Cina: riflettori puntati sull’allocazione stand-alone

Come partecipare alla storia di crescita della Cina? Secondo i nostri esperti, vale la pena prendere in considerazione un’allocazione stand-alone.

di Luke Browne, Global Head of Investment Specialists, e Michael Walsh, Investment Specialist 30 mag 2019

In un mondo in cui la Cina continua ad affermarsi come motore dell’economia globale, gli investitori possono iniziare a considerare un’allocazione stand-alone sugli asset cinesi, come già fanno per regioni quali Stati Uniti, Giappone, Europa e Regno Unito. I motivi sono chiari:

  • con un contributo alla crescita mondiale previsto pari al 33% nel 20191, la Cina sta assumendo la guida dell’economia globale e i suoi mercati azionari e obbligazionari sono tra i più estesi al mondo;
  • le restrizioni all’accesso degli investitori stranieri sono state superate con il lancio dei programmi Stock Connect e Bond Connect;
  • i mercati azionari e obbligazionari cinesi offrono vantaggi in termini di diversificazione, mentre la volatilità è fonte di opportunità per le strategie di investimento attive;
  • la Cina è leader mondiale in molte aree tecnologiche innovative e all’avanguardia, pertanto un’allocazione stand-alone offre maggiori possibilità di partecipare alla storia di crescita del Paese.

Gli investitori più lungimiranti stanno iniziando a chiedersi se non sia giunto il momento di adottare un nuovo approccio verso gli asset cinesi. A nostro parere, le evidenze a favore di un’allocazione cinese stand-alone appaiono sempre più convincenti.

Negli ultimi anni la Cina ha ridotto progressivamente le barriere di mercato grazie all’adozione di programmi come le piattaforme Stock Connect e Bond Connect che hanno aperto i mercati azionari e obbligazionari cinesi agli investitori internazionali.

Il successo di queste iniziative è stato confermato di recente dall’aumento della ponderazione dei titoli cinesi nei principali indici azionari e obbligazionari, uno sviluppo che alimenterà ulteriormente i flussi già sostenuti di investimenti esteri verso gli asset cinesi.

Figura 1: Posizioni degli investitori internazionali in titoli cinesi onshore, Reddito fisso e Azionario (migliaia di miliardi RMB), gen 2016-dic 2018

Fonte: People's Bank of China, febbraio 2019

Il 28 febbraio, il provider di indici azionari MSCI ha annunciato l’intenzione di quadruplicare il peso delle società cinesi onshore nel proprio indice principale dei mercati emergenti entro novembre di quest’anno, portando la ponderazione delle azioni cinesi onshore e offshore a circa un terzo dell’esposizione totale verso i mercati emergenti.

L’indice Bloomberg Barclays Global Aggregate, ampiamente diffuso a livello mondiale, ha avviato un graduale processo di inserimento delle obbligazioni cinesi onshore a partire dal primo aprile; altri provider di indici seguiranno questa strada, portando il mercato cinese onshore a superare il Giappone come secondo maggiore mercato obbligazionario al mondo.

Con queste mosse, gli indici cercano in sostanza di recuperare terreno su un tema ormai evidente che noi di UBS Asset Management stiamo analizzando già da anni con i nostri clienti, ovvero come le dimensioni e la varietà delle opportunità offerte dagli investimenti cinesi rispondano alle esigenze degli investitori in cerca di rendimenti di mercato e di rendimenti attivi attraverso varie tipologie di asset.

Figura 2: Mercati obbligazionari per dimensioni (migliaia di miliardi USD), novembre 2018

Fonte Banca per i Regolamenti Internazionali, novembre 2018

Figura 3: Mercati azionari per dimensioni (migliaia di miliardi USD), dicembre 2018

Fonte: Securities and Futures Commission, Hong Kong, gennaio 2019

Con la Cina al comando...

L’ampiezza di queste opportunità è forse meno sorprendente se si considera la portata del ruolo attuale della Cina nell’economia internazionale e all’interno di singoli settori probabilmente destinati a divenire il fulcro dei futuri sviluppi economici.

Secondo le previsioni, la Cina offrirà un contributo del 33% alla crescita globale nel 2019 e supererà gli Stati Uniti come maggiore economia mondiale nel 20302. Questa ascesa alla leadership economica ha implicazioni di grande portata per gli investitori: l’impatto diretto dei negoziati commerciali sino-statunitensi sul sentiment degli investitori è un esempio emblematico del ruolo chiave della Cina come potenza commerciale.

Questi investimenti mirano spesso a sfruttare la posizione di leadership del Paese in nuove aree dell’economia quali i pagamenti senza contanti, l’uso degli smartphone e l’utilizzo dei dati online. Quando questi sviluppi sono associati a un ribilanciamento della crescita interna verso la domanda di consumi, a scapito delle esportazioni e degli investimenti fissi, si creano grandi opportunità per una vasta gamma di fornitori di prodotti e servizi.

In una prospettiva ancora più ampia, la Cina è impegnata a migliorare lo sviluppo delle infrastrutture, in particolare con altri mercati emergenti, sia in termini di collegamenti fisici tra i Paesi che attraverso accordi commerciali.

Tutti gli occhi sono puntati sulla “Belt and Road Initiative”, il progetto di una Nuova via della seta, ma nel frattempo la Cina ha concluso anche 17 accordi globali di libero scambio, ne ha negoziati altri 14 e ha sul tavolo nove ulteriori trattati.

Tendenzialmente gli investimenti si sono concentrati su aree che si prevede sperimenteranno un’elevata crescita della popolazione e del reddito, con i flussi corporate focalizzati su zone dove la classe media dovrebbe espandersi di quasi 3 miliardi di persone entro il 2030.

L’approccio stand-alone come naturale evoluzione dell’asset allocation

Ovviamente, molti dei fattori che abbiamo individuato non riguardano solo la Cina. Riteniamo comunque opportuno, per la definizione dell’asset allocation complessiva del portafoglio, iniziare a considerare gli investimenti in Cina su base stand-alone, anziché come parte di una più ampia allocazione ai mercati emergenti.

L’economia cinese differisce sotto molti aspetti chiave da quella di altri Paesi, non solo asiatici, classificati come mercati emergenti:

  • le dimensioni della Cina, ovvero il Paese più popoloso al mondo3, la seconda principale destinazione degli investimenti diretti esteri e la maggiore nazione commerciale al mondo;
  • il ritmo, storico e potenziale, della crescita economica e la gamma di politiche attuate per rimettere a fuoco l’economia, con un obiettivo di crescita interna del 6-6,5% ribadito all’Assemblea Nazionale del Popolo a marzo 2019;
  • una posizione di leadership in nuovi settori, tra i quali la robotica, le auto elettriche, i droni e la tecnologia fotovoltaica, che si riflette sempre più nella composizione del mercato azionario cinese.

Perché la crescita cinese è difficile da ignorare

Il grafico seguente illustra come sta cambiando il ritmo di crescita di diverse economie globali. Nel periodo più recente, dalla crisi finanziaria globale, questa crescita si è maggiormente differenziata sia in termini di livello complessivo, sia per il ritmo del cambiamento.

Figura 4: Crescita media del PIL per Paese (su base annua-%), 2010-2018

Fonte: FMI, aprile 2019

Iniziano a emergere alcuni parallelismi con i tassi e i driver di crescita differenziati delle grandi economie regionali dei Paesi sviluppati. Quando investono nei mercati sviluppati, in particolare in asset tradizionali quali azioni e obbligazioni, gli investitori spesso si concentrano su blocchi regionali differenti come Nord America, Europa, Regno Unito, Giappone, Asia-Pacifico.

Poiché questi stessi investitori iniziano a differenziare sempre più tra i principali mercati emergenti, il loro approccio sarà probabilmente simile.

Tornando alle previsioni di crescita globale per il 2019, può sembrare un po' strano trattare Cina e India come parte di un blocco omogeneo, che si estende in tutto il mondo, e considerare invece gli Stati Uniti, il cui contributo alla crescita mondiale dovrebbe risultare in linea con quello indiano e pari a metà di quello cinese, come un’allocazione completamente stand-alone!

E le opportunità sono troppo vaste

Inoltre, con l’ulteriore inclusione negli indici globali, l’ampliamento della quota giornaliera dello Stock Connect e la riduzione del numero di settori chiusi agli investimenti esteri, l’intera gamma delle opportunità di investimento offerte dalla Cina è a disposizione di una più vasta rosa di investitori.

Poiché i titoli cinesi sono sempre più presenti negli indici a larga diffusione e quindi nei portafogli di investimento, gli investitori inizieranno probabilmente a detenere questi titoli con maggiore consapevolezza e tranquillità, passando dalle ampie esposizioni a qualcosa di più mirato. Di nuovo, si seguirebbe un percorso già ben sperimentato con molti mercati sviluppati.

Asset cinesi: una buona opportunità di diversificazione

Per gli investitori interessati ad approfondire il ruolo che gli asset cinesi possono svolgere in un portafoglio più ampio, è opportuno rilevare che storicamente queste posizioni hanno offerto ottimi vantaggi in termini di diversificazione.

L’argomento è stato approfondito nel numero di Investment Insights pubblicato da UBS Asset Management a ottobre 2018, riportiamo comunque di seguito la correlazione rolling a tre anni tra i rendimenti giornalieri dell’indice MSCI China A Shares in valuta locale e gli indici equivalenti per l’indice MSCI Emerging Markets, comprese le varianti regionali.

Anche confrontando il mercato della azioni di classe A con l’indice EM Asia, le correlazioni si attestano attorno a 0,5 per gran parte del periodo, suggerendo alcune differenze nei driver di volatilità osservati a livello storico. Le correlazioni con altre regioni dei mercati emergenti sono state assai inferiori, a ulteriore conferma della validità di un approccio più granulare verso queste esposizioni.

Grafico 5: MSCI China A, correlazione a tre anni dei rendimenti con i benchmark regionali MSCI, dic 2007-dic 2018

Fonte: Bloomberg, febbraio 2019

In una prospettiva ancora più ampia, e lungo un orizzonte temporale più esteso, le azioni cinesi di classe A presentano una bassa correlazione con una serie di mercati molto più diversificati in termini geografici, a ulteriore conferma della nostra convinzione che le azioni cinesi offrono ottimi vantaggi di diversificazione.

Figura 6: Correlazione tra MSCI China ex-A-Shares & MSCI China A-Shares e i benchmark globali, febbraio 2002-settembre 2018 (USD)

Fonte: UBS Asset Management, dicembre 2018.

In Cina la gestione attiva può fare la differenza

Storicamente, le azioni cinesi hanno inoltre evidenziato una notevole volatilità, anche rispetto ai benchmark dei mercati emergenti  spesso collocati all’estremità più rischiosa dello spettro dei mercati azionari pubblici.

Per quanto comportino vantaggi e svantaggi per gli investitori, i livelli più elevati di volatilità complessiva e trasversale possono creare un contesto interessante per i gestori attivi. Gli investitori più abili hanno maggiori possibilità di posizionarsi in vista di drastici cambiamenti nell’orientamento del mercato ed essere remunerati se queste posizioni si riveleranno corrette.

Grafico 7: MSCI China A, MSCI EM e MSCI World, volatilità a 60 giorni dei rendimenti degli indici p.a., febbraio 2005-febbraio 2019

Fonte: Bloomberg, febbraio 2019

In un mercato che presenta una percentuale molto elevata di investitori retail rispetto agli standard internazionali, un focus sulla ricerca fondamentale, settoriale e societaria e l’uso di fonti di informazione non convenzionali possono rivelarsi remunerativi.

La ricerca dei leader di settore, destinati a beneficiare della transizione della Cina verso un’economica basata sui consumi e trainata dai servizi, può rivelare nuove opportunità di investimento.

Sul fronte obbligazionario, il mercato cinese del reddito fisso cresce rapidamente ed è già il terzo per dimensioni a livello mondiale, vicinissimo al secondo posto del Giappone. Il mercato continua ad ampliarsi oltre i titoli governativi e le obbligazioni delle policy bank (banche di interesse nazionale), mentre una serie di cambiamenti normativi l’ha reso più interessante per gli investitori internazionali.

La mossa di Bloomberg, che ha incluso le obbligazioni cinesi nei propri principali indici globali, farà probabilmente aumentare ulteriormente i flussi provenienti da tali investitori, in un segmento dove le posizioni in obbligazioni onshore sono già triplicate in soli tre anni.

Come abbiamo già sottolineato, le obbligazioni cinesi possono offrire vantaggi di diversificazione a un portafoglio globale a reddito fisso, con una bassa correlazione rispetto ad altri grandi mercati. Con i rendimenti offerti dal governo e la flessione dei mercati del credito di alta qualità e high yield, gli investitori a caccia di rendimenti possono essere attratti anche da considerazioni di natura più tattica.

Le obbligazioni cinesi offrono i rendimenti nominali più elevati tra i dieci principali mercati del reddito fisso mondiali e hanno generato i maggiori rendimenti corretti per il rischio di questo gruppo negli ultimi 5 e 10 anni. Anche i rendimenti reali appaiono interessanti, e il costo della copertura di un’esposizione in yuan cinesi è anch’esso tendenzialmente diminuito, offrendo ai potenziali investitori un importante strumento di mitigazione del rischio.

L’accesso al mercato obbligazionario e le relative possibilità di investimento sono nettamente migliorati, ma il mercato non è stato sottoposto al continuo scrutinio sulla qualità del credito che ha invece interessato le obbligazioni dei mercati sviluppati. Lo sviluppo di rating onshore sarà importante per convincere gli investitori che le autorità cinesi compiranno grandi passi per portare sul mercato società di rating straniere.

Se gli investitori azionari inizieranno a sentirsi più a proprio agio con i titoli a reddito fisso cinesi, sarà fondamentale selezionare le emissioni seguendo un approccio bottom-up delle emissioni, visto che i rischi idiosincratici saranno rilevanti ed è proprio qui che la presenza locale e la conoscenza del Paese si trasformano in un vantaggio per gli investitori.

È il momento di prendere in considerazione un approccio stand-alone per partecipare alla storia di crescita della Cina?

Alla luce di tutti i fattori esaminati, è evidente che l’internazionalizzazione dei mercati dei capitali cinesi sta continuando a passo spedito.

L’aspetto chiave, per gli investitori internazionali, è riuscire a partecipare con la massima efficacia alla storia di crescita della Cina. Noi siamo convinti che un’allocazione stand-alone possa confermarsi un’opzione efficace per gli investitori, se non altro perché le dimensioni di questa opportunità sono troppo vaste per poterla ignorare: la Cina è il principale driver della crescita globale e i suoi mercati onshore stanno rapidamente superando altri importanti mercati globali in termini di dimensioni.

Questo modello di crescita probabilmente sarà diverso da quello di altri mercati, sia emergenti che sviluppati, non solo in termini di driver principali, ma anche per il ruolo sempre più importante della Cina in settori chiave della new economy e per il suo focus sullo sviluppo di legami con altre economie emergenti.

Rispetto ad altre allocazioni di portafoglio più comuni, le asset class azionarie e obbligazionarie cinesi offrono inoltre importanti vantaggi di diversificazione agli investitori e interessanti opportunità di creazione di valore ai gestori attivi.

Per tutti questi motivi, un’allocazione stand-alone sulla Cina rappresenta un’opportunità di investimento estremamente interessante sia nell’ambito delle singole asset class, sia in una prospettiva di allocazione complessiva del portafoglio.

UBS Asset Management Italia

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