
Messaggi chiave
Messaggi chiave
- A luglio gli asset rischiosi sono andati al rialzo poiché l’incertezza commerciale si è affievolita, nonostante il tasso effettivo dei dazi abbia continuato a salire.
- Con l’attenuazione dell’incertezza politica, l’attenzione dei mercati si sta spostando verso i dati economici. Il rapporto sull’occupazione di venerdì evidenzia come le conseguenze economiche dei recenti cambi di politica si stiano materializzando soltanto ora.
- La Fed probabilmente accelererà il processo di allentamento monetario, il che dovrebbe contribuire a sostenere l’economia e i mercati. Prendendo in esame un ampio ventaglio di indicatori macroeconomici, la Fed non sembra “dietro la curva”.
- Tuttavia, i rischi di rallentamento della crescita sono aumentati, rafforzando l’idea di coniugare asset rischiosi ed esposizione a duration di alta qualità all’interno di un portafoglio diversificato.
Nel mondo degli investimenti è molto diffusa l’idea secondo cui “i mercati odiano l’incertezza”. Benché spesso ribadito, questo detto è in un certo senso una tautologia: l’incertezza è una componente intrinseca degli investimenti e una distribuzione più ampia dei risultati comporta, naturalmente, premi di rischio più elevati. Si parla invece molto meno del contrario, ossia del fatto che i mercati amano quando l’incertezza si attenua, anche quando la risoluzione dell’incertezza non è ideale.
E non c’è esempio più lampante delle recenti reazioni dei mercati alla politica dei dazi degli Stati Uniti. A prescindere che fossero stati conclusi o meno accordi con i singoli Paesi, i dazi hanno seguito un’unica traiettoria: quella al rialzo. Tuttavia, al ridursi del ventaglio dei potenziali esiti e una volta scongiurati gli scenari peggiori, l’incertezza politica è diminuita. Avere dazi del 15% sulle importazioni europee appare gestibile, considerando che solo poche settimane fa si parlava del 50%. Gli asset rischiosi hanno reagito più a questa attenuazione dell’incertezza che ai dazi stessi, poiché la coda sinistra della distribuzione è stata effettivamente troncata.
Grafico 1: il tasso effettivo dei dazi è aumentato
Tasso medio dei dazi statunitensi su tutte le importazioni

Grafico 2: mentre l’incertezza sulla politica commerciale è diminuita
Incertezza sulla politica commerciale globale

Analogamente, anche l’approvazione del One Big Beautiful Bill Act (OBBBA) ha portato chiarezza. All’inizio dell’anno i rendimenti dei Treasury a 10 anni erano saliti al 4,80%, in parte a causa dei timori di un’espansione fiscale incontrollata destinata a finanziare la proroga dei tagli fiscali di Trump. Tuttavia, proprio quei rendimenti elevati hanno costretto i legislatori a ridimensionare i piani di espansione fiscale e questo, insieme all’aumento del gettito dei dazi, ha contribuito a placare i timori di deficit galoppante. Sebbene il deficit rimanga elevato – tra il 6% e il 7% del PIL nel prossimo futuro – il mercato è ora più fiducioso che il deficit non peggiorerà. Si tratta di un risultato tutt’altro che ideale, ma ha contribuito a stabilizzare la volatilità del mercato obbligazionario, avvicinatasi di recente al minimo ciclico.
Grafico 3: volatilità obbligazionaria prossima a minimi ciclici
Volatilità obbligazionaria

L’attenuazione dell’incertezza è importante non solo per gli investitori, ma anche per le imprese. Una maggiore chiarezza sui dazi consente anche agli importatori più esposti di pianificare strategie di prezzo e adeguare le catene di approvvigionamento. Il One Big Beautiful Bill Act ha inoltre chiarito il trattamento fiscale per le spese in conto capitale e ricerca e sviluppo, migliorando la visibilità per le decisioni su investimenti e gestione della liquidità. La possibilità di “andare avanti” può rappresentare una spinta non indifferente.
Dall’incertezza politica alla realtà economica
Dall’incertezza politica alla realtà economica
Sebbene permangano alcune questioni politiche aperte – dazi settoriali specifici su semiconduttori e prodotti farmaceutici o potenziali sanzioni secondarie sul petrolio russo – i margini per sorprese significative in ambito di politica macroeconomica derivanti da “incognite note” si sono ridotti. Di conseguenza, l’attenzione dei mercati si sta spostando verso i dati economici.
Nel precedente Macro Monthly ci chiedevamo se i mercati si sarebbero disinteressati dell’indebolimento dell’economia nel caso in cui gli shock politici fossero stati noti e compresi. La nostra risposta era sì, a condizione che il mercato del lavoro tenesse.
In questo senso, il rapporto sull’occupazione di luglio pubblicato venerdì è stata una prova del nove. Sebbene i dati principali non fossero allarmanti – 73.000 posti di lavoro in più rispetto ai 100.000 attesi e un tasso di disoccupazione al 4,25% (leggermente superiore al 4,2% previsto) – la vera sorpresa è stata la forte revisione al ribasso di 258.000 unità dei dati di maggio e giugno, che ha fatto scendere la crescita media trimestrale dell’occupazione da 150.000 ad appena 35.000 posti di lavoro.
I mercati hanno rapidamente scontato un percorso di tagli dei tassi più aggressivo da parte della Fed, in risposta a un mercato del lavoro che ora appare significativamente più debole rispetto alle precedenti previsioni. Questo dato riflette in parte una minore offerta di manodopera: il calo dell’immigrazione pesa infatti sulla forza lavoro. Tuttavia, questo cambiamento consentirà probabilmente alla Fed di iniziare a tagliare i tassi a settembre, nonostante fondati timori per l’aumento dell’inflazione. Le aspettative di inflazione sono stazionarie e questo è un segnale incoraggiante: gli swap sull’inflazione a un anno riflettono l’impatto dei dazi, ma le aspettative a termine rimangono stabili.
Grafico 4: le aspettative di inflazione a 1 anno riflettono i dazi, mentre le aspettative di inflazione a termine oltre 1 anno, espresse dal mercato, sono notevolmente stabili
Swap sull’inflazione USA

È troppo tardi per la Fed per impedire il crollo del mercato del lavoro e la recessione? Pensiamo di no. È ragionevole pensare che in primavera le assunzioni abbiano rallentato per l’incertezza seguita al Liberation Day. Tuttavia, dopo un’impennata iniziale, le richieste di sussidi di disoccupazione sono diminuite. Il mercato del lavoro continua a operare a basso regime, con assunzioni e licenziamenti limitati. La crescita del reddito nominale rimane solida. Indicatori ad alta frequenza, come la crescita del gettito fiscale e la spesa con carte di credito, indicano che i consumatori stanno reggendo, al pari delle imprese.
Grafico 5: le richieste iniziali di sussidio di disoccupazione hanno registrato un picco in primavera, ma sono diminuite in estate
Richieste di sussidio di disoccupazione, % YoY

Asset Allocation
Asset Allocation
A nostro avviso, l’economia “alla meno peggio” dovrebbe beneficiare dell’accelerazione dei tagli dei tassi, dei prossimi sgravi fiscali e dei continui investimenti di capitale trainati dall’intelligenza artificiale.
Rimaniamo costruttivi sulle prospettive a medio termine per gli asset rischiosi. Riteniamo che una maggiore chiarezza politica, anche con rischi macroeconomici persistenti, rappresenti una forte spinta positiva. Le imprese statunitensi si sono dimostrate resilienti nonostante i numerosi shock e continuano a generare utili. Detto questo, stiamo entrando in un periodo stagionalmente più debole e i dati a breve termine potrebbero essere volatili, soprattutto perché i mercati probabilmente presteranno maggiore attenzione alla reazione della Fed. Un calo del mercato sarebbe normale, a nostro avviso, e potrebbe offrire opportunità di acquisto.
Prevediamo che l’economia statunitense e globale si raffredderà rimanendo comunque resiliente, ma non è da escludere un rallentamento più marcato. Sebbene permangano timori sui livelli del debito pubblico e sulla persistente inflazione, siamo fiduciosi che, in caso di rallentamento economico più importante, i flussi flight-to-safety, che sosterrebbero il mercato dei Treasury, prevarrebbero su tali problematiche. Rimaniamo corti sull’USD, poiché l’economia e i tassi statunitensi stanno lentamente recuperando terreno rispetto al resto del mondo. L’economia “alla meno peggio” è un contesto favorevole per il carry, che esprimiamo nel debito in valuta locale dei mercati emergenti. Manteniamo un’esposizione ai metalli preziosi come copertura contro il rischio di un aumento delle aspettative di inflazione e di eventuali shock geopolitici.
View sulle asset class
Asset class | Asset class | Indicazione complessiva/relativa | Indicazione complessiva/relativa | View di UBS Asset Management | View di UBS Asset Management |
|---|---|---|---|---|---|
Asset class | Azioni globali | Indicazione complessiva/relativa | Sovrappeso | View di UBS Asset Management | Siamo sovrappesati sulle azioni alla luce della solida crescita degli utili, del robusto ciclo di spesa in conto capitale trainato dall’IA e delle aspettative di un prossimo allentamento monetario della Fed. Stiamo monitorando il raffreddamento della crescita dell’occupazione, ma con un basso livello di licenziamenti riteniamo che l’economia sia in una una fase di stallo piuttosto che di brusco rallentamento.
|
Asset class | USA | Indicazione complessiva/relativa | Sovrappeso | View di UBS Asset Management | Prevediamo che le azioni statunitensi registreranno una sovraperformance, poiché i titoli di qualità elevata continueranno a trainare utili solidi e l’indebolimento del dollaro USA offrirà sostegno. Vista la recente debolezza del mercato del lavoro, la perdurante sovraperformance delle azioni statunitensi potrebbe richiedere il sostegno di tagli dei tassi da parte della Fed. |
Asset class | Europa | Indicazione complessiva/relativa | Sottopeso | View di UBS Asset Management | Siamo sottopesati sulle azioni europee, poiché gli utili sono deboli rispetto ad altre regioni e la forza dell’euro da inizio anno rappresenta un ostacolo. All’interno dell’Europa, continuiamo a preferire le banche europee che offrono una buona crescita degli utili. |
Asset class | Giappone | Indicazione complessiva/relativa | Neutrale | View di UBS Asset Management | Il Giappone ha registrato miglioramenti in termini di crescita del PIL nominale, resilienza degli utili e corporate governance, tutti elementi favorevoli. Il potenziale di forza del JPY e il netto aumento dei rendimenti dei JGB a lungo termine ci portano a rimanere neutrali. |
Asset class | Mercati emergenti | Indicazione complessiva/relativa | Sovrappeso | View di UBS Asset Management | Siamo sovrappesati sulle azioni dei mercati emergenti, poiché gli utili in questi mercati sono solidi nella maggior parte delle regioni e sostenuti dalla maggior debolezza dell’USD. L’indice MSCI EM è fortemente pesato sui colossi tecnologici dell’Asia settentrionale, che prevediamo registreranno buoni risultati sulla scia del ciclo di spesa in conto capitale trainato dall’IA. |
Asset class | Titoli di Stato globali | Indicazione complessiva/relativa | Neutrale | View di UBS Asset Management | Siamo neutrali sulla duration poiché il rischio di inflazione a breve termine e l’aumento dell’offerta obbligazionaria a livello globale dovrebbero contrastare il profilo di crescita più lento che prevediamo per il resto dell’anno. Le obbligazioni a breve termine potrebbero offrire protezione contro gli asset rischiosi qualora la crescita rallentasse in modo più significativo.
|
Asset class | Titoli di Stato USA | Indicazione complessiva/relativa | Neutrale | View di UBS Asset Management | Siamo neutrali sulla duration statunitense poiché i Treasury sono esposti alla volatilità derivante dai cambiamenti politici. Riteniamo che il segmento a breve termine della curva protegga ancora bene da un mercato del lavoro più debole, poiché l’offerta globale di debito esercita una pressione al rialzo sul segmento a lungo termine. |
Asset class | Bund | Indicazione complessiva/relativa | Neutrale | View di UBS Asset Management | Riteniamo che la parte iniziale della curva tedesca potrebbe registrare un balzo a causa dei rischi legati alla crescita esterna, ma pensiamo altresì che la spesa fiscale manterrà ripida la curva. |
Asset class | Gilt | Indicazione complessiva/relativa | Sovrappeso | View di UBS Asset Management | Siamo sovrappesati sui Gilt in ragione delle valutazioni interessanti, del rallentamento della crescita e della nostra previsione di un allentamento della BoE superiore a quanto scontato. |
Asset class | Japanese Government Bond
| Indicazione complessiva/relativa | Neutrale | View di UBS Asset Management | Siamo neutrali sui titoli di Stato giapponesi. Benché sia probabile che la BoJ operi ulteriori rialzi, prevediamo che agirà lentamente per valutare gli effetti dei dazi sull’economia. Nel frattempo, i costi di carry per avere posizioni corte sui titoli di Stato giapponesi sono elevati a causa dei bassi tassi della BoJ. |
Asset class | Svizzera | Indicazione complessiva/relativa | Neutrale | View di UBS Asset Management | Siamo neutrali sulle obbligazioni svizzere. Le valutazioni sono storicamente elevate e il mercato ha già scontato che la BNS taglierà i tassi portandoli in territorio negativo. |
Asset class | Credito globale | Indicazione complessiva/relativa | Neutrale | View di UBS Asset Management | Riteniamo che gli spread creditizi IG e HY abbiano scarso margine di compressione, ma rimangano esposti al rischio di un ampliamento significativo qualora le prospettive economiche dovessero deteriorarsi più del previsto. A livello regionale, l’HY asiatico offre il miglior rapporto rischio/rendimento.
|
Asset class | Credito Investment Grade | Indicazione complessiva/relativa | Neutrale | View di UBS Asset Management | Con spread IG inferiori a 80 punti base rispetto ai Treasury, riteniamo vi siano scarsi margini per un’ulteriore compressione degli spread. I fondamentali societari e i rendimenti all-in rimangono comunque molto interessanti. |
Asset class | Credito high yield | Indicazione complessiva/relativa | Neutrale | View di UBS Asset Management | Gli spread HY statunitensi si sono contratti tornando ai minimi da inizio anno. Sebbene prevediamo che gli spread rimangano contratti in un contesto di miglior qualità del credito societario e forti afflussi di investitori, riteniamo non vi sia molto margine per un’ulteriore compressione. |
Asset class | Debito dei mercati emergenti in valuta forte | Indicazione complessiva/relativa | Neutrale | View di UBS Asset Management | Crediamo che l’HY asiatico offra il carry corretto per il rischio più interessante tra i segmenti del credito globale. La quota di emittenti cinesi è diminuita dopo un ciclo triennale di insolvenze nel settore immobiliare, determinando una maggiore diversificazione dell’esposizione. |
Asset class | Valute | Indicazione complessiva/relativa | N/A1 | View di UBS Asset Management | N/A1 |
Asset class | USD | Indicazione complessiva/relativa | Sottopeso | View di UBS Asset Management | Siamo ribassisti sull’USD, ma abbiamo ridotto la nostra convinzione poiché il biglietto verde ha raggiunto livelli di ipervenduto. Detto questo, pensiamo ancora che l’USD sia in una fase di ribasso e la debolezza potrebbe accelerare se la Fed diventasse più accomodante in risposta al rallentamento dell’occupazione. Riteniamo inoltre che gli investitori stranieri potrebbero aumentare i loro rapporti di copertura valutaria. |
Asset class | EUR | Indicazione complessiva/relativa | Sovrappeso | View di UBS Asset Management | Riteniamo che l’EUR possa essere sostenuto dall’aumento dei flussi di copertura valutaria e dall’intenzione della BCE di mantenere invariati i tassi di interesse nelle prossime riunioni. Privilegiamo inoltre l’EUR rispetto al GBP, visto il probabile calo dei con tassi nel Regno Unito alla luce dell’indebolimento dei dati sull’occupazione. |
Asset class | JPY | Indicazione complessiva/relativa | Neutrale | View di UBS Asset Management | Siamo neutrali sul JPY, poiché la stretta monetaria della BoJ rimane graduale. Detto questo, riteniamo che il JPY potrebbe rafforzarsi molto rispetto all’USD se l’economia statunitense dovesse indebolirsi in modo significativo in futuro. |
Asset class | CHF | Indicazione complessiva/relativa | Sottopeso | View di UBS Asset Management | Siamo negativi sul CHF rispetto ad altre valute di riserva diverse dall’USD, considerato il suo basso rendimento e la sua valutazione elevata. |
Asset class | Valute Mercati emergenti | Indicazione complessiva/relativa | Sovrappeso | View di UBS Asset Management | Preferiamo il BRL e l'INR, che offrono entrambi un carry corretto per la volatilità elevato e una correlazione relativamente bassa con le azioni globali. |
Asset class | Materie prime | Indicazione complessiva/relativa | Neutrale | View di UBS Asset Management | Siamo ottimisti sui metalli preziosi e riteniamo che l’argento abbia ancora margine per recuperare rispetto all’oro. I rischi legati al petrolio sono più equilibrati: l’eccesso di offerta rimane infatti un ostacolo, ma sussistono rischi di sanzioni secondarie sulle esportazioni di petrolio russo.
|
Contenuti correlati

Approfondimenti
Un mondo di approfondimenti sui mercati tutti da scoprire


