Massimizzare l’impatto... e i rendimenti ESG

Il legame sempre più evidente tra ESG e il potenziale di crescita a lungo termine di una società sprona gli investitori a integrare l’analisi di sostenibilità nei processi di investimento.

14 feb 2020

L’investimento sostenibile, inizialmente considerato un’eccezione nel processo decisionale degli asset manager, rientra oggi di diritto tra le aspettative di una clientela sempre più consapevole della credibilità e dell’importanza dell’integrazione dei principi ambientali, sociali e di governance (ESG).

Questo crea un’opportunità per i gestori attivi, in quanto l’impatto reale sugli investimenti appare sempre più evidente.

L’industria ha visto crescere il numero dei firmatari dei PRI delle Nazioni Unite, oggi più di 2.500 per un patrimonio complessivo di oltre 80.000 miliardi di dollari.

Questa crescita è stata accompagnata da una forte spinta all’innovazione e allo sviluppo di prodotti in linea con le esigenze degli investitori interessati agli investimenti sostenibili. Il grande interesse verso le strategie che integrano i fattori ESG e la crescente consapevolezza dei vantaggi che ne derivano, confermati dalla ricerca accademica, incoraggiano gli asset manager a promuovere l’integrazione dei principi ESG.

Il pacchetto sulla finanza sostenibile varato dall’UE prevede inoltre che i rischi e le opportunità ESG siano integrati nelle strutture decisionali di investimento. A fronte di questa pressione normativa, è facile immaginare che gli investitori saranno spinti a modificare i propri portafogli.

Con la progressiva affermazione del cambiamento climatico tra i temi di investimento, l’ESG è destinato a diventare un trend distintivo del XXI secolo, essenziale per affrontare le nuove sfide attraverso l’offerta di soluzioni di investimento

L’integrazione dei principi ESG nel processo decisionale di investimento

Inizialmente l’analisi ESG veniva eseguita attraverso un processo di screening, il cui obiettivo era filtrare determinati investimenti secondo una prospettiva etica. A svolgere questa analisi era spesso un team ESG separato, che in sostanza forniva una serie di dati sovrapponibili al processo di ricerca degli analisti “mainstream”. Oggi, invece, l’analisi e l’integrazione ESG migliorano il processo di ricerca sottostante dando maggiore importanza ai rischi materiali di sostenibilità che possono avere un impatto negativo sulla performance finanziaria.

L’integrazione ESG include un’analisi dei fattori intangibili e di aspetti più “soft”, per esempio il modo in cui una società si rapporta al proprio ambiente, come gestisce la forza lavoro e la supply chain e l’allineamento tra gli interessi degli amministratori e quelli degli azionisti esterni. Tutti questi aspetti vanno ad aggiungersi all’analisi dei dati finanziari della società esaminata.

Si parla molto della materialità degli aspetti ESG nel processo decisionale di investimento – noi siamo convinti che l’integrazione dei principi ESG ruoti attorno al concetto di materialità finanziaria, come illustra il documento ESG Material Issues Framework messo a punto dal team Sustainable Investing di UBS. Poiché la sostenibilità riguarda diversi argomenti, gli analisti finanziari devono considerare i fattori che possono avere un impatto sulla performance finanziaria di una società.

Fattori che incidono sulle tesi di investimento

Il Framework ESG Material Issues individua i tre-cinque fattori più rilevanti in termini di materialità che possono incidere sulle tesi di investimento in 32 diversi settori industriali. Questo orientamento verso la materialità finanziaria contribuisce ad assicurare un’analisi più dettagliata della performance di sostenibilità di una società, attraverso un focus sugli aspetti che possono incidere sui suoi risultati e quindi sul ritorno di un investimento.

Affrontare i rischi legati alla sostenibilità

Oltre a focalizzarsi sugli aspetti rilevanti in termini di materialità, l’integrazione ESG richiede anche la mitigazione dei rischi legati alla sostenibilità, un requisito minimo valido in pratica per tutti gli investitori, indipendentemente dal loro esplicito impegno verso l’investimento sostenibile. Nel mitigare questo rischio, UBS non si limita ad applicare uno screening di esclusione, bensì valuta in via prudenziale i fattori di rischio materiali che potrebbero incidere negativamente sulla performance della società.

A conferma dell’importanza di mitigare il rischio ESG per gli investitori, diversi studi recenti indicano che la sovraperformance primaria riconducibile alla sostenibilità deriva dall’impatto che essa esercita sui rischi specifici relativi alle singole società. In un recente articolo, MSCI ha dimostrato che il principale driver della sovraperformance dei portafogli più sostenibili è la capacità di evitare il rischio di eventi estremi negativi associato invece a performance di sostenibilità più deboli.

I famigerati esempi di BP, Volkswagen, Equifax e Petrobras sono accomunati dal debole profilo di sostenibilità che queste società avevano prima degli eventi che le hanno fatte crollare in Borsa. Analogamente, la ricerca quantitativa interna di UBS Asset Management ha rilevato che la sovraperformance riconducibile alla sostenibilità si riscontra soprattutto su base risk-adjusted. Evitare di esporre il portafoglio a rischi materiali legati alla sostenibilità significa quindi evitare le società con un elevato potenziale di rischio di eventi estremi, che a sua volta può penalizzare sensibilmente la performance del portafoglio.


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