UBS Nobel Perspectives: il mondo dopo il COVID-19

In questo webinar con il Professor Jean Tirole, abbiamo discusso delle implicazioni del COVID-19 su argomenti che includono la tecnologia, la globalizzazione e la sostenibilità.

02 ott 2020

Nell’ambito del progetto UBS Nobel Perspectives, siamo lieti di presentarvi una serie di webinar, grazie ai quali potrete porre le vostre domande, direttamente, a dei Premi Nobel per l’Economia.

UBS Nobel Perspectives affronta le questioni che definiscono la nostra realtà, andando dritto al punto, e offre la più grande biblioteca di contenuti delle interviste a Premi Nobel. 

Jean Tirole ha ricevuto il premio Nobel nel 2014 per la sua analisi sul funzionamento e la regolamentazione dei mercati. Le sue teorie e gli studi da lui condotti hanno cambiato il modo in cui la regolazione dei mercati si applica ai diversi settori in tutto il mondo e ampliato il concetto di concorrenza. Il Nobel per l’Economia è anche autore di best seller e insigne professore. Insieme a Massimiliano Castelli, Global Head of Strategy, Global Sovereign Markets in UBS Asset Management, nel corso di un webinar il 30 settembre, ha delineato le conseguenze della pandemia di COVID-19 su argomenti come tecnologia, globalizzazione e sostenibilità.

In un’epoca d’incertezza, è difficile capire cosa è vero e cosa non lo è. UBS Nobel Perspectives affronta le questioni che definiscono la nostra realtà, andando dritto al punto, e propone la più grande biblioteca di contenuti delle interviste a Premi Nobel. Per saperne di più entra a far parte della community per restare aggiornato sulle ultime notizie e gli eventi.

Il webinar in sintesi

  • Le crisi sanitarie si verificheranno sempre più spesso e dobbiamo essere più preparati ad affrontarle.
  • Per migliorare la sostenibilità del nostro mondo, dobbiamo investire a lungo termine e il settore finanziario può svolgere un ruolo importante nel facilitare questo processo.
  • Per monitorare le industrie monopolistiche globali, le autorità garanti della concorrenza devono coordinarsi a livello globale e indipendentemente dal potere politico.
  • Durante la pandemia si è sviluppata una tendenza alla deglobalizzazione.
  • La globalizzazione offre diversi vantaggi: i consumatori non sono prigionieri dei monopoli nazionali, la scelta è più ampia e i prezzi più bassi, ma le fasce deboli devono essere protette.

Il mondo nelle grinfie del COVID-19

Tanto per cominciare, è emersa una sorprendente mancanza di preparazione, in quanto non c’era un vero piano in atto. A livello nazionale, abbiamo riscontrato l’assenza di rifornimenti e ritardi nell’attuazione del tracciamento dei contatti. Analogamente, anche a livello internazionale, la pianificazione è stata limitata: i diversi Paesi non condividevano le informazioni, in una corsa sfrenata per accaparrarsi le mascherine e precedere gli altri nella scoperta di un vaccino.

Questa crisi sanitaria non è da considerarsi un evento raro; dovremo anche affrontare una crescente resistenza agli antibiotici, la guerra biologica e lo scioglimento del permafrost, che rilasceranno batteri e virus sconosciuti. Senza dubbio assisteremo a un aumento delle crisi sanitarie in futuro e la prossima volta dobbiamo essere più preparati. 

In un’ottica macro-economica, la risposta fiscale è stata adeguata, ma ora si sta accumulando un debito enorme che, alla fine, dovrà essere rimborsato. Alcune altre aree critiche di cui dovremo occuparci saranno le lacune dell’istruzione e l’aumento delle disuguaglianze sociali.

Gli economisti in genere temono i monopoli poiché questi provocano un aumento dei prezzi per il consumatore, sono incapaci d’innovare e giocano sporco per impedire l’ingresso nel loro mercato. La capitalizzazione di mercato delle società tecnologiche statunitensi supera oggi quella di tutte le aziende europee e sono ancora in crescita. Interagiscono con il consumatore direttamente online, senza la necessità di una presenza fisica e ciò offre un innegabile vantaggio competitivo, in questo contesto, che va a discapito dei negozi fisici.

Una delle soluzioni possibili per un’industria monopolistica potrebbe essere la scomposizione di queste aziende in realtà operative più piccole, attraverso l’individuazione di colli di bottiglia competitivi - segmenti che agevolano la concorrenza. Non è facile, poiché le tecnologie cambiano in continuazione. Personalmente sono favorevole alla politica della concorrenza, ma è lenta da attuare: possono essere necessari fino a 5-7 anni per redimere una questione. Le autorità garanti devono cercare di tutelare la capacità dei nuovi operatori di entrare nel mercato e impedire che le piattaforme dominanti impongano diritti di esclusiva ai rivenditori, poiché tale esclusività potrebbe far pendere l’ago della bilancia a favore della piattaforma più grande. Lo scenario migliore potrebbe prevedere la combinazione di una politica di concorrenza con una regolamentazione snella, che raccolga informazioni sulle aziende tecnologiche più grandi e che sia in grado di frenarle.

Esistono due meccanismi di uscita per una startup: un’IPO o l’acquisizione da parte di un’azienda più grande. È molto difficile per le autorità garanti dimostrare che si è verificata una diminuzione della concorrenza a causa di una fusione o di un’acquisizione, in particolare per le società più recenti, come le startup tecnologiche, in cui sono disponibili pochi dati aziendali, esistono pochissimi consumatori o, addirittura, non si sono verificate ancora nemmeno delle vendite. Per le autorità garanti dimostrare che la concentrazione è anticoncorrenziale diventa una vera e propria sfida. L’onere della prova, nell’attuale quadro giuridico, non facilita questo tipo di indagine. Le società più grandi possono di fatto acquisire già agli albori delle società in startup proprio per questo motivo.

Fondamentalmente, affinché funzioni, la cooperazione globale è preferibile alla regolamentazione locale poiché potrebbe essere costoso per le aziende adattare la propria tecnologia ai diversi mercati. I regolatori dovrebbero essere indipendenti dal potere politico affinché funzioni e si garantisca parità di condizioni. Inoltre, le autorità garanti della concorrenza devono lavorare insieme in un’ottica di condivisione delle pratiche migliori e delle conoscenze settoriali per un coordinamento ottimale tra Paesi.

I temi del secolo

Considerando l’esigenza di assicurare la continuità dei rifornimenti e un livello adeguato di scorte, nonché di catene dell’offerta diversificate, a mio avviso i governi dovrebbero garantire le condizioni per una corretta fornitura di beni e servizi essenziali (problemi di salute insoliti, difesa, approvvigionamento dei prodotti alimentari primari), mentre il settore privato potrà gestire il resto. Riguardo al COVID-19, le mascherine e un vaccino proverranno in parte dall’estero, quindi anche i rifornimenti essenziali coinvolgeranno in parte il commercio internazionale.

La globalizzazione presenta diversi vantaggi: i consumatori non sono prigionieri dei monopoli nazionali, la scelta è più ampia e i prezzi più bassi.

Jean Tirole

Durante la crisi provocata dal COVID-19 si è sviluppata la tendenza verso un maggior protezionismo e, quindi, verso la deglobalizzazione. Se viaggiamo di meno e lavoriamo da remoto, se consumiamo più prodotti coltivati localmente, il commercio globale fisico diminuirà; ma, allo stesso tempo, non dobbiamo rinunciare alla globalizzazione. La globalizzazione presenta infatti diversi vantaggi: i consumatori non sono prigionieri dei monopoli nazionali, la scelta è più ampia e i prezzi più bassi. Nel settore della tecnologia si sta facendo strada l’intelligenza artificiale (AI): sarà un enorme shock per il mercato del lavoro e provocherà forti contrasti. Se non gestite o gestite male, tali evoluzioni tecnologiche, di per sé auspicabili, possono mettere a repentaglio le democrazie. È quindi necessario sostenere chi uscirà perdente dalla globalizzazione e dal cambiamento tecnologico.

La vita economica è stata costruita su due pilastri. Il primo riguarda le aziende che cercano di ottenere profitti nel lungo periodo, mentre il secondo riguarda la tassazione delle imprese e dei consumatori per correggere comportamenti socialmente irresponsabili. Sono molte le falle del mercato da correggere; potere di mercato, inquinamento, asimmetria informativa, disuguaglianze, procrastinazione, impulsività e così via. 

La responsabilità di queste falle ricade sia sui governi che sui mercati: le pecche di entrambi si traducono in provvedimenti assenti o scarsi per affrontare il cambiamento climatico, disuguaglianze, debito pubblico elevato e impossibilità di finanziare le pensioni. Tutti noi dobbiamo reagire per correggere questi errori ed affrontare le sfide verso una società armoniosa e per l’ambiente.

Le aziende possono agire in tre modi: possono assumere una prospettiva di lungo periodo sui profitti; praticare la filantropia per conto dei propri azionisti; praticare la filantropia per proprio conto (sacrificando quindi i profitti).

Dobbiamo migliorare la trasparenza e la disponibilità delle informazioni ecologiche sulle diverse scelte dei consumatori. Ad esempio, l’impatto dell’acquisto di un’auto elettrica sulla società dipende dall’origine dell’elettricità, poiché parte dell’energia proviene dal carbone e parte dalle centrali nucleari.

Gli investimenti si basano fondamentalmente su due parametri: rischio e rendimento, per generare opzioni di rendimento aggiustate per il rischio. In futuro, tuttavia, molti ora credono sarà necessario integrare un terzo parametro di “impatto” in modo che gli investitori possano considerare l’impatto degli attivi o dell’attività economica sul mondo.

Massimiliano Castelli

In primo luogo, le istituzioni finanziarie possono esercitare delle pressioni sui governi affinché adottino misure più significative per un mondo più verde. In secondo luogo, sarebbe utile informare gli investitori su quanto sia effettivamente ecologico il loro investimento. Terzo, mettere l’impatto in primo piano aiuterebbe a sviluppare dei buoni criteri per gli investimenti verdi. Ciò che conta davvero, infatti, è l’impatto, non le pose. Le istituzioni finanziarie, le società e gli individui devono tutti correggere il mercato e i governi laddove questi ultimi sbagliano.

Q&A del pubblico

Dopo la Crisi Finanziaria Globale, l’inflazione è stata sorprendentemente bassa nonostante la massiccia iniezione di liquidità da parte delle banche centrali.

La forte incertezza che prevale ora sul fronte economico sta nuovamente provocando un comportamento cauto: i consumatori e le banche risparmiano piuttosto che spendere e le aziende non investono.

C’è comunque ancora molta liquidità nel mercato che, alla fine, verrà spesa e quindi probabilmente ci sarà inflazione, soprattutto in uno scenario che preveda la fine della globalizzazione, in cui i prezzi saliranno. Tuttavia, è difficile fare una previsione precisa su quando ciò potrebbe accadere. Le stime sull’inflazione al momento sono contrastanti.

Sono preoccupato per l’indipendenza delle banche centrali. Liberare le banche centrali dalla politica è importante. Finora le banche centrali hanno controllato efficacemente l’inflazione e, in qualche modo, migliorato la regolamentazione degli istituti di credito. Tuttavia, in risposta agli interventi limitati delle autorità politiche durante la crisi finanziaria ed europea, le banche centrali hanno assunto un ruolo fiscale acquistando obbligazioni per aiutare i Paesi e gli istituti in difficoltà durante la crisi. In tal modo, sono diventate in una certa misura un potere fiscale e ciò può rappresentare una minaccia per la loro indipendenza.

A mio avviso, i governi hanno la responsabilità di correggere gli errori del mercato, il potere di mercato e le disuguaglianze, ma non dovrebbero produrre. Possono attuare politiche mirate per selezionare aziende o settori e incoraggiare gli investimenti come l’innovazione verde. Tuttavia, ci sono principi generali che devono essere seguiti per evitare che i fondi pubblici vengano sprecati.

Alcune linee guida, dal mio punto di vista, includono:

  • Esperti indipendenti e di talento per la selezione dei progetti
  • Assicurarsi che i progetti finanziati coinvolgano talenti che li realizzeranno
  • Utilizzare approcci neutrali rispetto alla concorrenza
  • Valutare regolarmente e cancellare un progetto nell’eventualità in cui non ottenga i risultati auspicati
  • Coinvolgere il settore privato per evitare gli “elefanti bianchi” (progetti costosi, difficili da mantenere o smaltire)

Dopo una guerra internazionale c’è sempre più empatia. Ora potremmo essere più disposti a investire nel lungo termine perché, in precedenza, siamo sempre stati troppo concentrati sul breve. La popolazione è fragile: dobbiamo semplicemente consumare di meno e investire di più. Sarebbe ingenuo credere che risolveremo il cambiamento climatico a costo zero: combattere il cambiamento climatico comporta dei costi.

A mio avviso, l’attività economica è più importante che mai per aiutare a correggere gli errori del mercato e promuovere il bene comune. Al giorno d’oggi, girano molte notizie false, fatti distorti e teorie fasulle su questioni urgenti. L’industria dei media ha un ruolo di responsabilità da svolgere.

Gli economisti devono collaborare con esperti di tutte le scienze sociali, inclusi storici, psicologi e sociologi. E, poiché oggi gli esperti in molti campi vengono destituiti, è importante che la formazione scientifica avvenga nelle scuole.

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