Nel 2025, l’innovazione ha messo le ali ai mercati anche se la crescita economica è stata modesta. Le azioni europee hanno fatto meglio delle loro omologhe statunitensi per la prima volta da anni. I tassi d’interesse sono calati in molti paesi, in Svizzera addirittura allo 0 percento, e l’oro ha toccato nuovi record. Guardando al 2026, c’è una domanda decisiva per gli investitori e le investitrici: l’intelligenza artificiale (AI) e le condizioni economiche favorevoli alimenteranno ulteriori guadagni nel comparto azionario e inaugureranno una nuova era di crescita? Oppure le delusioni nel settore tecnologico, un’inflazione ostinata o l’aumento dei debiti peseranno sui mercati?

Le spese per investimenti hanno alimentato il trend dell’AI e le stime per la spesa in conto capitale sono triplicate nell’arco di due anni. Per mantenere questa inerzia bisogna che le principali aziende tecnologiche e gli investitori siano convinti non solo del fatto che la domanda futura giustifichi gli investimenti passati, ma anche che potrebbe essere necessario spendere ancora di più. Ci attendiamo nuova crescita dall’AI «basata su agenti», ossia gli agenti AI intelligenti che svolgono lavori intellettuali, e dall’AI «fisica», ad esempio nel campo della robotica e dei veicoli a guida autonoma. Il successo nel lungo periodo dovrebbe dipendere dai rendimenti ottenuti con questi investimenti.

Riteniamo che il fatturato annuo potrebbe arrivare a 1500 miliardi di dollari qualora l’AI automatizzi un terzo del lavoro mondiale e i fornitori ricavino il 10 percento del valore così prodotto: a nostro avviso, questi numeri sono in linea con le fasi precedenti della trasformazione tecnologica. Se la monetizzazione non è ancora all’altezza degli investimenti, il passato dimostra che spesso le nuove tecnologie iniziano con prezzi più bassi per incentivare l’utilizzo. Il potere di definizione dei prezzi aumenta non appena gli utenti sono maggiormente dipendenti dalle tecnologie. I primi segnali di un’ampia accettazione sono promettenti e supportano la nostra stima secondo cui i trend nelle spese per investimenti e la diffusione continueranno a sostenere le azioni collegate all’AI anche nel 2026.

Il contesto economico complessivo dovrebbe rimanere a sua volta favorevole. Ci attendiamo che i consumi negli USA rimangano resilienti nonostante l’indebolimento del mercato del lavoro. L’inflazione dovrebbe raggiungere il picco nel secondo trimestre, permettendo alla banca centrale statunitense Fed di tagliare i tassi due volte entro la fine del primo trimestre, mentre la crescita rimane vicina al trend. L’Europa dovrebbe confermare il suo atteggiamento prudente e la forte propensione al risparmio, ma la crescita dei redditi reali e un mercato del lavoro solido dovrebbero supportare la domanda. L’inflazione dovrebbe tornare al di sotto del target nel 2026, permettendo tassi d’interesse stabili e una crescita vicina al trend. Per il resto, ci attendiamo che la crescita in Svizzera rimanga relativamente stabile nel 2026 con un +0,9 percento.

Tuttavia, il crescente indebitamento rimane senza dubbio una sfida macroeconomica fondamentale per il 2026. Il debito pubblico degli Stati del G7 dovrebbe salire al 137 percento del PIL entro il 2030, mentre ridurre i deficit si è finora rivelato difficile. Ci aspettiamo che i decisori politici puntino maggiormente sulla «repressione finanziaria», ovvero la collaborazione con le banche centrali per mantenere i tassi bassi. Nonostante le preoccupazioni legate al crescente indebitamento, riteniamo che le obbligazioni di qualità siano ancora importanti nei portafogli; in particolare, le obbligazioni con una durata intermedia dovrebbero conseguire rendimenti che oscilleranno intorno al 5 percento. Tuttavia, poiché i tassi d’interesse in Svizzera sono a zero, gli investitori orientati al reddito dovrebbero guardare oltre le obbligazioni tradizionali prendendo in considerazione le azioni da dividendo di qualità e gli strumenti strutturati capaci di generare reddito.

Guardando alla politica, osserveremo gli sviluppi nella politica commerciale, il cambio della guardia alla Fed e le elezioni di medio termine negli USA. I rischi principali per gli investitori sono a nostro avviso le possibili delusioni rispetto al progresso o all’utilizzo dell’AI, l’inflazione persistente, le crescenti tensioni tra gli USA e la Cina nonché i rinnovati timori per l’indebitamento.

Che cosa significa tutto questo per gli investitori? Gli investitori dovrebbero mantenere una quota azionaria sufficiente e un’esposizione a innovazioni trasformative come AI, energia e risorse nonché longevità. Gli investitori con un’allocazione insufficiente in azioni dovrebbero a nostro avviso valutare un incremento della loro quota azionaria. Inoltre, riteniamo importante diversificare le fonti di reddito, disporre di liquidità sufficiente per affrontare eventuali oscillazioni dei mercati, aggiungere oro e strumenti alternativi al portafoglio per rafforzarlo ulteriormente.

Con un piano chiaro e un portafoglio core forte, a nostro avviso gli investitori hanno tutto quello che serve per sfruttare le opportunità e rimanere resilienti anche nel 2026 e oltre.

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