Investimenti attivi: perché adesso?

Max Anderl, Head of Concentrated Alpha Equity, illustra il ruolo degli stock picker in un mondo mutato dalla pandemia e spiega perché, anche dopo il rally dei tecnologici, reputa interessanti alcuni player.

09 ott 2020

In un quadro di crescente incertezza per le seconde ondate di COVID-19 e i nuovi lockdown, perché proprio adesso è il momento giusto per considerare un approccio di investimento attivo?

Con una media di circa 60 titoli in portafoglio e un obiettivo di active share dell’85-90% nel lungo periodo, la strategia Global Equity Concentrated Alpha continua a offrire numerosi vantaggi agli investitori. Il nostro approccio di investimento attivo si traduce in un portafoglio con precise caratteristiche.

  • Potenziale generazione di rendimenti superiori al benchmark. Dalla data di lancio della strategia, nel settembre 2007, abbiamo battuto l’MSCI World con una volatilità in linea con l’indice (o un ETF a gestione passiva) ma con una minore volatilità al ribasso. La strategia ha inoltre dimostrato costantemente la capacità di partecipare ai mercati al rialzo e di proteggere il capitale nei mercati al ribasso.
  • Allocazione efficiente del capitale. I mercati finanziari capitalistici mirano ad allocare risorse limitate nel modo più efficiente possibile a beneficio della società in generale. Il mercato azionario è guidato dalle opinioni di un elevato numero di investitori, il cui obiettivo consiste nell’allocare capitale alle società in crescita che sono in grado di tenere il passo con le mutevoli esigenze della clientela. La distruzione creativa è un processo crudele ma necessario: lasciare che le aziende falliscano al fine di liberare capacità (lavoratori, capitale e attività) per un uso migliore. Niente di tutto ciò sarebbe possibile in un mercato dove gli investitori sono prevalentemente passivi, situazione che dà origine al problema dei “free rider” e ai mercati inefficienti.
  • Migliore integrazione dei criteri ESG. Applicare ai titoli solo filtri positivi o negativi, basandosi esclusivamente sui punteggi ESG quantitativi forniti da un unico data provider, non ci sembra un modo particolarmente sofisticato di investire secondo i criteri ESG. Fare affidamento solo sui punteggi non è un approccio sostenibile, se non altro perché spesso la qualità dei dati è dubbia e i punteggi non sono affidabili. Per noi, invece, i punteggi ESG rappresentano un buon punto di partenza, ma non sono tutto. Come investitori attivi, valutiamo i rischi ESG materiali delle società caso per caso. Quando non siamo d’accordo con i punteggi o vogliamo esaminare ulteriori analisi su una società, proprio in quelle occasioni sperimentiamo il vantaggio di avere un team SI dedicato di 20 esperti degli investimenti sostenibili. Compiamo poi un ulteriore passo avanti incaricando gli analisti SI di condurre la necessaria due diligence, dal cui risultato dipenderà la nostra decisione sui singoli titoli.
  • Engagement più efficace. Rispetto agli investitori attivi, gli investitori passivi sono meno incentivati al dialogo con le società a causa dell’elevato numero di costituenti dell’indice, il che contribuisce al problema dei “free rider”. I gestori passivi devono inoltre affrontare le pressioni sui costi e sono quindi incentivati a limitare la spesa.

Negli ultimi sei mesi i grandi titoli tecnologici hanno dominato il mercato, ma ultimamente sembrano in calo: c’è ancora valore in questo settore?

Dalla metà del 2015, i grandi titoli tecnologici (i cosiddetti FAAANM*, rappresentati dalla linea gialla nel grafico) hanno sovraperformato l’indice NASDAQ (in marrone). Osservando il grafico, questo trend può sembrare simile a quanto accaduto negli anni 90 (in rosso), ma non siamo ancora in grado di affermare con certezza se la situazione sia effettivamente la stessa o se stiamo andando verso una bolla di Internet (*FAANM: Facebook, Apple, Amazon, Alphabet, Netflix e Microsoft).

Figura 1: NASDAQ negli anni ‘90s vs NASDAQ oggi

Tendenza che mostra le valutazioni in aumento del settore tecnologico nel periodo precedente la bolla tecnologica e come si sono comportate le azioni tecnologiche negli ultimi cinque anni a confronto

Il settore tecnologico è molto più conveniente adesso di quanto non fosse vent’anni fa, durante la bolla TMT. Anche il sentiment generale è diventato assai più cauto, tanto che oggi le previsioni di consenso per la crescita dell’EPS a lungo termine sono a meno della metà del picco osservato alla fine degli anni ‘90.

Figura 2: price-earnings corretto per il ciclo del settore IT

Il settore tecnologico è più conveniente oggi rispetto a 10 anni fa, quando ci fu la bolla tech

Figura 3: il consensus sulle previsioni di crescita dell’EPS nel lungo termine*

Una previsione di crescita degli utili per azione a lungo termine per il settore tecnologico e lo S&P 500, esclusi i titoli tecnologici

I mercati sono passati dalle valutazioni correnti al P/E forward 2021. Nel settore tecnologico troviamo nomi interessanti sotto il profilo rischio-rendimento soprattutto tra i “vincitori a lungo termine” di questo mondo, quali Microsoft, Adobe e Mastercard. Queste società, ben posizionate per beneficiare dei trend di crescita strutturale a lungo termine come il passaggio dall’offline all’online e dai contanti ai pagamenti digitali, hanno semplicemente beneficiato di un’accelerazione dei vantaggi legati ai trend del lavoro da remoto.

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