere un notevole vantaggio competitivo.

Prestiti online

Il settore del credito online cinese ha evidenziato una contrazione dei volumi rispetto al 2019, a causa di una diminuzione della domanda e dell’introduzione di norme regolamentari più stringenti. Ciò a comportato una diminuzione del tasso di approvazione di nuovi mutui.

Le banche e le istituzioni finanziarie sono alla ricerca di aziende di qualità da finanziare (poiché sono tenute ad erogare più prestiti). Tuttavia, nell’attuale contesto di mercato, vi è una mancanza entità di elevato merito creditizio a cui concedere un finanziamento. In tal senso, le grandi piattaforme di prestiti online, agendo da intermediari, potrebbero rappresentare un valido canale di ricerca.

Semiconduttori: l’offerta dovrà far fronte alle sfide nel breve termine, ma la domanda crescerà nel lungo periodo

In merito all’offerta, le aziende dovranno probabilmente far fronte al calo della domanda nel breve periodo, nonché gestire il rientro della manodopera, in particolare per quel che riguarda la sicurezza una volta che le linee produttive cinesi saranno riattivate.

Nel lungo periodo, gli attuali effetti del coronavirus potrebbero comportare un aumento della domanda di strumenti per il lavoro da remoto. In tal senso, prevediamo maggiori investimenti per lo sviluppo di network e datacenter.

L’impatto del COVID-19 in Cina ha evidenziato l’inefficacia della concentrazione della produzione in un unico paese. Ciò potrebbe favorire la redistribuzione di alcuni centri manifatturieri fuori territorio cinese e nuovi investimenti nell’automazione.

Industriali: automazione e servizi di sorveglianza, i vincitori nel lungo periodo; industria petrolifera, consolidamento in corso

Il governo cinese eserciterà pressioni sulle società di servizi pubblici affinché riducano i prezzi e le emissioni delle centrali elettriche (a carbone e nucleari). Le aziende che trattano le acque reflue saranno le più colpite, mentre i distributori di gas, grazie al loro status di quasi monopolio, dovrebbero risentirne meno.
Nell’ambito degli industriali, i segmenti legati a complesse catene di approvvigionamento, quali fornitori di vetro per automobili e società di costruzioni, saranno maggiormente esposti.

Le aziende di automazione e sorveglianza, invece, potrebbero beneficiare dell’attuale contesto di mercato nel lungo termine. La domanda di sistemi di robotica e sorveglianza, ad esempio nei magazzini, potrebbe aumentare considerevolmente. Inoltre, la tecnologia di sorveglianza attraverso termometri a infrarossi o IA, è stata ampiamente utilizzata per rilevare, monitorare e rintracciare pazienti e individui in quarantena.

Per quanto riguarda l’industria petrolifera, la domanda della materia prima è in calo (alcune stime indicano un deficit compreso tra il 20% e il 30% del consumo globale di petrolio). Dal lato dell’offerta, le principali raffinerie statali hanno ridotto i tassi di gestione del 10% (ora al 13%), mentre i tagli da parte degli enti privati sono stati più contenuti. Sulla stessa linea, le raffinerie più piccole hanno ridotto di tassi del 40%-50%, raggiungendo così il livello più basso degli ultimi cinque anni. Con il protrarsi dell’attuale contesto di mercato, potremmo assistere ad un rapido consolidamento di tale settore, in favore delle raffinerie private con costi di produzione minori.

A livello regionale emergono ulteriori potenziali svantaggi per le raffinerie. La Cina continentale vedrà probabilmente un aumento delle scorte, che potrebbe tradursi in un aumento delle esportazioni nel secondo trimestre del 2020 e una maggiore pressione sui margini per le raffinerie regionali. Inoltre, il recente picco di contagi a livello globale potrebbe determinare un aggiuntivo calo della domanda, con una conseguente ulteriore riduzione dei margini.

Settore immobiliare: le vendite rallenteranno, il consolidamento del settore accelererà

Prevediamo una ripresa di vendite e costruzioni immobiliari entro uno o al massimo due mesi. Riteniamo improbabile l’avvio di nuovi progetti fino alla fine del mese di Marzo, mentre il graduale, lento ritorno dei lavoratori graverà sulle costruzioni in corso.

Allo stato attuale, non prevediamo una crisi di liquidità imminente. Tuttavia, permarranno le difficoltà per i costruttori più piccoli.

Il debole sentiment di mercato e i finanziamenti contenuti probabilmente concorreranno al consolidamento del settore immobiliare, che vedrà le imprese statali e i costruttori principali guadagnare quote di mercato. I più colpiti saranno i locatori al dettaglio, che dovranno fornire un sostegno agli inquilini a causa delle mancate vendite. Inoltre, prevediamo un aumento degli acquisti online, con un conseguente potenziale calo delle vendite dei proprietari di negozi al dettaglio.


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