Coronavirus (COVID-19) update

Il coronavirus è diventato un problema globale. Che impatto avrà sull'economia mondiale e cosa significa per gli investitori? Ce lo spiega il nostro team di investimento globale in questo aggiornamento.

28 feb 2020

L’acuirsi degli effetti del coronavirus (rispetto al mese di gennaio) ha alimentato il timore degli investitori. L’impatto negativo sulla domanda globale e sugli utili aziendali è stato inevitabile.

Il rapido aumento dei casi registrati al di fuori della Cina ha evidenziato la pericolosità del COVID19: inizialmente considerato un rischio per la salute circoscritto al territorio cinese, il virus rappresenta ora una minaccia di scala globale. Di fatto, la reazione avversa degli investitori al forte incremento di casi in Corea, Italia ed Iran si è manifestata contestualmente al rallentamento dell’espansione del virus in Cina.

La velocità di propagazione del virus è l’unica certezza che abbiamo al momento. Tentare di quantificare l’impatto sull’economia è tuttora prematuro. Tuttavia, una prima conseguenza è l’aumento dell’avversione al rischio da parte degli investitori. Sia l’azionario che l’obbligazionario globale hanno recentemente registrato picchi al ribasso, mentre i più classici beni rifugio (come oro e Titoli di Stato) hanno rimbalzato. Mentre stiamo scrivendo, i rendimenti a scadenza dei Titoli di Stato USA a 10 e 30 anni sono ai minimi storici.

Figura 1: Germania e Italia. Indicatori chiave e casi registrati di coronavirus.

Fonti: 1: Eurostat, 2018; 2: Wikipedia, 2019; 3: World Bank, 2017; 4: Johns Hopkins CSSE, 26 febbraio 2020

La nostra view a inizio 2020 prevedeva un’accelerazione della crescita economica nel primo semestre, grazie agli effetti dell’allentamento della politica monetaria a fine 2019 e dall’atteso raffreddamento delle tensioni commerciali tra USA e Cina (che avrebbe sostenuto la ripresa della manifattura e dei profitti dei mercati emergenti).

Riteniamo che gli effetti del coronavirus ritarderanno, senza comprometterlo, il trend di crescita della domanda, che appariva già in netto miglioramento dai principali indicatori e dati macroeconomici a fine 2019.

E’ probabile che i dati macroeconomici di breve periodo evidenzieranno quanto sopra riportato. Consigliamo, pertanto, massima cautela nel prendere decisioni di investimento sulla base dei singoli dati che verranno pubblicati nelle settimane a venire.

I Purchasing Manufacturing Indices (PMIs) più recenti ne sono un esempio: i dati mostrano infatti un’offerta non sufficiente a soddisfare la domanda globale, a causa del rallentamento della produzione dovuto all’insorgenza del coronavirus. I ritardi dell’offerta sono però storicamente riconducibili ad un forte eccesso della domanda unico fattore preso in considerazione nella metodologia di costruzione dell’indice (generalmente ritenuto un driver positivo di crescita economica).

Di conseguenza, i singoli dati potrebbero essere fuorvianti e letti come una conferma della crescita globale anche a breve termine.
In uno scenario, a nostro parere poco probabile, la diffusione del virus in tutti gli Stati europei e negli USA potrebbe danneggiare gravemente la crescita economica, innescando così una recessione globale.

Il sentiment di consumatori e produttori è fortemente correlato alla rapidità di propagazione del virus. Il progressivo aumento del numero di contagi al di fuori del territorio cinese alimenta inevitabilmente l’incertezza degli investitori sulla crescita economica.

Per quanto riguarda gli Stati Uniti, riteniamo che esista una correlazione insidiosa tra il COVID-19 e la percezione del rischio politico: un eventuale deterioramento del contesto economico a causa degli effetti del coronavirus (ad esempio, crollo dei prezzi azionari) potrebbe influenzare le elezioni, favorendo un candidato democratico progressista (come Bernie Sanders), per il quale gli investitori potrebbero richiedere un premio per il rischio maggiore.

Ad ogni modo, il nostro scenario base prevede che l’attuale rallentamento possa proseguire ancora per uno o al massimo due trimestri, prima del rimbalzo. Tuttavia, il crollo dei consumi e dei servizi a livello domestico avrà un impatto negativo di circa 50-75pb sulla crescita della domanda in Cina.

In aggiunta all’ingente danno di breve termine al turismo intra-asiatico (a cui sono particolarmente esposti i paesi della regione, tra cui Tailandia e Singapore), gli effetti del coronavirus hanno danneggiato anche le catene di approvvigionamento globali (come evidenziato nei recenti PMI).

Ai tempi della SARS, l'economia cinese si basava sulla manifattura a basso valore aggiunto. Oggi, dopo la sua trasformazione, occupa una posizione di primo piano a livello globale. La Cina produce gran parte dei semi-lavorati e prodotti finiti nel mondo. L’attuale interruzione di massa della produzione in Cina danneggia pertanto l’attività di numerose imprese al di fuori del territorio cinese. Uno studio recente (Business Impact of the Coronavirus – Dun & Bradstreet) ha stimato che almeno 5 milioni di aziende – 94% delle quali presenti in Fortune 1000 – hanno almeno un fornitore nelle aree più colpite dal coronavirus.

Al 25 fine febbraio, circa il 30% delle piccole-medie imprese cinesi ha ripreso la propria attività, secondo quanto riportato dal Ministro cinese dell’Industria e della Tecnologia. Riteniamo, per altro, che tali cifre siano più alte nelle province lontane dall’epicentro. Tuttavia, i ritardi logistici e la carenza di personale rappresentano ancora un serio ostacolo alla normale ripresa del business.

Tali impedimenti, traslati ormai su scala globale, potrebbero indurre le aziende locali ed estere a delocalizzare le proprie catene di produzione dalla Cina ad altri paesi asiatici, quali Vietnam e Taiwan. Apple, la più grande azienda al mondo per capitalizzazione di mercato, ha recentemente comunicato il mancato raggiungimento degli obiettivi di profitto prefissati per il trimestre in corso.

Sebbene l’impatto sia di estrema rilevanza nel breve termine, non riteniamo ancora che il virus possa intaccare i fondamentali e la struttura dell’economia globale. I consumi nei paesi sviluppati, sostenuti da una buona situazione finanziaria delle famiglie e da un basso tasso di disoccupazione, avvalorano la nostra tesi.

Tuttavia, nel nostro scenario base, gli attuali rischi geopolitici si confermano una minaccia, sia per le prossime elezioni americane, sia per le dispute commerciali sino-americane. Ad ogni modo, riteniamo che l’impatto complessivo del coronavirus (al di fuori della Cina) sia potenzialmente limitato. Ad esempio, il minor livello di densità della popolazione che caratterizza i paesi sviluppati dovrebbe contenere la diffusione del virus. Le nostre previsioni evidenziano la politica monetaria accomodante (prevista nel corso dell’anno) come principale catalizzatore della crescita globale. Tredici banche centrali dei mercati emergenti hanno già tagliato i propri tassi nel 2020, e ci aspettiamo ulteriori tagli a livello globale, tra cui USA, Canada, UK e Australia. Il recente calo dei rendimenti nominali indebolisce ulteriormente le condizioni finanziarie globali.

Un rallentamento della crescita superiore alle nostre aspettative di breve termine indurrebbe le banche centrali di molti paesi sviluppati a ricorrere a stimoli fiscali, affiancati da una politica monetaria accomodante, inclusi Giappone e UK.

Non abbiamo ancora le basi sufficienti per prevedere l’esatto momento di ripresa della domanda. Tuttavia, riteniamo che l’attuale contesto di mercato non perdurerà a lungo. Le decise misure correttive intraprese da Pechino, quali i tagli ai principali tassi del mercato del credito, il differimento dei pagamenti dei prestiti per le imprese più colpite, i tagli alla spesa per la sicurezza sociale, le esenzioni dalle tasse, i riassegni automatici e sussidi di utilità, sono solo alcuni esempi di aiuto alle imprese.

Riteniamo che, con l’affievolirsi della diffusione del virus, le autorità cinesi interverranno ulteriormente, ricorrendo anche a stimoli fiscali (riduzione delle tasse) e incrementando la spesa in infrastrutture. Prevediamo una revisione completa dei piani di spesa del governo locale.

All’interno di Investment Solution, le nostre previsioni non si discostano di molto dalle precedenti. Sebbene l’inizio del 2020 sia stato caratterizzato dal timore che l’aumento della correlazione tra azionario e obbligazionario danneggiasse le performance dei portafogli multi-asset, in questi ultimi giorni i titoli governativi hanno migliorato i rendimenti risk-adjusted nei predetti portafogli.

Confermiamo la nostra preferenza sui titoli di stato cinesi, i cui rendimenti a scadenza (in valore relativo) sono tuttora interessanti e rappresentano un efficace fattore di diversificazione in un portafoglio multi-asset nell’attuale contesto di mercato.

Per quanto riguarda il credito globale, rimaniamo positivi sui mercati emergenti, sia in valuta locale che forte. Le nostre previsioni confermano una sovraperformance dell’azionario globale rispetto all’obbligazionario globale nei prossimi 12 mesi. A differenza delle obbligazioni, le azioni presentano ancora delle valutazioni interessanti. In tal senso, riteniamo probabile una ripresa della crescita globale e degli utili nel secondo semestre.

La correzione delle aspettative di crescita e del rischio delle varie asset class a causa del coronavirus non è stata uniforme, generando così delle apparenti opportunità di investimento. Il rumore e la volatilità dei mercati potrebbero influenzare le decisioni di investimento. Tuttavia, riteniamo che per l’attuale contesto di mercato, un approccio disciplinato e diversificato sia il più premiante.

Per quanto riguarda il reddito fisso, abbiamo ridotto il rischio di credito e posizionato le nostre strategie in modo da poter beneficiare da un eventuale aumento della domanda di titoli governativi e societari di alta qualità. Preferiamo i mercati sviluppati ed emergenti dove le banche centrali hanno ancora la possibilità di attuare politiche espansive.

Gli effetti di breve termine del coronavirus sull’azionario dei mercati mergenti potrebbero essere rilevanti, date le decise misure di precauzione intraprese dai diversi paesi colpiti (specialmente in Cina), come restrizioni sui viaggi e chiusura delle fabbriche.

In Cina, le attività delle grandi compagnie pubbliche cinesi sono ripartite, mentre quelle delle aziende a minor capitalizzazione di mercato ancora non mostrano segni di ripresa. L'estrazione del carbone, dell’acciaio e l’industria alimentare sono tornate a regime, mentre viaggi, turismo e settore automobilistico ancora ne risentono. A seconda del settore e dell’intensità di propagazione del virus, riteniamo che le attività produttive saranno ostacolate per uno o al massimo due trimestri.

Inoltre, l’inefficienza della catena di approvvigionamento cinese non è imputabile esclusivamente agli effetti del COVID-19. La diversificazione della produzione globale dalla Cina è cominciata in tempi antecedenti al coronavirus, spostandosi verso Sud-Est asiatico (Vietnam in particolare) e India, o tramite il fenomeno di reinsediamento in Giappone, Corea del Sud e Stati Uniti.

Inoltre, la diffusione del coronavirus sta cambiando il comportamento dei consumatori nei mercati emergenti. Ne sono un esempio il passaggio a servizi di formazione online, il consolidamento di molti settori (quali l’immobiliare e la ristorazione), l’incremento della domanda per connessioni internet e l’aumento di investimenti in campo sanitario e farmaceutico.

Nonostante l’attuale incertezza di mercato, riteniamo che tali cambiamenti verranno consolidati nel lungo termine. Confermiamo pertanto il posizionato dei nostri portafogli su aziende di qualità che operano nei settori sopramenzionati. Tuttavia, manteniamo un approccio cauto detenendo maggiore liquidità, al fine di poter cogliere eventuali nuove opportunità di investimento.

Le strategie dei nostri fondi UBS Hedge Fund Solutions e UBS O’Connor potrebbero seguire dei movimenti oscillatori a causa della volatilità di breve termine. Per contro, l’esposizione netta relativamente bassa che caratterizza tali portafogli dovrebbe aiutare nella mitigazione del rischio. Altresì, in caso di recessione, i nostri sovrappesi sul macro trading e sul fixed income relative value dovrebbero consentirci di beneficiare della volatilità di mercato, dal momento che i mercati iniziano a digerire il potenziale rischio di recessione e le successive risposte dei governi per far fronte ad un’eventuale crisi finanziaria.

Per UBS O'Connor il beta è gestito in modo molto rigoroso e non abbiamo ancora riscontrato un'avversione al rischio sostenuta o sistematica correlata ai timori relativi al coronavirus. La combinazione di una stretta gestione beta e l'uso di prodotti derivati su indici consente a UBS O'Connor di affrontare le recenti dislocazioni a breve termine tanto quanto un'opportunità per esercitarsi a gestire il rischio.

Il coronavirus rappresenta una minaccia a livello globale, particolarmente nella regione Asia-Pacifico e nel settore immobiliare. Ma, con il contenimento del virus, le perdite sarebbero di breve termine. Abbiamo assistito ad una contrazione degli investimenti e, di conseguenza, della circolazione di capitali a livello internazionale. I tagli ai tassi di interesse hanno spinto al ribasso i rendimenti a scadenza in alcuni mercati, mentre i prezzi del real estate sono rimasti in linea con quelli dell’obbligazionario indicizzato all’inflazione. In questo contesto, non prevediamo un particolare rischio di inflazione e le nostre analisi suggeriscono il real estate come strumento di protezione contro tale rischio.


Potrebbe interessarti anche

Quali opportunità di investimento scegliere?

UBS Asset Management Italia

Disclaimer

Si prega di leggere i termini e le condizioni riportate di seguito, e confermare di averle lette, comprese e accettate cliccando sul bottone in basso.