
Highlights
Highlights
- L’economia globale continua a dare prova di resilienza, sostenuta dal miglioramento del mercato del lavoro statunitense e dall’accelerazione dell’attività manifatturiera mondiale.
- Il calo dei prezzi del petrolio dovrebbe portare al ribasso l’inflazione complessiva: ciò nonostante, prevediamo che l’inflazione di fondo negli Stati Uniti rimarrà persistente ed elevata, lasciando ben aperta la possibilità di rialzi dei tassi da parte della Fed.
- L’incertezza sulla politica monetaria potrebbe generare volatilità, ma riteniamo che la crescita degli utili, forte e in espansione, possa continuare ad alimentare i rialzi dei mercati azionari quest'anno.
- L’hardware per l’AI continua a essere sostenuto dall’impennata degli utili, ma la concentrazione delle posizioni e il crescente ricorso alla leva rendono opportuna una diversificazione verso mercati più ampi, nel caso l’entusiasmo per il tema dell’IA dovesse affievolirsi.
Con i prezzi del petrolio tornati ai livelli precedenti alla guerra con l’Iran, prevediamo che l’economia statunitense e quella globale continueranno a mostrarsi resilienti. Il calo dei prezzi del petrolio dovrebbe contribuire a ridurre l’inflazione complessiva e sostenere la spesa reale dei consumatori. Tuttavia, prevediamo che l’inflazione di fondo negli Stati Uniti rimarrà persistente ed elevata, lasciando aperta la porta a possibili rialzi dei tassi da parte della Fed.
In termini di investimenti, l’aumento dei tassi statunitensi potrebbe generare volatilità, ma non riteniamo che un tasso dei Fed Fund leggermente più alto possa far deragliare il mercato azionario rialzista, purché la crescita degli utili rimanga forte e continui ad estendersi oltre l’AI. Pensiamo che gli utili societari rimarranno robusti, sostenuti dall’attuale boom di spesa nell’AI e dalla perdurante redditività delle società non tecnologiche.
Siamo convinti che la crescita degli utili continuerà a trainare i mercati azionari globali nella seconda metà dell’anno, seppur con una maggiore volatilità derivante dall’incertezza sulla politica monetaria.
Nel reddito fisso prevediamo una crescente divergenza. Sui rendimenti statunitensi insistono pressioni rialziste, mentre in altri mercati, in cui l’inflazione di fondo è meno persistente e la crescita meno pronunciata, i tassi dovrebbero mantenersi più stabili. Queste variazioni dei tassi relativi possono continuare a sostenere il dollaro statunitense rispetto alle altre principali valute. Intravediamo opportunità in alcune valute selezionate dei mercati emergenti, ma preferiamo finanziare tali posizioni utilizzando il franco svizzero come valuta di finanziamento.
Crescita resiliente, inflazione persistente
Crescita resiliente, inflazione persistente
Dopo una crescita dell’occupazione pressoché nulla nel 2025, quest’anno il mercato del lavoro statunitense ha accelerato. La media mobile a tre mesi della creazione di posti di lavoro ha raggiunto a maggio il solido livello di 188.000 unità. È improbabile che la crescita dell’occupazione rimanga così robusta, ma il dato sarebbe comunque buono anche se rallentasse leggermente, dal momento che si stima siano sufficienti circa 60.000 unità per mantenere stabile il tasso di disoccupazione. Riteniamo che il miglioramento del mercato del lavoro dovrebbe sostenere i consumi, che sono rimasti solidi nonostante lo shock petrolifero.
Si è parlato molto dell’economia a K, in cui l’andamento complessivo dell’economia e della spesa dipende molto più dai consumatori con redditi elevati che da quelli con redditi più bassi. Vi sono tuttavia crescenti indicazioni che anche il ramo inferiore della K stia invertendo la tendenza: di recente banche e società emittenti di carte di credito hanno infatti segnalato una ripresa della spesa tra i consumatori con redditi più bassi.
Grafico 1: Spesa nominale in ripresa negli USA
Johnson Redbook Index: variazione settimanale YoY delle vendite a parità di punti vendita, media mobile a 4 settimane
La resilienza si estende oltre gli Stati Uniti. Settore manifatturiero globale. Gli indici PMI sono entrati decisamente in territorio espansivo, con un miglioramento sempre più diffuso tra aree geografiche e settori. Il boom degli investimenti in conto capitale legati all’AI, che sostiene USA e Asia emergente, è ormai consolidato. Osserviamo però sempre più una tendenza al rialzo anche negli investimenti in conto capitale di settori non tecnologici. Questo riflette sia una ricostituzione ciclica delle scorte sia una tendenza strutturale verso gli investimenti in resilienza nazionale, che comprendono spese per la difesa e il riorientamento delle catene di approvvigionamento.
Grafico 2: PMI manifatturiero globale ai massimi degli ultimi anni
Sul fronte dell’inflazione, la discesa dei prezzi del petrolio al di sotto dei livelli pre-conflitto dovrebbe esercitare una pressione al ribasso sull’inflazione complessiva e limitarne il trasferimento su alcuni indicatori di fondo. Detto questo, continuiamo a ritenere che l’inflazione sottostante rimarrà persistente e superiore all’obiettivo del 2% della Fed. L’inflazione di fondo dei servizi, esclusi alloggi, è tornata a superare il 3%. Inoltre, più della metà delle componenti dell’indice PCE core sono superiori al 3%. In poche parole, l’inflazione non è solo una questione di petrolio.
Grafico 3: Inflazione sottostante degli USA sempre più ampia
Stati Uniti, % delle voci del PCE core >3% (Livello 5 su 9: 50 voci)
La ripresa del mercato del lavoro e il persistere dell’inflazione hanno spinto la Fed in una direzione più aggressiva. Quasi tutti i membri del FOMC ritengono ormai che i rischi per la stabilità dei prezzi siano orientati al rialzo, mentre la valutazione dei rischi per il mercato del lavoro è diventata più equilibrata. Un numero crescente di membri del FOMC si sta mostrando disponibile ad aumentare i tassi d’interesse quest’anno.
Inoltre, il nuovo presidente del FOMC, Kevin Warsh, ha posto particolare enfasi sull’importanza di garantire la stabilità dei prezzi, definita come un obiettivo d’inflazione invariato al 2%, dopo cinque anni in cui l’inflazione ha costantemente superato tale livello. Dalle nostre conversazioni con i clienti emerge un certo scetticismo di fondo sul fatto che la Fed possa aumentare i tassi quest’anno a causa di considerazioni di natura politica. Riteniamo che la Fed guidata da Warsh sarà più propensa ad aumentare i tassi se la solidità del mercato del lavoro e l’inflazione di fondo lo giustificheranno, cosa che appare sempre più probabile.
I mercati possono resistere ai rialzi della Fed
I mercati possono resistere ai rialzi della Fed
A nostro avviso, la crescente possibilità di un inasprimento della politica monetaria da parte della Fed rappresenta un ostacolo gestibile, più che un motivo per abbandonare gli attivi rischiosi. Considerando che l’indebitamento delle famiglie e delle imprese statunitensi è ancora prossimo ai minimi degli ultimi decenni, riteniamo che qualche rialzo dei tassi non rappresenti un rischio significativo per l’economia. Qualche intervento al rialzo potrebbe frenare la crescita molto forte del PIL nominale e generare una certa volatilità sui mercati, ma dubitiamo possa segnare la fine di questo mercato rialzista.
Il motivo è semplice: l’andamento dei titoli azionari è determinato, in ultima analisi, dalla crescita degli utili e quest’ultima è ancora molto solida. La crescita vertiginosa degli utili registrata negli Stati Uniti e nei mercati emergenti si deve in gran parte all’impennata della domanda di hardware per l’AI. Tuttavia, a ben vedere la crescita degli utili è piuttosto diffusa. Il titolo mediano dell’indice S&P 500 ha registrato una crescita degli utili del 14% nel primo trimestre, uno dei più positivi dell’ultimo decennio. Considerando che la spesa in conto capitale si sta estendendo sempre più ai settori non tecnologici e che la spesa dei consumatori dovrebbe rimanere solida, riteniamo che i titoli ciclici non tecnologici abbiano margini per svolgere un ruolo più rilevante nel determinare l’andamento del mercato nella seconda metà del 2026.
Vi è inoltre una crescente attenzione all’aumento dell'offerta di titoli azionari, sia attraverso mega IPO che tramite emissioni secondarie. Goldman Sachs prevede un potenziale aumento delle emissioni per 700 miliardi di dollari quest’anno. Al pari degli aumenti dei tassi, riteniamo che questo sia un lieve ostacolo piuttosto che un rischio significativo per il mercato. I riacquisti dovrebbero mantenersi elevati intorno a 1.000 miliardi di dollari, il che significa che l’emissione netta dovrebbe rimanere negativa, sebbene in misura minore rispetto agli ultimi anni. Se guardiamo ai dati storici, non troviamo evidenze convincenti che un’intensa attività di IPO rappresenti un fattore determinante per l’andamento futuro dei mercati azionari.
Il principale rischio che intravediamo per il mercato è un significativo calo delle aspettative sulla spesa in conto capitale legata all’AI. Il ciclo di spesa in conto capitale legata all’AI ha dato forte impulso ai mercati e alla ricchezza delle famiglie; un cambiamento di questa narrativa potrebbe indebolire i mercati e incidere negativamente sulla fiducia dei consumatori. Siamo consapevoli anche che la narrativa sull'AI può cambiare ben prima delle aspettative sugli utili. Di conseguenza, stiamo monitorando diversi indicatori che riteniamo saranno fondamentali per mantenere vivo l’ottimismo sulla spesa in conto capitale per l’AI. Tra questi figurano i tassi di adozione, la spesa in token, i prezzi delle GPU e quelli delle memorie. Al momento questi indicatori mostrano un orientamento positivo, in linea di massima, ma meritano di essere seguiti con attenzione.
Asset allocation
Asset allocation
Restiamo sovrappesati sui titoli azionari e privilegiamo i mercati emergenti e il Giappone, dove i nostri indicatori anticipatori segnalano la crescita degli utili più forte. Mantenere un’esposizione a titoli legati all’IA resta una scelta sensata, vista la forte crescita degli utili. Tuttavia, il crescente affollamento delle posizioni e la partecipazione sempre più ampia agli ETF con leva su singoli titoli evidenziano la necessità di diversificare. La maggiore concentrazione nel settore tecnologico, sia nei mercati azionari statunitensi che in quelli dei mercati emergenti, rafforza la tesi di una selezione più attiva.
Il contesto macroeconomico favorisce inoltre un approccio più differenziato tra le diverse asset class. L’inflazione persistente negli Stati Uniti e il tono più aggressivo della Fed ci inducono alla cautela sulla duration statunitense; prevediamo che i Treasury USA sottoperformeranno le azioni, poiché il mercato dei tassi sconta sempre più uno scenario di rialzo dei tassi d’interesse. Riteniamo invece interessante la duration nel Regno Unito e in Australia per il rallentamento di queste economie.
Analogamente, ci aspettiamo che il dollaro statunitense rimarrà forte con la Fed che mantiene una posizione aggressiva mentre altre banche centrali rallentano i rispettivi cicli di inasprimento, riflettendo indici d’inflazione maggiormente trainati dall’energia e una crescita più debole. Apprezziamo in modo selettivo il carry sui mercati emergenti, in particolare il rand sudafricano, ma preferiamo finanziare tali posizioni in franchi svizzeri piuttosto che in dollari statunitensi.
View sulle asset class
View sulle asset class
Il grafico seguente illustra il parere del nostro team di asset allocation in merito all'attrattiva complessiva in termini di asset class per le azioni globali, i tassi e il credito, alla data del 30 giugno 2026. Le altre valutazioni riguardano l’attrattiva relativa di determinate aree all’interno delle asset class costituite da azioni, obbligazioni, titoli di credito e valute. Poiché la tabella "View sulle asset class" non include tutte le asset class, il segnale netto complessivo potrebbe risultare leggermente negativo o positivo.
Asset class | Peso relativo | View di UBS Asset Management |
|---|---|---|
Azioni globali | Sovrappeso | Restiamo sovrappesati sulle azioni globali, sostenuti da utili robusti e da una crescita sempre solida. Preferiamo mercati emergenti e Giappone rispetto a Europa e Svizzera. |
USA | Neutrale | A nostro avviso, gli utili dovrebbero rimanere elevati negli Stati Uniti e il contesto fondamentale è solido con un PIL nominale elevato. La crescita degli utili si è estesa, benché il settore tecnologico continui a fare da traino. |
Europa | Sottopeso | Siamo sottopesati sulle azioni europee, poiché la crescita degli utili rimane più debole che in altre regioni. Ciò nonostante, apprezziamo le banche europee, che dovrebbero beneficiare di solidi utili e tassi elevati. |
Giappone | Sovrappeso | Le azioni giapponesi mostrano i risultati migliori in termini di revisioni degli EPS, sostenute da sorprese economiche più positive e dati sull’attività in miglioramento. Il vasto indice TOPIX offre esposizione a un ampio ventaglio di titoli ciclici che va oltre la mera IA, garantendo diversificazione al di fuori degli Stati Uniti e dei mercati emergenti. |
Mercati emergenti | Sovrappeso | Siamo sovrappesati sulle azioni dei mercati emergenti, poiché gli utili sono solidi nella maggior parte delle regioni. L’indice MSCI EM ha una forte ponderazione verso i colossi tecnologici dell’Asia settentrionale, che beneficiano enormemente dell’attuale ciclo di spesa in conto capitale per l’IA. |
Titoli di Stato globali | Neutrale | Le curve dei rendimenti si sono spostate verso l’alto, riflettendo la resilienza delle economie e le persistenti pressioni inflazionistiche. Le differenze tra le economie restano marcate, per cui preferiamo posizionarci sul valore relativo. |
Titoli di Stato USA | Sottopeso | I Treasury USA dovrebbero sottoperformare altre regioni per la forza ciclica di fondo e l’inflazione sottostante persistente, che potrebbero portare ad alcuni aumenti dei tassi. |
Bund | Neutrale | Il mercato ha scontato un inasprimento significativo da parte della BCE, anche se i recenti dati sulla crescita sono stati deludenti. Continuiamo a preferire i gilt per le valutazioni più interessanti e le prospettive economiche meno favorevoli, considerato il continuo aumento della spesa pubblica in Germania. |
Gilt | Sovrappeso | Manteniamo il sovrappeso sui gilt poiché riteniamo le valutazioni interessanti. Il mercato sta scontando una politica monetaria molto restrittiva da parte della BoE, il che dovrebbe, alla fine, frenare la crescita e limitare l'aumento dei rendimenti decennali. Seguiamo con attenzione gli sviluppi politici e il rischio di scostamenti dal piano di bilancio. |
Japanese Government Bond | Neutrale | Siamo neutrali sui titoli di Stato giapponesi. Sebbene siano probabili ulteriori rialzi dei tassi da parte della BoJ, pensiamo che l’istituto procederà lentamente, mentre i costi di carry delle operazioni di vendita allo scoperto dei titoli di Stato giapponesi sono elevati a causa del basso tasso di riferimento della BoJ. |
Svizzera | Neutrale | Siamo neutrali sulle obbligazioni svizzere. Mentre l'economia nazionale continua a registrare una crescita modesta, le valutazioni risultano elevate in termini relativi. |
Credito globale | Neutrale | I fondamentali storici appaiono solidi, grazie ai bassi tassi di insolvenza e agli utili aziendali consistenti. Ciò detto, gli spread a questi livelli mantengono un’asimmetria poco allettante, soprattutto considerando l’aumento delle emissioni per finanziare la spesa in conto capitale per l’IA. |
Credito investment grade | Neutrale | Gli spread IG rimangono ai minimi storici, sostenuti da utili e bilanci solidi, che limitano i rischi di ribasso. Al contempo, il mercato deve assorbire sempre di più l’offerta legata alle esigenze di finanziamento delle spese in conto capitale per l’IA. |
Credito high yield | Neutrale | Prevediamo che gli spread rimarranno contratti sui livelli attuali entro un intervallo ristretto, con tassi di insolvenza in aumento ma comunque contenuti. Gli investitori interessati a coprire le esposizioni nel credito privato possono farlo attraverso i mercati pubblici, che sono più liquidi. |
Debito dei mercati emergenti in valuta forte | Neutrale | Siamo neutrali sul debito dei mercati emergenti in valuta forte, ma sovrappesati in valuta locale, dove il carry selettivo rimane interessante. Monitoriamo attentamente la funzione di reazione delle banche centrali dei mercati emergenti, chiamate a confrontarsi con le possibili ricadute inflazionistiche del conflitto in Iran. |
Valute | N/A1 | N/A1 |
USD | Neutrale | Prevediamo che l’USD si manterrà stabile o si rafforzerà se la Fed dovesse alzare i tassi quest’anno. Un miglioramento generalizzato del settore manifatturiero globale potrebbe limitare parte del potenziale di apprezzamento dell’USD. |
EUR | Neutrale | Con la normalizzazione dei prezzi del petrolio, le pressioni sull’EUR dovrebbero attenuarsi. Prevediamo che la BCE opererà almeno un altro aumento dei tassi. |
JPY | Neutrale | L’USDJPY dovrebbe continuare a subire pressioni al rialzo, a meno che la BoJ non adotti una posizione significativamente più restrittiva o i flussi istituzionali giapponesi non diventino favorevoli al JPY. La possibilità di un intervento sui mercati valutari ci porta a restare neutrali sulla valuta. |
CHF | Sottopeso | I bassi rendimenti e le valutazioni elevate rendono il CHF una valuta di finanziamento interessante, soprattutto con l’attenuarsi dei rischi geopolitici. |
Valute Mercati emergenti | Sovrappeso | Preferiamo le valute emergenti ad alto carry, tra cui ZAR, che offrono tassi di interesse reali elevati e valutazioni interessanti. |
Materie prime | Neutrale | Il settore energetico potrebbe muoversi sia al rialzo che al ribasso, poiché alle basse scorte attuali si contrappone la normalizzazione dell’offerta dovuta alla graduale riapertura dello stretto di Hormuz. L’oro è esposto a un possibile inasprimento della Fed, ma gli acquisti delle banche centrali proseguono. |
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