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Da una vasca da bagno piena di gusci di lumaca alle figurine di calcio: collezionare è divertente e insegna dei valori. Consigli ai genitori su come questa passione contribuisca all’educazione finanziaria.

Pietre, figurine dei calciatori o peluche rosa: quando i più piccoli sono assaliti dalla frenesia da collezione, in genere non c’è modo di fermarli. Già da piccoli perlustrano prati e boschi in cerca di foglie e gusci di lumaca, che poi si scambiano e confrontano l’uno con l’altro.
Il collezionismo è più di un semplice hobby: è un impulso naturale profondamente radicato. I bambini sono curiosi per natura, e questo è evidente già in età prescolare (1-3 anni). Vogliono possedere cose, collezionare tesori e provare orgoglio per ciò che hanno raccolto. L’atto di collezionare unisce i più piccoli, offre un argomento di conversazione e promuove il senso di appartenenza.
Allo stesso tempo, il collezionismo è spesso la prima forma di comportamento da consumatore. Con la crescita, assumono un peso sempre più grande le tendenze e, con esse, la pressione del gruppo, il consumismo imposto e i confronti di status.
Il collezionismo è spesso la prima forma di comportamento di consumo di un bambino: positivo, ma anche suscettibile di pressioni e confronti.
In età scolare, il collezionismo diventa sempre più meditato: i bambini iniziano a organizzare, contare e confrontare i loro tesori. Così facendo, allenano anche il pensiero matematico: contare, organizzare e strutturare diventano improvvisamente parte della vita quotidiana.
Col tempo, si aggiungono sempre più oggetti da collezione che non sono più facili da reperire in natura. Adesivi, figurine dei calciatori o personaggi costano. A questa età aumenta anche la pressione sociale: chi colleziona figurine Panini vuole confrontarsi con altri collezionisti e appartenere a quella cerchia. Ma questa appartenenza diventa sempre più costosa: far parte della comunità ha il suo prezzo. La domanda allora è: come finanziare queste passioni collezionistiche in continua evoluzione?
Un bambino può imparare molto collezionando. Tuttavia, questo non significa che i genitori debbano finanziare tutto. Anche la rinuncia è importante: non tutti i desideri devono essere esauditi immediatamente. Ad esempio, i bambini possono tenere una lista o scattare una foto del loro oggetto preferito in modo da tenere a mente il loro desiderio senza doverlo acquistare subito. In questo modo, si esercita la pazienza e si sviluppa il senso del valore delle cose.
Fissando dei limiti di budget, naturalmente la collezione rimane più piccola, ma si incoraggiano gli scambi e le contrattazioni con gli amici. Il che spesso dà più soddisfazione rispetto a poter comprare tutto. Nello scambio, i bambini sperimentano in modo giocoso i meccanismi del mercato, come l’offerta, la domanda, la rarità e la scarsità. Utilizzate questi momenti per spiegare come funziona il denaro come unità di scambio e come si crea il valore.
Collezionando qualcosa, i bambini imparano in modo giocoso che cos’è un’unità di scambio. Scambiando carte o personaggi, capiscono che le cose hanno un valore relativo. Le carte rare valgono più di quelle comuni; e, spesso, servono più carte comuni per averne una rara. Il denaro consente di comparare questo valore, in quanto permette di specificare i prezzi, ad esempio 50 centesimi per carta. Così diventa chiaro che il denaro è uno strumento che facilita lo scambio.
Poiché in età scolare molti bambini ricevono già una paghetta, hanno anche un proprio margine di manovra finanziario e possono contribuire ai costi delle loro collezioni. E, pianificando il denaro per un determinato desiderio, si esercitano nella pianificazione del budget. La paghetta e l’atto di collezionare diventano così un’occasione di apprendimento: i bambini decidono da soli per cosa spendere i loro soldi e capiscono come questa decisione influisce sul loro budget.
Anche gli errori fanno parte del gioco. Chi spende tutti i soldi in carte collezionabili, non può permettersi altro. Questo fa parte del processo di apprendimento.
Anche se i genitori non ne capiscono il senso, quando i bambini destinano parte della loro paghetta a qualcosa da collezionare, imparano il concetto di budget e di rinuncia.
I genitori e le persone responsabili dell’educazione possono accompagnare i più piccoli in questo processo di apprendimento. È utile parlare con loro di prezzi e decisioni e riflettere sul senso di appartenenza al gruppo. È importante anche che la frenesia da collezione non si trasformi in una mania del collezionismo: quando l’entusiasmo si trasforma in pressione, quando la rabbia o la delusione prendono il sopravvento, gli adulti devono intervenire.
Spesso gli oggetti da collezione diventano costosi per effetto dei media. Se anche vostra figlia o vostro figlio si fa prendere dall’ultima tendenza del momento, non dovete né sorriderne né opporvi a priori. Mostrate interesse e mantenete un dialogo costruttivo. Anche se non condividete alcune mode, per vostra figlia o vostro figlio sono importanti. Tuttavia, riflettete insieme: è proprio necessario avere l’ultimo pezzo da collezione o può anche limitarsi a parlarne al parco con gli altri senza avere nessun oggetto nuovo da mostrare?
Una volta che avete deciso per un acquisto, stabilite insieme il margine di manovra: a quanto ammonta la cifra disponibile e qual è il limite massimo? È anche possibile che la collezione sia finanziata esclusivamente con la paghetta. Parlatene con la bambina o il bambino per capire se ne vale davvero la pena. In questo modo insegnate che gli oggetti da collezione hanno un valore economico e che non si può comprare all’infinito per ampliare la propria collezione.
Può essere efficace anche stabilire un confine fisico: ad esempio, utilizzando come misura una scatola nella cameretta. Quando è piena, la svuotate e solo allora è possibile continuare la collezione. Lo scopo di una collezione non è principalmente quello di completarla, ma è la ricerca, la caccia e lo scambio.
Infine, le continue promozioni della grande distribuzione hanno un effetto sui più piccoli. Più si acquista, più si viene ripagati con oggetti collezionabili. Così, le bambine e i bambini sperimentano direttamente i meccanismi di marketing. Utilizzate questa occasione come spunto di conversazione: qual è il senso di queste campagne? Quali sono gli interessi di vendita che si nascondono dietro queste promozioni? Che valore finanziario hanno gli oggetti da collezione? In questo modo i bambini imparano a interrogarsi sulla pubblicità e sulle offerte, il che in futuro li aiuterà a prendere decisioni di consumo responsabili.
Genitori e persone responsabili dell’educazione dovrebbero seguire da vicino la passione dei bambini per il collezionismo e parlare dei meccanismi di marketing che la alimentano.
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