Sebbene negli ultimi mesi gli investitori abbiano assistito ad alti e bassi nei negoziati sui dazi commerciali, dopo le massicce correzioni seguite allo shock iniziale, i mercati cinesi e più in generale quelli asiatici hanno ripreso quota e hanno registrato finora una solida performance.

Le azioni asiatiche e cinesi hanno registrato un rendimento del 16,6% e del 23,0% nei primi sette mesi dell'anno, superando l'11,5% dei titoli azionari globali.1 Gli spread creditizi sono tornati a livelli storicamente bassi.

Anche i crediti immobiliari cinesi hanno messo a segno un rimbalzo, con un rendimento del 10,2%, rispetto al 7,2% dei titoli high yield globali nel periodo considerato.2

Innanzitutto, l'ampia gamma di opportunità di rendimento offerte dall'Asia - che abbraccia asset class e paesi diversi - conferisce alla regione un vantaggio fondamentale. Oltre a ciò, sviluppi quali la de-dollarizzazione e l'entusiasmo che circonda l'innovazione cinese nel campo dell'IA sono solo alcuni dei numerosi motivi alla base delle ottime performance odierne dell'Asia e della Cina.

Riteniamo che questo possa essere il momento opportuno per considerare nuovamente di investire in Asia e in Cina - e che un approccio multi-asset possa rappresentare il modo migliore per rientrare nel mercato.

Maggiore sostegno per gli asset asiatici

Se si considera il futuro, diversi fattori sostengono lo slancio dell'Asia, con la de-dollarizzazione che rappresentano un fattore di spinta particolarmente forte nel medio termine.

Gli eventi di aprile, caratterizzati dalla correzione dei Treasury e dalle forti fluttuazioni del rendimento a 30 anni, hanno danneggiato il loro status speciale di attivi rifugio e il ruolo del dollaro statunitense come valuta di riserva. La correzione è stata breve, ma ha sollevato nuove domande sulle questioni fiscali statunitensi di lunga data, oltre ai timori relativi all'inflazione e alla crescita economica.

Sebbene sia improbabile che una transizione dagli asset statunitensi e dal dollaro si verifichi dall'oggi al domani, è in atto un vero e proprio ripensamento del ruolo del dollaro a livello mondiale e potremmo essere sull'orlo di un cambiamento strutturale significativo. Anche dopo un calo pari a quasi l'11% nel primo semestre dell'anno, prevediamo nel medio termine un ulteriore indebolimento del dollaro statunitense.3 Riteniamo inoltre che gli investitori stranieri abbiano margine per aumentare i propri coefficienti di copertura valutaria.

Questa tendenza avvantaggia gli asset asiatici in diversi modi. Storicamente, un dollaro più debole è generalmente correlato a rendimenti positivi dei titoli azionari asiatici. Allo stesso tempo, stiamo assistendo a un ritorno dei capitali in Asia, con un parziale rimpatrio dei fondi. In linea generale, negli ultimi tre mesi gli investitori globali hanno rallentato le allocazioni agli asset statunitensi, mentre i flussi verso i mercati emergenti e l'Asia (Giappone escluso) hanno registrato un aumento.

Inflazione ed economia

Pur essendo importante non saltare a conclusioni affrettate sui risultati finali delle politiche tariffarie, molti paesi asiatici sono riusciti a ottenere condizioni relativamente favorevoli. Sebbene i nuovi accordi e le esenzioni offrano un certo sollievo, prevediamo comunque un notevole rallentamento della crescita regionale nel secondo semestre. Gli ordini e le spedizioni hanno subito un'accelerazione perché gli esportatori si sono affrettati a consegnare le merci prima dell'entrata in vigore dei nuovi dazi. Ciò ha temporaneamente incrementato le esportazioni nel secondo trimestre, ma ha solo rinviato l'impatto previsto dei dazi, che si manifesterà verosimilmente nel terzo trimestre.

Di conseguenza, l'inflazione non è ancora aumentata quanto ci si sarebbe potuto aspettare e ciò conferisce alle banche centrali della regione una notevole flessibilità, qualora dovesse essere necessario abbassare i tassi di interesse. Alla luce di un rischio politico ridotto e di condizioni generali più favorevoli - nonché dei segnali di rafforzamento delle valute asiatiche - le banche centrali potrebbero tagliare i tassi prima della fine dell'anno. Tali misure potrebbero fornire ulteriore sostegno agli asset asiatici, in particolare se anche la Federal Reserve decidesse di allentare la propria politica monetaria.

Trovare alpha in Corea e a Taiwan

Tra le numerose e promettenti opportunità presenti in tutta l'Asia, la Corea spicca in modo particolare. A seguito dei disordini politici dello scorso anno, la nuova amministrazione ha proposto importanti riforme volte a migliorare la governance aziendale. Questi cambiamenti, che mirano a rafforzare i diritti degli azionisti e ad aumentare la trasparenza aziendale, hanno rafforzato la fiducia nel mercato azionario del paese. Se a tutto ciò si aggiunge un outlook economico stabile, non sorprende che l'ottimismo tra gli investitori sia elevato.

Spostandoci altrove, rileviamo come il settore tecnologico di Taiwan sia particolarmente interessante. Il mercato tecnologico globale è attualmente in fase di crescita, il che determina un aumento della domanda di semiconduttori taiwanesi e di prodotti correlati. Nonostante i timori relativi ai dazi doganali e alla forza della valuta, il settore dei semiconduttori di Taiwan resta solido. La continua domanda globale - in particolare in settori quali l'intelligenza artificiale (IA) e l'informatica avanzata - alimenta la crescita del settore e lo posiziona per un successo duraturo.

Meno ostacoli per gli asset cinesi

Non si può parlare di intelligenza artificiale generativa senza menzionare la Cina e DeepSeek. La rapida ascesa di DeepSeek all'inizio di quest'anno ha generato un entusiasmo che ricorda il clamore suscitato dal lancio di ChatGPT da parte di OpenAI alla fine del 2022. La rivoluzione scatenata da DeepSeek ha dato impulso all'innovazione in tutta la Cina, ridefinendo il ruolo del paese nella corsa globale all'IA. La forte domanda di IA e il crescente potenziale di monetizzazione continuano ad alimentare lo sviluppo del settore, stimolando gli investimenti e aprendo nuove opportunità nei mercati cinesi.

Anche sul fronte tariffario si registrano sviluppi positivi in questo settore. Nell'ambito di un recente accordo commerciale, gli Stati Uniti hanno revocato il divieto di vendita all'estero dei chip avanzati per l’IA, consentendo a NVIDIA di riprendere le spedizioni del suo chip H20 - specificamente progettato per soddisfare i controlli sulle esportazioni statunitensi. Tuttavia, sebbene le tensioni tariffarie tra Stati Uniti e Cina si siano attenuate passando da una fase di “guerra” a una di “tregua”, non è possibile escludere il rischio di un'improvvisa escalation. Nonostante queste sfide, la nostra visione ottimistica è radicata nel potenziale a lungo termine degli sviluppi della Cina nel campo dell'IA.

Negoziati commerciali e sostegno al mercato dei capitali

Al di là dei semiconduttori, i negoziati commerciali tra Cina e Stati Uniti hanno avuto molti alti e bassi. L'ansia iniziale sulle questioni commerciali si è notevolmente attenuata e, dopo tre round di colloqui ufficiali e un'ulteriore proroga di 90 giorni, il clima risulta generalmente costruttivo.

Nel secondo trimestre, l'economia cinese è cresciuta del 5,2% - un risultato che ha superato le aspettative, soprattutto alla luce delle continue pressioni tariffarie.4 Anche in questo caso, gran parte del risultato può essere attribuito all'accelerazione delle spedizioni commerciali da parte delle aziende. Sebbene prevediamo un rallentamento delle esportazioni nel terzo trimestre, le difficoltà a livello macroeconomico risultano ora complessivamente inferiori rispetto allo scorso anno.

Considerata la crescita più moderata e la persistente incertezza sui dazi, Pechino ha spostato la propria attenzione sul sostegno ai mercati azionari. In risposta allo shock iniziale dei dazi, le autorità hanno rapidamente attuato misure volte a rafforzare e stabilizzare i mercati dei capitali. Ci aspettiamo che il cosiddetto “team nazionale” continui a fornire attivamente il proprio sostegno. Di conseguenza, intravediamo crescenti opportunità per quanti investono nei titoli azionari cinesi.

Esistono dei rischi

Anche se manteniamo una visione positiva sui mercati asiatici e cinesi, è importante riconoscere i rischi connessi. Se l'inflazione negli Stati Uniti aumentasse più del previsto, portando la Federal Reserve a ritardare i tagli dei tassi di interesse o i consumatori a smettere di spendere, l'Asia potrebbe subire un rallentamento economico più pronunciato. Per ora, la maggior parte degli esportatori regionali non ha ancora subito l'impatto dei dazi doganali, in attesa dell'esito dei negoziati commerciali in corso. L’eventuale imposizione di dazi più elevati del previsto da parte degli Stati Uniti o la persistenza dell’incertezza danneggerebbe i margini di profitto e scoraggerebbe nuovi investimenti. La pressione sulle economie asiatiche aumenterebbe, determinando una maggiore volatilità dei mercati.

Una soluzione pan-asiatica cross-asset

Nonostante l'Asia rappresenti una quota consistente del PIL mondiale, rimane sottorappresentata negli indici azionari, il che la rende un'area interessante per gli investimenti.

Per orientarsi con successo negli imprevedibili mercati di oggi è necessario un approccio sofisticato, attivo e diversificato, capace di andare oltre la semplice allocazione di azioni e obbligazioni. L'impiego di una strategia multi-asset che abbraccia diversi settori e paesi consente di individuare diversi tipi di opportunità e di ottenere potenzialmente rendimenti migliori adeguati al rischio nel lungo periodo.

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