Nobel Perspectives: Il mondo dopo il COVID-19

Sir Christopher Pissarides

18 mag 2020

Sir Christopher Pissarides, insigne economista del lavoro, ha ricevuto il Premio Nobel per l’economia (ufficialmente Premio della Banca di Svezia per le scienze economiche in memoria di Alfred Nobel) nel 2010 per i suoi studi sulle dinamiche della disoccupazione, i flussi di lavoro e gli effetti della disoccupazione di lungo termine. Nel 2005 è stato inoltre il primo economista europeo a vincere l’IZA Prize for Labor Economics. Insieme a Evan Brown, Head of Multi-Asset Strategy, Sir Christopher Pissarides ci offre in questo webinar il suo punto di vista sulle implicazioni della pandemia e sulle possibili ripercussioni per gli investitori.

Nell’ambito del progetto Nobel Perspectives, UBS è lieta di invitarvi a una serie di webinar durante i quali avrete l’occasione di porre le vostre domande direttamente ai Premi Nobel per l’economia che hanno aderito alla nostra iniziativa. Oggi è con noi Sir Christopher Pissarides (segui il link per la biografia completa).

In un periodo in cui tutto è incerto, è difficile distinguere le notizie reali da quelle false. Evitando il rumore di fondo e i discorsi insensati, UBS Nobel Perspectives vuole affrontare le questioni che danno forma al nostro mondo offrendo un’ampia raccolta di interviste con insigni Premi Nobel. Scopri di più ed entra a far parte della community per rimanere sempre aggiornato.

Messaggi chiave del webinar

  • Considerata la natura di questa recessione, una ripresa a forma di V o di W è più probabile rispetto a una ripresa a U
  • Le sovvenzioni pubbliche mirano a sostenere l’economia attraverso la riqualificazione dei lavoratori rimpiazzati dalla tecnologia o dalle industrie a bassa crescita
  • I governi dovranno stanziare ulteriori stimoli fiscali per ridurre al minimo la perdita di posti di lavoro e sostenere le economie
  • Per alcuni settori la ripresa dopo il COVID-19 sarà più lunga che per altri, in particolare per i servizi alla persona, l’ospitalità e il settore servizi in generale
  • Il COVID-19 ha accelerato il trend di deglobalizzazione, riportando le supply chain entro i confini dei mercati domestici
  • Il settore medico, la proprietà terriera e i servizi di istruzione online offrono ancora opportunità

Evan Brown, Head of Multi-Asset Strategy, UBS Asset Management

Sir Christopher Pissarides ha dedicato buona parte dei suoi studi alle dinamiche della disoccupazione a fronte dei cambiamenti nel contesto economico. La sua partecipazione a questo webinar rappresenta quindi un’opportunità unica per conoscere le opinioni di uno dei maggiori pensatori mondiali in questi tempi così incerti.

Pissarides ha trasformato il modo in cui le scienze economiche considerano la disoccupazione, andando oltre il puro rapporto tra domanda e offerta per integrare le modalità con cui datori di lavoro e lavoratori si cercano e si trovano. Oggi, purtroppo, viviamo in un mondo di disoccupazione storicamente elevata a causa del COVID-19 e dei relativi lockdown. In tutto il mondo milioni di persone hanno perso il lavoro e in alcuni Paesi i tassi di disoccupazione hanno raggiunto i massimi livelli dalla Grande depressione.

Questa volta è il settore servizi, tipicamente meno ciclico, a guidare il rallentamento dell’economia.

Evan Brown


Q&A:

Il mondo nella morsa del COVID-19

Sarà una strada difficile in una prospettiva di lungo periodo, diversa però dalle recessioni precedenti  che hanno distrutto parte dello stock di capitale  o dalla Grande crisi finanziaria del 2008-2009, quando fu necessario ripristinare il sistema finanziario. Quando si troverà un vaccino, non c’è motivo per cui non dovremmo riuscire a riprenderci da questa crisi molto più velocemente rispetto alle crisi del passato.

Se iniziamo a vedere la riapertura delle economie potremmo avere una ripresa a W: usciamo dal lockdown e l’economia inizia a crescere, poi il virus ritorna e abbiamo una doppia recessione. Alla luce degli attuali livelli del tasso di infezione, non prevedo una ripresa a U, con un lungo periodo al minimo della curva e poi la risalita. I lockdown, soprattutto in Europa, sono stati efficaci. I governi vorranno allentare le restrizioni in tempi brevi per sostenere l’economia, ma secondo me è troppo presto. Credo quindi che la ripresa assumerà una forma a V o W, a seconda della traiettoria del virus, mentre ritengo improbabile che dopo le riaperture l’economia resterà a lungo sul fondo della curva.

Sì, sarà più facile perché non è una questione di stock di capitale come nelle crisi precedenti. In una recessione partita dai settori ciclici, se per esempio la domanda manifatturiera diminuisce e non si usano più i macchinari, quando poi la domanda si ripresenta anni dopo quei macchinari non sono più utilizzabili e richiedono investimenti. In questa crisi i tempi saranno molto più brevi, il rimbalzo dei settori viaggi e turismo sarà più rapido rispetto a quello che avrebbero potuto mettere a segno il manifatturiero o l’edilizia abitativa in passato, in quanto non sono necessari investimenti di capitale o produttivi per riavviare l’attività. Se si troverà un vaccino e tornerà la domanda, le compagnie aeree e le strutture ricettive potranno ripartire immediatamente.

La risposta dei responsabili politici

Per quanto riguarda le economie sviluppate, è stato necessario fornire un ampio sostegno. Nel Regno Unito, per esempio, il sistema dei congedi lavorativi è riuscito assai bene a mantenere l’operatività del mercato del lavoro, evitando numerosi licenziamenti. È molto importante che i governi continuino a fornire questo tipo di aiuto, in particolare il Regno Unito estenderà il piano dei congedi fino a ottobre per sostenere i lavoratori, includendo anche i lavoratori part-time.

In Europa abbiamo visto l’ottima reazione dei responsabili politici, che hanno inondato l’economia di liquidità attraverso interventi di politica monetaria che hanno evitato molti fallimenti.

Per contro, posso dire che negli Stati Uniti il sostegno fornito non è stato sufficiente. La decisione di sostenere le imprese direttamente, e non attraverso l’occupazione, ha determinato un aumento della disoccupazione che avrebbe potuto essere evitato.

Nelle crisi precedenti gli Stati Uniti sono usciti dalla recessione più velocemente dell’Europa grazie a una maggiore flessibilità e a minori oneri amministrativi. Dopo il COVID-19, l’Europa si riprenderà più rapidamente rispetto al passato, quindi questa volta potrebbe anche uscire dalla crisi prima degli Stati Uniti o in contemporanea.

Come sarà la prossima normalità

In primo luogo, sarebbe meglio per tutti se ci fosse più trasparenza sulle modalità di uscita dal lockdown. Abbiamo bisogno di un piano, anche se soggetto a precise condizioni, mentre si devono evitare le indicazioni vaghe. Secondo, vorrei vedere un maggior livello di collaborazione e coordinamento tra i governi dell’Unione europea. Dovremmo imparare dagli altri Paesi. Infine, avremmo bisogno di una roadmap per capire come i governi intendono gestire il pesante indebitamento causato dalla recessione economica dovuta alla crisi. A mio parere, non dovrebbero affrettarsi a introdurre misure di austerità, ma piuttosto aspettare che la ripresa economica diventi effettiva.

Finché i tassi di interesse rimarranno bassi, non sono eccessivamente preoccupato. Credo che la migliore risposta possa arrivare da una politica monetaria espansiva, non attraverso una politica fiscale restrittiva o un aumento dell’imposizione fiscale. I tassi di interesse dovrebbero rimanere a zero e con l’afflusso della liquidità sui mercati gli obiettivi di inflazione dovrebbero essere allentati. Se l’inflazione raggiunge il 3%, lasciamola a quel livello finché l’economia non si riprenderà.

Se si vuole usare la politica fiscale, allora usiamola per migliorare le infrastrutture, gli investimenti pubblici, per salvare le grandi aziende come le principali compagnie aeree o i sistemi di trasporto, e non per coprire i livelli di debito.

Finché i tassi di interesse rimarranno bassi, non trovo eccessivamente preoccupanti gli elevati livelli del rapporto debito/PIL. Credo che la migliore risposta possa arrivare da una politica monetaria espansiva, non attraverso una politica fiscale restrittiva o un aumento dell’imposizione fiscale

Sir Christopher Pissarides

Non mi preoccupo mai dell’inflazione e mi aspetto che sia abbastanza benigna. Se salirà fino al 4% per un breve periodo di tempo, con l’obiettivo di gestire gli elevati livelli di debito e l’aumento della domanda finché le banche centrali non inizieranno a ritirare la liquidità dall’economia, allora non c’è motivo di allarmarsi. L’economia ha bisogno di un po’ di inflazione per riprendersi velocemente.

I trend a lungo termine

Un trend a lungo termine che abbiamo potuto osservare da prima della crisi è il cambiamento tecnologico dettato dall’automazione e dall’intelligenza artificiale nel settore manifatturiero e in alcuni settori dei servizi professionali. Chi lavora in questi settori guadagnerà di più e avrà più tempo libero da spendere in consumi in settori quali servizi creativi, servizi alla persona e ospitalità.

Dopo il COVID-19, questi settori dei servizi sono stati i più colpiti dalla crisi e anche se si troverà un vaccino ci metteranno più tempo a riprendersi. Per contro, i settori della sanità hanno beneficiato di uno slancio e tutti hanno riconosciuto il loro impegno nella lotta contro il coronavirus. Mi aspetto un maggiore sostegno finanziario in questo settore rispetto a prima della crisi.

Alcuni settori hanno l’obbligo di introdurre misure di distanziamento sociale e gestire il cambiamento dei comportamenti, in particolare nell’industria dell’ospitalità dove probabilmente si perderanno più posti di lavoro. La soluzione ottimale è riqualificare i lavoratori nei settori in crescita dove ci sono più opportunità di lavoro, per esempio attraverso sovvenzioni pubbliche alle imprese per la formazione professionale dei lavoratori. La proprietà terriera potrebbe inoltre acquisire maggiore valore dato che le misure di distanziamento sociale imposte alle imprese richiedono di aumentare gli spazi.

Domande del pubblico

Non credo che la globalizzazione scomparirà del tutto. La pandemia rappresenta tuttavia uno shock per il trend di globalizzazione: in assenza di collegamenti con l’estero, l’evoluzione tecnologica ha infatti consentito il ritorno a processi di supply chain domestici. Uno dei vantaggi di avere la supply chain all’estero è il basso costo di produzione, ma adesso questo aspetto può essere automatizzato all’interno dei mercati domestici a seguito del lockdown dei vari Paesi. La globalizzazione non scomparirà se le organizzazioni come l’Organizzazione mondiale del Commercio e le Nazioni Unite potranno continuare a lavorare insieme, visto che la deglobalizzazione era una questione aperta anche prima della crisi del COVID-19.

Sono deluso dall’operato del Paese, si vanta di avere una popolazione altamente istruita, soprattutto al nord, eppure il sistema politico è scarsamente strutturato. Inoltre anche il sistema giuridico è debole e questo ostacola la crescita economica. Per quanto riguarda il debito, il Paese ha un’economia più vasta e un PIL più elevato rispetto alla Grecia, pertanto l’Italia è considerata troppo grande per fallire. Le istituzioni europee faranno qualsiasi cosa per impedirlo, a differenza di come hanno risposto in passato alla crisi del debito greco. Il governo italiano deve sicuramente collaborare maggiormente con gli altri Paesi del Sud Europa per accrescere il peso politico dell’Europa meridionale presso le istituzioni europee.

È importante sostenere il reddito di questi gruppi sociali. Il reddito universale di base è spesso oggetto di critiche ma io sono a favore dell’universalità, nel senso di evitare la valutazione rigorosa dei mezzi economici perché si tratta di un processo molto costoso in termini amministrativi. Alcuni gruppi vulnerabili necessitano di più sussidi sotto forma di servizi essenziali, per esempio l’assistenza sociale e la cura dei figli. A livello concettuale sono a favore della vecchia proposta di Milton Friedman di adottare un’imposta sul reddito negativa.

Il settore dell’istruzione online, senza l’interazione in presenza, è destinato a crescere, penso per esempio all’apprendimento di una nuova lingua o ai sistemi di formazione aziendale interni. Molte start-up in Europa, e soprattutto in Cina, stanno guadagnando terreno in questo settore. Vedo opportunità in queste nicchie, aree di istruzione specialistiche, ma a livello strutturale si avverte la necessità che gli insegnanti affianchino i bambini in età scolare per consentire ai genitori di continuare a lavorare, e questo è possibile solo se si frequenta fisicamente la scuola.


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