Patrimonio Dalla prima donazione alla filantropia

Che cosa fa una filantropa esperta? Cosa si può imparare? Phyllis Costanza racconta come è diventata filantropa.

Phyllis Costanza è CEO dell’UBS Optimus Foundation. La filantropia l’ha accompagnata sin dalla sua prima donazione da bambina. In questa intervista spiega perché vuole cambiare il mondo in modo positivo e condivide gli importanti insegnamenti che ha tratto dalla sua carriera filantropica.

Phyllis Costanza, ricorda la sua prima donazione?

Sì, risale a quando ero bambina. Insieme ai bambini del vicinato abbiamo organizzato una festa in giardino. C’erano giochi e premi in palio. Abbiamo donato il ricavato alla Muscular Dystrophy Association.

Si trattava di circa 40 dollari. All’epoca ero convinta che con questa somma eravamo senza dubbio i maggiori donatori di questa organizzazione.

E qual è il suo impegno oggi?

Da un lato, mi occupo di attività filantropiche in qualità di CEO dell’UBS Optimus Foundation e di Head presso UBS in Society; dall’altro, svolgo attività filantropiche anche personalmente.

All’UBS Optimus Foundation aiutiamo i nostri clienti affinché il loro impegno filantropico porti a un cambiamento positivo. Questo significa che ci assicuriamo che il denaro venga impiegato davvero dove ha il massimo impatto possibile. Consentiamo così ai nostri clienti di concentrarsi completamente sulla selezione di tematiche che stanno loro a cuore e di condividere la loro passione con la loro famiglia, per esempio.

Personalmente, sono più propensa a sostenere questioni legate alla disuguaglianza – un argomento che è diventato ancora più importante con la pandemia di COVID-19. Anche l’uguaglianza di genere mi sta molto a cuore. Ad esempio, sostengo il Centro internazionale per la ricerca sulle donne (ICRW), di cui sono anche membro del consiglio di amministrazione.

Rimanete umili e lasciate che sia il viaggio a condurvi.

La filantropia svolge quindi un ruolo centrale per lei, sia a livello privato che professionale. Da dove viene questa passione per la filantropia?

L’ho «ereditata» dai miei genitori. Erano politicamente molto impegnati e mi hanno portata a manifestazioni per una maggiore uguaglianza, per esempio. Da loro ho imparato che devo fare qualcosa in prima persona per rendere il mondo un po’ migliore.

La «voglia» di rendere il mondo un po’ migliore fa parte anche della mia educazione religiosa e culturale. In ebraico esiste la parola Tzedakah, che significa amore per il prossimo nell’interpretazione più semplice. In altre parole: la responsabilità etica di fare del bene.

Quando ripensa ai suoi impegni precedenti, di cosa va particolarmente fiera?

Mi stanno particolarmente a cuore le nostre iniziative in materia di finanza sociale, con le quali mobilitiamo il capitale privato in modi nuovi e più efficienti, portando a un approccio più orientato ai risultati. La finanza sociale colma il divario tra filantropia e investimenti commerciali, in quanto mira ad attirare nuovi tipi di capitale nel settore sociale e a renderli più efficaci grazie all’orientamento ai risultati.

Sono anche orgogliosa di progetti come Educate Girls e Last Mile Health, con cui è stato possibile ottenere un enorme effetto leva beneficiando in modo significativo delle risorse finanziarie dell’UBS Optimus Foundation e della nostra attenzione per impatto, raggio d’azione e dettagli. In questo caso siamo riusciti a far sì che coloro che hanno le risorse necessarie scavassero più a fondo nelle loro tasche – e per un periodo di tempo più lungo.

Si sono mai verificate battute d’arresto?

Sì, è successo. Ad esempio, abbiamo finanziato progetti il cui beneficiario non era pronto a valutare correttamente il programma. Oppure anche progetti in cui è risultato evidente che i fondi non sarebbero stati utilizzati nel modo previsto.

Questo scatena immediatamente sentimenti spiacevoli. Ci si sente un po’ traditi. Ma la cosa importante è trarre insegnamenti da tali episodi. Ciò include, ad esempio, lavorare sulla base dei dati – sia nella selezione delle iniziative sia nella misurazione dell’impatto. Inoltre, in questi casi è bene avere qualcuno al proprio fianco che guardi da vicino e che possa reagire rapidamente.

Visto che stiamo parlando di insegnamenti, quali consigli può darci per il percorso?

È una bella domanda. Spontaneamente mi vengono in mente tre consigli:

  1. Chi dona denaro non dovrebbe avere automaticamente voce in capitolo
    Oltre agli esperti del settore in questione, dovreste ascoltare soprattutto anche i beneficiari. In questo modo è possibile garantire che le reali esigenze degli interessati siano prese in considerazione e che le loro idee vengano ascoltate.
    Inoltre, non si tratta sempre «solo» di fornire denaro per il finanziamento diretto delle attività. Si tratta anche di sensibilizzare l’opinione pubblica sulle problematiche. Oppure di creare e sostenere un’infrastruttura che permetta ad altre organizzazioni di lavorare in modo efficace.
  2. Adottate un approccio filantropico strategico e basato sull’evidenza
    La filantropia è sempre una tematica emotiva – dopo tutto, desideriamo essere coinvolti nelle questioni che ci stanno a cuore. Proprio per questo motivo, è consigliabile avere una visione chiara e un buon piano per il proprio impegno filantropico. Infine, nella scelta dei progetti e delle soluzioni dovreste considerare determinati criteri, come la scalabilità o le soluzioni la cui efficacia può essere valutata attraverso i dati.
  3. Interessatevi alla questione delle «finanze»
    La parte finanziaria della filantropia è e rimane la dimensione centrale. Dobbiamo essere più creativi nel modo in cui usiamo gli strumenti finanziari per guidare il cambiamento a lungo termine e su larga scala. Per questo motivo vale la pena affrontare questa tematica – sia attraverso piattaforme come l’UBS Women’s Wealth Academy, sia attraverso un corso di studio o di perfezionamento.

Un ultimo consiglio: rimanete umili e lasciate che sia il viaggio a condurvi. Ho imparato molto dai nostri partner di progetto. Mi hanno insegnato alcune lezioni molto basilari su cosa significa essere felici e appagati.

Phyllis Costanza, Head di UBS in Society e CEO dell’UBS Optimus Foundation

Phyllis Costanza è CEO dell’UBS Optimus Foundation dal 2011. Nel 2018 ha assunto ulteriori responsabilità come Head di UBS Philanthropy e nel 2020 è stata nominata Head di UBS in Society. Phyllis Costanza ha contribuito a rimodellare la strategia dell’UBS Optimus Foundation e a introdurre strumenti di finanziamento innovativi come il primo Development Impact Bond nel settore dell’istruzione.

Prima di approdare da UBS, è stata Executive Director e membro del consiglio di amministrazione della Children’s Investment Fund Foundation (CIFF). Oltre al suo ruolo di CEO dell’UBS Optimus Foundation, Phyllis Costanza è membro del consiglio di amministrazione di Power of Nutrition e dell’Iniziativa Micronutrienti. Ha conseguito un master in Public Policy presso la John F. Kennedy School of Government dell’Università di Harvard.

Women’s Wealth Academy

Le donne che partecipano attivamente alle decisioni finanziarie aumentano le loro possibilità di godere di una sicurezza finanziaria e sono meno preoccupate per il loro futuro.

Altri contributi sull’argomento Patrimonio