Christian Witschi e Claudio Sulser hanno fondato Kamerawerk nel 2007, finanziandola con mezzi privati. All’inizio hanno puntato sui film in 3D, una moda tramontata quasi subito. Il passaggio alla Super Slow Motion costava molto e i soldi erano finiti. Occorrevano quindi nuove modalità di finanziamento aziendale.

Family, friends and fools

Intanto, il conto corrente di Kamerawerk segnava 16.40 franchi. «Avevamo bisogno di un cavo LAN da 20 franchi e l’abbiamo pagato di tasca nostra», ricorda Christian Witschi, uno dei due fondatori. Se la ditta esiste, è proprio grazie ai finanziamenti privati: come due terzi di tutte le PMI, nel 2007 anche Kamerawerk è stata avviata con il capitale delle cosiddette 3F, ossia «family, friends and fools». Da familiari e amici ha preso in prestito privatamente 170 000 franchi, fissando in un contratto gli interessi e il piano di rimborso. Con questi soldi è stata finanziata la sede aziendale a Winterthur Töss e le prime telecamere, tra cui una specifica per le riprese in 3D.

Non perdere mai di vista l’obiettivo

«Quando è scoppiato l’hype del 3D a metà del 2009, eravamo uno dei pochi produttori in Svizzera in grado di fornire quel tipo di riprese», spiega il cofondatore Claudio Sulser. La SSR, dove entrambi avevano precedentemente lavorato e imparato il mestiere, mirava a diventare un’azienda leader nel mercato del 3D europeo e divenne il principale cliente di Kamerawerk. Nonostante il boom iniziale, la moda non è durata a lungo. E infatti dopo solo un anno e un cambio di gestione, la SSR ha lasciato cadere i suoi progetti per il 3D. Per Kamerawerk è iniziato così un involontario periodo di calma piatta e a mesi di troppo lavoro sono seguiti mesi di troppo tempo libero.

«And cut» – ad agosto, il team di Kamerawerk ha festeggiato i suoi primi dieci anni di attività.

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La troupe cinematografica di Kamerawerk opera in un settore di attività molto ampio, lavorando per clienti commerciali e non.

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Con Kamerawerk, Claudio Sulser (a sinistra) e Christian Witschi hanno dovuto affrontare anche alcuni momenti difficili all’inizio. 

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Ma l’avvio del comparto della Super Slow Motion ha segnato l’inizio di un successo duraturo.

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Per fare il salto era necessario acquistare una costosa telecamera specifica per la nuova tecnica. È stata UBS a finanziarla, tramite un leasing.

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Claudio Sulser e Christian Witschi non vedono l’ora di poggiare una nuova pietra miliare: a luglio 2020 Kamerawerk dovrebbe essere definitivamente libera da tutti i debiti.

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Arrendersi era fuori discussione. «Genitori e amici ci avevano prestato un mucchio di soldi. L’unica opzione era andare avanti», afferma Christian e Claudio annuisce. Il duo sfrutta così il suo «tempo libero» per sperimentare nuove idee, tra cui quella di abbinare la tecnica 3D alla Super Slow Motion. Con i primi cortometraggi di questo tipo vogliono tornare a distinguersi dalla massa delle produzioni cinematografiche.

Ma l’idea aveva una pecca: al mondo c’erano solo poche telecamere in grado di fare ciò che aveva in mente Kamerawerk. Per ogni produzione, i due imprenditori dovevano noleggiare una telecamera Super Slow Motion – la «Phantom» – da un fornitore di Monaco. Presto capiscono che per mettere in atto la loro idea hanno bisogno di una Phantom tutta loro. Il prezzo? 180 000 franchi. «Se vuoi scalare l’Everest, non parti con dei sandali, ma con i migliori scarponi in circolazione», spiega Christian.

Il primo business plan

Esaurito il favore degli investitori privati, i due decidono di contattare la banca. «Era la prima volta che redigevamo un business plan», racconta Claudio sorridendo. «Quest’attività è piuttosto complessa e molto tecnologica. Per questo mi sono dovuto far spiegare due volte la reale importanza di questa Phantom», ricorda Marco Niederer, consulente alla clientela aziendale di UBS, che però intuisce la nicchia di mercato che Kamerawerk può occupare. C’era tutto: commesse, clienti, film già pronti e competenza tecnica. Mancava solo il leasing della Phantom. E UBS lo finanzia.

Forte di questa nuova tecnica, Kamerawerk riparte alla grande. «Di colpo eravamo diventati dei top player», afferma Claudio, che ricorda ancora molto bene l’emozione del giorno in cui ha partecipato come relatore a un convegno dell’Unione europea di radiodiffusione a Ginevra, dove ha parlato delle dieci regole d’oro della produzione in Super Slow Motion e del 3D stereoscopico di fronte a esponenti di ARD, SSR e BBC.

Il primo grande anniversario dell’azienda

Ad agosto, Kamerawerk ha festeggiato i suoi dieci anni di attività insieme a clienti e collaboratori. L’azienda è florida, solida e ha un bilancio in ordine. E luglio 2020 segnerà una nuova importante pietra miliare. «Non organizzeremo nessuna festa in grande stile, ma quando arriverà il giorno X ce lo godremo con grande consapevolezza», dice Claudio non senza una punta di orgoglio. Quel giorno infatti saranno definitivamente liberi da tutti i debiti: quelli con la banca e quelli con gli amici e la famiglia.