Bond bites: attenzione alle sabbie mobili

Il nuovo decennio porterà sfide più ardue per gli investitori

31 gen 2020

Dalla Cimetta di Cardada si possono scorgere i due punti estremi della Svizzera, dalle acque del Lago Maggiore alla vetta di Punta Dufour. Un panorama immutabile, meraviglioso... e ingannevole. Se solo potessimo vedere in time-lapse lo scorrere dei millenni, la collisione tra le placche tettoniche, l’alternarsi delle ere glaciali e il lento incedere di imponenti ghiacciai, avremmo una migliore percezione della vera natura della realtà. Ciò che appare immobile e immutabile, all’improvviso si rivela fluido e mutevole. È solo questione di riferimenti temporali.

E questo vale per il mondo fisico come per i nostri costrutti sociali. Pensiamo al ruolo che le banche centrali svolgono in numerosi Paesi, dove sono diventate i principali attori dei mercati finanziari. Con mandati sui target di inflazione e indirizzi di politica monetaria che sembrano eterni quanto il massiccio del Monte Rosa, le banche centrali sono la roccia su cui poggiano le decisioni di asset allocation degli investitori. Il ricorso a politiche “non convenzionali” per realizzare questi mandati rappresenta ormai un approdo sicuro per i mercati finanziari.

La politica monetaria di oggi non potrà durare per sempre

Nel prendere decisioni di investimento per il futuro, gli investitori devono tuttavia accettare il fatto che questi aspetti non sono immobili né immutabili, e devono quindi cercare di pianificare e agire di conseguenza. Proprio come il paesaggio fisico, anche gli obiettivi e gli indirizzi di politica monetaria sono cambiati profondamente nel tempo, e per diversi motivi: il variare delle mode intellettuali, le nuove descrizioni accademiche su come “funziona” un’economia e, soprattutto nel mondo d’oggi, il mancato raggiungimento degli obiettivi da parte dei responsabili politici o la necessità di riesaminare i benefici attesi a fronte di effetti collaterali indesiderati. E come avviene per i cambiamenti nel paesaggio fisico, anche questo processo è tuttora in divenire.

Immaginiamo un time-lapse dei regimi monetari succedutisi in Occidente negli ultimi cent’anni e più: si parte dal gold standard o dai regimi di cambio fisso, quando si auspicava il libero movimento internazionale dei capitali, per poi passare dalle rovine della Seconda Guerra Mondiale al sistema di Bretton Woods, che voleva promuovere il commercio internazionale ed evitare le svalutazioni competitive. Ma poi arrivano l’erosione e il collasso, cui fa seguito la transizione verso gli obiettivi monetari degli anni '70 e '80, quando a decidere i tassi erano le implicazioni per la crescita della massa monetaria. Anche questo sistema, però, è crollato, perché il collegamento tra offerta di moneta, crescita e inflazione si è rivelato molto instabile.

Arriviamo quindi al panorama odierno, dove per avvicinarsi ai target di inflazione le banche centrali hanno fatto ricorso a nuovi strumenti, inclusi gli acquisti di attivi (il famoso QE) e, in alcuni casi, i tassi negativi. Ma visti i risultati contrastanti sul fronte dell’inflazione, i gravosi effetti collaterali e l’impatto inesistente sull’economia reale, probabilmente gli istituti centrali e i loro governi saranno costretti a un profondo ripensamento.

BCE e Federal Reserve intendono in effetti riesaminare i rispettivi approcci di politica monetaria nel 2020 e nel caso della BCE si tratterà del primo riesame dal 2003.

Il nuovo decennio porterà sfide più ardue per gli investitori

Forse queste attività di riesame non modificheranno radicalmente l’orientamento delle politiche monetarie, quantomeno nel breve periodo, ma gli investitori devono comunque valutarle attentamente, in quanto rappresentano le prime scosse di una prossima rielaborazione dello scenario degli investimenti. Molti governi stanno inoltre valutando seriamente l’adozione di una politica fiscale più aggressiva, o si sono impegnati in questa direzione, per affrontare una serie di pressanti sfide sociali e strutturali trascurate dalle autorità monetarie. Se attuate, alcune delle proposte in esame potrebbero modificare in maniera fondamentale le prospettive macroeconomiche dei Paesi interessati. Come minimo, aumenterebbero nettamente i rischi di rialzo dell’inflazione.

La metamorfosi della politica monetaria e fiscale a livello mondiale sarà la forza trainante che plasmerà lo scenario degli investimenti nei mesi e negli anni a venire. Negli ultimi dieci anni il predominio di una politica monetaria dispiegata attraverso tassi ufficiali estremamente bassi e allentamento quantitativo ha spianato la strada agli investitori obbligazionari, ma nel prossimo decennio il viaggio potrebbe continuare su un terreno molto più insidioso.

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