In cosa differiscono l’autofinanziamento e il finanziamento con fondi di terzi?

Con l’autofinanziamento, l’azienda sostiene i propri investimenti con «mezzi propri», impiegando la liquidità derivante dai cash flow annuali (ossia la somma di utili e ammortamenti), oppure con eventuali apporti di capitale degli attuali o di nuovi titolari. Nel caso dei fondi di terzi il capitale che viene fornito da soggetti esterni all’azienda deve essere rimborsato entro un determinato lasso di tempo ed è in genere soggetto a interessi.

Quante PMI si avvalgono di fondi di terzi?

Secondo un recente studio della SECO, circa un terzo delle PMI dispone di un credito bancario. Ripartendo questi dati in base alle dimensioni dell’azienda emerge che la percentuale di microimprese con un finanziamento bancario è decisamente inferiore rispetto a quella delle PMI con oltre dieci dipendenti. Molto spesso le aziende più piccole necessitano di investimenti più ridotti e scelgono quindi di finanziarli con mezzi propri. Di solito, infatti, hanno un parco macchine ridotto e non possiedono immobili.

Perché il loro numero non è maggiore?

Innanzitutto perché molte aziende sono in grado di finanziare i loro investimenti per sostituzioni o nuovi acquisti con il cash flow corrente, dando peraltro prova di un’eccellente performance aziendale. Poi ci sono anche tutte quelle imprese che, non essendo in grado di fornire garanzie o dar prova di capacità di guadagno sufficiente, non possono accedere al credito bancario.

Se possibile, è opportuno finanziare gli investimenti con mezzi propri?

Questa domanda va inquadrata nell’ambito della futura strategia aziendale in fatto di investimenti nonché della situazione della liquidità. Ricorrere in parte a fondi di terzi consente all’azienda sia di rimanere finanziariamente flessibile sia di effettuare con rapidità gli investimenti di cui necessita. Gli attuali tassi d’interesse rendono inoltre il costo di un finanziamento esterno particolarmente attraente.

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Qual è il mix ideale tra autofinanziamento e fondi di terzi?

Non esiste una risposta generale a questa domanda: la questione del finanziamento va vagliata di volta in volta considerando la situazione specifica di ogni singola impresa. Molto dipende dal modello di business e dalla strategia aziendale. Ecco perché, insieme all’imprenditore, analizziamo le esigenze dell’azienda e la sua situazione finanziaria attuale e futura. Tutte queste informazioni confluiscono poi nella definizione della possibile struttura del finanziamento.

A cosa presta attenzione prima di concedere un credito?

Per noi creditori, oltre al grado di autofinanziamento, il dato più importante è la performance dell’azienda in termini di utili, quella attuale e quella prevista, perché saranno proprio i futuri cash flow a consentire di rimborsare il credito e i relativi interessi. La disponibilità di capitale proprio rappresenta per così dire un cuscinetto di sicurezza per il rischio aziendale. Il mix di finanziamento ideale dipende dunque dalla redditività dell’impresa – da cui si può estrapolare il suo indebitamento massimo – nonché dalla sua strategia futura e dai prossimi investimenti. La quota non finanziabile dalla banca deve essere sostenuta con capitale proprio. Se ciò non è possibile, si dovranno ridurre gli investimenti, cosa che a sua volta può influire sulla situazione reddituale. È evidente che un fattore influenza l’altro.

Esiste una specifica quota di capitale proprio determinante ai fini della concessione del credito?

No, non c’è alcuna regola che indichi la quota di capitale proprio necessaria per ottenere un finanziamento. La cosa varia fortemente da settore a settore. Per un’impresa di servizi, con poche immobilizzazioni patrimoniali, basta ad esempio una quota di capitale proprio di circa il 25 percento. Al contrario un’impresa edile, che dispone di un ampio parco macchine e relativi immobili, necessita di una quota di capitale proprio maggiore, pari a circa il 40 percento. Per ciò che riguarda il finanziamento di certe voci del bilancio – come debitori, deposito merci, macchine, immobili – si può in generale affermare che la quota di capitale proprio varia in funzione della liquidabilità o vendibilità dei rispettivi beni. Il finanziamento di uno stabile da adibire a fabbrica richiede dunque più capitale proprio rispetto al finanziamento di un anticipo sull’attivo circolante.

In quali casi l’autofinanziamento conviene più di un credito bancario?

Se un’azienda dispone di molta liquidità non immediatamente necessaria per scopi operativi o per la distribuzione degli utili ai proprietari, può valere la pena effettuare i prossimi investimenti con fondi propri. Tuttavia, come già accennato, molto dipende dalla strategia adottata dall’impresa e dal suo titolare. Diversamente, è preferibile ricorrere a un credito o a un leasing per finanziare una parte degli investimenti, così da poter continuare a disporre di una certa flessibilità imprenditoriale.

Patrick Heilmann è Responsabile area di mercato per la clientela aziendale Basilea Città. Insieme al suo team offre alle PMI una consulenza professionale e soluzioni di finanziamento personalizzate.

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