“La mia azienda è la mia previdenza per la vecchiaia”, pensano molti imprenditori, convinti che sia un bene investire la maggior parte delle proprie sostanze nell’azienda di proprietà, anche perché non esistono restrizioni in tale senso. Secondo Marcel Widrig, partner della società di revisione contabile e consulenza PwC, considerare l’azienda un paracadute previdenziale per la vecchiaia può essere vantaggioso, purché garantisca rendimenti maggiori rispetto al mercato dei capitali. Widrig aggiunge che in Svizzera a molti imprenditori conviene investire nella propria azienda per ragioni fiscali, dato che, in caso di vendita, possono ricavarne utili da capitale magari esentasse.

“Spesso si hanno aspettative troppo ottimistiche”

Se le cose non vanno secondo i piani, questa strategia può però rivelarsi pericolosa. Erich Meier, specialista in casse pensioni presso la società di revisione contabile e consulenza KPMG, spiega che molti imprenditori sperano di ricavare un bel gruzzolo vendendo la propria azienda prima di andare in pensione e disporre così di un capitale sufficiente per affrontare serenamente la vecchiaia. Tuttavia, supponendo che la maggior parte degli imprenditori non riuscirà nell’intento, consiglia loro di non confidare unicamente nel valore della propria azienda, ma anche di costituire un fondo previdenziale a parte per la vecchiaia. Basti pensare che il titolare di una società di persone risponde di un eventuale fallimento con il patrimonio personale. Se non altro, il denaro accantonato nell’ambito del secondo e del terzo pilastro non rientra nella massa fallimentare.

Per Markus Helbling, membro della Direzione generale di BDO, molti imprenditori si illudono di poter ricavare una cospicua somma di denaro dalla vendita della propria azienda. Anche lui consiglia loro di costituire un fondo patrimoniale per la vecchiaia separato dall’azienda, per esempio gestendo un immobile come bene privato e non aziendale. Tanto più che due dei tre pilastri su cui si fonda il sistema previdenziale svizzero, ovvero il secondo e il terzo (rispettivamente previdenza professionale e previdenza privata) consentono di conseguire un notevole risparmio fiscale. Helbling consiglia agli imprenditori di iniziare a pianificare la previdenza per la vecchiaia già vent’anni prima del pensionamento previsto. Soprattutto in caso di riscatti volontari nella cassa pensioni occorre valutare bene versamenti e prelevamenti, perché di solito scaglionando il riscatto su un periodo di diversi anni si ottiene un maggior risparmio fiscale. Bisogna anche considerare che in caso di riscatto volontario devono passare tre anni prima di poter prelevare il capitale dalla cassa pensioni, pena il pagamento delle imposte risparmiate in virtù del riscatto. Non a caso, il motto di Helbling riguardo al riscatto nella cassa pensione è: “Tre anni di riscatti, tre anni di pausa, tre anni di prelevamenti”.

A ogni modo, è molto importante che imprenditori e lavoratori autonomi pianifichino bene la propria previdenza per la vecchiaia. Prima di tutto, bisogna vedere se l’azienda in questione è una società di persone o una società di capitali e se ha o meno dipendenti.

I titolari di una società di persone senza dipendenti possono affiliarsi a un istituto di previdenza di un’associazione professionale o di categoria. Come si legge in un opuscolo del Centro d’informazione AVS/AI, le associazioni offrono la possibilità di affiliarsi a istituti di previdenza creati ad hoc, per lo più fondazioni comuni). Diverse categorie di professionisti (avvocati, medici, musicisti, ecc.) e di commercianti dispongono di casse pensioni di categoria. Oltre alle prestazioni minime dell’assicurazione obbligatoria per i lavoratori, alcuni istituti offrono anche una previdenza sovraobbligatoria, ovvero piani di previdenza con prestazioni più estese. Pare, però, che tra un istituto di previdenza e l’altro ci siano differenze qualitative considerevoli, per cui prima di aderirvi occorre fare le dovute considerazioni. I lavoratori indipendenti che non hanno i requisiti per affiliarsi a un istituto di previdenza come quelli poc’anzi citati sono autorizzati a farsi assicurare presso la Fondazione istituto collettore LPP.

Meier spiega che se il titolare di una società di persone ha dipendenti soggetti all’obbligo assicurativo, è tenuto a trovare una soluzione per la loro previdenza professionale. In questo caso, egli può farsi assicurare presso lo stesso istituto di previdenza dei propri dipendenti. Se, invece, l’imprenditore preferisce non affiliarsi a un istituto di previdenza, può accantonare del capitale per la vecchiaia anche tramite un cosiddetto “grande pilastro 3a” e versarvi, beneficiando di agevolazioni fiscali, al massimo il 20% del proprio reddito lavorativo, in ogni caso non più di 33 840 franchi (situazione 2017). Chi è affiliato a un istituto di previdenza, invece, paga soltanto 6768 franchi all’anno. Gli esperti finanziari consigliano di optare per il “grande pilastro 3a” solo se il reddito da attività lavorativa indipendente non supera i 130 000 – 140 000 franchi. Per salari superiori, è bene affiliarsi a un istituto di previdenza per poter versare di più nella previdenza e risparmiare sulle imposte.

L’opzione della soluzione per quadri

Come spiega l’opuscolo già citato, il pilastro 3a offre non solo soluzioni di risparmio per la vecchiaia. ma anche la possibilità di combinare risparmio per la vecchiaia e copertura assicurativa. Chi opta per il solo risparmio per la vecchiaia, e non è affiliato a una cassa pensioni, ma desidera tutelare se stesso e al contempo la propria famiglia dovrebbe stipulare assicurazioni di rischio supplementari. Erich Meier della KPMG fa notare, inoltre, che la maggior parte dei prodotti legati al pilastro 3a non prevede una rendita di vecchiaia una volta raggiunta l’età del pensionamento, bensì il prelievo del capitale. Se si vuole percepire una rendita di vecchiaia, dopo il pensionamento si dovrebbe effettuare il riscatto in un’assicurazione con il capitale derivante dal pilastro 3a oppure stipulare fin dall’inizio un’assicurazione pensionistica vincolata.

D’altro canto, se la ditta è una società di capitali, l’imprenditore è legalmente un dipendente della propria azienda, per cui vigono regole diverse. In questo caso, molti optano per la previdenza professionale e aderiscono a istituti collettivi sia come privati che come azienda. Secondo Widrig, molti coprono la parte obbligatoria e vi aggiungono una soluzione per quadri. Spesso i dirigenti vogliono versare quanto più possibile all’istituto di previdenza per rimpinguare il patrimonio previdenziale e contemporaneamente risparmiare sulle imposte.

I lavoratori indipendenti devono pagare l’AVS

Quando si parla di previdenza per la vecchiaia riguardo ai lavoratori indipendenti o agli imprenditori, occorre considerare che tutti i lavoratori autonomi in Svizzera devono versare i contributi all’assicurazione vecchiaia e superstiti (AVS), all’assicurazione per l'invalidità.

(AI) e le indennità di perdita di guadagno (IPG). Attualmente, i contributi ammontano al 7,8% per l’AVS, all’1,4% per l’AI e allo 0,45% per le IPG, per un totale del 9,65% del reddito annuo. Se quest’ultimo è inferiore a 56 400 franchi, si applicano aliquote di contribuzione più basse.

Oltre a ciò, è necessario appurare se l’interessato è effettivamente un lavoratore autonomo. Secondo un opuscolo del Centro d'informazione AVS/AI, sono da considerarsi tali quanti lavorano in nome e per conto proprio, hanno uno statuto indipendente e si assumono un rischio economico ovvero, per esempio, agiscono verso l’esterno con una propria ragione sociale, sono iscritti nel registro di commercio e contabilizzano l’imposta sul valore aggiunto. È importante anche che lavorino per diversi committenti, in quanto normalmente, secondo quanto riportato nell’opuscolo, lavorare per un unico committente equivale a svolgere un’attività lucrativa dipendente.

Per gentile concessione del quotidiano Neue Zürcher Zeitung. Traduzione a cura di UBS Switzerland Marketing Translation Services.