Cina e cambiamento climatico: un leader in azione

In Cina le politiche sul cambiamento climatico per contrastare l’inquinamento atmosferico stanno prendendo forma, ma quali sono e come possono costruire un futuro sostenibile?

di Michael Baldinger, Head of Sustainable and Impact Investing 22 lug 2019
  • L’ascesa della Cina allo status di superpotenza economica è avvenuta a caro prezzo per l’ambiente
  • L’inquinamento dell’aria e dell’acqua in Cina è stato collegato a seri rischi per la salute
  • La Cina ha assunto grandi impegni per ridurre le emissioni, promettendo di abbassare il tasso di emissioni in rapporto al prodotto interno lordo del 60-65% entro il 2030
  • Per rispettare i propri impegni, la Cina sta assumendo un ruolo guida nelle energie rinnovabili, con l’investimento di 126,6 miliardi di dollari solo nel 2017 e la creazione di una capacità energetica pari a oltre sette volte il fabbisogno del Regno Unito
  • La svolta della Cina verso le energie rinnovabili fa parte di una transizione molto significativa, che offre un piano d’azione per i Paesi in via di sviluppo e contribuisce alle scoperte tecnologiche che faranno diminuire ovunque i costi delle rinnovabili per i consumatori

Questa è la storia di una trasformazione: come una nazione, in un solo decennio, è passata dall’essere uno dei più grandi inquinatori del pianeta a diventare leader mondiale dell’azione per il clima.

Cina: uno status di superpotenza, ma con costi ambientali

L’ascesa della Cina allo status di superpotenza economica dalla fine del XX secolo in avanti è ben documentata. Ma per quella crescita c’era un prezzo da pagare.

Il boom economico del Paese è stato costruito sull’industria manifatturiera, un settore alimentato quasi interamente con il carbone. E questa dipendenza causava problemi ai leader cinesi su tre fronti.


Cina: fonti di energia, 2017

In primo luogo, le forniture interne non potevano soddisfare da sole la richiesta, in continuo aumento, delle centrali elettriche della nazione, alimentate a carbone. Come risultato, le importazioni di energia continuavano a crescere.

E quando decollò il numero dei proprietari di automobili, la domanda di importazioni di petrolio aumentò ancora di più. La Cina era passata da esportatore netto a importatore netto di energia.

Proprietari di automobili in Cina (in milioni), 2007-2018

Automobili in circolazione in Cina (in milioni), 2007-2018

Questa dipendenza dall’energia importata, in particolare dal petrolio, stava creando una seria preoccupazione nei politici, che la consideravano una minaccia fondamentale alla sicurezza energetica della nazione in quanto lo status di importatore netto di energia implicava la dipendenza da Paesi produttori instabili.

C’erano poi gli effetti sulla salute, immediati e del tutto evidenti, provocati dall’uso esteso di combustibili fossili.

Nel 2005 la Cina aveva ormai scavalcato gli Stati Uniti come Paese con le maggiori emissioni di CO2 a livello mondiale e tre anni dopo, nel 2008, un report della Banca Mondiale rivelò che 16 delle città più inquinanti del mondo si trovavano in Cina.


Un tributo tossico sulla salute del Paese

Gli effetti combinati delle centrali elettriche alimentate a carbone e del rapido aumento del numero di veicoli in circolazione stavano imponendo un tributo tossico sulla salute della nazione, in senso sia letterale, sia finanziario.

Secondo uno studio pubblicato all’epoca da alcuni ricercatori di Berkeley, ogni anno circa il 17% dei decessi era attribuibile all’inquinamento atmosferico.

Le stime della RAND Corporation valutarono inoltre che nel 2012 l’inquinamento dell’aria sarebbe stato direttamente responsabile di una perdita nella produttività lavorativa di 535 miliardi di dollari, pari al 6,5% del prodotto interno lordo della Cina.

Di fronte a questi crudi dati statistici, non è difficile capire perché i leader cinesi si resero conto che affrontare la crisi sanitaria era cruciale, se volevano mantenere il sostegno e la stabilità politica.

Infine, ma certo non meno importante, le autorità cinesi erano fortemente focalizzate sulla crescita economica. In termini economici il vecchio modello, caratterizzato da bassa innovazione, scarsa efficienza, organizzazione industriale non adeguata e dipendenza dalle esportazioni, chiaramente non stava raggiungendo i loro obiettivi di crescita. Era necessario un modello di crescita nuovo e più sostenibile dal punto di vista finanziario.

La Cina verso un’economia sostenibile e a basse emissioni di carbonio

E per i leader politici nazionali uno dei modi di affrontare questo triplice problema fu quello di puntare a far diventare il Paese un leader mondiale nella tecnologia. Quale obiettivo migliore delle energie rinnovabili?

Un’economia a basse emissioni di carbonio poteva affrontare la sicurezza energetica, migliorare la salute pubblica e guidare la modernizzazione industriale e tecnologica.

E, soprattutto, un’efficace transizione verso un’economia a basse emissioni offriva alla Cina anche un modo per conquistare il tanto desiderato riconoscimento sulla scena mondiale.

Sembra che la Cina ci stia riuscendo. Sebbene la sua ambizione originaria di essere un leader mondiale nel cambiamento climatico sia forse dovuta più alla necessità di risolvere tre problemi interni piuttosto spinosi, che al desiderio di salvare il pianeta, nessun’altra nazione è riuscita a eguagliare il ruolo guida della Cina nella transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio.

Quindi, motivazioni a parte, com’è arrivata la Cina dove si trova oggi e che cosa potrebbe riservare il futuro?

La Cina ha riservato all’ambiente il primissimo posto nell’agenda politica.

A livello nazionale, il controllo dell’inquinamento è, insieme ai rischi finanziari e alla povertà, una delle tre priorità del Paese.

Questo è il motivo per cui l’ultimo Piano Quinquennale ha enfatizzato le politiche a basse emissioni di carbonio e attente al clima, che si riflettono entrambe nella legislazione locale e provinciale. Sono stati introdotti standard e leggi severi per affrontare l’inquinamento dell’aria, dell’acqua e del suolo.


La Cina si impegna ad agire contro il cambiamento climatico

La Cina ha fatto anche alcune ambiziose promesse internazionali: come parte del suo impegno nell’ambito dell’accordo di Parigi, il Paese si è impegnato a ridurre entro il 2030 il tasso di emissioni di carbonio rispetto al prodotto interno lordo del 60-65% al di sotto dei livelli del 2005.

Considerata la posizione della Cina come seconda maggiore economia al mondo, il potenziale impatto globale di questa promessa è immenso.

E c’è un altro fattore che ha contribuito ad aprire la strada per far diventare la Cina un leader globale del cambiamento climatico: la decisione del presidente Trump di ritirare gli Stati Uniti dall’accordo di Parigi ha spianato la strada alla Cina, almeno a livello politico, per emergere come netto vincitore.

La portata complessiva dell’impegno cinese per un futuro a basse emissioni è ad ampio raggio, ma senza dubbio l’area di spicco è il suo predominio nel panorama delle energie rinnovabili.

Nel 2017 la Cina ha investito nelle rinnovabili 127 miliardi di dollari, quasi la metà del totale mondiale, sovrastando di molto i 41 miliardi di dollari stanziati dagli Stati Uniti.

La Cina si è impegnata a ridurre entro il 2030 il tasso di emissioni di carbonio rispetto al PIL del 60-65% al di sotto dei livelli del 2005.


Nuovi investimenti globali nelle energie rinnovabili per regione (in miliardi di dollari), 2017

Questi investimenti sono confluiti per la maggior parte nell’energia solare (86,5 miliardi di dollari), seguita dall’energia eolica, per la quale sono stati stanziati 36 miliardi di dollari.

Come era prevedibile, questo investimento ha posto la Cina all’avanguardia mondiale per quanto riguarda l’energia solare con l’incredibile capacità di 130 gigawatt, sufficiente, se tutti gli impianti generassero elettricità contemporaneamente, per fornire energia al Regno Unito parecchie volte più del suo fabbisogno.

Comparazione della capacità di energia solare: nuova capacità aggiunta nel 2017 e capacità complessiva a fine 2017 (in gigawatt)

Ed è quasi certo che un’elevata quota di questi pannelli solari sarà stata prodotta in Cina, considerato che il Paese realizza più del 60% dei pannelli solari a livello mondiale. In testa, secondo GTM Research, c’è GCL New Energy, leader mondiale nella produzione di energia solare.

Secondo il World Economic Forum, nel 2015 il costo di produzione dell’energia solare, in costante diminuzione, era sceso a un sesto del valore del 2005. Nel prossimo futuro, le previsioni del WEF stimano che l’energia solare sarà meno costosa di quella a combustibili fossili, una tendenza che sembra destinata a portare ulteriori benefici ai produttori cinesi.


Costi dell’energia solare, secondo semestre 2014 - secondo semestre 2018 (USD per watt)

Quali saranno i prossimi passi della Cina nella leadership mondiale sul clima?

La Cina è già sulla buona strada per raggiungere gli obiettivi climatici che aveva fissato per l’accordo di Parigi.

Nel 2017 ha inoltre lanciato il più grande mercato nazionale di scambio di emissioni, con l’obiettivo di incoraggiare le imprese a diventare più ecologiche, permettendo loro di vendere o di acquistare le emissioni in eccesso. Gli stadi iniziali del progetto coprono solo il settore della produzione di energia, ma con il tempo si prevede che l’iniziativa si estenderà ad altri settori economici.

Mentre la Cina continua a ridurre la propria intensità energetica, la sua esperienza può offrire un piano d’azione per le nazioni in via di sviluppo. Nel frattempo, i suoi investimenti nelle energie rinnovabili, sia interni, sia all’estero, possono aiutare a conquistare ulteriori scoperte tecnologiche che riducano ovunque i costi di queste fonti energetiche per i consumatori.


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