Messaggi chiave

  • Molto probabilmente la Fed taglierà i tassi a settembre, puntando a contrastare più i rischi di ribasso per l’occupazione che i rischi di rialzo per l’inflazione.
  • Questa impostazione è favorevole per l’economia e gli asset rischiosi, ma un ulteriore allentamento dopo settembre dipenderà molto dai dati.
  • Il presidente Trump è nella posizione di influenzare la composizione della Fed nei trimestri a venire; cambiamenti significativi dovuti a questa influenza potrebbero incidere sulla credibilità dell’istituto.
  • Rimaniamo rialzisti sulle azioni e pensiamo che le obbligazioni abbiano valutazioni corrette. Rimaniamo ribassisti sull’USD e rialzisti sui metalli preziosi, che possono entrambi fornire copertura contro un potenziale deterioramento di credibilità della Fed.

Non è facile essere il presidente Powell – o qualsiasi altro membro del FOMC – in questo momento. I dazi e il rallentamento dell'immigrazione hanno messo sotto stress il doppio mandato, imponendo decisioni su come bilanciare il calo del mercato del lavoro rispetto all’inflazione e alle aspettative di rialzo dell’inflazione. Al contempo, le forti pressioni esercitate dall’amministrazione Trump per tagliare aggressivamente i tassi – comprese minacce e azioni per destituire i membri del FOMC – aumentano i rischi per i privati a breve termine e, più avanti, per l’indipendenza e la credibilità dell’istituzione.

Nel discorso che ha tenuto a Jackson Hole, Powell ha indicato che la Fed tenderà a proteggere il mercato del lavoro, segnalando così l’avvio di un prudente ciclo di tagli a settembre. Le forti revisioni al ribasso dei dati sull’occupazione di luglio rendono la posizione difendibile; a nostro avviso, una recessione sarebbe più dannosa di un altro anno di inflazione superiore al target. Questa funzione di reazione della Fed favorisce anche maggiormente gli asset rischiosi.

Nel mentre, il presidente Trump sta lavorando per dare nuova forma alla Fed. Quando a maggio scadrà il mandato di Powell, Trump potrà nominare un nuovo presidente, aggiungere almeno un altro governatore e influenzare potenzialmente la selezione dei presidenti regionali della Fed. A ben vedere, la Fed diventerà probabilmente più accomodante, il che, di per sé, è positivo per i mercati.

Tuttavia, sarà fondamentale capire se il nuovo presidente e i nuovi governatori saranno considerati credibili oppure fedeli sostenitori politici che promuovono tassi più bassi senza tenere sufficientemente conto del rischio di inflazione. In quest’ultimo caso, i rendimenti a lungo termine potrebbero aumentare perché i mercati richiederebbero una maggiore compensazione dell’inflazione. Privilegiamo già posizioni corte sull’USD e lunghe sui metalli preziosi per motivi legati ai fondamentali e, in questo scenario di rischio, potrebbero fungere entrambi da copertura per azioni e obbligazioni. 

Una Fed favorevole

A nostro sentire, le dichiarazioni di Powell a Jackson Hole sono state ben equilibrate e hanno riconosciuto chiaramente i rischi su entrambi i fronti del mandato. Il presidente Powell ha sottolineato i rischi di ribasso per il mercato del lavoro qualora un rallentamento della crescita dei posti di lavoro portasse a licenziamenti e a un aumento non lineare della disoccupazione. Powell ha inoltre ammesso che l’inflazione supererà abbondantemente il 2% anche quest’anno, con i dazi che si prevede spingeranno i prezzi al rialzo nei prossimi mesi.Il presidente della Fed ha poi citato due ulteriori rischi di rialzo: Una spirale salari/prezzi – improbabile, a suo avviso, stando agli attuali indicatori dell’occupazione – e aspettative di inflazione non radicate – ancora contenute e in linea con l’obiettivo del 2%.

In definitiva, Powell ha giudicato prevalenti i rischi di ribasso per il mercato del lavoro, confermando sostanzialmente un taglio a settembre: “con la politica monetaria in territorio restrittivo, le prospettive di base e il mutevole equilibrio dei rischi potrebbero giustificare un adeguamento della nostra posizione politica”.

Altrettanto significativamente, Powell ha affermato che la Fed dovrebbe “procedere con cautela”. La politica monetaria non segue una strada già prestabilita e l’entità dell’allentamento dipenderà dai dati. Un ulteriore aumento della disoccupazione renderà più probabili ulteriori tagli, mentre un inflazione persistente nei servizi e aumenti salariali potrebbero giustificare una pausa. Le aspettative di inflazione a termine stabile consentono di operare tagli e qualsiasi segnale di sgretolamento potrebbe porre rapidamente fine al ciclo di allentamento.

Grafico 1: le aspettative di inflazione a 1 anno riflettono i dazi, mentre le aspettative di inflazione a termine oltre 1 anno, espresse dal mercato, sono ancora stabili

Il grafico 1 mostra le previsioni di inflazione a 1 anno e oltre 1 anno, illustrate dagli swap sull’inflazione USA 1y e 1y1y.
Fonte: Bloomberg, UBS Asset Management. Dati aggiornati ad agosto 2025.

Il grafico 1 mostra le aspettative di inflazione a un anno e le aspettative di inflazione a termine oltre 1 anno espresse dal mercato, illustrate dallo swap sull’inflazione USA 1y e dallo swap sull’inflazione USA 1y1y.

Cosa significa tutto ciò per i mercati? Riteniamo che il mercato dei tassi sconti correttamente due tagli come scenario base per quest’anno, con qualche rischio di arrivare a tre. Non abbiamo particolari riserve sul rendimento decennale nell’intervallo 4,25%-4,5%, che riteniamo essere al fair value. Siamo neutrali sulle obbligazioni.

Le azioni e il credito dovrebbero beneficiare in certa misura di una “Fed Put”, ossia di un maggiore allentamento monetario in caso di indebolimento del mercato del lavoro e di un rallentamento o arresto dell’allentamento monetario in caso di stabilizzazione del mercato del lavoro o condizioni finanziarie troppo favorevoli con l’obiettivo di riportare l’inflazione al 2% in modo sostenibile. Scontare troppi tagli futuri perché l’economia regge non dovrebbe costituire un grande problema per gli asset rischiosi; una crescita del PIL nominale solida è coerente con utili solidi.

La principale minaccia a breve termine per gli asset rischiosi è che la Fed sia già dietro la curva e l’economia si deteriori più velocemente di quanto la Fed allenti. Considerando il calo delle richieste iniziali di sussidi di disoccupazione su base annua e la tenuta della spesa dei consumatori, riteniamo che questa eventualità sia relativamente poco probabile. Tuttavia, i prossimi rapporti sull’occupazione saranno cruciali e la nostra posizione corta sull’USD rispetto all’EUR aiuta a coprire da un rallentamento statunitense più marcato. 

Politica, personale e credibilità

Mentre la Fed è impegnata a definire la politica a breve termine, l’amministrazione Trump cerca di ridefinire l’istituzione. Su suggerimento dei suoi consulenti, Trump si è trattenuto dal licenziare Powell per non aver tagliato prima i tassi. Trump potrà nominare un nuovo presidente quando il mandato di Powell arriverà a scadenza il prossimo maggio ed è probabile che, indipendentemente dal candidato, la funzione di reazione risulti più accomodante. In ogni caso, sarà determinante vedere se Trump sceglierà qualcuno che gode di credibilità sul mercato (ad esempio l’attuale governatore Chris Waller) o qualcuno percepito come più vicino all’amministrazione (ad esempio uno dei due Kevin, Hassett e Warsh). Il nuovo presidente dovrà formulare argomentazioni coerenti a sostegno di tassi più bassi; diversamente, i mercati potrebbero richiedere premi a termine più elevati.

Un presidente accomodante per motivi politici si troverebbe comunque nella necessità di dover convincere l’intero comitato, il che attenua questo rischio di coda. Più preoccupante sarebbe la volontà di riempire la Fed di fedelissimi, riducendone l’indipendenza.

Il Presidente degli Stati Uniti ha la facoltà di nominare i membri del Consiglio direttivo della Fed e Trump sembra intenzionato ad esercitare appieno questa sua prerogativa. Finora ha nominato Miran, suo stretto alleato, per sostituire temporaneamente la governatrice Kugler, dimessasi ad agosto. Trump ha anche chiesto le dimissioni della governatrice Cook, nominata da Biden, accusandola di frode ipotecaria. Inoltre, i governatori Bowman e Waller, nominati entrambi da Trump nel suo primo mandato, hanno votato entrambi in disaccordo con Powell durante la riunione del FOMC di luglio, esprimendosi a favore di un taglio dei tassi.

Se Trump riuscirà a far dimettere e sostituire Cook, in attesa che i tribunali si pronuncino sulla legalità di questa azione, avrà nominato quattro dei sette membri del Consiglio direttivo della Fed. Inoltre, quando il mandato di Powell in qualità di presidente della Fed arriverà a scadenza a maggio 2026, i precedenti suggeriscono che si dimetterà dal Consiglio direttivo, dando così l’opportunità a Trump di nominare un quinto governatore.

È quindi probabile che i nominati da Trump arrivino ad avere la maggioranza di quattro-cinque membri del Consiglio direttivo della Fed su sette. I membri nominati da Trump non avrebbero la maggioranza assoluta sui dodici voti richiesti per prendere decisioni sui tassi di interesse – poiché cinque voti sono riservati ai presidenti delle banche regionali della Federal Reserve – ma il Consiglio direttivo svolge un ruolo cruciale nell’approvazione dei nuovi presidenti regionali della Fed. È quindi plausibile, anche se lungi dall’essere certo, che il Consiglio direttivo possa tendere ad approvare presidenti regionali della Federal Reserve le cui opinioni politiche siano in linea con le proprie preferenze e maggiormente ricettivi alla posizione dell’amministrazione. I presidenti regionali della Fed saranno nominati nel primo trimestre del prossimo anno, pertanto questi rischi potrebbero diventare rilevanti per i mercati in tempi relativamente brevi.

Non crediamo che i rischi legati al personale della Fed influenzeranno i mercati su base giornaliera, soprattutto se gli sviluppi saranno intrecciati a lunghi procedimenti legali. Tuttavia, come nell’analogia della “rana bollita”, potrebbe arrivare un momento in cui questi rischi inizieranno a diventare significativi. Questo punto di svolta potrebbe concretizzarsi se il turnover raggiungesse una massa critica o se i governatori nominati da Trump diventassero così espliciti da non poter più essere ignorati dai mercati. Diversamente, la politicizzazione della Fed potrebbe diventare molto rilevante se il contesto macroeconomico imponesse una politica imparziale e pragmatica, ad esempio se le aspettative di inflazione dovessero iniziare a salire.
Sebbene i mercati “preferiscano” i tassi più bassi, l’indipendenza della Fed è comunque importante. I Treasury USA forniscono il tasso di sconto globale; uno shock di credibilità che spinga al rialzo i rendimenti determinerebbe probabilmente un deterioramento delle azioni e del credito. L’USD subirebbe probabilmente un brusco calo, venendo messa in discussione la sua funzione di valuta di riserva. Riteniamo improbabile che la credibilità della Fed venga fortemente pregiudicata – se portata all’estremo, un’azione del genere comprometterebbe l’obiettivo stesso dell’amministrazione Trump di abbassare i tassi a lungo termine – ma è un rischio da monitorare. 

Asset Allocation

La Fed ha assunto una posizione più accomodante in risposta all’aumento dei rischi di ribasso per il mercato del lavoro, un cambio positivo per le prospettive economiche e favorevole agli asset rischiosi. Rimaniamo sovrappesati sulle azioni globali, con preferenza per gli Stati Uniti e i mercati emergenti. A nostro avviso, i titoli di Stato presentano valutazioni corrette e rimangono una copertura efficace in caso di ulteriore deterioramento dell’economia tale da costringere la Fed a nuove misure di allentamento. Prevediamo inoltre che i tassi più bassi faranno aumentare la domanda di copertura delle esposizioni statunitensi da parte degli investitori stranieri, esercitando probabilmente una pressione al ribasso sull’USD. Manteniamo l’esposizione all’argento, che prevediamo continuerà a recuperare terreno rispetto all’oro in un contesto di deficit ridotti.

Sebbene non sia il nostro scenario di base, dobbiamo anche considerare il rischio che le nomine di Trump alla Fed rendano l’istituzione “troppo accomodante”. La decisione sulla presidenza verrà probabilmente presa tra qualche mese; nel frattempo, monitoriamo la situazione di Lisa Cook e, soprattutto, qualsiasi altra mossa volta ad aprire posti nel Consiglio direttivo o influenzare le selezioni regionali. Se tali scenari dovessero concretizzarsi, adotteremmo un approccio meno costruttivo sugli asset rischiosi. In tale contesto, le nostre posizioni corte sull’USD e lunghe sui metalli preziosi dovrebbero rivelarsi efficaci strumenti di copertura sia per le azioni che per le obbligazioni.

View sulle asset class

Asset class

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Indicazione complessiva/relativa

Indicazione complessiva/relativa

View di UBS Asset Management

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Azioni globali

Indicazione complessiva/relativa

Sovrappeso

View di UBS Asset Management

Le azioni dovrebbero rimanere sostenute dalla forte crescita degli utili, da un solido ciclo di spesa in conto capitale per l’IA e da una Fed più accomodante. Un rischio determinante per le prospettive è un deterioramento più rapido del mercato del lavoro, ma siccome il tasso di disoccupazione e gli indicatori di debolezza rimangono stabili e la Fed si è concentrata maggiormente sul sostegno all’occupazione, riteniamo vi siano le condizioni per evitare una recessione.

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USA

Indicazione complessiva/relativa

Sovrappeso

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Prevediamo che le azioni statunitensi registreranno una sovraperformance grazie alla crescita costante e robusta degli utili dei titoli di alta qualità. Una Fed più accomodante, senza rialzi significativi del rischio di recessione, dovrebbe fornire ulteriore sostegno al mercato azionario generale.

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Europa

Indicazione complessiva/relativa

Sottopeso

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Siamo sottopesati sulle azioni europee. La crescita degli utili è migliorata marginalmente, ma è debole rispetto alle altre regioni. L’assenza di ulteriori tagli previsti dalla BCE e il potenziale rafforzamento dell’euro rappresentano un ostacolo. Le banche europee continuano a piacerci, grazie alla crescita relativamente solida degli utili.

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Giappone

Indicazione complessiva/relativa

Neutrale

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Le azioni giapponesi di recente hanno beneficiato dei miglioramenti in termini di crescita del PIL nominale, resilienza degli utili e corporate governance. Tuttavia, le azioni potrebbero incontrare difficoltà se lo JPY dovesse rafforzarsi per la politica più aggressiva della BoJ rispetto a quella accomodante della Fed.

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Mercati emergenti

Indicazione complessiva/relativa

Sovrappeso

View di UBS Asset Management

Siamo sovrappesati sulle azioni dei mercati emergenti, poiché gli utili in questi mercati sono solidi nella maggior parte delle regioni. L’indice MSCI EM è fortemente pesato sui colossi tecnologici dell’Asia settentrionale, che prevediamo registreranno buoni risultati sulla scia del ciclo di spesa in conto capitale trainato dall’IA.

Asset class

Titoli di Stato globali

Indicazione complessiva/relativa

Neutrale

View di UBS Asset Management

Siamo neutrali sulla duration poiché riteniamo che i rendimenti statunitensi siano prossimi al fair value. Sebbene il rallentamento della crescita e l’ulteriore allentamento monetario da parte delle banche centrali siano generalmente favorevoli alla duration, riteniamo che il rischio di inflazione a breve termine e l’aumento dell’offerta obbligazionaria limiteranno i guadagni in termini di duration. Riteniamo che le obbligazioni a breve termine offrano ancora protezione contro gli asset rischiosi qualora la crescita rallentasse in modo più significativo.

Asset class

Titoli di Stato USA

Indicazione complessiva/relativa

Neutrale

View di UBS Asset Management

Siamo neutrali poiché riteniamo che il rendimento decennale statunitense sia prossimo al fair value e lo sconto del tasso terminale della Fed al 3% da parte del mercato sia uno scenario di base ragionevole. Vista l’attenzione della Fed sull’occupazione, riteniamo che la parte iniziale della curva offra una buona protezione contro un indebolimento del mercato del lavoro. La curva potrebbe anche irripidirsi se i timori di inflazione a lungo termine legati alla credibilità della Fed si intensificassero (eventualità ancora da verificare).

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Bund

Indicazione complessiva/relativa

Sottopeso

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Siamo sottopesati sui Bund poiché le prospettive di crescita della Germania sono migliorate, mentre è probabile che l’aumento della spesa fiscale si concretizzi nel quarto trimestre e sostenga la crescita nel 2026. Inoltre, la BCE ha lasciato intravedere una pausa prolungata del suo ciclo di allentamento monetario.

Asset class

Gilt

Indicazione complessiva/relativa

Sovrappeso

View di UBS Asset Management

Rimaniamo sovrappesati sui Gilt poiché riteniamo che le valutazioni siano interessanti, con premio fiscale già integrato nella curva. La BoE continua ad attuare un ciclo di allentamento molto graduale, ma pensiamo che i rischi al ribasso per l’occupazione potrebbero accelerare il ritmo dei tagli dei tassi.

Asset class

Japanese Government Bond

 

Indicazione complessiva/relativa

Neutrale

View di UBS Asset Management

Siamo neutrali sui titoli di Stato giapponesi. Sebbene siano probabili ulteriori rialzi da parte della BoJ, pensiamo che l’istituto procederà lentamente, mentre i costi di carry delle operazioni di vendita allo scoperto dei titoli di Stato giapponesi sono elevati a causa del basso tasso di riferimento della BoJ.

Asset class

Svizzera

Indicazione complessiva/relativa

Neutrale

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Siamo neutrali sulle obbligazioni svizzere. Le valutazioni sono storicamente elevate e il mercato ha già scontato che la BNS taglierà i tassi portandoli in territorio negativo.

Asset class

Credito globale

Indicazione complessiva/relativa

Neutrale

View di UBS Asset Management

Riteniamo che gli spread creditizi IG e HY abbiano scarso margine di compressione, ma rimangano esposti al rischio di un ampliamento significativo qualora le prospettive economiche dovessero deteriorarsi più del previsto. A livello regionale, l’HY asiatico offre il miglior rapporto rischio/rendimento.

Asset class

Credito Investment Grade

Indicazione complessiva/relativa

Neutrale

View di UBS Asset Management

Con spread IG attualmente inferiori a 80 punti base rispetto ai Treasury, riteniamo vi siano scarsi margini per un’ulteriore compressione degli spread. Detto ciò, i fondamentali societari e i rendimenti all-in rimangono comunque molto interessanti.

Asset class

Credito high yield

Indicazione complessiva/relativa

Neutrale

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Gli spread HY statunitensi si sono contratti tornando verso minimi storici. Sebbene prevediamo che gli spread rimangano contratti in un contesto di tassi di insolvenza inferiori al 2% e forti afflussi di investitori, riteniamo non vi sia molto margine per un’ulteriore compressione.

Asset class

Debito dei mercati emergenti in valuta forte

Indicazione complessiva/relativa

Neutrale

View di UBS Asset Management

Siamo neutrali sul debito dei mercati emergenti in valuta forte, ma sovrappesati su quello in valuta locale, poiché prevediamo un ulteriore apprezzamento delle valute emergenti rispetto all’USD. A livello regionale, crediamo che l’HY asiatico offra il carry corretto per il rischio più interessante tra i segmenti del credito globale.

Asset class

Valute

Indicazione complessiva/relativa

N/A1

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N/A1

Asset class

USD

Indicazione complessiva/relativa

Sottopeso

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Siamo ribassisti sull’USD poiché riteniamo che i tassi statunitensi abbiano margine di compressione rispetto al resto del mondo, compressione che potrebbe essere accelerata da una politica più accomodante della Fed. Prevediamo che il calo dell’USD rallenterà rispetto al primo semestre, poiché i flussi verso gli asset statunitensi hanno recuperato terreno da aprile.

Asset class

EUR

Indicazione complessiva/relativa

Sovrappeso

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Riteniamo che l’EUR possa essere sostenuto dal miglioramento dei differenziali di tasso, poiché la BCE ha prospettato ulteriori tagli dei tassi, con una politica attualmente su livelli neutri. Privilegiamo inoltre l’EUR rispetto al GBP, visto il probabile calo dei con tassi nel Regno Unito alla luce dell’indebolimento dei dati sull’occupazione.

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JPY

Indicazione complessiva/relativa

Neutrale

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Siamo neutrali sul JPY poiché riteniamo sia sensibile ai tassi decennali statunitensi, che oscillano in un intervallo più limitato e non benefici altrettanto della politica più accomodante della Fed. Inoltre, il ciclo di inasprimento della BoJ rimane molto graduale.

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CHF

Indicazione complessiva/relativa

Sottopeso

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Siamo negativi sul CHF poiché riteniamo che per il suo basso rendimento e la sua valutazione esosa verrà utilizzato come valuta di finanziamento.

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Valute Mercati emergenti

Indicazione complessiva/relativa

Sovrappeso

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Preferiamo il BRL e l'INR, che offrono entrambi un carry corretto per la volatilità elevato e una correlazione relativamente bassa con le azioni globali.

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Materie prime

Indicazione complessiva/relativa

Neutrale

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Siamo costruttivi sui metalli preziosi e riteniamo offrano una buona copertura contro un eventuale aumento dei timori legati a un’ingerenza politica con la Fed che pregiudichi la credibilità e l’indipendenza dell’istituto. Riteniamo che l’argento possa continuare a recuperare terreno rispetto all’oro in un contesto di deficit ridotti.

Fonte: team UBS Asset Management Investment Solutions Macro Asset Allocation Strategy, dati aggiornati al 27 agosto 2025. Le opinioni sono fornite sulla base di un orizzonte d’investimento di 3-12 mesi, non riflettono necessariamente l’effettivo posizionamento del portafoglio e sono soggette a variazioni.

1 NA è stato aggiunto a fini di accessibilità. Per quanto riguarda i cambi, la nostra opinione è illustrata in funzione delle rispettive valute (USD, EUR, JPY, CHF e Valute Mercati emergenti).

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