Macro Monthly | Primavera in Europa

Evan Brown. Head of Macro Asset Allocation Strategy, ci presenta gli approfondimenti economici e l'asset allocation per maggio 2019

15 mag 2019
  • Gli asset rischiosi europei hanno sottoperformato in un contesto caratterizzato da una crescita globale deludente, condizioni politiche avverse e una serie di fattori idiosincratici.
  • Con la ripresa della crescita globale, e a fronte di rischi politici gestibili, riteniamo che l’Europa potrà sorprendere al rialzo nei prossimi mesi.
  • Le indagini sulle valutazioni e sul posizionamento degli investitori indicano che il picco del pessimismo è ormai prossimo. Gli asset rischiosi europei potranno facilmente recuperare terreno rispetto ad altre asset class globali nel 2019.

Negli ultimi dieci anni le azioni europee hanno nettamente sottoperformato le controparti statunitensi a causa di fattori quali una maggiore debolezza della crescita e degli utili, un quadro politico incerto e una preferenza globale per i titoli “growth” rispetto ai titoli “value” (negli indici europei la ponderazione dei titoli “value” è molto elevata). Gli ultimi dodici mesi non hanno fatto eccezione, in quanto l’economia dell’Eurozona, dipendente dal commercio, ha risentito della forte flessione della domanda globale. La regione è stata inoltre penalizzata da numerosi eventi idiosincratici, tra i quali l’esito delle elezioni italiane, le nuove norme sulle emissioni in Germania, i minimi record della portata d’acqua del Reno, i disordini politici in Francia e l’incertezza sulla Brexit. Questi fattori avversi hanno contribuito alla sottoperformance azionaria e valutaria della regione.

Tuttavia, con la progressiva attenuazione di queste condizioni negative, l’Europa sembra prossima a superare il picco del pessimismo. Anzitutto, la svolta dell’economia cinese dovrebbe rilanciare le esportazioni, mentre la domanda interna sottostante appare solida e sarà probabilmente sostenuta dagli stimoli fiscali. In secondo luogo, crediamo che le incertezze politiche interne siano ora gestibili. A fronte di valutazioni interessanti su base storica e relativa, riteniamo possibili sorprese positive nell’Eurozona.

Economia europea L’anno scorso, la crescita del PIL dell’Eurozona è rallentata a 1,9% dal 2,4% dell’anno precedente. Se si considerano le singole componenti della crescita, la perdita di momentum è dipesa prevalentemente dal calo degli scambi commerciali netti, diminuiti dello 0,6% rispetto al 2017. Ci aspettiamo un’inversione di questo trend, con la stabilizzazione della domanda esterna nei prossimi due trimestri grazie al miglioramento del credito e delle dinamiche manifatturiere in Cina e in altre economie della regione APAC.

Il fattore che ha maggiormente contribuito alla crescita interna dell’Eurozona, ovvero i consumi delle famiglie, si è anch’esso indebolito l’anno scorso a causa del quadro politico incerto, tuttavia la crescita del reddito delle famiglie, il principale volano dei consumi, rimane solida. In realtà, l’indebolimento della spesa registrato l’anno scorso potrebbe essere stato solo un fenomeno temporaneo, infatti il sentiment dei consumatori ha iniziato a risalire nel primo trimestre e le dinamiche sindacali e salariali rimangono favorevoli.

Nello scorso Macro Monthly abbiamo già illustrato il miglioramento degli stimoli fiscali per l’Eurozona, ma vale la pena ribadire il loro impatto positivo sulla spese pubblica e sulla crescita economica per il 2019. Questo mese l’FMI ha rivisto le proprie stime sulla manovra fiscale nella regione, mentre il disavanzo primario strutturale è più che raddoppiato rispetto alle stime di fine 2018, attestandosi a livelli che non si vedevano da almeno dieci anni. Un disavanzo primario strutturale contribuisce positivamente alla crescita del PIL.

UBS Asset Management Italia

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