Macro quarterly Un’economia che si piega ma non si spezza

In questo Macro Quarterly analizziamo i cinque temi macroeconomici alla base delle nostre principali view di investimento e alcuni casi d’esempio.

20 giu 2019

Temi in focus

  • Ci aspettiamo che l’economia mondiale si stabilizzi attorno al proprio tasso tendenziale di lungo periodo, ma i rischi geopolitici hanno offuscato le prospettive. 
  • Le misure di politica commerciale e monetaria adottate da Stati Uniti e Cina sono cruciali per l’economia e i mercati globali. In un quadro di resilienza dei mercati del lavoro, queste azioni dovrebbero consentire di evitare un “hard landing” dell’economia mondiale, anche se i rischi relativi a questa view sono aumentati.
  • Posizionarsi sui fondamentali, coprire i rischi politici: il nostro approccio basato sui temi di investimento conferisce equilibrio e diversificazione a tutte le nostre strategie.

Gli sviluppi geopolitici hanno da sempre un ruolo sui mercati, ma il loro impatto sui fondamentali economici e sui risultati di investimento sta sicuramente aumentando. Questa realtà richiede una mentalità aperta, per riuscire a cogliere possibilità politiche ed economiche senza evidenti analogie storiche, e una certa umiltà per accettare il fatto che non possiamo prevedere il futuro; se possibile, è inoltre necessaria una copertura dei portafogli da particolari esiti che esulano dal nostro scenario di base. Abbiamo quindi costruito il nostro processo di investimento attorno ad alcuni temi chiave, o ipotesi, che verifichiamo con regolarità. I temi sono le nostre “stelle polari”, le view principali attorno alle quali costruiamo i trade che le esprimono. In ogni numero di Macro Quarterly esaminiamo questi temi e i relativi casi d’esempio. I primi tre temi riguardano le prospettive macroeconomiche e politiche alla base delle nostre posizioni centrali di portafoglio, mentre gli ultimi due, focalizzati su geopolitica e volatilità, rappresentano le view utilizzate per diversificare e coprire i portafogli da eventi inattesi.

Stabilizzazione della crescita globale attorno al trend

Negli ultimi tre anni abbiamo fatto un viaggio di andata e ritorno nella crescita globale. Trainata dagli stimoli cinesi e da una Fed accomodante, la crescita economica globale ha accelerato da metà 2016 fino a tutto il 2017, per poi iniziare a decelerare bruscamente nel 2018 e all’inizio del 2019. Adesso siamo ripartiti, con una Fed più accomodante e gli stimoli cinesi ancora a supporto dell’economia. La differenza tra adesso e allora sta nella forza dello stimolo: tre anni fa il sostegno cinese alla crescita era potente e diffuso e i tassi della Fed era ancora vicini a zero, mentre oggi i tassi statunitensi sono prossimi al livello neutrale e gli stimoli cinesi appaiono più mirati, con meno ripercussioni a livello mondiale. Puntiamo quindi verso una stabilizzazione della crescita, piuttosto che una riaccelerazione, come dimostrano in particolare gli indici dei direttori d’acquisto (PMI). Con il supporto essenziale delle politiche, crediamo che i PMI si attesteranno attorno alla media dell’economia mondiale durante il periodo (linea rosso scuro) e oltre la linea di 50 che separa l’espansione dalla contrazione. In sostanza, questo scenario rappresenta un “soft landing” per l’economia globale. La nostra valutazione si basa sulla generale capacità di tenuta del terziario a livello mondiale, nonostante la pronunciata debolezza del settore manifatturiero e merci. Questa solidità sottostante è legata alla solida crescita del reddito delle famiglie nelle economie sviluppate, a sostegno dei consumi. La recente escalation nei rapporti commerciali tra Stati Uniti e Cina/Messico sposta i rischi verso una crescita economica inferiore al trend, tuttavia secondo il nostro scenario di base il supporto politico incrementale impedirà una recessione.

GRAFICO 1

Stabilizzazione della crescita globale attorno al trend

PMI composito mercati sviluppati PMI composito mercati emergenti PMI composito mondo

Caso d’esempio: lunghi su EAFE vs. azioni statunitensi

L’EAFE, l’indice dei maggiori mercati sviluppati esclusi gli Stati Uniti, ha sottoperformato gli USA per buona parte dello scorso anno. Ma questi mercati stanno scontando un outlook assai più negativo rispetto agli Stati Uniti e secondo alcune misurazioni le valutazioni relative sono prossime agli estremi della bolla dei tecnologici. Poiché la crescita economica statunitense sta diventando più moderata ma l’economia globale si avvicina a un “soft landing”, questi mercati possono ancora sovraperformare.

La Cina sta toccando il fondo del ciclo economico

La Cina è seconda maggiore economia mondiale e il punto di riferimento nella supply chain globale, pertanto la sua salute economica è cruciale non solo per le dinamiche complessive dell’economia mondiale, ma anche per il suo equilibrio relativo con gli Stati Uniti.

Un’economia globale sbilanciata, guidata prevalentemente dagli Stati Uniti, può creare forze destabilizzanti – attraverso la forza del dollaro – con conseguenti pressioni sui mercati emergenti indebitati e continui feedback negativi. Con il progressivo attenuarsi degli stimoli fiscali USA nei prossimi mesi dell’anno e all’inizio del 2020, la stabilizzazione della crescita cinese sarà fondamentale per fornire sostegno ed equilibrio all’economia globale. Osserviamo un progressivo allentamento della politica monetaria, fiscale e normativa cinese, sebbene anche in questo caso i risultati siano coerenti con una stabilizzazione anziché con un netto rimbalzo. La crescita del credito è aumentata e gli investimenti infrastrutturali danno segnali di vita. Inoltre non dubitiamo della volontà e della capacità della Cina di fornire stimoli aggiuntivi se reso necessario dalle tensioni commerciali o da altre condizioni avverse.

GRAFICO 2

Progressiva stabilizzazione dell’economia cinese

Percentuale Impulso creditizio della Cina, variazione a 12 mesi

Caso d’esempio: lunghi su debito asiatico in valuta forte

Un contesto in cui la crescita cinese si sta stabilizzando, invece di accelerare o peggiorare sensibilmente, è positivo per il carry. Nell’ambito della ricerca di asset con rendimenti più elevati a livello mondiale, riteniamo piuttosto interessante il debito asiatico in valuta forte rispetto ai bassi rendimenti offerti dai mercati sviluppati. Abbiamo una forte esposizione verso il settore immobiliare cinese e riteniamo che questa view sia favorita dalle politiche a sostegno del lavoro e del reddito familiare.

Le banche centrali estenderanno il ciclo economico

Considerato che l’espansione economica in atto negli Stati Uniti è la più lunga della storia, non stupisce che gli investitori siano sempre più cauti sulla sua ulteriore durata. Ma diversi sviluppi sembrano suggerire che questa fase espansiva proseguirà anche nel 2020 e probabilmente ben oltre.

Dopo avere affrontato la netta contrazione delle condizioni finanziare alla fine dello scorso anno, la Fed ha ora spostato l’attenzione sull’inflazione che rimane ostinatamente al di sotto del suo target del 2% (Figura 3). È nato quindi un acceso dibattito sull’approccio strategico della Fed e molti si chiedono se la banca centrale debba mantenere una politica più accomodante per portare, in maniera sostenibile, l’inflazione e le relative aspettative verso il proprio obiettivo. In ultima analisi, i rischi al ribasso per la crescita legati al conflitto commerciale potrebbero spingere la Fed verso un allentamento.

A livello mondiale, le altre banche centrali si sono mosse quasi all’unanimità in una direzione simile: la Banca centrale europea e la Banca del Giappone hanno allontanato le aspettative di inasprimento e la Reserve Bank of Australia è passata direttamente a una politica di allentamento. Se c’è una lezione che possiamo imparare dal periodo post-crisi è che non dobbiamo scommettere contro la creatività delle banche centrali nel trovare misure accomodanti per ammortizzare il rallentamento della crescita economica. Inoltre il calo sincronizzato dei rendimenti a lungo termine sta fornendo un importante stabilizzatore automatico contro l’incertezza commerciale e altre condizioni avverse. Nel frattempo la produttività sta realmente aumentando negli Stati Uniti e questo indica che il ciclo, nonostante la sua durata, può ancora proseguire.

GRAFICO 3

La Fed non è riuscita a raggiungere il proprio obiettivo di inflazione del 2% in maniera sostenibile

Percentuale PCE core su base annua

Caso d’esempio: lunghi su China Agg FX hedged

Parliamo ancora della Cina, che nel contesto attuale continua a offrire una ricca scelta di opportunità. In sintesi, i responsabili politici sono determinati a rendere possibile un “soft landing”. Difficilmente la People's Bank of China (PBOC) alzerà i tassi nell’immediato, poiché i policymaker sono impegnati a mantenere la politica abbastanza stabile da sostenere l’economia contro turbolenze esterne. Riteniamo che il debito sovrano cinese offra rendimenti interessanti rispetto alle controparti delle economie sviluppate, sia in termini nominali sia su base corretta per l’inflazione. Inoltre l’apertura dei mercati finanziari cinesi e l’inclusione negli indici dovrebbero incoraggiare gli afflussi e stimolare la liquidità.

Geopolitica e protezionismo

Il riaccendersi della guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina, e più di recente la potenziale apertura, da parte dell’amministrazione USA, di un nuovo fronte con il Messico, creano condizioni economiche avverse che hanno un impatto diretto a livello globale, con problemi per le esportazioni, margini aziendali ridotti e prezzi al consumo più elevati. Ma questi fattori hanno anche conseguenze indirette per l’economia mondiale, attraverso l’incertezza che pesa sulla fiducia delle imprese e, in definitiva, sugli investimenti. Inoltre, le guerre commerciali sono solo una parte della storia.

La concorrenza strategica e il conflitto sulle tecnologie tra Stati Uniti e Cina stanno destabilizzando le supply chain e rallentando la globalizzazione. Inoltre, la minaccia di dazi sulle automobili esportate da Europa e Giappone e il problema ancora irrisolto della Brexit sono fattori che deprimono la fiducia nell’economia e gli investimenti a livello mondiale.

Pur con gli inevitabili alti e bassi, questi conflitti appartengono in realtà a un trend in atto verso la deglobalizzazione che rappresenta un ostacolo strutturale al dinamismo economico.

Caso d’esempio: lunghi su JPY/KRW

Nell’ambito del nostro processo di investimento, utilizziamo l’analisi di scenario per individuare gli esiti potenziali e il loro impatto sui mercati. Ma la capacità di prevedere gli eventi geopolitici presenta comunque dei limiti, pertanto preferiamo usare trade sulle utility che riteniamo offriranno un interessante profilo rischio-rendimento in periodi di escalation. Una di queste view prevede una posizione lunga su JPY, valuta rifugio e sottovalutata, rispetto al KRW, che si è deprezzato e potrebbe perdere ancora valore se le tensioni tra Stati Uniti e Cina continueranno a peggiorare. La Corea svolge un ruolo cruciale nella supply chain tecnologica asiatica e la sua valuta dovrebbe offrire una copertura liquida in caso di ulteriore disruption commerciale tra Stati Uniti e Cina.

Volatilità alta destinata a perdurare

Le tensioni geopolitiche hanno chiaramente alimentato la volatilità dei mercati, ma altri fattori contribuiranno probabilmente a portarla su livelli strutturalmente più elevati rispetto alla media del periodo post-crisi. Riteniamo effettivamente possibile una continuazione di questo ciclo, ma è pur vero che più si prolunga un ciclo economico, maggiore sarà l’incertezza circa gli esiti economici e politici. Qual è il grado di stabilità della traiettoria di crescita globale? La Fed ha inasprito eccessivamente la sua politica? Oppure i mercati sono troppo compiacenti nel credere che non vedremo mai l’inflazione, e che i mercati del lavoro arriveranno a piena capacità, i divari produttivi saranno colmati e la deglobalizzazione stimolerà i prezzi al consumo? Queste sono le domande su cui si interrogano di tanto in tanto i mercati, con probabili ripercussioni sugli asset finanziari.

Caso d’esempio: corti su AUD/USD

La posizione corta sul dollaro australiano (AUD) rispetto a quello statunitense (USD) esprime una view che potrebbe trarre vantaggio da una serie di sviluppi in grado di generare volatilità. Se la crescita globale dovesse deteriorarsi a causa delle tensioni commerciali o per altre ragioni, l’AUD con il suo beta elevato potrebbe risentirne. Ma l’Australia ha anche una posizione passiva netta con l’estero e se i tassi USA dovessero salire rapidamente dagli attuali livelli ridotti, anche l’AUD/USD potrebbe soffrirne. Se a questo aggiungiamo le costanti incertezze sul mercato domestico dell’edilizia abitativa e l’approccio accomodante della banca centrale, la nostra posizione corta sulla valuta australiana rispetto a quella statunitense risulta interessante.

Conclusioni: l’asset allocation

Un posizionamento orientato dai fondamentali, sostenuto da una copertura dei rischi geopolitici, è alla base dell’approccio che cerchiamo di adottare nelle strategie di Investment Solutions. La seconda parte dell’anno potrebbe essere costellata da una serie di eventi importanti per i mercati, in quanto le tensioni tra un contesto economico positivo, l’effetto ammortizzatore delle politiche favorevoli e un clima di incertezza rispetto alle prospettive geopolitiche destabilizzano gli investitori, che non sanno quale direzione prendere. Sul fronte della crescita, riteniamo comunque che l’economia si piegherà senza spezzarsi, generando opportunità per incrementare ulteriormente il rischio quando la nebbia si dirada. Continuiamo a utilizzare come punto di partenza il nostro approccio basato sui temi di investimento insieme a un rigoroso monitoraggio delle prospettive macroeconomiche che ci permette di gestire la volatilità futura.

Appetibilità delle asset class

Il grafico seguente illustra le view del nostro team di asset allocation sull’appetibilità complessiva delle classi di attivi, oltre che sull’appetibilità relativa nell’ambito dei segmenti azionario, obbligazionario e valutario, al 31 maggio 2019.

Asset Class

 

Segnale complessivo

 

Punto di vista di UBS Asset Management

 

Azionario globale 
Duration globale

 

Neutrale Leggermente negativo

 

  • I rischi per la crescita globale sono saliti sulla scia dell’escalation della guerra commerciale, ragion per cui abbiamo modificato le nostre prospettive sull’azionario da sovrappeso a neutrali. Anche se prevediamo ancora una stabilizzazione dell’economia che eviti un “hard landing”, nei prossimi trimestri la crescita potrebbe risultare lievemente inferiore al tasso tendenziale. La nostra view che sia possibile un “soft landing” è basata sulla resilienza di consumi e mercati del lavoro nelle economie sviluppate, oltre che sulle possibili iniziative politiche adottate da Fed e Cina in caso di deterioramento della crescita.   Dopo i timori di un errore nella politica monetaria statunitense destati da una retorica incoerente della Fed a fine 2018, la Banca centrale USA sta adottando un linguaggio più chiaro e inequivocabilmente più accomodante. A nostro avviso, la Fed potrebbe restare accomodante al fine di ribasare le aspettative di inflazione, allentando invece la politica qualora i rischi di ribasso per la crescita si facessero più evidenti. Le scarse evidenze di un forte slancio dell’inflazione inerziale statunitense danno ampio respiro alla Fed.
  • La capacità della Cina di attenuare il rallentamento economico in atto nel Paese continua a essere fondamentale per l’economia e i mercati globali. Le autorità cinesi dispongono di un’ampia gamma di strumenti politici e hanno dimostrato l’intenzione di usarli tutti per raggiungere un difficile equilibrio tra derisking di un’economia fortemente indebitata e inefficiente sotto il profilo del capitale, e attenuazione del rallentamento innescato da queste iniziative di deleveraging.
  • La principale incertezza resta l’evoluzione del rapporto tra USA e Cina in merito alla situazione commerciale e alla tecnologia. Anche se nel nostro scenario di base non è contemplata alcuna forte escalation della controversia tra i due Paesi, siamo consapevoli che le tensioni potrebbero tornare in superficie, mettendo a rischio l’andamento degli utili e dell’economia globale. Di conseguenza, il rapporto rischio/rendimento dell’azionario è diventato meno favorevole, anche se siamo ancora ottimisti rispetto alla solidità dei fondamentali alla base dell’economia. A nostro avviso, gli asset rischiosi potranno mettere a segno un nuovo, considerevole rialzo a breve termine solo in assenza di ulteriori forti escalation delle tensioni commerciali. Inoltre, l’efficacia dell’ampia gamma di iniziative politiche adottate dalle autorità cinesi per attenuare il rallentamento della crescita si conferma essenziale.
  • Manteniamo una view complessivamente negativa sulla duration dei Paesi sviluppati a medio termine. Dato il rallentamento della crescita globale, il mercato sta scontando un consistente allentamento da parte della Fed. Pur non escludendo un taglio precauzionale dei tassi, riteniamo che il ciclo sia intatto e che, con l’attenuarsi nel tempo dei rischi globali, le curve dei rendimenti si irripidiranno. Questa view potrebbe comunque essere smentita da un errore di valutazione sul fronte geopolitico tale per cui si giunga a un vero e proprio “hard landing”.  Sull’altra sponda dell’Atlantico, dubitiamo che la BCE non riuscirà a inasprire la propria politica monetaria nel corso di questo ciclo. Mentre la crescita salariale deve ancora esercitare un impatto rilevante sulle misure dell’inflazione inerziale, nei Paesi sviluppati i mercati del lavoro sono caratterizzati da condizioni sempre più tese. I rendimenti nominali stanno gradualmente aumentando grazie alla progressiva chiusura dei gap produttivi, all’accelerazione della crescita salariale e alla stabilizzazione dell’economia globale.  Tuttavia il potenziale rialzo dei rendimenti nominali sarà probabilmente limitato da fattori strutturali quali il rapido invecchiamento della popolazione nel mondo sviluppato e le pressioni sui prezzi dettate dalla tecnologia.

Azionario USA

 

Neutrale

 

  • Rispetto ai maggiori indici, nei primi mesi dell’anno le azioni statunitensi hanno beneficiato della resilienza dell’economia interna e di una minore esposizione verso i fattori della crescita globale. Tuttavia, rispetto agli altri mercati, il rapporto rischio/rendimento ha risentito dei primi effetti prodotti sull’economia statunitense dalle preoccupazioni per la crescita, mentre l’azionario USA scambia a premio rispetto ad altri mercati.

 

Azionario globale (escl. USA)

Neutrale

 

  • In Europa, la crescita ha evidenziato una notevole decelerazione a causa di fattori esterni e interni. Sul fronte esterno, il rallentamento della Cina e le incertezze commerciali hanno inciso negativamente sull’export europeo, mentre internamente le tensioni politiche in Italia e Francia, associate all’adozione di norme senza precedenti sulle emissioni delle auto, hanno penalizzato l’economia. Ci aspettiamo tuttavia che almeno alcune di tali condizioni avverse si attenuino nei prossimi mesi. Le azioni europee sono tuttora sostenute dalla solida dinamica della domanda interna, da valutazioni interessanti e da una probabile stabilizzazione delle condizioni economiche globali verso la seconda metà del 2019. 
  • Restiamo ottimisti sull’azionario giapponese, nonostante i fattori avversi nel breve periodo derivanti dalla debolezza delle importazioni cinesi. Le minori incertezze politiche e le riforme strutturali in atto sostengono, a nostro parere, l’aumento dei multipli dei prezzi, mentre una solida economia nazionale sottostante indica un outlook di crescita degli utili più forte di quello attualmente scontato dai mercati. Quanto a Europa e Giappone, i prezzi scontano già un buon numero di cattive notizie. Di conseguenza il downside rispetto agli Stati Uniti potrebbe essere più limitato.

Azionario dei mercati emergenti (ME), incl. Cina

 

Neutrale

 

  • Le azioni dei mercati emergenti continuano a sottoperformare le controparti dei mercati sviluppati a causa del deterioramento degli utili in atto e del ritorno delle preoccupazioni per la guerra commerciale tra USA e Cina. Mentre l’aumento dei finanziamenti sociali cinesi promette bene per la crescita dei ME, la continua escalation della guerra commerciale potrebbe mettere sotto pressione le società asiatiche ad alto contenuto tecnologico finché la questione non sarà risolta. 
  • Confermiamo la nostra view ampiamente positiva sulla Cina in vista di un’ulteriore stabilizzazione dell’economia nella seconda parte dell’anno. Un’eventuale estensione dell’attuale impasse con gli Stati Uniti potrebbe ostacolare la crescita cinese, ma le autorità cinesi hanno già dimostrato l’intenzione di fornire un supporto monetario, fiscale e normativo per contribuire a rendere più fluidi gli sviluppi in corso. I titoli azionari cinesi sono ancora negoziati, secondo noi, con un piccolo sconto P/E rispetto ad altri mercati e un’ulteriore liberalizzazione del mercato potrebbe innescare un rerating, ora che i capitali internazionali iniziano ad affluire verso gli asset del Dragone dopo l’inclusione delle azioni cinesi onshore negli indici azionari ME dell’MSCI, ampiamente seguiti a livello mondiale.

Valute

 

 

  • Con la progressiva diffusione dei segnali di stimoli provenienti dalla Cina, prevediamo una stabilizzazione della crescita al di fuori degli Stati Uniti. Per il futuro, ci attendiamo uno spostamento dei capitali dagli Stati Uniti verso economie in una fase precedente del ciclo e un indebolimento del dollaro, soprattutto perché il biglietto verde è ancora costoso in termini ponderati per gli scambi commerciali reali. Per quanto riguarda le altre valute, continuiamo a osservare un forte sostegno alle valorizzazioni per il JPY e consideriamo le posizioni short sull’AUD una copertura efficace contro la persistente debolezza della Cina, in un’economia dove l’indebitamento delle famiglie è destinato a limitare la crescita.

 

Obbligazionario USA

 

Neutrale

 

  • Dopo il recente ribasso delle aspettative sui tassi USA, i rendimenti nominali dei Treasury a 10 anni sembrano aver raggiunto valori ragionevoli dato il nostro outlook. Ciononostante, i rendimenti nominali statunitensi appaiono comunque interessanti rispetto alla maggior parte degli altri mercati dei titoli governativi dei Paesi sviluppati su base unhedged. In assenza di una concreta ripresa dell’inflazione o del premio a termine, i rendimenti resteranno probabilmente entro un range definito. La nostra valutazione complessiva è neutrale.

 

Obbligazionario globale (escl. USA)

 

Leggermente negativo

 

  • Nel complesso, riteniamo scarsamente allettanti i titoli sovrani globali al di fuori degli Stati Uniti.  La BCE si è impegnata a tenere bassi i tassi per un certo periodo di tempo, limitando di fatto l’appetibilità delle obbligazioni dei Paesi centrali dell’area euro. Riteniamo interessanti i BTP italiani a fronte dei minori rischi politici. Le obbligazioni svizzere continuano a sembrare decisamente sopravvalutate e, a nostro avviso, presentano un profilo di rischio sempre più asimmetrico. L’economia svizzera è relativamente forte e riteniamo che i bond svizzeri siano vulnerabili ai tentativi di normalizzazione della politica monetaria da parte di una Banca nazionale svizzera sempre più preoccupata per la forza del mercato dell’edilizia abitativa.
  • Altrove, siamo più positivi sulla duration australiana in termini relativi. Riteniamo che la Reserve Bank of Australia stia allentando la politica monetaria a causa della debolezza della dinamica inflattiva e dei rischi a cui è esposta l’economia estera e nazionale.

Debito corporate investment grade (IG) USA

 

 

Neutrale

 

  • Anche se non riteniamo imminente un drastico rallentamento della domanda, crediamo che gli spread IG abbiano toccato il picco negativo di questo ciclo all’inizio del 2018. Inoltre, temiamo un aumento dell’offerta, un calo della domanda e un numero potenzialmente elevato di “fallen angels” quando la crescita economica rallenterà sensibilmente e inizieranno i declassamenti. Tuttavia, dato l’approccio più accomodante assunto dalla Fed, nel breve periodo riteniamo che i rischi di rialzo e ribasso siano quasi equamente bilanciati.

 

Obbligazionario ad alto rendimento (High yield) USA

 

Neutrale

 

  • Gli attuali tassi di insolvenza nell’High yield sono molto bassi rispetto agli standard storici. Considerato il contesto economico ancora discreto, non ci aspettiamo una concreta ripresa dei default statunitensi nel breve periodo. Tuttavia, dopo l’escalation delle tensioni commerciali, gli spread si sono ora ampliati fino a un livello in cui i rischi di rialzo e ribasso sono quasi equamente bilanciati.

 

Debito dei mercati emergenti 

Dollaro USA 

Valuta locale

 

Neutrale

 

Neutrale

  • Gli spread del debito dei ME, in valuta forte e locale, rispetto ai Treasury USA si sono ampliati notevolmente nel 2018 a fronte di fattori quali l’aumento dei rischi geopolitici, il rafforzamento del dollaro USA e l’incremento dei tassi di finanziamento in USD.  Tuttavia, quest’anno i rendimenti delle obbligazioni dei ME in valuta forte e locale hanno messo a segno un rally in linea con i Treasury. A fronte di queste oscillazioni significative e di fattori quali l’escalation delle tensioni commerciali, l’aumento dei dazi e il rallentamento dei volumi commerciali a livello globale, riteniamo che entrambe le curve inizieranno a scontare un ulteriore premio creditizio/a termine. Manteniamo pertanto una posizione neutrale fino a quando non si creeranno le condizioni per il superamento dell’incertezza sul fronte commerciale.

 

Obbligazionario cinese

 

Leggermente positivo

 

  • Le obbligazioni cinesi offrono i rendimenti nominali più elevati tra i dieci principali mercati del reddito fisso mondiali e hanno generato i maggiori rendimenti corretti per il rischio di questo gruppo negli ultimi 5 e 10 anni. Riteniamo che il rallentamento della crescita economica e l’inclusione nell’indice Bloomberg Barclays Global Aggregate il prossimo anno dovrebbero continuare a far scendere i rendimenti nei prossimi 3-12 mesi.

 

UBS Asset Management Italia

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