L’ESG cambierà le regole del gioco?

In uno scenario di progressiva integrazione dei fattori ESG, Max Anderl, Head of Concentrated Alpha Equity, spiega perché una forte impronta ESG può contribuire al successo a lungo termine di una società

01 apr 2020

Investimenti ESG: da nice-to-have a must-have?

Siamo convinti che l’integrazione dei fattori ambientali, sociali e di governance (ESG) sia un megatrend che avrà un impatto determinante nel lungo periodo. L’abbiamo visto con il COVID-19, che ha colto di sorpresa il mondo intero: le imprese dovranno essere pronte ad adattarsi a rapidi cambiamenti per riuscire ad attraversare le turbolenze dei mercati. È in questi momenti di forte difficoltà che le società con un robusto framework ESG, incentrato su aspetti quali la continuità operativa, la salute e la sicurezza dei lavoratori e la gestione della catena di approvvigionamento, saranno più resilienti.

Un’indagine svolta da Responsible Investor in collaborazione con UBS-AM nel 2019 ha rivelato che il 78% degli asset owner a livello mondiale sta già integrando i fattori ESG nei propri processi di investimento, mentre il 17% è interessato all’argomento e sta valutando come procedere all’integrazione e solo il 5% non è interessato.

Source: PRI, 30 aprile 2019. Dati aggiornati annualmente.

Arriverà il giorno in cui ogni gestore dovrà dimostrare con i fatti, e non solo a parole, l’integrazione dei fattori ESG nella propria attività quotidiana.

Max Anderl, Head of Concentrated Alpha Equity

A prescindere dai dati statistici, è a livello sociale che vediamo crescere la consapevolezza ESG. L’aumento degli eventi meteorologici estremi, per esempio, sta concentrando l’attenzione sull’impatto del cambiamento climatico: secondo l’ultimo rapporto WEF Global Risks, “dal contesto economico a quello ambientale, il clima è attualmente al primo posto nell’agenda dei rischi, mentre l’economia non figura più tra i primi cinque.”1

Le società di gestione saranno inoltre soggette a maggiore scrutinio da parte dei regolatori, con l’obbligo di comunicare la percentuale di attivi dei loro fondi investita in attività verdi e la metodologia utilizzata per valutare gli impatti di sostenibilità di tali investimenti. Tutti questi aspetti confermano che l’ESG è un trend destinato a continuare.

Quali sono i maggiori vantaggi offerti dall’integrazione dei fattori ESG?

La diffusione di una maggiore consapevolezza sugli aspetti ESG tra gli investitori è dettata da motivi diversi, dalle considerazioni sociali e morali al desiderio di generare più alpha. Per noi è una questione di buon senso: solo investendo in aziende sostenibili a lungo termine possiamo generare rendimenti finanziari nel lungo periodo.

Inoltre non dobbiamo sottovalutare i rischi che possono manifestarsi se non si prendono in considerazione i fattori ESG, con conseguenti costi finanziari, legali e reputazionali per le società. E da ultimo, come abbiamo visto negli anni scorsi, i flussi di denaro sono in grado di muovere i mercati e questo vale anche per gli investimenti ESG.

I fondi che hanno in portafoglio società con forti profili ESG hanno già visto un afflusso di attivi, mentre le società con profili ESG in miglioramento beneficiano dei premi di valutazione e di un minore costo del capitale. Vale invece il contrario per le società il cui profilo ESG sta peggiorando o che hanno punteggi negativi.

Combinando i dati materiali sulla sostenibilità con la nostra analisi dei fondamentali aziendali siamo in grado di prendere decisioni di investimento più informate.

Un fondo che ha integrato i principi ESG può comunque detenere società che operano in settori ad alta intensità di carbonio, per esempio l’energia e le utility?

Questa domanda ci viene posta spesso dai nostri clienti, il che non sorprende se si considerano i rapidi progressi sul fronte del cambiamento climatico.

Noi sosteniamo la transizione verso un’economia a basso tenore di carbonio, tuttavia non possiamo aspettarci che la decarbonizzazione avvenga dall’oggi al domani. Nei settori energia e utility le aziende hanno linee di business preesistenti che richiederanno anni per essere decarbonizzate, ma in molti casi stanno già compiendo progressi verso il raggiungimento dei propri obiettivi di riduzione delle emissioni.

Abbiamo bisogno di investimenti nelle reti elettriche per gestire i veicoli elettrici e una produzione meno costante di energia rinnovabile. Inoltre, l’abbandono dell’economia a uso intensivo di carbonio deve avvenire in modo da ridurre al minimo l’impatto negativo sulle comunità e i lavoratori “arenati”.

Secondo la Framework Convention on Climate Change2 delle Nazioni Unite (UNFCCC), a livello mondiale 1,5 miliardi di lavoratori sono impiegati direttamente in settori critici per la stabilità del clima, un ambito che nei prossimi anni sarà interessato da importanti fenomeni di disruption.

Finché la popolazione mondiale continuerà a crescere e le economie continueranno a espandersi, ci sarà inevitabilmente un aumento della domanda di consumi energetici. Il problema che affrontiamo in questo momento è una mancanza di alternative efficienti dal punto di vista energetico e commercialmente disponibili. Abbiamo bisogno di più tempo per questa transizione energetica. Ecco perché, invece di escludere completamente gli investimenti in questi settori, preferiamo investire in società che puntano a soddisfare la futura crescita della domanda impegnandosi a ridurre le proprie emissioni di carbonio e a investire in alternative che richiedono un uso meno intensivo del carbonio, per esempio le rinnovabili, o che decidono di abbandonare i gas generati dal carbone o il greggio pesante.

Per focalizzare l’attenzione sulle questioni materiali lavorate a stretto contatto con il team di ricerca SI? Come si integrano i fattori ESG nel vostro processo decisionale?

Integriamo i fattori ESG materiali nella ricerca e nel processo decisionale bottom-up monitorando anzitutto i punteggi ESG delle società forniti dai principali data provider. Malgrado la bassa correlazione tra i punteggi di questi provider, utilizziamo diverse fonti per il segnale di sostenibilità perché crediamo che i maggiori rischi di sostenibilità siano individuabili quando diversi rating presentano punteggi costantemente bassi.

Invece di basarci solamente su questi rating, sfruttiamo comunque le competenze del team di ricerca SI per verificare la materialità di questi segnali di rischio. Le società per le quali viene verificato un rischio elevato saranno vendute oppure mantenute in portafoglio, in base all’opportunità di rischio/rendimento e al potenziale di engagement dell’azienda.

La ricerca ha dimostrato che le società con bassi punteggi ESG possono trarre maggiori benefici dall’engagement con gli investitori attivisti rispetto a quelle con punteggi ESG già elevati. Pertanto, il nostro obiettivo è svolgere attività di engagement per realizzare miglioramenti che crediamo possano contribuire anche alla nostra tesi di investimento.

Vede delle differenze nel livello e nel tipo di interesse degli investitori?

Gestiamo una patrimonio di circa USD 15 miliardi per conto dei nostri clienti globali, tra i quali figurano alcune delle maggiori organizzazioni istituzionali mondiali che monitorano attentamente il nostro processo ESG e l’attività di rendicontazione.

In Asia abbiamo visto un focus più spiccato sulla governance e l’engagement. In effetti, negli ultimi anni, gli asset owner asiatici sono stati in prima linea nella diffusione dei principi ESG, ecco perché il potenziale di crescita futura rimane elevato in questa regione.

In Europa si tende a preferire lo screening normativo, con la selezione basata su standard internazionali, e lo screening di esclusione basato su determinati settori o criteri. Negli Stati Uniti gli investitori hanno iniziato a seguire questo trend e in breve tempo gli investimenti ESG inizieranno sicuramente ad affermarsi.


UBS Asset Management Italia

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