
Il termine «massimi storici» fa pensare a qualcosa di straordinario, ma in un mercato rialzista è del tutto normale che i corsi azionari segnino periodicamente nuovi record. Trattare ogni nuovo massimo come un’anomalia significa darne un’interpretazione psicologica, più che economica.
A settembre l’S&P 500 ha segnato un nuovo record assoluto. Tuttavia, per circa due terzi del tempo, negli ultimi 100 anni l’indice si è mosso al o entro il 10% di un massimo storico. Pertanto, la prossimità a un livello record non è affatto eccezionale, anzi, è lo stato tipico di un mercato che si muove al rialzo nel corso del tempo.
Un livello record non è predittivo di rendimenti negativi
I rendimenti medi registrati dopo un massimo storico sono stati sostanzialmente simili ai rendimenti medi del mercato a lungo termine. Analogamente, tenendo conto del contesto più ampio, la volatilità e il rischio di perdita non sono stati significativamente diversi da quelli osservati in altri periodi.
Constatare che «il mercato si attesta su un massimo storico» non ha un particolare valore predittivo dei rendimenti futuri. Il livello (record o meno) da solo è un segnale debole; è più importante il motivo per cui il mercato ha raggiunto quel livello.
Ciò che conta di più
Nel complesso, le valutazioni, i tassi d’interesse, le prospettive di crescita e le politiche apportano informazioni più utili sui rendimenti futuri che non la parola «record». I rendimenti attesi a lungo termine dipendono più dai parametri valutativi che dal fatto che un indice si attesti su un nuovo massimo. Le valutazioni elevate tendono ad essere associate a un successivo calo dei rendimenti a lungo termine.
Al momento, il rapporto prezzo/utili a 12 mesi dell’S&P 500 è superiore di circa il 3% alla media a 10 anni. L’indice è anche più esposto che in passato ai titoli growth (le società che in genere presentano multipli più elevati), il che contribuisce a spiegare il leggero premio.
La durevolezza e l’ampiezza della crescita degli utili, unitamente al momentum economico sottostante, saranno cruciali. UBS prevede una crescita degli utili a doppia cifra per le azioni globali sia quest’anno che il prossimo.
I tassi d’interesse, la politica monetaria e le condizioni fiscali determinano i tassi di sconto e la propensione al rischio degli investitori. UBS si aspetta un aumento dei tassi a breve termine in alcune delle economie principali, anche se più contenuto rispetto alle attuali attese del mercato. Ad ogni modo, uno o due rialzi in più negli Stati Uniti non dovrebbero compromettere il rally azionario. A nostro avviso, la forza della crescita degli utili rimane il motore principale degli indici azionari.
La sfida del market timing
Entrare e uscire dai mercati a livelli percepiti come massimi e minimi può sembrare appetibile, ma è una pratica difficile e rischiosa. Nei mercati, i giorni migliori spesso si manifestano a ridosso di quelli peggiori e ciò significa che perdersi anche solo pochi rimbalzi vigorosi può erodere sensibilmente i rendimenti a lungo termine. Per avere successo con il market timing occorre azzeccare sia i tempi di uscita che quelli di ritorno sul mercato, un’impresa che spesso dipende più dalla fortuna che dall’abilità.
Per la maggior parte degli investitori, il detto «time in the market beats timing the market» (rimanere sul mercato conta più che azzeccare i tempi di entrata e uscita) non è solo uno slogan, ma un’osservazione empirica. Restare alla finestra nell’attesa del momento perfetto per investire può rivelarsi una scelta costosa. Il costo-opportunità di rimanere fuori dal mercato a lungo termine si è spesso dimostrato maggiore del costo temporaneo di una perdita causata da fattori geopolitici o macroeconomici.
Cosa fare anziché cercare di indovinare il picco
Anziché considerare un nuovo record come un segnale di vendita, gli investitori possono prendere varie misure per rafforzare la resilienza del portafoglio. Primo, ribilanciare regolarmente le posizioni rispetto all’allocazione obiettivo. Secondo, ridurre, il rischio di concentrazione, ad esempio evitando un’eccessiva dipendenza da poche mega cap statunitensi leader nell’IA. Terzo, mantenere la diversificazione geografica. Quarto, rimanere investiti e accettare che la volatilità e le perdite fanno parte della realtà degli investimenti; i portafogli dovrebbero essere costruiti in modo tale da tollerarle. Soprattutto, le decisioni d’investimento dovrebbero essere guidate dagli obiettivi di lungo periodo e dalla tolleranza al rischio, non dalle notizie di «nuovi massimi storici».
I livelli record sono una caratteristica dei mercati azionari che funzionano a dovere, non un difetto. Agli investitori conviene costruire e mantenere portafogli resilienti allineati ai propri obiettivi, anziché cercare di prevedere quando il prossimo massimo sarà seguito dalla prossima correzione.