A far sudare milioni di persone ogni giorno non è necessariamente la palestra: basta anche uno schermo! Le sfide strategiche poste dai videogiochi esigono decisioni rapide, intuito, astuzia e resistenza – requisiti che corrispondono interamente (o quasi) a quelli degli sport tradizionali.

E darsi agli eSport può valere decisamente la pena: in Asia e negli Stati Uniti gli "sportivi elettronici" arrivano a riempire interi stadi. I vincitori dei tornei più prestigiosi, a volte si guadagnano premi in denaro a sei zeri e di sicuro una vasta popolarità. E presto si aggiudicheranno anche medaglie olimpiche, magari già in occasione dei giochi di Los Angeles del 2018.

I cinque giochi più popolari

Attualmente gli eSport comprendono principalmente cinque videogiochi: quello di strategia "Defense of the Ancients" (Dota2), che vede sfidarsi due squadre di massimo cinque giocatori l’una; "Counter Strike", un cosiddetto sparatutto in prima persona; lo strategico multiplayer "Leage of Legends" (LoL); "StarCraft" (in tempo reale, estremamente popolare soprattutto nella Corea del Sud) e il noto gioco di simulazione calcistica "Fifa".

È in particolare quest’ultimo a dividere gli animi degli sportivi, come dimostra la protesta congiunta dei tifosi dell’FC Basilea e dello Young Boys che, per manifestare il proprio dissenso contro il coinvolgimento dei rispettivi club negli eSport, non hanno esitato a lanciare in campo palline da tennis durante una partita che vedeva affrontarsi le due squadre.

Chi sono le celebrità?

Di fatto, nel frattempo, i club di Super League del Basilea e del San Gallo hanno squadre di sportivi elettronici che giocano a Fifa vestendo la maglia del club. La compagine del Basilea è composta da quattro giocatori professionisti: due tedeschi, un argentino e Luca Boller detto "LuBo", di Meggen, il primo giocatore Fifa professionista di tutta la Svizzera.

L'FC San Gallo e l’FC Basilea, con le loro squadre di videogiocatori, sono ancora un’eccezione, ma l'Associazione Svizzera di Football e la Liga stanno cercando di mettere in piedi un'e-Liga. Il San Gallo e il Basilea hanno preso a modello club come il Manchester City, il Paris Saint-Germain e lo Schalke, che con le loro squadre di sportivi elettronici entusiasmano tanti fan quanto le squadre tradizionali. I campioni non si chiamano più Neymar o Mbappé, bensì MSDossary, Katnawatos e, per l’appunto, Luca Boller.

Gamer di professione

Sono ancora pochi gli svizzeri che vedono nel gaming uno sbocco professionale, ma non è detto che ciò non possa cambiare, dato l’enorme potenziale commerciale degli eSport previsto dagli esperti. Swisscom e il promotore di sport elettronici ESL hanno da poco lanciato la "Swisscom Hero League powered by ESL", il nuovo campionato svizzero di eSport, al fine di dare impulso al gaming professionale.

«Entro il 2020 gli eSport potrebbero generare introiti per circa 1,5 miliardi di franchi», afferma in uno studio Stefan Ludwig, responsabile del dipartimento di business sportivo della Deloitte, nota azienda di servizi di consulenza aziendale. Stefan Ludwig si aspetta per il mercato tedesco un giro d’affari pari a 130 milioni di euro circa. In Germania ciò ha già avuto conseguenze sul piano politico, tant’è che l’attuale governo si è impegnato a promuovere gli eSport.

In Svizzera non siamo ancora a questo punto, ma fra non molto ci arriveremo, anche perché le prospettive di sviluppo degli eSport nel nostro Paese sono a sei zeri. Scommettiamo che Luca Boller non rimarrà a lungo l’unico giocatore professionista di Fifa?