Reddito fisso cinese: troppo grande per essere trascurato?

In questo quinto contributo della serie Q&A, Kevin Zhao analizza alcune delle ragioni per cui gli investitori non possono più trascurare il secondo mercato obbligazionario al mondo per dimensioni.

31 lug 2020

Kevin Zhao, Head of Global Sovereign and Currency, Reddito fisso

Kevin Zhao è Lead Portfolio Manager di tutte le strategie obbligazionarie globali attive, sovrane e flessibili, nonché della gestione valutaria attiva. In questo ruolo è responsabile di tutte le decisioni di investimento assunte e applicate da queste strategie. È membro del Fixed Income Investment Forum ed è entrato a far parte di UBS Asset Management nel 2011.

Qual è il vantaggio della minore correlazione del reddito fisso onshore cinese con gli altri mercati globali? Questa minore correlazione è destinata a durare?

I principali vantaggi derivanti dall'inclusione nei portafogli di ulteriori Paesi o asset con una ridotta correlazione con i mercati obbligazionari esistenti, sono la diversificazione e le opportunità di valore relativo.

Nei prossimi anni questa correlazione resterà a nostro avviso ridotta per due motivi principali: in primo luogo, l’abbandono nel 2005 del sistema di ancoraggio della valuta cinese al dollaro USA per poi passare nel 2016 all'ancoraggio a un paniere valutario ha permesso alla politica monetaria cinese di sganciarsi dagli Stati Uniti e dagli altri Paesi del G7. In secondo luogo, a differenza delle banche centrali dei Paesi del G7 che hanno spinto i tassi di riferimento quasi allo zero, o addirittura in alcuni casi in territorio negativo, e si sono impegnate in una serie di misure di politica monetaria non convenzionali nel 2020, la Banca Centrale Cinese (PBoC) è stata più prudente. Di conseguenza, ha ancora ampio margine per tagliare i tassi se le prospettive economiche dovessero risultare nettamente peggiori del previsto.

Dall'inclusione delle obbligazioni cinesi negli indici estesi Bloomberg Global Aggregate, JPM GBI-EM e WGBI, la presenza straniera nei mercati obbligazionari onshore cinesi è aumentata in maniera significativa. Inoltre, molte banche centrali hanno acquistato titoli di Stato cinesi dopo l'inclusione della Cina nel paniere dei DSP dell’FMI (Fondo Monetario Internazionale) nel 2016. Di conseguenza gli acquirenti nazionali sono stati affiancati da un pool diversificato di investitori esteri.

Cosa possono aspettarsi gli investitori dall'inclusione delle obbligazioni cinesi negli indici obbligazionari globali?

Una volta che il Dragone avrà raggiunto una ponderazione di circa il 6% negli indici obbligazionari globali, gli investitori, soprattutto quelli in obbligazioni globali, dovrebbero essere in grado di incrementare i rendimenti dei portafogli grazie all’estensione della gamma di opportunità e alla correlazione relativamente ridotta delle obbligazioni cinesi rispetto agli altri mercati obbligazionari. Tuttavia, gli investitori devono avere una buona conoscenza dell'economia e delle strutture del mercato finanziario cinese; come diciamo spesso, è necessario "fare i compiti” prima di investire. UBS AM è entrata molto presto e in maniera proattiva nei mercati azionari e obbligazionari cinesi, conquistando una posizione di leadership tra le banche e gli asset manager esteri. È importante che gli investitori comprendano che la Cina non è un mercato emergente tipico e che è sbagliato applicare ad occhi chiusi agli investimenti cinesi l’esperienza e le competenze apprese nei mercati sviluppati, in quanto i sistemi politici, economici e finanziari sono radicalmente diversi.

Quanto sono importanti i mercati emergenti, e la Cina in particolare, in un portafoglio globale?

Siamo stati molto chiari sul fatto che il "Nuovo Globale" è incarnato dal G20 e non dal troppo ristretto G7. I Paesi del G20 rappresentano oltre l'80% del PIL, degli scambi commerciali e della capitalizzazione degli asset finanziari a livello globale, mentre il G7 contribuisce per meno del 45% del PIL globale. Pur essendo il secondo mercato obbligazionario al mondo per dimensioni1, la Cina non era in alcun modo rappresentata nell’indice di riferimento di Bloomberg, Global Aggregate Bond, fino all'aprile 2019. La ponderazione della Cina in questo indice obbligazionario globale molto seguito raggiungerà circa il 6% entro la fine del 20202. A nostro avviso l'apertura degli investimenti obbligazionari dai Paesi del G7 a quelli del G20 consentirà agli investitori di aumentare i rendimenti potenziali e la diversificazione dei rischi a cui sono esposti i relativi portafogli.

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