«Affacciandosi sul piccolo atrio d’ingressso, Karim Twerenbold ci accoglie con un caloroso «Benvenuti» subito seguito da un invitante «prego, seguitemi.» A grandi passi si dirige verso il suo ufficio, che non si trova all’ultimo piano della sede del gruppo Twerenbold a Baden-Rütihof, ma al piano terra. E non è nemmeno un ufficio d’angolo. La prima cosa che salta all’occhio è un dipinto di 1×1,5 metri pieno di pappagalli colorati. Un Rolf Knie? «No», dice Twerenbold e aggiunge sorridendo, «mio padre portò a casa questo quadro da un viaggio e rimase appeso nella sala conferenze per molto tempo, ora è qui da me, mi piacciono i colori.» E il ricordo...

Werner Twerenbold, che ha reso grande la compagnia di viaggio dei suoi antenati, muore in un incidente nel dicembre 2015. Da un giorno all’altro, Karim Twerenbold non perde solo il padre, ma anche il suo modello e insegnante, mentre l’impresa, che ora conta 350 impiegati a tempo pieno, perde il suo «gran capo». «Siamo rimasti tutti profondamente scioccati» e prosegue «mio padre era molto importante per tutti noi.» Ma soprattutto per lui, che da un momento all’altro si ritrovava ad essere l’unico Twerenbold in ditta.

Ogni anno circa 100 000 persone viaggiano con il gruppo Twerenbold Reisen. Nella foto: il terminal di Baden-Rütihof.

Non si trattò comunque di un salto nel vuoto. Fin dalla più tenera età l’impresa faceva parte di lui e lui faceva parte dell’impresa. «Mio padre rincasava ogni mezzogiorno e mi raccontava sempre molto. Spesso poi, mi portava in ditta con sé, e così ha accesso in me la passione per questa attività.» Già da ragazzo, Karim puliva pullman, archiviava fatture e scriveva programmi di viaggio guadagnandosi così i suoi primi soldi. Era prevedibile che, da figlio unico, avrebbe in futuro preso in mano le redini dell’azienda. Una volta ottenuto il diploma di maturità, il padre si fece concreto per la prima volta e lanciò l’argomento. «Mi chiese se potevo immaginarmi di rilevare, prima o poi, la sua impresa», racconta Karim Twerenbold, «e io gli dissi molto chiaramente di sì, che potevo immaginarmelo, prima o poi.»

Il padre ne prese atto, senza però approfondire il discorso. «Mi disse però subito senza mezzi termini che la cosa sarebbe andata in porto solo se mi fossi dimostrato la persona giusta. Non mi diede alcuna garanzia.» La priorità di Twerenbold senior non era tanto quella di mantenere l’impresa in seno alla famiglia, bensì di assicurarne la continuità nel tempo. «Ho dovuto imparare a gestire questa pressione», dice Karim Twerenbold, «d’altra parte, il modo di vedere di mio padre era l’unico corretto.»

Il gruppo conta 350 impieghi a tempo pieno.

Il bivio

Karim Twerenbold studia economia aziendale acquisendo così le necessarie competenze teoriche, svolge diversi stage e si appresta a iniziare la sua carriera professionale come controller in un gruppo internazionale, «mancava solo la mia firma sul contratto». Ma le cose sono andate diversamente: il CEO assunto da Werner Twerenbold nel 2010 per concentrarsi sulla presidenza, propose a Karim di entrare subito nell’impresa di famiglia. Un’intesa segreta tra padre e CEO? «Glielo chiesi», dice Karim Twerenbold, «e mi assicurò che non era così.» E non fu difficile crederlo, ricorda il giovane imprenditore: «Mio padre si era ritirato dall’attività operativa e aveva davvero mollato le redini, cosa d’altronde per nulla ovvia.» Inizia a ridere e aggiunge: «A volte si assentava improvvisamente per tre o quattro settimane.» Multinazionale o impresa di famiglia? Accettare un lavoro o un posto a vita? «La decisione non è stata facile», racconta Karim Twerenbold, «in realtà volevo fare esperienza al di fuori dell’impresa di famiglia.» Che alla fine abbia rinunciato ai suoi piani lo spiega così: «Non ho dovuto entrare in ditta e lavorare sotto mio padre. Non avrei mai voluto iniziare come figlio di papà.»

Karim Twerenbold (a destra) discute con un autista di sabato mattina: un momento di grande traffico.

Nel 2011, sotto la guida del CEO, inizia a lavorare a «vari progetti» presso la sede della società a Baden-Rütihof e nel 2012 assume il suo primo grande incarico: responsabile della costruzione del battello fluviale «Excellence Princess», piatto come una sogliola e lungo 135 metri, un progetto da 20 milioni. «Volevo dimostrare di saper fare bene il mio lavoro.» Karim porta a termine l’intero progetto a regola d’arte, e in ditta tutti considerano superato l’esame di idoneità alla leadership. Nel 2013, l’allora CEO passa a dirigere la Vögele Reisen, società affiliata della Twerenbold, e affida al giovane Karim, entrato nell’impresa di famiglia due anni prima, la gestione operativa del gruppo Twerenbold Reisen e della compagnia armatrice Swiss Excellence River Cruise.

Il gruppo Twerenbold Reisen gestisce circa 70 pullman, oltre a una flotta che a breve conterà ben dieci battelli per crociere sui fiumi europei.

Il battello costruito sotto la guida di Twerenbold junior e arredato dalla madre viene varato nel 2014 e, nel novembre 2015, vince il titolo di «Battello fluviale dell’anno», due settimane prima dell’incidente che costò la vita al padre. Karim fa una breve pausa durante la sua narrazione e un altro salto indietro nel tempo. «Vista in retrospettiva, la decisione che ho preso sette anni fa si è rivelata giusta al cento per cento.» E corretta al cento per cento si è rivelata anche la decisione del padre di non rinviare la pianificazione della sua successione, ma di affrontarla per tempo. «Quando morì, tutto era pronto.» Era stata fissata anche la tempistica per il passaggio delle consegne da padre a figlio: «Secondo i piani, a inizio 2016 avremmo informato che io, cioè la quarta generazione, avevo ripreso l’impresa.»

Karim è subentrato al carismatico genitore e si è assunto la responsabilità dell’azienda in un periodo difficile, con il low cost imperante nei trasporti in pullman, nei voli e nei viaggi-vacanza. «Mio padre mi ripeteva sempre che non mi invidiava», ricorda con espressione seria Karim Twerenbold e aggiunge: «Sia come sia, per il modo in cui pensiamo, decidiamo e siamo posizionati, avremo successo anche in futuro.»

Succedendo al padre, si è posto l’obiettivo di non preservarne solo l’eredità, bensì di continuare a svilupparla secondo la filosofia dei Twerenbold: crescere sì, ma non ad ogni costo, senza scremare i profitti, ma reinvestendo e rimanendo finanziariamente indipendenti.

Portare avanti le cose buone

Il motto di Karim è: «Innovativi per tradizione.» Una contraddizione? «Per niente», controbatte, «tradizione non significa stagnazione, significa piuttosto che prima di prendere una decisione preferiamo pensarci due o anche tre volte, perché siamo consapevoli dell’influenza che essa può avere sul tutto.» Mantenere ciò che c’è di buono, miglioralo e svilupparlo dove possibile e, se necessario, iniziare qualcosa di nuovo: ecco come il capo azienda descrive la strategia della Twerenbold. La digitalizzazione è stato un passo fondamentale: «L’ho spinta a fondo», e continua a spingerla, perché la considera un processo continuo. A chi lo avvicina, Twerenbold junior dà l’impressione di essere una persona discreta, di quelle che non cercano la ribalta.

L’obiettivo: Non tanto mantenere l’azienda in famiglia, quanto assicurarne la continuità.

La sicurezza è una priorità assoluta per la Twerenbold.

La centrale della Twerenbold pubblica pochi comunicati stampa: l’andamento degli affari è cosa privata. Tuttavia, lo scorso inverno il tour operator è stato sulla bocca di tutti in seguito all’accordo di collaborazione con il miliardario egiziano Samih Sawiris per offrire un servizio di autobus dall’Altopiano ad Andermatt in grado di colmare il vuoto creato dal deterioramento dei servizi delle FFS verso questo comprensorio sciistico.

Dalla manutenzione al controllo delle e-bike prima della partenza per le vacanze.

Non volevo entrare in ditta come figlio di papà.

Sentirsi chiamare «gran capo» è una cosa che al 33enne Karim non piace: «Mio padre era una figura paterna, io non lo sono e non voglio esserlo», dice, «voglio essere un dirigente che s’impegna.» Inoltre: «Non si nasce leader, lo si diventa. È anche una questione di esperienza e l’esperienza richiede tempo.» Tuttavia, il giovane imprenditore ha già l’aura del leader. Ad esempio, quando sottolinea che sono i suoi collaboratori l’elemento costituente dell’azienda: «Guidano i pullman, lavorano in prima linea, vedono le gite in battello, sono loro il vero DNA.» Nonostante la giovane età, ha già provveduto ad organizzare la sua successione in caso gli dovesse accadere qualcosa. «La continuità dell’azienda è assicurata», dice. Si sposerà presto, e non ha ancora figli. Lo scenario d’emergenza è una questione familiare e, se tutto va bene, verrà rivisto e adattato ai desideri e alle aspirazioni del suo successore: «Nel migliore delle ipotesi, il futuro dell’azienda sarà nelle mani della quinta generazione.»

Grande operatore di nicchia

Oltre all’operatore turistico per viaggi in pullman Twerenbold Reisen, con una flotta di 70 mezzi, il gruppo Twerenbold Reisen comprende lo specialista in crociere marittime e fluviali Reisebüro Mittelthurgau che tra breve conterà una flotta di dieci battelli fluviali, lo specialista in escursioni Imbach Reisen e Vögele Reisen, focalizzata sui viaggi aerei. Twerenbold gestisce anche la compagnia armatrice Swiss Excellence River Cruise. Karim Twerenbold, quarta generazione, amministratore delegato e presidente del consiglio di amministrazione, è alla guida dell’impresa. Il gruppo conta 350 impieghi a tempo pieno. Fatturato e utili non vengono pubblicati.