Tre anni fa, la Svizzera ha affrontato uno dei momenti più difficili della sua storia finanziaria moderna con il salvataggio di Credit Suisse. Questo capitolo sta ora volgendo al suo termine, a seguito del completamento della migrazione finale dei clienti svizzeri verso UBS, all’inizio di questa settimana.

Questa ricorrenza mi consente di evidenziare gli obiettivi conseguiti dal marzo 2023. Dalla stabilizzazione del sistema finanziario in un momento di crisi acuta al completamento di una migrazione dei clienti altamente complessa, la portata dei risultati è stata notevole – e tutt’altro che scontata. Ciò è stato reso possibile dallo straordinario impegno e dalla professionalità di tutte le mie colleghe e tutti i miei colleghi in UBS, che hanno lavorato a stretto contatto con le autorità di oltre 50 giurisdizioni e con altri partner. I loro sforzi ci consentono ora di concentrarci sul futuro: servire la clientela, investire nell’innovazione e costruire una crescita sostenibile.

Quando, tre anni fa, Credit Suisse non ha più potuto continuare come istituzione autonoma, la priorità era chiara: proteggere i clienti e i contribuenti, preservare la stabilità finanziaria e minimizzare gli impatti negativi sull’economia. Le decisioni dovevano essere prese rapidamente, sotto estrema pressione e con informazioni incomplete. La Svizzera ha agito in modo deciso e responsabile. UBS è stata parte integrante di quella soluzione e ha contribuito a tutelare la reputazione del Paese.

Questo traguardo coincide con l’inizio della fase più decisiva della ridefinizione del quadro normativo svizzero – un processo che avrà un impatto profondo sul futuro del sistema finanziario del Paese.

Ho sempre sottolineato l’importanza di trarre le lezioni fondamentali dal crollo di Credit Suisse, un momento tragico per la piazza finanziaria svizzera. E’ il motivo per cui UBS ha sostenuto la maggior parte delle proposte di riforma.

La Svizzera non ha mai prosperato cercando di attirare l’attenzione. La sua forza risiede in virtù più discrete: pragmatismo, disciplina istituzionale e un sistema democratico in cui le istituzioni e i responsabili politici hanno il dovere di ascoltare e di dare voce a chi è coinvolto.

Il fatto che la Svizzera abbia un peso internazionale ben superiore alle sue dimensioni non è casuale. È il risultato di una strategia di lungo periodo e di decisioni ben ponderate. La risolutezza nelle situazioni di crisi, unita alla moderazione e all’apertura al dibattito nei momenti successivi, non è una debolezza. È una caratteristica distintiva del successo economico della Svizzera.

È arrivato il momento per una riflessione misurata

Le azioni intraprese in quel fine settimana del marzo 2023 hanno suscitato rispetto a livello globale, ma gran parte di quella fiducia è stata da allora erosa da un dibattito normativo che si è concentrato in modo eccessivo sui rischi e sull’allarmismo, a scapito di un’analisi sobria e basata sui fatti. Ciò che serve ora è autoriflessione e coraggio – non paura.

Ciò che dovrebbe seguire le varie analisi post-crisi è un approccio mirato, equilibrato e proporzionato alla riforma, con l'obiettivo di rafforzare la resilienza e preservare quanto ha a lungo giovato alla Svizzera: apertura, credibilità e un settore finanziario capace di attrarre capitali e risparmi internazionali. Quest’ultimo è un fattore importante perché contribuisce a mantenere i costi di finanziamento più bassi rispetto a molti Paesi vicini. Rispetto alla Germania, ad esempio, il tasso di interesse medio su un mutuo ipotecario in Svizzera è inferiore di circa 2,5 punti percentuali – un vantaggio tangibile per le famiglie, le imprese e la crescita a lungo termine.

Anche se la stabilità finanziaria si colloca solo al 39° posto su 41, tra le principali preoccupazioni dei residenti svizzeri nel sondaggio annuale «Barometro delle preoccupazioni», un sistema finanziario stabile è tutt’altro che un concetto astratto. I suoi effetti sono molto concreti: le condizioni alle quali le famiglie finanziano la propria casa, la capacità delle imprese di investire e assumere, e la possibilità per gli esportatori e i fondi pensione di pianificare con fiducia. Qualsiasi dibattito su capitale e regolamentazione deve quindi basarsi sul modo in cui il sistema finanziario è al servizio dell’economia reale, e a quale costo, più che sul simbolismo o su misure punitive.

Distinguere i fatti dalle ipotesi

Rafforzare il sistema finanziario richiede anche di separare i fatti dalle supposizioni ed evitare riforme che oltrepassino la giusta misura. È quindi opportuno fare chiarezza su alcune supposizioni diffuse.

Al momento non si registra una contrazione generale del credito in Svizzera. Tuttavia, come osservato dalla Banca nazionale svizzera a dicembre, negli ultimi anni i costi di finanziamento per le banche sono aumentati, in parte a causa dell’inasprimento normativo, compresa l’attuazione di regole di liquidità più severe specificamente per le grandi banche svizzere. Insieme ad altri fattori, ciò ha aumentato il costo collegato all’erogazione del credito, con effetti particolarmente visibili sul mercato ipotecario e nel finanziamento delle piccole e medie imprese.

Requisiti normativi più stringenti non gravano solo sugli azionisti o sui clienti internazionali. Alla fine, ne risentono anche i clienti svizzeri. Le modifiche proposte al quadro normativo in materia di capitale eserciteranno inevitabilmente un’ulteriore pressione sul costo del credito. Per evitare conseguenze inutili, le nuove norme devono perseguire un equilibrio sano tra stabilità, crescita e accessibilità economica. Devono anche rafforzare le misure di salvaguardia laddove sono più efficaci, rimanere allineate ai requisiti internazionali e garantire che la Svizzera continui a essere un luogo in cui un settore finanziario forte possa operare a livello globale e contribuire alla prosperità. Ciò significa anche evitare inutili “Swiss finish” che impongono costi economici per tutti, senza benefici commisurati.

Regole proporzionate e allineate a livello internazionale possono rafforzare la stabilità senza indebolire la competitività o spingere le imprese altrove. Questo è anche quanto emerso dai riscontri delle due consultazioni pubbliche promosse dal governo lo scorso anno sulle proposte di modifica del quadro normativo: un ampio sostegno al rafforzamento della resilienza, accompagnato da preoccupazioni estremamente chiare riguardo a misure considerate non sufficientemente mirate, proporzionate o allineate agli standard internazionali.

Vale inoltre la pena ricordare che la stabilità finanziaria dipende da molto di più che dai soli livelli di capitale. Un modello di business competitivo, in grado di garantire una redditività sostenibile nel corso del ciclo economico, rimane la vera prima linea di difesa per i contribuenti in qualsiasi scenario di stress. Anche i requisiti di liquidità, una pianificazione credibile per il risanamento e la risoluzione delle crisi, e una vigilanza efficace svolgono un ruolo essenziale nella stabilità finanziaria. Una supervisione solida è indispensabile per sostenere la fiducia, ma funziona al meglio quando è chiara, prevedibile ed equilibrata.

Negli ultimi mesi sono state avanzate anche affermazioni secondo cui gli strumenti di assorbimento delle perdite, come il capitale Tier 1 aggiuntivo (AT1), stanno per essere abbandonati a livello internazionale. Non è così. Gli strumenti AT1 rimangono una componente standard del capitale regolamentare in tutte le principali giurisdizioni comparabili alla Svizzera. La lezione da trarre dalle recenti crisi non è quella di eliminare questi strumenti, bensì di garantirne la robustezza e allinearli alle migliori prassi internazionali. Durante la crisi del marzo 2023, gli strumenti AT1 hanno svolto un ruolo cruciale nella stabilizzazione di Credit Suisse e nel rendere possibile la sua ristrutturazione. Senza di essi, è difficile immaginare che una banca sarebbe stata in grado di intervenire.

Un’altra supposizione riguarda l’idea che l'attuazione di Basilea III abbia comportato una riduzione netta del capitale di UBS. L’ effetto è stato l’esatto contrario. UBS ha dovuto prepararsi per Basilea III nel corso degli ultimi anni, accumulando capitale aggiuntivo ben prima della sua piena introduzione. Tra il 2016 e il 2024, questo ha aggiunto circa 70 miliardi di dollari degli attivi ponderati per il rischio (RWA). Anche dopo il rilascio, nel primo trimestre del 2025, di una riserva conservativa di quasi 9 miliardi, l’effetto complessivo di Basilea III è stato un aumento netto di circa il 14% delle RWA, equivalente a oltre 8 miliardi di capitale aggiuntivo – nonostante l’assenza di modifiche al rischio sottostante.

Non è corretta nemmeno l'idea che la Svizzera sia regolamentata in modo insufficiente. Il Paese applica già standard di capitale e liquidità tra i più avanzati a livello internazionale per attività comparabili, con requisiti significativamente più elevati per le banche di rilevanza sistemica, che aumentano con la dimensione e la quota di mercato. Allo stesso tempo, le altre giurisdizioni che stanno rivalutando i propri quadri normativi per garantire regole mirate, proporzionate ed economicamente giustificate non stanno partecipando ad una “corsa al ribasso”.

Infine, è ormai chiaro che, durante la crisi di Credit Suisse, il problema centrale non è stato la mancanza di regole o di requisiti patrimoniali insufficienti. È stata l’incapacità di affrontare in tempo debolezze persistenti – incluse concessioni regolamentari di vasta portata nel trattamento delle filiali estere – e la mancanza di una comunicazione chiara e tempestiva, che avrebbe consentito alla disciplina di mercato di operare.

Software, attivi per imposte differite e filiali estere

Questo contesto è fondamentale per valutare proposte come le deduzioni integrali dal CET1 per il software o per gli attivi per imposte differite (DTA) a livello di Gruppo. Tali misure risultano sproporzionate, non allineate agli standard internazionali e basate su ipotesi errate riguardo alle svalutazioni del passato. Prima dell’acquisizione  di Credit Suisse da parte di UBS, non erano state necessarie svalutazioni significative del software, nonostante anni di stress. Durante l’integrazione, UBS ha svalutato il software di Credit Suisse solo laddove esistevano sistemi sovrapposti. Se Credit Suisse fosse stata ristrutturata in modo indipendente, eventuali svalutazioni si sarebbero limitate alle aree operative interessate – non sarebbero state applicate in modo generalizzato.

Lo stesso vale per gli attivi per imposte differite. Le svalutazioni delle DTA effettuate da Credit Suisse nel terzo trimestre del 2022 erano dovute alla decisione del management di ridimensionare alcune attività dell’Investment Bank. Nei trimestri successivi, l’uscita da tali attività ha migliorato i coefficienti patrimoniali grazie alla riduzione delle attività ponderate per il rischio (RWA). Ciò dimostra che le DTA possono mantenere effettivamente il loro valore in una situazione di crisi.

Una logica simile dovrebbe guidare anche il dibattito sul trattamento patrimoniale delle filiali estere. Nessuna grande giurisdizione finanziaria richiede alla casa madre di dedurre integralmente le partecipazioni nelle filiali estere dal capitale di base senza prevedere sostanziali misure di compensazione. L’idea che regole unilaterali di questo tipo non avrebbero ripercussioni sui clienti svizzeri è fuorviante: ne risentirebbero esportatori, imprenditori e imprese che dipendono da un accesso competitivo ai mercati globali e dai servizi forniti dalle controllate internazionali di UBS.

Nel loro insieme, questi elementi spiegano perché tali proposte siano state ampiamente criticate dal settore, dai Cantoni e dalle associazioni economiche durante le consultazioni pubbliche dello scorso anno, e perché le commissioni economiche di entrambe le Camere del Parlamento abbiano chiesto regole coerenti con gli standard internazionali.

In gioco c'è molto più del settore bancario

Un dibattito rigoroso e basato sui fatti, insieme a un attento controllo parlamentare, è essenziale, soprattutto quando la posta in gioco è alta. Questi processi aiutano a distinguere l’evidenza dalle affermazioni e a costruire soluzioni durature. Ciò vale in modo particolare per il dibattito attuale, poiché le sue conseguenze andranno ben oltre il solo settore bancario.

L’intera piazza finanziaria – comprese banche, assicurazioni, gestori patrimoniali, società di venture capital e imprese attive nelle materie prime – apporta notevoli benefici al Paese. Contribuisce in modo significativo all’occupazione e alla produzione economica e, negli ultimi anni, circa un terzo del gettito fiscale delle imprese è stato generato da questo settore.I servizi finanziari sostengono l’occupazione su tutto il territorio nazionale, costituiscono un pilastro dei sistemi pensionistici, facilitano il commercio e permettono alle imprese svizzere di competere a livello globale.

In qualità di Group CEO di UBS, sono profondamente consapevole della responsabilità che la nostra istituzione porta con sé. Gli eventi del marzo 2023 hanno imposto sfide eccezionali a molte persone – dai miei colleghi di UBS alle autorità pubbliche, dai regolatori ad altri attori che hanno agito insieme nell’interesse del Paese. A questa responsabilità si accompagnano umiltà, trasparenza e l’impegno a un dialogo costruttivo con i responsabili politici e con la società. Il modello di business di UBS, comprovato, di successo e sostenibile, non deve essere penalizzato.

A tre anni dal salvataggio di Credit Suisse, la Svizzera guarda al futuro – e così deve fare anche UBS. Il ritmo del cambiamento tecnologico, accelerato dai progressi dell’intelligenza artificiale, richiede una capacità di adattamento straordinaria, soprattutto in un contesto di economia globale caratterizzato da crescente incertezza e tensioni geopolitiche, che i nostri clienti devono affrontare.

Una stabilità duratura richiede proporzionalità, coerenza e allineamento internazionale – non misure che possano sembrare rassicuranti nel breve periodo ma che, nel tempo, indebolirebbero la resilienza e la competitività della Svizzera. Trovare il giusto equilibrio sarà essenziale per tutelare sia la solidità della piazza finanziaria sia la più ampia prosperità del nostro Paese. La stabilità e la prosperità non devono mai essere date per scontate.

Questo messaggio è stato condiviso in occasione del secondo anniversario dell’acquisizione di Credit Suisse. È disponibile in IngleseTedescoFrancese e Italiano. 

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