Bond Bites Tre trend emergenti in un mondo che cambia

Jonathan Gregory parla dell’importanza di mantenere una mentalità a lungo termine e individua tre grandi trend secolari che influiscono sui mercati obbligazionari globali.

06 ago 2020

Tra i rischi professionali di un investitore globale, oggi rientra senz’altro la sensazione di essere travolti da una tempesta ininterrotta di dati giornalieri. A tutti capita di non riuscire a capire quali dati siano veramente significativi. E le distrazioni quotidiane alimentano una delle mentalità più pericolose per la creazione di ricchezza a lungo termine: l’attenzione concentrata esclusivamente sul brevissimo termine.

Per quanto il rumore quotidiano dei dati ad alta frequenza possa essere travolgente, sono convinto che, in una prospettiva di lungo periodo, siano i trend secolari della politica, dei mercati e delle economie a contare realmente per i rendimenti obbligazionari: la caduta del muro di Berlino e il successivo crollo dell’Unione Sovietica, l’11 settembre con le sue conseguenze, l’integrazione della Cina nella catena di approvvigionamento globale, la Crisi finanziaria globale e la conseguente ridefinizione della politica monetaria. Sono questi eventi, e pochi altri, che hanno avuto l’impatto più profondo sull’economia mondiale, e quindi sui rendimenti delle attività finanziarie, negli ultimi trent’anni.

Se per un attimo mettiamo a tacere il vociare quotidiano dei mercati, quali sono i temi secolari che realmente contano oggi, e che significato possono avere per gli investitori? Siamo convinti che almeno tre movimenti meritino particolare attenzione.

1. La fine dell’austerità fiscale

Dopo la Grande crisi finanziaria, in molti mercati sviluppati ha prevalso un’ortodossia politica ispirata alla rettitudine fiscale: meno debito e bilanci più equilibrati. Ma con l’emergenza COVID-19, queste politiche sono state consegnate irrimediabilmente alla storia. Mentre gli aiuti pubblici hanno raggiunto la cifra, in continuo aumento, di 11.000 miliardi di dollari, il Fondo monetario internazionale (FMI) prevede che il rapporto debito/PIL del G20 giungerà presto a una media del 120%, il livello più elevato in un’intera generazione, con disavanzi di bilancio pari al 10% del PIL o superiori.

In realtà, l’atteggiamento di molti Paesi verso una maggiore spesa fiscale stava decisamente cambiando già prima della pandemia globale. Con molte economie bloccate in una fase prolungata di crescita reale inconsistente e produttività in calo, la pressione politica per un’azione fiscale più aggressiva era in aumento. L’enorme spesa stanziata in risposta al COVID-19 significa che ormai il Rubicone politico è stato passato. Dovremmo quindi aspettarci un aumento della spesa pubblica, programmi sociali più ampi e un’allocazione del capitale maggiormente guidata dalla politica rispetto a quanto abbiamo visto negli ultimi dieci anni. Sarà un profondo cambiamento.

Debito lordo (% del PIL) delle economie sviluppate del G20

Debito lordo delle economie sviluppate del G20 in% del PIL; dati effettivi e previsti per il periodo dal 2018 al 2021

Variazione del debito pubblico globale e del saldo fiscale complessivo

Variazione del debito pubblico globale e dei saldi fiscali in% del PIL; crisi finanziaria globale rispetto ai periodi COVID-19

2. Svanisce il sogno multilaterale?

Dopo la caduta del muro di Berlino nel 1989 e il successivo crollo dell’Unione Sovietica, molti iniziarono a credere che gli ex Paesi comunisti si sarebbero rapidamente trasformati in democrazie liberali con mercati aperti, mentre le democrazie parlamentari esistenti avrebbero allargato i loro confini realizzando una maggiore integrazione. In un certo senso questi sogni si sono realizzati, di certo in Europa, dove diversi Paesi dell’ex blocco comunista sono stati integrati, interamente o solo in parte, nell’Unione europea. Circa nello stesso periodo, la rapida integrazione della Cina e di altri Paesi dei mercati emergenti nella catena di approvvigionamento globale ha dato inizio a un periodo di globalizzazione guidata dai mercati, portando il mondo più vicino a un mercato unico senza frontiere di quanto non fosse mai stato negli ultimi cent’anni.

Se i benefici di questi sviluppi siano stati effettivamente condivisi in maniera equa rimane una questione aperta, ma per i detentori di capitale i loro effetti hanno certamente contribuito ad avviare un lungo periodo di ottimi rendimenti degli attivi. È evidente, tuttavia, che negli ultimi anni molti di questi trend si siano arrestati, se non addirittura invertiti. L’abbandono delle politiche centriste nei mercati sviluppati, una seria controrivoluzione nei confronti di un ordine mondiale multilaterale e l’ascesa di regimi più autoritari sembrano preannunciare prospettive secolari piuttosto diverse da quelle a cui eravamo abituati.

3. La lotta contro l’ingiustizia sociale

Malgrado tutta l’attenzione riversata sulla pandemia e le sue conseguenze, l’eredità di gran lunga più duratura del 2020 sarà probabilmente la brutale esposizione della realtà quotidiana delle ingiustizie razziali e sociali che ancora gravano su troppe persone nel mondo d’oggi. La diversità a livello di governi, istituzioni e imprese è stata messa a fuoco con fermezza e senso critico. La sfida è ormai chiara, ma oggi è palpabile la determinazione ad affrontare le questioni una volta per tutte; ignorarle è semplicemente impossibile. E le richieste di riforme si ripercuotono su governi, aziende, istituzioni, consumatori ed elettori: in molti Paesi i settori dell’economia sono ancora più uniti nell’attuare un cambiamento reale e duraturo.

Quali sono le possibili implicazioni?

Anzitutto, distruggere le disuguaglianze e le ingiustizie sociali intrinseche nella società sarà assolutamente un bene per l’economia globale. I Paesi in grado di realizzare cambiamenti reali e duraturi potrebbero infatti riuscire a migliorare la partecipazione alla forza lavoro e, molto probabilmente, a incrementare la crescita e la produttività. Se c’è un motivo per essere ottimisti sul futuro, è proprio questo.

L’impatto dell’impetuosa espansione fiscale è più ambiguo: sicuramente ha il potenziale per risollevare la domanda aggregata e quindi ridurre i divari di produzione nelle economie che operano al di sotto della capacità, ma i rischi di rialzo dell’inflazione saranno maggiori di quanto non siano mai stati negli ultimi dieci anni (l’austerità fiscale era probabilmente un fattore strutturale nel mantenere bassa l’inflazione). E questo vale senza dubbio per alcune proposte politiche che invocano un’espansione fiscale ancora più consistente, con limiti delle banche centrali sui rendimenti obbligazionari e il trasferimento della responsabilità di gestire l’inflazione dalla banca centrale al governo1.

L’impatto della sfida all’ordine mondiale multilaterale potrà anche essere un’arma a doppio taglio, ma letteralmente implica in effetti una riduzione della libera circolazione di merci, capitali e lavoro rispetto a quanto siamo abitati. E questo, a sua volta, potrebbe penalizzare la crescita globale e creare rischi di rialzo per l’inflazione.

In questo articolo ci siamo soffermati solo su tre dei diversi temi secolari che a nostro avviso saranno strumentali nel definire i rendimenti reali degli investimenti negli anni a venire. Nei prossimi interventi analizzeremo nel dettaglio il potenziale sviluppo di alcuni di essi. Abbiamo infatti sperimentato che il nostro impegno per individuare questi temi, riflettere su come ridefiniranno l’economia globale e agire di conseguenza è stato spesso ampiamente ricompensato. Un focus eccessivo sul breve periodo può danneggiare seriamente i rendimenti. Clicca qui per maggiori informazioni su come le nostre opinioni attuali contribuiscono alla costruzione del nostro Portafoglio Globale.


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