Panorama – Investire nel 2021 A caccia di risultati sostenibili

La maggiore regolamentazione potrebbe essere fonte di opportunità

di | Susan Hudson, Head of Regulatory Management, e Michael Baldinger, Head of Sustainable and Impact Investing

La regolamentazione influenzerà l’agenda degli investimenti sostenibili?

Susan Hudson

Sempre più spesso, gestori patrimoniali, investitori e autorità di regolamentazione considerano i rischi di sostenibilità una potenziale fonte di rischio finanziario. Per questo motivo alcuni gestori patrimoniali hanno iniziato a integrare considerazioni di carattere ambientale, sociale e di governance (ESG) nei propri processi di investimento, non solo per soddisfare le esigenze dei clienti ma anche per riconoscere i vantaggi finanziari e di altra natura degli investimenti sostenibili (SI).

In qualità di gestori patrimoniali operanti su larga scala, riteniamo che i mercati dei capitali contribuiranno in ultima analisi ad affrontare queste sfide.

Ci aspettiamo che i migliori rendimenti arriveranno probabilmente dal capitale allocato alle società più preparate alla transizione verso un futuro sostenibile a lungo termine, evitando invece di investire sulle società meno pronte in tal senso.

Il contesto normativo

Per rispondere alle minacce poste dai rischi di sostenibilità, governi e autorità di regolamentazione nazionali si concentrano sulla definizione di quadri e standard di informativa per il settore finanziario affinché si tenga conto della sostenibilità nelle decisioni di investimento.

Le Nazioni Unite hanno preso l’iniziativa con l’Accordo di Parigi delle Nazioni Unite adottato il 16 novembre 2016 e approvato da 125 Paesi, che comprende l’Agenda 2030 dell’ONU per lo sviluppo sostenibile. Adottata da 193 Paesi, l’agenda generale non si occupa solo dei cambiamenti climatici ma si concentra anche sullo sviluppo economico, sociale e ambientale.

Tra le altre iniziative figurano la task force sulle comunicazioni di informazioni di carattere finanziario relative al clima del Financial Stability Board, i Principi per l’Investimento Responsabile delle Nazioni Unite e le misure adottate dal Regno Unito e dalla Francia in materia di stewardship e principi “rispetta o spiega” che incoraggiano le società ad aumentare il livello di informativa. È evidente che i governi hanno iniziato ad affrontare questo problema in maniera sempre più seria e Hong Kong, Singapore, Germania, Svizzera, Spagna, Canada e Stati Uniti stanno esaminando la questione più in dettaglio.

Investimenti sostenibili nell’UE

Ma è l’Unione Europea la prima giurisdizione ad aver iniziato a definire nuove linee guida.

Nel 2018, nell’ambito del Piano d’Azione per il Finanziamento della Crescita Sostenibile, l’UE ha lanciato un programma in 10 punti per riorientare i flussi di capitale, imporre agli istituti finanziari requisiti per tenere conto dei rischi di sostenibilità e incoraggiare le società a trasmettere maggiori informazioni sulla sostenibilità sulla base di metriche efficaci e di un orientamento a lungo termine.

L’UE intende incoraggiare gli investimenti in attività sostenibili e il nuovo regime informativo è finalizzato ad aumentare la trasparenza e dare agli investitori la possibilità di confrontare i prodotti e i risultati di sostenibilità.

Oggi tutte le imprese dell’UE sono libere di definire gli investimenti sostenibili come meglio credono. Tuttavia, dal 10 marzo 2021, le società di investimento saranno tenute a classificare le proprie offerte in base alla capacità e alla modalità di integrare la sostenibilità sulla base dei nuovi standard pubblicati lo scorso novembre nel Regolamento sull’Informativa di Sostenibilità dei Servizi Finanziari (SFDR).

Per determinati prodotti, classificati in base agli articoli 8 e 9 dell’SFDR, le imprese di investimento devono illustrare le modalità di promozione delle caratteristiche ambientali o sociali ovvero le modalità di investimento in attività sostenibili.

All’inizio questa informativa sarà di alto livello e basata solamente su principi. Successivamente, sarà ulteriormente migliorata una volta entrate in vigore le norme tecniche di regolamentazione dell’SFDR e introdotti nuovi requisiti in materia di comunicazione di informazioni non finanziarie sulle attività sostenibili. Attualmente, ci aspettiamo questi sviluppi a partire dal 2022.

Principali novità

  • Le case di investimento che commercializzano prodotti ESG nell’UE dovranno riferire in merito agli investimenti sostenibili utilizzando le categorizzazioni e le definizioni dell’UE,
  • collaborando con le società per richiedere informative più precise sulle attività sostenibili.
  • Le società di dati cercheranno di colmare il divario mediante la mappatura dei valori esistenti in base ai requisiti dell’UE.
  • Con l’aumento dei dati disponibili presso le società, l’informativa rispetto alle caratteristiche e alle attività sostenibili è destinata a diventare una metrica utile a fine comparativo per alcuni prodotti.
  • Non è ancora chiaro in che modo le altre giurisdizioni sfrutteranno il lavoro svolto dall’UE per farsi un’idea della situazione.

Secondo un’indagine condotta dal Board dell’International Organization of Securities Commissions (IOSCO, aprile 2020), sono in corso più di 12 iniziative in tutto il mondo sui principi e i quadri in materia di informativa.

La frammentazione rimane un rischio a breve termine ed evidenzia la necessità di maggiore chiarezza e allineamento. Nell’aprile 2020, la IOSCO ha deciso di istituire una Task Force per la Sostenibilità con il mandato di promuovere la trasparenza e la protezione degli investitori, comprese le informative “utili nei processi decisionali”.

Ciò sarà accolto con favore dagli emittenti, dagli investitori e dalle autorità di regolamentazione e contribuirà a uniformare nel tempo il panorama degli investimenti.

Le case di investimento devono illustrare le proprie modalità di promozione delle caratteristiche ambientali o sociali ovvero le modalità di investimento in attività sostenibili.

Da ESG a SDG: orientamento ai risultati

Michael Baldinger

Cosa implica per la nostra strategia di investimento l’impegno assunto dall’Unione Europea a favore di un’economia neutrale in termini di emissioni di carbonio entro il 2050? I mercati dei capitali stanno per subire una trasformazione radicale?

Il cambiamento di mentalità richiesto agli investitori dai nuovi standard normativi dell’UE per la finanza sostenibile è a dir poco rivoluzionario a nostro avviso. Non solo è naturalmente in grado di accelerare il passaggio agli investimenti sostenibili, ma segnala anche un cambiamento fondamentale in termini di approccio di investimento.

Abbiamo già citato in precedenza il passaggio dell’ESG dall’essere un “nice to have” a un “must have”. Ciò che i nuovi quadri normativi segnalano è la necessità che gli investitori facciano un ulteriore passo avanti. L’integrazione dei fattori ESG è ormai scontata, mentre si ravvisa l’esigenza di investire con impatti misurabili e risultati allineati agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDG).

Obiettivi della Tassonomia dell’UE

Per illustrare questo punto è utile fare riferimento agli obiettivi della Tassonomia dell’UE, descritta come “ ... uno strumento per aiutare gli investitori, le società, gli emittenti e i promotori di progetti a promuovere la transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio, resiliente ed efficiente sotto il profilo delle risorse”1.Oltre a cercare di definire un “sistema di classificazione unificato” per le attività economiche sostenibili, la Tassonomia mira anche a promuovere risultati sostenibili in tutto lo spettro ESG.

Per essere incluso nella Tassonomia dell’UE, un investimento deve prima di tutto soddisfare la definizione di “sostenibile” della normativa2.

In generale si intende:

  • Un investimento in un’attività economica che contribuisce a un obiettivo ambientale, in maniera misurabile. Ad esempio, incidendo in maniera quantificabile su un impiego più efficiente e positivo della terra e dell’acqua.
  • Un investimento in un’attività economica che contribuisce a un obiettivo sociale. Ad esempio, lottando contro le disuguaglianze o investendo in comunità economicamente o socialmente svantaggiate.
  • Un’impresa oggetto di tali investimenti che sia caratterizzata da prassi di buona governance per quanto riguarda “strutture di gestione solide, relazioni con il personale, remunerazione del personale e rispetto degli obblighi fiscali”.

Ma gli obblighi derivanti dalla Tassonomia non si esauriscono tanto facilmente. Le attività ammissibili dal punto di vista tassonomico devono anche:

  • Contribuire in modo sostanziale ad almeno uno dei sei obiettivi ambientali predefiniti, ossia:
  • Mitigazione dei cambiamenti climatici
  • Adattamento ai cambiamenti climatici
  • Uso sostenibile e protezione delle acque e delle risorse marine
  • Transizione a un’economia circolare, prevenzione e riciclaggio dei rifiuti
  • Prevenzione e controllo dell’inquinamento
  • Protezione degli ecosistemi sani
  • Evitare di causare danni significativi (DNSH) ai restanti obiettivi
  • Soddisfare le garanzie sociali minime, ad esempio, i Principi guida delle Nazioni Unite su imprese e diritti umani.

Le ultime linee guida UNPRI per gli investimenti responsabili potenziano questo approccio, esortando gli investitori a puntare ai risultati piuttosto che a ridurre al minimo i rischi nel portafoglio. La maggior parte dei firmatari delle linee guida UNPRI si è impegnata a rispettare i principi da oltre un decennio. Nelle ultime linee guida è dato per scontato che i firmatari siano già al passo con l’integrazione e che ora debbano compiere ulteriori progressi3.

Implicazioni normative

Questa rimodulazione del panorama normativo e politico ha implicazioni fondamentali sulla crescita dell’ESG e l’allocazione del capitale. Come ha riassunto PWC nel suo ultimo report “The Growth Opportunity of a Century” (2020):

“... la crescente pressione legislativa e normativa ha calamitato l’attenzione sull’ESG e potrebbe avere massimo impatto sull’accelerazione del passaggio a un modello di investimento sostenibile. Con lo sviluppo del contesto normativo, le società non sostenibili perderanno capitali e i settori non conformi saranno di conseguenza penalizzati.”

Uno spostamento di flussi

Gli effetti di questo cambiamento sono già rispecchiati dai flussi: in base a una ricerca di UBS dello scorso luglio, la nuova raccolta netta (NNM) di SI Focused Funds aveva raggiunto i 124 miliardi di dollari USA su un totale di 196 miliardi di dollari USA di NNM del settore complessivo. Il prossimo passo sarà la realizzazione dell’impatto positivo generato da quel capitale. Ciò rappresenterà una delle maggiori opportunità di trasformazione per le economie, le società e l’ambiente.


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