Effettivamente, Signor Felber, sarebbe tutto chiaro: il prossimo 1° gennaio dovrebbero entrare in vigore le leggi e le ordinanze del progetto «Swissness». Ma ora tutto sembra di nuovo in dubbio. Come mai?

Josef Felber: Personalmente la resistenza non mi stupisce. Siamo onesti: già solo il fatto che il Parlamento abbia lavorato per dieci anni sulle revisioni della legge mostra come sia stato difficile.

A cosa sono dovuti i rallentamenti?

Il progetto è complicato e difficile da mettere in pratica. Prendiamo ad esempio i prodotti industriali. Secondo le nuove regole, l’indicazione di provenienza «Svizzera» è ammessa soltanto per i prodotti con costi di produzione che ricadono almeno per il 60 % in Svizzera e con una notevole fase di fabbricazione sul territorio nazionale. Ma cosa si intende per notevole fase di fabbricazione? E come viene calcolata la quota di creazione del valore realizzata all’estero? Secondo il corso di cambio attuale o quello valido al momento dell’acquisto? Su questo senz’altro si arriverà a controversie legali. Ma discutere non è produttivo. Le aziende preferirebbero lavorare.

Poi resta il dubbio del perché l’economia volesse proteggere meglio l’indicazione di provenienza «Svizzera»…

Si volevano una maggiore protezione del marchio Svizzera e strumenti più efficaci contro gli abusi palesi. In tanti settori, come l’industria orologiera, il marchio Svizzera crea un notevole valore economico aggiunto, il cui sfruttamento dovrebbe essere riservato alle aziende svizzere.

Ma?

Il progetto «Swissness» sicuramente è ben congegnato. Ma complessivamente le regole previste possono addirittura portare a uno svantaggio per l’economia svizzera, se le aziende locali rinunciano volontariamente al riconoscimento dell’origine svizzera per timore di controversie legali. A maggior ragione allora non avrebbero più bisogno di fare acquisti in Svizzera. Inoltre potrebbe ancora essere difficile fermare o sanzionare efficacemente l’abuso di label come «Swiss made» o «Swiss quality» da parte dei concorrenti stranieri. Perché all’estero il diritto svizzero non vale.

Da un anno si sa che il progetto «Swissness» dovrebbe entrare in vigore a inizio 2017. Ma l’approvazione parlamentare risale addirittura a tre anni fa. Perché l’opposizione viene sollevata soltanto ora?

La resistenza nei confronti della legislazione sulla Swissness non è una novità. Ci sono sempre stati attacchi che puntavano a prorogare il progetto. E regolarmente sono stati rigettati. Tuttavia le elezioni dello scorso autunno hanno fatto rimandare l’entrata in vigore. Il nuovo Parlamento è più liberale e scettico nei confronti della regolamentazione rispetto a quello precedente.

Quale ruolo svolge il franco forte?

Sicuramente un ruolo importante: nelle cerchie economiche domina l’idea che si debba evitare tutto ciò che rappresenta un onere aggiuntivo per le aziende locali.

«Nelle cerchie economiche domina l’idea che si debba evitare tutto ciò che rappresenta un onere aggiuntivo per le aziende locali.»

La parola chiave è onere: che effetto avrà la Brexit sul dossier?

Sicuramente rafforzerà chi finora si è opposto a una realizzazione immediata. Si addurrà come argomentazione che la Brexit crea incertezza per le aziende, che ora non potrebbero confrontarsi anche con le nuove regole sull’origine ovvero adottare le relative disposizioni.

Attualmente sembra possibile di tutto: che il progetto entri in vigore come previsto, che venga spostato il momento dell’entrata oppure che tutto venga sospeso. Cosa consiglia alle PMI svizzere in questa fase di incertezza?

Innanzitutto occorre rilevare che sono coinvolte soltanto le aziende che si vantano attivamente dell’origine svizzera. Al momento attuale dovrebbe essere sufficiente fare il punto della situazione e verificare in che misura la gamma di prodotti soddisfa già oggi le nuove disposizioni. Poi ogni imprenditore dovrebbe seguire il dibattito politico per poter reagire tempestivamente a una decisione conclusiva.

La violazione delle regole sulla Swissness è perseguibile solo su querela. Cioè ci vuole sempre un querelante. Chi sarebbe?

Da una parte i concorrenti: potrebbero lamentare una modifica all’assetto del mercato. Ma anche i clienti e i consumatori, che potrebbero rivendicare lo svantaggio dovuto alle indicazioni ingannevoli del produttore e quindi richiedere un risarcimento danni; in un caso di questo tipo, a determinate condizioni i costi possono veramente lievitare.

Informazioni personali

Josef Felber, lucernese di nascita, è avvocato brevettista europeo e svizzero. Il suo studio a Zurigo offre consulenza alle PMI di settori diversissimi su come affrontare la proprietà intellettuale.

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