Autori
Jeremy Raccio Jie Song
Vista soleggiata dello skyline di Londra sul fiume, con edifici moderni e luoghi iconici.

Messaggi chiave

  • Non ci sono più solo i dividendi: i buyback sono una fonte sempre più importante di rendimento per gli azionisti.
  • I buyback stanno diventando globali: i riacquisti prendono piede anche al di fuori degli Stati Uniti, soprattutto in Europa e Giappone.
  • La qualità conta: i buyback non sono tutti uguali. Meglio privilegiare programmi sostenibili e finanziati con liquidità.
  • Il reddito può avere un costo: le tradizionali strategie low beta e covered call possono limitare la possibilità di partecipare a mercati azionari sostenuti.
  • Un overlay con gestione dell’esposizione è diverso: punta a preservare un’ampia partecipazione al mercato, generando al contempo reddito.

Un tempo i dividendi erano considerati la principale fonte di reddito dell’azionario. Tuttavia, con la crescente importanza e diffusione globale dei buyback, gli investitori guardano con occhi nuovi a tutte le modalità con cui le azioni generano reddito. Jeremy Raccio e Jie Song illustrano perché le strategie total yield stanno prendendo piede.

In passato, investitori e imprese avevano preferenze sostanzialmente convergenti in termini di reddito. Le imprese preferivano generalmente restituire liquidità agli azionisti attraverso i dividendi, mentre gli investitori erano ben lieti di incassare le distribuzioni per soddisfare il loro fabbisogno di reddito.

Sebbene la natura difensiva dei titoli che distribuiscono dividendi e la stabilità offerta da distribuzioni regolari continuino ad attrarre molti investitori, l’atteggiamento delle imprese sta cambiando. Gli investitori che selezionano le società a livello globale solo in base al dividend yield distribuito oggi trascurano una quota crescente della restituzione di capitale totale su molti grandi mercati.

I riacquisti di azioni proprie sono un esempio emblematico. Negli Stati Uniti, i buyback hanno superato i dividendi, diventando la principale modalità di restituzione del capitale agli azionisti. I buyback globali sono arrivati alla cifra record di 1.460 miliardi di dollari nel 2025, con un aumento di oltre l’8% rispetto all’anno precedente. Di questi, le sole società statunitensi rappresentano circa 1.040 miliardi di dollari, pari a circa il 71% del totale.1 E la tendenza non sembra attenuarsi: Goldman Sachs prevede che anche nel 2026 le società statunitensi riacquisteranno azioni per circa 1.400 miliardi di dollari, un volume più che sufficiente ad assorbire nuove emissioni.2

Di fatto, dividendi e buyback sono semplicemente due modi diversi di restituire capitale agli azionisti: il primo con un pagamento diretto di liquidità, il secondo con la riduzione del numero di azioni in circolazione. Eppure, agli occhi del mercato queste modalità sono molto diverse. I dividendi hanno una forte persistenza e valenza segnaletica, quindi i management sono restii a tagliarli. I buyback, invece, offrono maggiore flessibilità, possono essere più efficienti sotto il profilo fiscale3 e sono sempre più lo strumento d’elezione delle imprese che vogliono restituire capitale agli azionisti senza assumere un impegno permanente alla distribuzione.

Dividend yield e shareholder yield hanno seguito traiettorie divergenti, con uno scarto spesso maggiore proprio in quelle società di qualità capaci di generare cassa che gli investitori orientati al reddito vorrebbero detenere.

Per anni, questa modalità ha riguardato prevalentemente gli Stati Uniti. Tuttavia, nei primi due mesi del 2026 i buyback annunciati in Europa hanno raggiunto la cifra record di 85,7 miliardi di euro, superando il precedente massimo.4 I consigli di amministrazione in Europa, e sempre più anche in Giappone dopo una serie di riforme della governance e dell’efficienza del capitale, considerano ormai i buyback uno strumento di uso corrente.

Questa evoluzione riflette un cambiamento duraturo nel modo in cui i consigli di amministrazione concepiscono la restituzione del capitale in eccesso e amplia le opportunità per chi è disposto a guardare oltre i dividendi. Molti investitori si sono inoltre orientati verso strategie overlay in opzioni per un reddito aggiuntivo. Questo reddito ha però un costo: limita la partecipazione ai rialzi quando i mercati azionari registrano forti guadagni.

Un approccio più olistico al reddito

Le strategie di investimento si stanno adattando. I framework total yield, ad esempio, combinano dividend yield e buyback yield netto in un unico indicatore che misura il capitale effettivamente restituito agli azionisti, considerando i buyback una fonte di rendimento a pieno titolo anziché un elemento accessorio rispetto ai dividendi.

Questo approccio riflette probabilmente meglio il comportamento attuale delle società rispetto agli approcci basati esclusivamente sui dividendi. Introduce inoltre una dimensione qualitativa, poiché le società in grado di sostenere sia dividendi che buyback tendono ad avere cash flow solidi e bilanci disciplinati. Inoltre, indicatori come il return on equity e il payout ratio aiutano a distinguere le restituzioni di capitale ripetibili da iniziative una tantum. Un buyback effettuato sulla base di un’autorizzazione una tantum ormai esaurita non manda lo stesso segnale di un programma continuativo autofinanziato. E per distinguere l’uno dall’altro serve un processo d’investimento solido.

Le strategie tradizionali orientate al reddito presentano poi un secondo problema, più insidioso: il costo opportunità per gli investitori. Molti prodotti azionari orientati al reddito sono volutamente difensivi, con beta ben inferiori a uno. Aggiungendo un tradizionale overlay di covered call, che rinuncia a parte del potenziale di rialzo in cambio dei premi, la strategia può, a seconda di come è strutturata, ridurre sensibilmente la partecipazione proprio alle fasi di rialzo che costruiscono il patrimonio nel lungo periodo. Gli investitori finiscono per generare reddito sacrificando una parte della crescita del capitale.

Questa potrebbe essere, però, una falsa dicotomia. Dopotutto, generare reddito e partecipare al mercato non si escludono a vicenda. Un approccio che mantiene l’esposizione al mercato prossima a uno, anziché adottare un profilo difensivo, può preservare il potenziale di rialzo dell’azionario. In altre parole, quando i derivati vengono utilizzati per incrementare il reddito, possono essere strutturati per contribuire a mantenere stabile l’esposizione netta al mercato, anziché lasciare che questa si riduca con il rialzo dei mercati.

Negli investimenti, buon senso vuole che gli investitori rivedano periodicamente le loro ipotesi al mutare delle evidenze. Alla luce di questa nuova realtà economica e societaria, considerare soltanto i dividendi significa ormai ignorare una parte rilevante e crescente del quadro complessivo.

Per gli investitori del reddito azionario questo significa misurare il rendimento per gli azionisti in modo più completo, unendo dividendi e buyback, gettare la rete a livello globale anziché regione per regione e rifiutare di accettare una minor crescita quale costo inevitabile da pagare per trarre un reddito dal portafoglio. Questo modo di pensare plasma il nostro approccio al reddito azionario.

1 Buyback Watch, Capital Group Global Equity Study, 2026.
2 Goldman Sachs sees a USD 1.4 trillion buyback wave outpacing US equity supply in 2026, Yahoo Finance, 15 agosto 2026.
3 Questa indicazione non è da intendersi quale consulenza fiscale. Gli investitori sono invitati a rivolgersi ai propri consulenti fiscali per una valutazione basata sulla loro situazione specifica.
4 Record Stock Buybacks in Europe Make It Even Better Pick Than US, Bloomberg Markets, 27 febbraio 2026.

Codice: C-09/26 M-006818 M-006819

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