Another bond bites the dust

Investimenti obbligazionari: il mondo alla rovescia (e come rimanere in piedi)

11 nov 2019

Il rapporto tra creditori e debitori si è capovolto. I rendimenti negativi pongono un rischio per gli investitori obbligazionari, generando perdite per i titoli detenuti fino alla scadenza. Dopo la Grande crisi finanziaria, il trend di diminuzione dei rendimenti ha subito un’accelerazione. Molte banche centrali hanno acquistato titoli di Stato per spingere gli investitori verso aree di rischio economicamente più produttive: azioni e obbligazioni societarie. La BCE ha tagliato il tasso di deposito a -0,5% ed esteso il suo piano di acquisto di obbligazioni, benché i rendimenti obbligazionari di alcuni Paesi siano negativi. Oggi, nel mondo obbligazionario, almeno 14.000 miliardi di dollari hanno rendimenti inferiori a zero. La BCE si attiene a un dogma di politica monetaria per cui la riduzione dei tassi determina un aumento della spesa e degli investimenti, il rilancio dell’economia e il ritorno dell’inflazione ai valori target.

In Germania gli investitori costretti a detenere titoli di Stato non se la passano molto bene. Oggi il Bund decennale offre un rendimento annuale pari a -0,5%1 e chi lo mantiene fino alla scadenza subirà una perdita cumulativa del 5%. “Investi” 100.000 euro oggi e te ne ritornano 95.000 nel 2029, al lordo dell’inflazione.

Il rapporto tra creditori e debitori si è completamente capovolto! I rendimenti negativi pongono un serio rischio per gli investitori obbligazionari, in quanto comportano perdite garantite se i titoli sono detenuti fino a scadenza. Come siamo arrivati a questo punto e cosa possono fare gli investitori per tutelarsi?

Il trend di progressiva diminuzione dei rendimenti si era già manifestato negli ultimi trent’anni in numerosi mercati sviluppati, ma dopo la Grande crisi finanziaria ha subito un’accelerazione. Molte banche centrali hanno acquistato titoli di Stato con l’esplicito obiettivo di spingere gli investitori verso aree di rischio più produttive per l’economia, come azioni e obbligazioni societarie. Alcuni Paesi hanno avuto più successo di altri, ma l’Eurozona ha dovuto affrontare una strada tutta in salita per riportare la crescita e gli investimenti ai precedenti livelli tendenziali. La BCE ha quindi tagliato il tasso di deposito a -0,5%1 ed esteso il suo piano di acquisto di obbligazioni, anche se i rendimenti obbligazionari di alcuni Paesi sono scesi sotto lo zero. E l’Eurozona non è l’unica, anche in Giappone, Svizzera, Svezia e Danimarca i mercati dei titoli di Stato offrono rendimenti negativi. Oggi, nell’universo obbligazionario globale, almeno 14.000 miliardi di dollari hanno rendimenti inferiori a zero.

TINA – Una nuova era di repressione finanziaria?

Anche la BCE riconosce che perseguire ostinatamente questa politica comporta dei rischi, ma a quanto sembra siamo ormai giunti al punto in cui non ci sono alternative (in inglese There Is No Alternative, sintetizzato nell’acronimo TINA). La BCE si attiene rigidamente a un dogma di politica monetaria secondo il quale la riduzione dei tassi deve corrispondere a un aumento della spesa e degli investimenti, al rilancio dell’economia e al ritorno dell’inflazione ai valori target. D’altro canto, alcuni governi dell’Eurozona si rifiutano ostinatamente di prendere in considerazione qualsiasi stimolo fiscale di un certo rilievo. Paradossalmente, l’acronimo TINA fu coniato in passato come mantra del neoliberalismo del libero mercato: confini aperti, mercati aperti. Oggi potrebbe invece indicare un’era di repressione finanziaria sponsorizzata dai governi in cui gli investitori sono obbligati ad accettare una perdita garantita sulla liquidità e i titoli di Stato, strumenti teoricamente sicuri, per contribuire a stimolare gli investimenti in aree più produttive e favorevoli alla crescita.

Rimanere in piedi. Un approccio flessibile agli investimenti

Non sappiamo se alla fine la BCE otterrà il risultato sperato, ma per la nostra strategia Global Dynamic Bond preferiamo un’interpretazione tradizionale del rapporto creditore-debitore, dove l’obbligazionista viene pagato per i suoi investimenti! La strategia rappresenta una buona alternativa per gli investitori obbligazionari interessati a diversificare rispetto ai mercati con un potenziale di rischio/rendimento assai scarso, pur mantenendo un’allocazione obbligazionaria di tipo core. La strategia non ha un benchmark, pertanto possiamo evitare le obbligazioni strettamente collegate a specifici prodotti perché replicano un tipico indice (non dimentichiamoci quei 14.000 miliardi di obbligazioni con rendimento negativo). Il nostro team di esperti investe invece in un’ampia gamma di obbligazioni governative e societarie, titoli garantiti da attivi, strumenti high yield e obbligazioni dei mercati emergenti. La strategia mantiene una qualità creditizia complessiva di livello investment grade con un’enfasi sulla liquidità e segue un approccio diversificato all’allocazione settoriale. Questo approccio flessibile si è rivelato utile nell’era dei rendimenti negativi: all’inizio di quest’anno è stato selezionato da Lipper come “No. 1 Global Bond Fund”*.

Sfide provenienti dal mercato  

Figura 1: Più di 14.000 miliardi di dollari di debito a rendimento negativo a livello globale 


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