Prospettive sul reddito fisso

Don't worry, be flexible

26 set 2019

A partire dalla Grande crisi finanziaria, le banche centrali sono state la forza motrice delle buone performance azionarie e obbligazionarie offerte dai mercati sviluppati. Le politiche volte a contrastare i rischi di deflazione hanno avuto come esito rendimenti obbligazionari ai minimi record, tassi negativi sulla liquidità e acquisti di attivi senza precedenti. Di conseguenza, quasi tutte le asset class hanno riportato buoni risultati. Oggi, però, una nuova forza sta guidando il sentiment di mercato. Nel panorama delle relazioni internazionali, l’approccio di mercato liberale – improntato alla libera circolazione di merci e capitali – sembra subire un’inversione di tendenza. Questo pone gli investitori di fronte a una nuova sfida. Il segnale più evidente è l’inasprimento dei rapporti tra Stati Uniti e Cina, con la minaccia di interventi da guerra commerciale: una politica del beggar-thy-neighbor per “affamare il vicino” con manipolazioni valutarie, dazi e manovre che stravolgono le supply chain globali. Anche altrove non mancano le sfide provocate da decisioni politiche. L’evolversi di questi eventi di matrice politica sarà determinante per la futura direzione dei rendimenti degli investimenti, come lo sono state le banche centrali negli ultimi dieci anni. Ma anche per gli investitori più esperti è difficile prevedere tali eventi.

Due scenari principali

I leader mondiali possono decidere di fare un passo indietro, lasciando le relazioni internazionali incrinate di oggi per tornare a quello che viene già visto come “Il mondo di ieri”, il mondo dei mercati aperti con tutti i suoi vantaggi. In questo scenario, gli esiti peggiori per la crescita globale possono essere evitati. Dato il clima attuale, i prezzi obbligazionari probabilmente diminuiranno, soprattutto in Europa dove i rendimenti fortemente negativi dei Paesi centrali riflettono prospettive molto più fosche. Ma la rottura delle relazioni internazionali potrebbe anche subire un’accelerazione, forse perché alcuni leader seguono programmi strettamente populistici, o perché loro stessi non hanno il pieno controllo degli eventi.

Jonathan Gregory

Head of Fixed
Income UK

Fixed Income: rendimenti migliori e peggiori degli ultimi 5 anni

Finiremmo così nella “tana del Bianconiglio”, in un viaggio verso l’ignoto di un mondo deflazionistico caratterizzato da prezzi più elevati, investimenti in calo, utili più ridotti e maggiore disoccupazione. In un simile scenario, i prezzi obbligazionari tendono ad aumentare e i mercati azionari sono esposti a seri rischi di ribasso. Come può un investitore, in queste circostanze, sperare di proteggere i propri rendimenti obbligazionari?

La risposta di UBS: flessibilità e diversificazione

Il nostro Global Dynamic Bond Fund, ad esempio, non segue un benchmark fisso e ha la flessibilità di investire nelle migliori opportunità obbligazionarie a livello mondiale. Evitiamo quindi esposizioni “intrinseche” verso i settori che potrebbero risultare vulnerabili se dovessimo tornare al “Mondo di ieri”, come ad esempio i titoli di Stato dell’Eurozona, e puntiamo sulla diversificazione. Oggi, questo significa detenere obbligazioni negli Stati Uniti e in Cina ma con posizioni short in regioni costose come l’Eurozona. Questo approccio dovrebbe sostenere i rendimenti sia nel “Mondo di ieri”, sia nella “tana del Bianconiglio”: in entrambi i casi ci aspettiamo infatti una sovraperformance di queste regioni; in altre parole, ciò che offrono attualmente è un miglior valore relativo.

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