Obbligazioni cinesi: opportunità di investimento in un mondo di rendimenti negativi

Dove vanno gli investitori obbligazionari quando i rendimenti diventano negativi? È il momento di prendere in considerazione la Cina

di | Hayden Briscoe, Head of Asia-Pacific Fixed Income, UBS Asset Management 23 gen 2020

Dove investire in un mondo a bassi rendimenti? Con i rendimenti della maggior parte dei mercati sviluppati ormai scesi in territorio negativo o che puntano in quella direzione, probabilmente oggi non c’è domanda più urgente nel mondo degli investimenti, soprattutto in vista del 2020.

Fortunatamente, c’è ancora speranza per gli investitori obbligazionari che possono esplorare l’intera gamma delle opportunità offerte da un universo obbligazionario globale diversificato ed esteso.

Il mercato obbligazionario onshore della Cina, tornato di recente alla ribalta per la sua inclusione nei principali indici obbligazionari globali, offre l’allettante opportunità di integrare i rendimenti provenienti dai mercati obbligazionari tradizionali e aiutare a diversificare l’esposizione obbligazionaria degli investitori. Vediamo alcuni importanti vantaggi di cui dovrebbero tenere conto gli investitori:

  • Rendimento: il fatto che i titoli di Stato cinesi offrano rendimenti reali e nominali positivi rispetto ai mercati sviluppati li ha fatti emergere negli ultimi tre-quattro anni e risulta particolarmente interessante nell’attuale contesto economico mondiale.

Figura 1: rendimenti reali comparati (%), agosto 2009 – agosto 2019

  • Liquidità: i mercati obbligazionari cinesi hanno superato il Giappone che, da fine 20182, non è più la seconda potenza mondiale. Data la riforma del settore finanziario in corso e il continuo sviluppo dei canali di finanziamento obbligazionari, il mercato cinese dovrebbe continuare a crescere nei prossimi anni.
  • Correlazione: le obbligazioni cinesi hanno una ridotta correlazione con i mercati obbligazionari globali, per cui offrono il vantaggio di una forte diversificazione. Se prendiamo il caso dell’Europa, ad esempio, la Cina ha una correlazione di 0,05 a fronte di 0,6 per gli USA e 0,55 per il Giappone; di conseguenza, le obbligazioni cinesi possono aiutare a diversificare il rischio e le fonti di rendimento3.
  • Protezione dai ribassi: dati i rendimenti relativamente più elevati e il profilo di duration più breve dell’universo dei titoli di Stato cinesi, gli investitori potrebbero beneficiare di perdite più limitate nelle fasi di aumento dei rendimenti obbligazionari rispetto a quanto accade in altri mercati sviluppati. Investire nelle obbligazioni cinesi significa quindi poter contare sul vantaggio rappresentato da questa ulteriore diversificazione.
  • Sicurezza: i titoli di Stato cinesi presentano tutte le caratteristiche tipiche degli asset “sicuri”, inoltre durante i brevi periodi di volatilità osservati di recente sui mercati allargati abbiamo assistito a una flessione dei rendimenti4. Va ricordato soprattutto che la Cina resta un creditore netto e dispone delle maggiori riserve valutarie al mondo, ragion per cui nessuno può avere da ridire sul suo debito

Ma a dispetto di tutti questi aspetti, investire in Cina può rappresentare un cambiamento importante per gli investitori più tradizionali.

Le quattro maggiori preoccupazioni di chi investe in Cina

In parte, ciò è dovuto al fatto che la Cina sia sempre in primo piano e risenta del sensazionalismo con cui i media trattano le notizie che la riguardano. A nostro parere sono quattro le preoccupazioni più comuni sugli investimenti in Cina:

N. 1 – L’economia cinese è in rallentamento. Certo, sta rallentando, e questo è un bene. La rapida crescita registrata in passato dalla Cina è stata alimentata da un aumento insostenibile degli investimenti fissi e dell’indebitamento. Oggi la Cina ha in atto un processo di riduzione dell’indebitamento, mentre la sua economia ora si basa su driver di crescita della domanda al consumo più sostenibili, oltre che su una crescita trainata dai servizi. In un orizzonte di lungo periodo, la crescita cinese sarà quindi più lenta ma anche più sostenibile.

N. 2 – La Cina ha un problema di indebitamento. L’indebitamento è sicuramente alto, non c’è alcun dubbio. Tuttavia, non riteniamo che ciò possa essere la causa di una crisi imminente per tre motivi principali. Innanzitutto, l’indebitamento cinese proviene da una delle maggiori masse di risparmio al mondo ed è quindi finanziato a livello domestico e non esterno; pertanto, il rischio di una crisi della bilancia dei pagamenti è minimo. In secondo luogo, oltre la metà dell’indebitamento cinese è concentrato sulle imprese statali (SOE), ossia è un indebitamento prevalentemente pubblico piuttosto che privato. Da ultimo, la Cina ha ancora un enorme potenziale di crescita. Diversamente da quanto accaduto negli anni Novanta in Giappone, la Cina può ancora migliorare parecchio la sua produttività negli anni a venire e quindi ha margine per ridurre in qualche misura il proprio indebitamento.

N. 3 – Gli investitori non possono entrare o uscire dai mercati cinesi. Assolutamente falso. La recente inclusione negli indici e l’apertura dei canali Bond Connect e China Interbank Bond Market danno completo accesso ai mercati obbligazionari cinesi onshore, garantendo agli investitori libero accesso al capitale di investimento mediante questi canali. È davvero molto improbabile che la Cina applichi controlli sui capitali degli investitori esteri, data la sua intenzione di diventare uno dei maggiori mercati obbligazionari sviluppati al mondo e di integrarsi nel sistema finanziario globale.

N. 4 – La Cina non conquista la fiducia degli investitori internazionali. Di nuovo, non è affatto vero. I dati ufficiali attestano una sostenuta crescita delle partecipazioni obbligazionarie cinesi onshore detenute dagli investitori internazionali. Infatti, la consistenza complessiva detenuta dagli investitori internazionali è triplicata da gennaio 2016 e le ultime tendenze registrano un’accelerazione, come illustrato ulteriormente a seguire.

Inoltre, tale cambiamento fondamentale consiste nel trasferimento del capitale globale verso la Cina, in quanto i principali componenti del mercato obbligazionario onshore cinese ora risultano inclusi nei principali indici obbligazionari globali.

Tutto è cominciato con Bloomberg che, ad aprile 2019, ha iniziato a includere obbligazioni delle banche di Stato e titoli del Tesoro cinesi all’interno dei propri indici obbligazionari globali; sull’onda di questa iniziativa, di recente anche JP Morgan ha annunciato di avere in programma l’inclusione di titoli cinesi nei propri indici.

Questa decisione incide su un’ampia gamma di investitori obbligazionari globali dato che i fondi passivi (ovvero indicizzati), essendo allineati a questi indici principali, si trovano a investire anche in obbligazioni cinesi; i gestori attivi invece devono prendere una posizione in merito dato che i principali indici includeranno parti del mercato obbligazionario onshore cinese.

Secondo le stime, la sola inclusione della Cina negli indici obbligazionari di Bloomberg dovrebbe portare afflussi per ben 500 miliardi di dollari USA6; ne derivano tre importanti conseguenze:

  • anzitutto, ciò succede perché i maggiori fornitori di indici al mondo hanno riconosciuto l’importanza delle recenti iniziative riformiste della Cina e ora la ritengono un territorio sicuro;
  • in secondo luogo, l’allocazione alla Cina non sarà più un’opzione, ma diventerà una posizione obbligatoria nei portafogli di milioni di investitori in tutto il mondo;
  • da ultimo, i forti afflussi di capitali degli investitori globali eserciteranno una pressione ribassista sui rendimenti, pertanto gli investitori dovrebbero approfittarne ora per assumere un’esposizione, anziché lasciarsi sfuggire l’opportunità.

Questo fenomeno, inoltre, non interessa solo il comparto obbligazionario ma riguarda anche altre asset class. MSCI ha iniziato a includere le azioni cinesi nel proprio indice dei mercati emergenti già nel 2018. FTSE Russell e S&P Dow Jones ne hanno quindi seguito l’esempio, a conferma del forte impegno cinese all’integrazione dei mercati di capitale nel sistema finanziario globale.

L’interessante opportunità di investimento rappresentata dal reddito fisso cinese è una delle svariate occasioni scoperte mediante l’esplorazione attiva dell’intera gamma delle opportunità obbligazionarie globali; inoltre, dimostra perché conviene adottare un approccio diversificato e davvero globale agli investimenti, soprattutto in un contesto come quello odierno segnato da rendimenti bassi, e sempre più spesso anche negativi, dei titoli obbligazionari.

Fonti:

  1. UBS Asset Management, aprile 2019
  2. JP Morgan, agosto 2019
  3. UBS Asset Management, aprile 2019
  4. People's Bank of China, agosto 2019
  5. UBS Asset Management, giugno 2018

Potrebbe interessarti anche

Obbligazioni

Come investire nel mercato obbligazionario?