UBS impulse: Le sanzioni economiche sono estremamente complesse e di vasta portata. Come fanno i titolari delle PMI a tenere tutto sotto controllo?

Philippe Reich: Per le aziende esportatrici di piccole dimensioni, gli aspetti giuridici e operativi connessi alle sanzioni economiche rappresentano sempre più una sfida. Molte imprese fanno già fatica a stare al passo con i requisiti standard delle norme svizzere sui controlli all’esportazione. Anche le PMI devono pertanto occuparsi seriamente di questioni di compliance e adottare misure adeguate.

«Negli Stati Uniti per essere sanzionati basta emettere una fattura in dollari americani.»

Philippe Reich. Partner di Baker McKenzie

È soprattutto il diritto sanzionatorio statunitense ad avere parametri di applicazione difficili da tenere sotto controllo. In che misura devono occuparsene le aziende svizzere che non intrattengono rapporti commerciali con gli USA?

Il problema è che non sono soltanto le aziende o i cittadini statunitensi a essere soggetti al diritto sanzionatorio americano. Alcune sanzioni si applicano anche ad aziende non americane. Per esserne colpiti, basta ad esempio utilizzare componenti prodotti negli USA o emettere una fattura in dollari americani.

Molte PMI svizzere esportano prevalentemente nell’UE. Quali sono le potenziali insidie in tema di sanzioni economiche?

Anche se il diritto sanzionatorio europeo è meno ampio di quello statunitense, le aziende esportatrici svizzere possono comunque finire nelle sue maglie. Ad esempio se esportano da una filiale nell’eurozona oppure impiegano in Svizzera un cittadino UE coinvolto in affari di dubbia liceità.

Diversamente da USA e UE, per le sanzioni economiche la Svizzera si attiene al principio di territorialità. Cosa significa concretamente?

Mentre un cittadino straniero che svolge un’attività sul nostro territorio è sottoposto al diritto sanzionatorio svizzero, un cittadino svizzero operante all’estero non ne è soggetto. Le succursali svizzere in territorio straniero, invece, possono esserlo in taluni casi.

Ma qual è la probabilità che le infrazioni contro il diritto sanzionatorio svizzero vengano scoperte e punite?

Negli ultimi anni, la Segreteria di Stato dell’economia (SECO) ha rafforzato notevolmente la sua funzione di controllo in questo ambito. Tale decisione è stata motivata dalle pressioni internazionali in merito alle transazioni elusive con l’Iran. Sicuramente non è più consigliabile prendere sotto gamba le infrazioni contro il diritto sanzionatorio svizzero. In questo settore, infatti, ci sono anche sempre più informatori che comunicano sospette infrazioni alle autorità.

Nel frattempo le sanzioni economiche contro l’Iran sono state ufficialmente revocate. I problemi sono dunque risolti?

È un ragionamento fuorviante, dato che sono state revocate soltanto le sanzioni relative al programma nucleare iraniano. Resta in vigore un’ampia gamma di limitazioni commerciali di altro tipo, dovute ad esempio a terrorismo o violazioni dei diritti umani. Nella pratica, negli USA continuano a essere più le sanzioni vigenti che quelle revocate. Anche nell’UE e in Svizzera permangono sanzioni residue e un elenco di persone sanzionate. La situazione è inoltre complicata dal fatto che nessuno può prevedere come evolverà il quadro giuridico con la nuova presidenza americana.

In quali casi vale quindi la pena di operare in un simile campo minato?

Alla fine la decisione spetta alla singola azienda. Conosco varie PMI svizzere per le quali l’Iran rappresenta un importante sbocco commerciale. Ad esempio aziende del settore life science, che spesso dispongono di licenze speciali perché i loro prodotti non vengono considerati problematici. Di contro ci sono però anche imprese, prevalentemente industriali, che abbandonano l’Iran perché si trovano di fronte a rischi troppo elevati.

Oggigiorno sono disponibili software che consentono di verificare con un semplice clic le norme sulle sanzioni. Costituiscono una soluzione valida?

Attualmente tali programmi di screening sono ancora relativamente cari: l’acquisto, pertanto, conviene perlopiù alle grandi aziende. Ma una cosa è chiara: se un’azienda opera con paesi critici, le autorità si aspettano che adotti misure idonee al rispetto delle sanzioni, con o senza programmi di screening.

Per il futuro, le imprese orientate all’export devono aspettarsi più o meno sanzioni economiche?

Nel commercio internazionale la complessità è destinata ad aumentare – e dunque anche la probabilità di conflitti d’interesse. Sono anni ormai che l’Organizzazione mondiale del commercio (WTO) non è più in grado di conseguire intese a livello globale. E nel prossimo futuro non cambierà nulla. Al contrario: si produrrà un’atomizzazione delle relazioni commerciali, caratterizzata da un numero crescente di accordi bilaterali e regionali e, a seconda della congiuntura politica, anche da sanzioni contro determinati paesi.

Esperto di diritto commerciale

Philippe Reich è un esperto affermato di diritto commerciale internazionale, in particolare in tema di controlli all’esportazione e sanzioni economiche. Dopo essersi laureato con lode in giurisprudenza all’Università di Zurigo nel 1994, ha conseguito un Master of European Community Law. Nel 1996 Reich ha iniziato a collaborare con lo studio Baker McKenzie di Zurigo, del quale è ora partner e responsabile dell’India Desk. Reich è anche membro del consiglio direttivo del Baker McKenzie’s Global India Focus Group e vicepresidente della Swiss Indian Chamber of Commerce.

Con sede a Chicago, Baker McKenzie conta oltre 13 000 collaboratori in 47 paesi ed è uno degli studi legali più importanti al mondo. Offre consulenza a oltre 500 tra le maggiori aziende mondiali e a numerose PMI di successo.